| 1 - L'UNIVERSO alle
convulse vicende della creazione, culminate col sacrificio di
Ymir, era sorto, al di sopra delle abissali
profonditą del Ginnungahiminn, un
nuovo ordine universale, istituito e regolato dagli
Ęsir. Dal corpo smembrato di
Ymir era sorto un intero universo, la cui
volta celeste era stata ricavata dal cranio dell'antico gigante. Il sole e la
luna, Sól e
Mįni, gli donavano luce e calore, segnando il computo del tempo. Circondava
l'universo un oceano esterno [śthaf] nato dal diluvio di sangue che aveva
messo fine alla razza dei giganti primordiali.
Al centro dell'universo vi era il
Mišgaršr, il «recinto interno», dove dimoravano gli uomini, figli di
Askr ed
Embla. Gli dči vi avevano innalzato
intorno un baluardo costruito con le ciglia di
Ymir, cosģ da proteggere il mondo degli uomini dai giganti di brina,
discendenti di Bergelmir. Questi
abitavano nell'Śtgaršr, il «recinto
esterno», ai confini del mondo, sulle rive dell'oceano cosmico.
Gli dči, gli elfi, i nani e tutte le creature dimoravano in altri mondi, nei
pił profondi abissi sotterranei o in inaccessibili regioni del cielo. Vi erano
molti mondi, che i pił sapienti dicevano essere in numero di nove. Gli
Élivįgar, i fiumi cosmici che
scaturivano dalla sorgente di Hvergelmir,
scorrevano per tutti questi mondi, collegandoli tra loro in un flusso
ininterrotto e costante.
Vita e sostegno dell'universo era il grande frassino
Yggdrasill, il cui tronco era l'asse
che collegava terra, cielo e abissi, i cui rami ricoprivano il firmamento e le
cui tre radici raggiungevano rispettivamente il mondo degli dči, quello dei
giganti e quello dei morti. |
| 2 - «NOVE MONDI RICORDO» ove Mondi ricordo» aveva affermato la
vǫlva nel principiare il suo canto
profetico. Ella si riferiva alle nove regioni dell'universo. Su quali esse siano
esattamente, dove siano localizzate nello spazio e come siano disposte, non c'č
uniformitą di vedute. Forse nemmeno i pił saggi tra gli uomini sanno rispondere
a questo quesito.
Alcuni tuttavia cosģ argomentano:
 |
| L'universo secondo il pensiero cosmologico scandinavo |
|
In questo tentativo di rappresentazione grafica
dell'universo scandinavo, il cosmo č racchiuso in una sorta di bolla sferica,
sostenuta dal frassino Yggdrasill.
Įsgaršr č qui posta in cima a una
montagna al centro del disco di Mišgaršr,
che č a sua volta circondato dall'anello formato dal serpente
Jǫrmungandr. Si riconoscono il ponte
Bifrǫst e, in profonditą, i fiumi
Élivįgar. |
- Il primo dei nove mondi č Mišgaršr,
il «recinto mediano», posto al centro dell'universo; vi dimorano i figli degli
uomini.
- Il secondo mondo č Įsaheimr, da
dove provengono gli Ęsir. Vi si
trova la cittą di Įsgaršr, con i suoi
templi e palazzi. Il suo re č Óšinn. Si
crede sia posto nel cielo, anche se alcuni storici dicono si trovasse da qualche
parte a oriente, in Asia.
- Il terzo mondo č Vanaheimr, la
terra dei Vanir. Anche se non si
hanno dati precisi, pare si trovi ad occidente di
Įsaheimr.
- Il quarto mondo č Jǫtunheimr: č
il regno dei giganti [jǫtnar].
Viene posto a oriente, talora a settentrione, comunque agli estremi confini del
mondo, in Śtgaršr.
- Il quinto mondo č Įlfheimr. Vi
dimorano gli elfi chiari [ljósįlfar].
Pare si trovi non lontano dall'Įsaheimr.
- Il sesto mondo č lo
Svartįlfaheimr, che si trova nel sottosuolo. Vi dimorano i nani [dvergar] e gli elfi scuri [dųkkįlfar].
- Il settimo mondo č il gelido e nebbioso
Niflheimr localizzato nel
settentrione, anche se a volte pare venga situato negli abissi. Č uno dei mondi
pił antichi e faceva parte, in origine, del
Ginnungagap.
- L'ottavo mondo č l'ardente
Mśspellsheimr, che pure agli inizi faceva parte del
Ginnungagap. Questa regione brucia e
arde, ed č insopportabile agli stranieri che non hanno avuto colą la loro
origine. Vi dimorano i giganti di fuoco e il guardiano che siede ai suoi confini
ha nome Surtr.
- Il nono e ultimo mondo č il regno di Hel.
Si trova nella zona pił profonda e buia dell'universo, caratterizzata da gelo,
pioggia, umiditą e nebbia. Vi vanno a stare le anime di coloro che non muoiono
in battaglia. Sotto, si trova Niflhel,
l'«inferno nebbioso»; le anime dei malvagi, dopo essere transitate da
Hel, sembra si dirigano in quel luogo.
|
| 3 - IL REGNO DEGLI DČI

 |
| Mišgaršr e Įsgaršr |
| Illustrazione di Giovanni
Caselli. (Branston 1978) |
opo aver creato l'universo, gli Ęsir
si recarono in un luogo remoto al centro del mondo e, sulla cima di
inaccessibili montagne, innalzarono una fortezza: essa č detta
Įsgaršr, anche se in seguito gli uomini
la chiamarono «Troia».
In Įsgaršr gli dči innalzarono le
loro dimore, edificarono molti edifici e magnifici templi, e in questo luogo
essi si recarono a vivere con le loro famiglie. Non appena la costruzione di
Įsgaršr fu terminata,
Óšinn nominņ dodici dči che, insieme a
lui, sarebbero stati i governatori della fortezza. Questo avvenne in un luogo
posto al centro della cittadella, chiamato
Ķšavǫllr, il «campo del vortice» che, a giudicare dal nome, sembra
confermare quanto si dice, che cioč Įsgaršr
si trovi al centro perfetto del mondo, presso l'asse attorno a cui ruotano i
cieli. Da quel luogo provengono tutte le decisioni riguardanti il destino e il
governo del mondo.
Dove sorga Įsgaršr, non lo sappiamo.
Si narra che re Gylfi vi sia giunto dopo
un lungo cammino e che ivi abbia appreso i segreti delle cose antiche: ma in
quali terre egli abbia diretto i suoi passi e quali montagne abbia valicato, non
č stato tramandato. Alcuni storici, giocando su una facile etimologia,
sostengono che Įsgaršr si trovi in
Asia, a est del fiume Tanais [il Don], in una terra chiamata
Įsaheimr o
Įsaland. Questi storici affermano che
da quel luogo gli Ęsir si sarebbero
mossi e sarebbero infine giunti nei paesi del nord Europa, dove avrebbero
stabilito dei regni e fondato le dinastie reali di Danmǫrk, Nóregr e Svķžjóš, ma
questa č una spiegazione che non convince i pił accorti mitografi.
Dicono altri che la cittą di Įsgaršr,
con i suoi meravigliosi palazzi, si trovi in cielo e sia collegata alla terra
con l'įsbrś, il ponte arcobaleno.
Sappiamo infatti che esistono molti cieli: al di sopra del nostro, verso sud, si
trova un secondo cielo chiamato Andlangr;
al di sopra di questo vi č un terzo cielo detto
Vķšblįinn, che č quello supremo;
nella parte di questo cielo che volge a meridione si trova la meravigliosa sala
di Gimlé. Nel giorno di
Ragnarųkkr, quando il cielo e la
terra saranno spazzati via, Gimlé
resisterą al fuoco distruttore e accoglierą gli uomini buoni e giusti. Ma chi
abiti in quei luoghi tanto alti e remoti nemmeno gli dči lo sanno: essi
ritengono vi dimorino soltanto gli elfi chiari [ljósįlfar]. |
| 4 - I CONFINI DEL MONDO
e Įsgaršr sorge al centro
del mondo, i confini dell'universo sono definiti dall'oceano esterno [śthaf].
Questo luogo, posto fuori del bastione levato a proteggere il «recinto mediano»
di Mišgaršr, si chiama
Śtgaršr «recinto esterno». Qui dimorano
i giganti di brina, il cui sovrano č Hrķmr.
Re di Śtgaršr č
Śtgaršaloki.
Nell'oceano esterno, Óšinn gettņ il
serpente Jǫrmungandr. Ma questo, a
contatto con le acque vivificatrici dell'śthaf, crebbe a dismisura,
finché le sue spire circondarono tutto il mondo, e ritorcendosi su sé stesso, si
morse la coda. In tal modo Jǫrmungandr
segna il confine tra il mondo e l'abisso cosmico, essendo esso stesso l'estremo
limite dell'universo. Onde per cui č detto anche
Mišgaršsormr «serpente di
Mišgaršr».
Quando nel giorno di ragnarǫk, Jǫrmungandr
si leverą per piombare sul mondo, le onde dell'śthaf romperanno i loro
limiti e si rovesceranno sulla terra, inondandola e sterminando il genere umano. Allora il serpente sputerą cosģ tanto veleno
che ne saranno spruzzati tutto il cielo e la terra. |
| Fonti
|
|
| I -
UNA LISTA DEI NOVE MONDI «Nove mondi» [nķo heimar] č una
locuzione utilizzata nella poesia sapienziale norrena a indicare la totalitą
delle manifestazioni che costituiscono l'universo. La parola heimr, che
si traduce generalmente con «mondo», riassume in sé i significati di «patria,
territorio, dimora, casa» (cfr. tedesco Heimat o inglese home).
Nel canto di apertura dell'Ljóša Edda, la
vǫlva, dopo aver chiesto attenzione
«a tutte le sacre stirpi», esordisce con questa importantissima strofa:
Nķu mank heima,
nķu ķ viši,
mjǫtviš męran
fyr mold nešan. |
Nove mondi ricordo
nove sostegni,
e l'albero misuratore, eccelso
che penetra la terra. |
|
Ljóša Edda
> Vǫluspį [2] |
E in un altro canto, il gigante
Vafžrśšnir cosģ vanta la sua sapienza al suo ospite:
Nķo kom ek heima
fyr Nķflhel nešan,
hinig deyja ór heljo halir. |
Giunsi nei nove mondi
fino al Niflhel in basso,
presso Hel, dove vanno i morti. |
|
Ljóša Edda
> Vafžrśšnismįl [43] |
Quali siano questi «nove mondi», dove vadano localizzati e in quali direzioni
dello spazio, non č chiaro, anche perché i testi non forniscono una precisa
elencazione degli stessi. L'elenco «canonico» dei nove mondi, quello che
troviamo nei libri di divulgazione e nei siti di cultura nordica, non appartiene
alle fonti ma č stato compilato dagli studiosi mettendo insieme i nomi delle
varie regioni cosmiche citate nelle due Edda.
Vi č comunque, tra studiosi e appassionati, un certo consenso nell'elencare cosģ
i nove mondi:
- Įsaheimr (il mondo degli
Ęsir)
- Įlfheimr (il mondo degli elfi [įlfar])
- Mišgaršr (il mondo degli uomini)
- Jǫtunheimr (il mondo dei giganti
[jǫtnar])
- Vanaheimr (il mondo dei
Vanir)
- Niflheimr (il mondo della nebbia)
- Mśspellsheimr (il mondo del
fuoco)
- Svartįlfaheimr (il mondo
degli elfi neri [dųkkįlfar] e dei
nani [dvergar])
- *Helheimr (il mondo dei morti)
Questi mondi sarebbero a loro volta disposti nello spazio nelle varie
direzioni cardinali, oltre che impilati lungo un asse diretto dal cielo agli
inferi. Piergiuseppe Scardigli fornisce un possibile schema, in gran parte
speculativo, che potrebbe essere rappresentato cosģ
(Scardigli 1982):
Questa ipotesi cosmologica presenta perņ un certo numero di difficoltą, prima
tra tutti quella, ovvia, che nessuna fonte ci presenta una lista cosģ precisa e
ordinata dei nove mondi, né delle direzioni in cui questi vadano localizzati. I
nomi da noi elencati vengono semplicemente e continuamente citati nelle due
Edda, in contesti tra loro differenti, come
nomi di varie regioni cosmiche dell'universo, senza che perņ essi vengano
specificatamente designati quali «mondi». |
| II -
IL RECINTO MEDIANO La pił antica visione cosmologica sembra essere
orizzontale. Č l'immagine della terra rappresentata come un disco, circondata
tutto intorno da un oceano cosmico [śthaf]. In questa struttura si
realizza una sorta di opposizione dentro ↔ fuori: se al centro vi č il mondo che
gli dči hanno creato e affidato alle stirpi umane, man mano che ci si inoltra
verso la periferia l'ordine lascia il posto a un ambiente sempre pił selvaggio e
ostile, inteso come un perdurare, ai confini del cosmo, del caos primordiale.
Questa visione era forse condizionata dall'ambiente in cui vivevano gli antichi
Scandinavi: gli insediamenti, rari e distanti gli uni dagli altri, erano
stabiliti soltanto nelle regioni meridionali della Svezia e lungo le coste della
Norvegia. Il nord-est era un territorio inospitale e selvaggio: il gelo
aumentava man mano che si procedeva verso settentrione, gli inverni si facevano
pił scuri e freddi, i mari si riempivano dei lastroni di ghiaccio staccati dalle
banchise polari. Gli esseri che si immaginava vivessero in questi luoghi remoti
erano incarnazioni di elementi primordiali, forze che si opponevano all'ordine
imposto dagli dči ed erano state respinte ai confini del mondo: troll, dčmoni,
giganti di ghiaccio.
Non c'č dunque da stupirsi se veniva usato, a indicare il mondo della
manifestazione umana, un termine come
Mišgaršr. Questa parola significa letteralmente «recinto mediano», nel senso
di «spazio all'interno di un recinto». Non vi č
dunque soltanto una nozione di centralitą, ovvia conseguenza dell'esperienza
umana che tende a porsi al centro del proprio sistema di coordinate
psicologiche, ma anche una nozione di luogo raccolto a difesa. Infatti, mentre
quasi tutti i nomi dei nove mondi sono caratterizzati dalla parola -heimr
«casa, patria, mondo», Mišgaršr č un
composto in -garšr. Questo termine in genere viene tradotto con «recinto»
(cfr. tedesco Garten «giardino», inglese yard «cortile» e garden
«giardino», danese e svedese gård «cortile, fattoria»), anche se vi č contenuta la
connotazione di una fortificazione atta a proteggere un villaggio o un centro
urbano, e quindi č altrettanto traducibile con «fortezza» (cfr. paleoslavo
gorodŭ «fortezza», da cui russo grad
«cittą» e cčco hrad «castello»; lituano gardas, ardas
«recinto, fortificazione»). Il Mišgaršr si configura
come una vera e propria fortezza: il mito narrato nelle due
Edda afferma che gli dči, allorché uccisero
il primordiale gigante Ymir e crearono il
mondo col suo corpo, utilizzarono le ciglia del gigante per innalzare attorno
alla terra degli uomini una sorta di bastione, atto a contenere e proteggere gli
esseri umani dai giganti che abitavano ai confini del mondo. (Gylfaginning [8]).
Leggiamo nella
Vǫluspį:
Įšr Bors synir
bjǫšum of ypšu,
žeir es Mišgarš
męran skópu... |
Finché i figli di
Borr
innalzarono le terre,
loro che
Mišgaršr
vasto fondarono... |
|
Ljóša Edda
>
Vǫluspį [4] |
E nel
Grķmnismįl:
En ór hans brįm
geršo bliš regin
mišgarš manna sonom... |
Dalle sue sopracciglia
fecero gli dči benedetti
Mišgaršr per i figli degli uomini... |
|
Ljóša Edda
>
Grķmnismįl [41] |
Il
Mišgaršr
č appunto un
garšr, uno spazio delimitato da un bastione. La «creazione» del
Mišgaršr
si configura dunque come la delimitazione di uno spazio. Pił che un'operazione
demiurgica, č un'opera di fondazione.
Č evidente che le strutture cosmologiche riflettono la visione del mondo dei
popoli che le creano. Come i popoli altaici immaginano l'universo simile ad una
yurta, la visione cosmologica norrena riflette la concezione di un mondo
dove la vita umana č in perenne lotta contro gli elementi naturali e dove i
vincoli di lealtą e amicizia sono validi soltanto nell'ambito della tribł,
mentre all'esterno non c'č che da aspettarsi ostilitą e inimicizia. Possiamo
immaginare gli antichi villaggi scandinavi, protetti da alte palizzate di legno,
all'interno delle quali la tribł andava a rifugiarsi ogni volta che un pericolo
la minacciava e in cui trascorreva i lunghi e bui mesi invernali. Analogamente,
il mondo umano, il Mišgaršr, veniva
immaginato come un'immensa fortezza, e i giganti rappresentano le forze
elementali, caotiche, primordiali, che premevano ai confini dell'universo,
desiderose di invadere e infrangere questa bolla di ordine istituito dagli dči.
Il mondo, nelle pił antiche visioni cosmologiche, si scindeva, almeno
orizzontalmente, in una sorta di opposizione dentro ↔ fuori. Dentro vi era il
Mišgaršr, il luogo sicuro
«dentro il recinto». Fuori vi era l'Śtgaršr,
il luogo «fuori del recinto», sulle rive dell'oceano esterno, dove dimoravano i
giganti di brina. Sembra essere questa la pił antica nozione cosmologica, anche
se in seguito si dirą che il mondo dei giganti,
Jǫtunheimr, si trovasse da qualche
parte ad oriente oppure, in altre fonti, a settentrione. Il toponimo
Śtgaršr ricomparirą nell'Prose Edda
come il paese dei giganti dove si recarono un giorno
Žórr e
Loki in una delle loro pił celebri avventure (Gylfaginning [45]).
Una possibile cartina della pił arcaica cosmologia norrena potrebbe essere la
seguente:
In questa visione, abbiamo il mondo immaginato come un disco circondato
dall'oceano cosmico [śthaf]. Il
Mišgaršr, il mondo degli uomini, ne č la parte centrale. L'Įsgaršr, il regno degli dči, č
probabilmente localizzato al centro del
Mišgaršr, sulla cima di altissime montagne. L'Śtgaršr, il recinto perimetrale, regno di
mostri e giganti, si trova all'esterno del
Mišgaršr. Č tuttavia incerto se, in
tale visione, l'Śtgaršr vada piuttosto
localizzato al di lą dell'oceano cosmico in quanto, in alcune fonti, sembra di
capire che Žórr e i suoi compagni si
spostino in barca prima di arrivare nel mondo dei giganti.
|
| III
- UN MONDO PER GLI DČI Se la visione orizzontale dell'universo
scandinavo era quella di un disco dove un bastione separava il mondo interno,
abitato dagli uomini, da quello esterno, caratterizzato dal caos e abitato dai
giganti, quella verticale sembrava essere pił complessa. In seguito, la
moltiplicazione delle regioni cosmiche portņ all'assegnazione di un mondo ai
vari esseri soprannaturali: un mondo per gli elfi, uno per i nani, uno per i
morti, uno per i giganti, e via dicendo.
Invano cercheremmo nelle fonti pił antiche un riferimento diretto a un mondo
assegnato agli dči. Di una terra degli Ęsir
non si parla mai espressamente nella
Ljóša Edda. Si suppone che l'ascoltatore sappia
perfettamente dove dimorino gli dči, e perciņ non ci si dilunga in inutili
descrizioni. Troviamo solo riferimenti vaghi e allusioni, come per esempio nel
Grķmnismįl, dove leggiamo:
Land er heilagt
er ek liggia sé
įsom ok įlfom nęr.... |
Sacra č la terra
ch'io stendersi vedo
agli Ęsir e agli elfi vicina... |
|
Ljóša Edda
>
Grķmnismįl [4] |
Fonte pił dettagliata č la
Prose Edda di Snorri, la quale ci narra che
gli dči abitavano in una fortezza chiamata
Įsgaršr e ci elenca minutamente i palazzi e le terre che ne facevano parte.
Se i nomi di questi palazzi e terre Snorri le trae dalla
Ljóša Edda,
e pił precisamente dalla lista delle dimore divine riportata nel
Grķmnismįl [4-17], una visione
ordinata della cittą di Įsgaršr la
troviamo soltanto nella sintesi operata dallo stesso Snorri nella
Prose Edda.
Nei trentacinque carmi della
Ljóša Edda, infatti, la cittą di
Įsgaršr viene nominata solo due volte e
sempre senza alcuna spiegazione.
Ma dove si trovava questa terra divina? Dove sorgeva
Įsgaršr?
Sembra che la fortezza di Įsgaršr,
venisse immaginata come una ricca corte costruita dagli dči, subito dopo la
creazione del mondo e degli uomini, in un luogo non definito situato al centro
della terra. Cosģ testimonia Snorri in un passo della
Prose Edda,
dove racconta:
| Žar nęst geršu žeir sér borg ķ mišjum
heimi er kǫlluš er Įsgaršr. Žat kǫllum vér Tróia. Žar byggšu gošin ok ęttir
žeira, ok geršust žašan af mǫrg tķšendi ok greinir bęši į jǫršu ok ķ lofti. |
Poi [i figli di
Borr] costruirono per loro, nel centro del
mondo, una rocca che fu chiamata Įsgaršr,
che noi chiamiamo «Troia». Lą abitano gli dči e le loro stirpi e da allora
molti avvenimenti e vicissitudini sono accaduti sia in cielo che in terra. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [9] |
Compare dunque l'immagine di una fortificazione che si leva sulla cima di
qualche vetta inaccessibile, al centro del
Mišgaršr, una cittadella inerpicata
su rupi scoscese, difesa da immensi bastioni, le cui mura e i cui palazzi
toccano le nuvole. Questa concezione della dimora degli dči vista come una cittą
arroccata in cima a una montagna cosmica č condivisa da altre tradizioni
mitologiche: i Greci videro il loro pantheon sul monte Olimpo, mentre le
divinitą degli Indł dimorano sui monti Meru e
Kailasa. Nel racconto che fa da cornice alla
Prose Edda,
vediamo il re svedese Gylfi intraprendere
un lungo viaggio e raggiungere Įsgaršr
a piedi
①. Questo racconto presenta
elementi arcaici che lo rendono prezioso indicatore, se non di una vera e
propria visione cosmologica, almeno di un certo modo di intendere una relazione
tra il nostro mondo e quello degli dči.
Ma detto questo, molti dettagli pił o meno allusivi fanno capire, al
contrario, che Įsgaršr si trovi nel
cielo. Le due Edda parlano dei cavalli degli
dči e delle Valkyrjur in grado
di galoppare nell'aria, di dči e dee che indossano vestiti di piume per volare
negli altri mondi, di un ponte arcobaleno che collega la terra al cielo. Pił
volte Snorri, parlando di Įsgaršr e dei
palazzi e delle terre che ne fanno parte, afferma si trovino in cielo. «Grandi
cose tu sai dire del cielo» [mikil tķšindi kanntu aš segja af himnum]
afferma re Gylfi e, al suo desiderio di
conoscere altri dettagli dei luoghi che si troverebbero lassł,
Hįr gli svela le meraviglie delle
dimore divine. Įsgaršr si troverebbe
dunque «nel cielo», anche se forse si tratta soltanto del cielo in quanto luogo
posto sulla cima di una vetta altissima e inaccessibile.
Ma Įsgaršr č di nuovo un termine
composto in -garšr. Quindi una fortezza, un bastione, una cittą. Vi č qui
un riferimento al mito della costruzione delle mura di
Įsgaršr (Gylfaginning [42]). Ma non si puņ
ancora parlare di un vero e proprio «mondo» degli dči.
In effetti il termine Įsaheimr non
appartiene ai testi mitologici ma viene introdotto da Snorri nel racconto
evemeristico della Ynglinga saga dove, perņ,
nel momento stesso in cui viene enunciato, cessa di essere nozione cosmologica e
viene inserito in un contesto geografico, trasformandosi in una regione posta
nella «grande Svezia» [Svķžjóš inn mikla], cioč la Scizia, a oriente
del fiume Don [Tanais o Tanakvķsl], di cui
Įsgaršr sarebbe appunto la capitale. Il
racconto trova la sua giustificazione nell'etimologia popolare secondo il quale
l'etnonimo Ęsir derivi dal toponimo
Asķį «Asia».
| Fyrir austan Tanakvķsl ķ Asķu var kallaš
Įsaland eša Įsaheimr en hǫfušborgin, er ķ var landinu, kǫllušu žeir Įsgarš. En ķ
borginni var hǫfšingi sį er Óšinn var kallašur. |
La terra ad oriente di Tanakvķsl in Asia
era detta Įsaland o
Įsaheimr, e la capitale del paese fu
detta Įsgaršr. Nella fortezza c'era un
capo che si chiamava Óšinn. |
| Snorri
Sturluson: Ynglinga saga [2] |
Ma in questo testo Snorri agisce come storico e non come mitografo; il mito
viene evemerizzato e razionalizzato. Gli dči sono trasformati in un popolo
storico che dall'Asia passerą nel nord Europa, dove fonderą le dinastie reali di
Danimarca, Svezia e Norvegia. Si tratta di una tradizione molto diffusa nei
testi storici di epoca cristiana: la ritroviamo nel
Formįli
alla Prose Edda, nel Sǫrla žįttr (la cui fonte č
la Ynglinga saga) e nel testo intitolato
Upphaf allra frįsagna «Inizio di tutte le narrazioni» (XIV
secolo), oltre che in Saxo Grammaticus (Gesta Danorum).
Questi testi non sono da prendere come fonte di una originale tradizione
mitologica.
|
| IV -
I LUOGHI DEL CIELO Nella
Prose Edda, parlando dei regni degli dči,
della cittą di Įsgaršr e dei palazzi
che vi s'nnalzano, Snorri afferma che essi si trovino «nel cielo». Abbiamo detto
che forse ci si riferisce semplicemente a qualche luogo elevato, probabilmente
localizzato in cima a qualche montagna che sorgerebbe (come afferma sempre
Snorri) nel centro di Mišgaršr. Anche
il mondo degli elfi si troverebbe «nel cielo», e per giunta non lontano da
quello degli dči (Grķmnismįl [4]).
Ma il cielo vero e proprio, l'azzurra volta che ci sovrasta, che come
sappiamo fu ricavata dagli dči dal cranio di
Ymir, č a sua volta un luogo dalla struttura complessa e articolata. Vi
spicca innanzitutto il nome di un luogo chiamato
Gimlé di cui ci dą notizia Snorri in
diversi punti della sua opera come del luogo escatologico destinato ad
accogliere i giusti dopo la fine del mondo. La
Prose Edda
localizza questo luogo nel sud del cielo:
| Į sunnanveršum himins enda er sį salr er
allra er fegrstr ok bjartari en sólin, er Gimlé heitir. Hann skal standa žį er
bęši himinn ok jǫrš hefir farisk, ok byggja žann staš góšir menn ok réttlįtir of
allar aldir. |
Nella parte meridionale del cielo c'č
quella sala, pił bella e pił splendente del sole, che si chiama
Gimlé. Essa resisterą quando cielo e terra
saranno entrambi caduti e ivi abiteranno gli uomini buoni e giusti di tutte le
epoche. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [17] |
La fonte di Snorri, dichiarata nel testo, č un passo tratto da una delle
strofe pił suggestive della Vǫluspį, lą dove si trattano le questioni
escatologiche del mito scandinavo:
Sal sér hon standa
sólu fegra,
golli žakšan,
į Gimléi;
žar skulu dyggvar
dróttir byggva
ok of aldrdaga
ynšis nióta. |
Vede lei una corte levarsi
del sole pił bella,
d'oro ricoperta,
in Gimlé.
Lģ abiteranno
schiere di valorosi
ed eternamente
gioiranno felici. |
|
Ljóša Edda
> Vǫluspį [64] |
Ma dove si trova Gimlé? Č di nuovo
Snorri a spiegarlo. Dopo aver citato la strofa summenzionata della
Vǫluspį,
egli torna a dare la parola ai suoi narratori e spiega:
| Svį er sagt at annarr himinn sé sušr ok
upp frį žessum himni, ok heitir sį himinn Andlang[r], en hinn žriši himinn sé
enn upp frį žeim, ok heitir sį Vķšblįinn , ok į žeim himni hyggjum vér ženna
staš vera. En ljósįlfar einir hyggjum vér at nś byggvi žį staši. |
Cosģ č detto, che un altro cielo si trovi a
sud, al di sopra di questo, chiamato
Andlangr; ma ancora sopra a questi c'č il terzo cielo, che si chiama
Vķšblįinn. In questo cielo noi
crediamo che si trovi quella dimora, ma solo i
Ljósįlfar, noi pensiamo,
fino a ora vi abitano |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [17] |
Questa č la versione fornitaci da tre dei quattro codici dell'Prose Edda,
ovvero i codici Rs W T. Non cosģ U. il Codex Uppsaliensis
presenta un'interessante variante: «Č detto che sopra questo [cielo], a mezzodģ,
c'č un altro cielo, ed č chiamato questo mondo
Vķšblįinn, e che un terzo sta al di
sopra di quello e si chiama Ǫndlangr».
Che questo codice inverta l'ordine del secondo e del terzo cielo (Ǫndlangr č una variante grafica di
Andlangr) č un particolare di scarsa
importanza: la cosa curiosa č che il secondo cielo (Andlangr in Rs W T,
Vķšblįinn in U) č definito
«cielo» [himinn] nei primi tre codici [Rs W T], ma «mondo» [heimr]
nel quarto codice [U]. Quest'uso della parola «mondo» al posto della
parola «cielo» non č certo un caso, essendo attestato in diversi altri punti del
medesimo codice U. Ora, anche se i codici Rs W T formano un gruppo
compatto e sono ritenuti vicini alle intenzioni dell'autore (l'edizione critica
dell'Edda
di Snorri č basata infatti sul codice Rs), rimane il fatto che il codice
U sia il manoscritto pił antico dei quattro: le sue varianti sono degne
della massima attenzione.
Č eccessivo considerare i termini «cielo» [himinn] e «mondo» [heimr]
come sinonimi, ma č evidente che ci stiamo muovendo in un ordine di idee che
affonda nelle pił antiche concezioni cosmologiche delle popolazioni nordiche,
germaniche in particolare. Come vedremo dettagliatamente nella pagina successiva
①,
la cosmologia scandinava sembra avere molti punti in contatto con le concezioni sciamaniche ampiamente diffuse tra i popoli uraloaltaici stanziati lungo tutta
la fascia settentrionale dell'Eurasia, dalla Finlandia alla Siberia. L'idea di
una serie di mondi celesti e ipoctoni, impilati verticalmente gli uni sugli
altri, procedendo sia dalla terra sia verso il cielo che dalla terra verso gli
inferi, č diffusissima tra tutti i popoli boreali, dove č compito degli sciamani
salire o scendere attraverso l'asse che attraversa tutti i livelli dell'essere
(asse che nella cosmologia germanica corrisponde al frassino
Yggdrasill), interagendo con gli
spiriti-signori che vi regnano, al fine di ottenere privilegi e favori. A
seconda delle versioni, si passa dai sette cieli dei Tatari, ai diciassette dei
Teleuti ai trentatré dei Soioti. Ugualmente vi sono altrettanti livelli inferi,
che sprofondano nel sottosuolo. Il livello della manifestazione umana, il nostro
mondo, č centrale rispetto alla teoria di livelli celesti e ipoctoni. Il numero
originale, tuttavia, sembra essere di sette cieli, numero legato ai cieli
planetari, modello cosmologico che i popoli altaici avevano probabilmente
desunto, gią in epoca remota, dalle concezioni del Vicino Oriente.
L'idea, assai radicata tra i popoli altaici, secondo cui i vari livelli
cosmici fossero popolati via via da esseri astrali, animali archetipi, spiriti,
dči, anime in attesa di nascere, anime di defunti, e fossero poste sotto il
dominio di uno spirito-signore, ha un suo equivalente nelle concezioni nordiche
dei «cieli» o «mondi» abitati da varie specie di esseri soprannaturali.
Ęsir,
vanir, elfi, nani, giganti e spiriti
dei morti, hanno ciascuno un proprio mondo.
Č dunque possibile interpretare i due mondi degli elfi, che le fonti chiamano
Įlfheimr e
Svartįlfaheimr, alla luce di
quanto abbiamo appena detto sulla cosmologia altaica. Si tratta probabilmente di
un residuo di idee connesse al mitologema dei mondi celesti e ipoctoni. Sulla
localizzazione dei due mondi elfici ci dą infatti notizia Snorri ne
Gylfaginning [17], dove afferma esserci «in cielo» un luogo chiamato
Įlfheimr, dove vive il popolo degli
elfi chiari [ljósįlfar],
mentre gli elfi scuri [dųkkįlfar]
abiterebbero sotto terra. Analogamente, parlando di
Gimlé, posto nel cielo
Vķšblįinn, Snorri afferma sia
popolato dagli elfi chiari [ljósįlfar]
(Gylfaginning [17]).
|
| V -
L'INGOMBRANTE PATRIA DEI VANIR Sul
Vanaheimr non si puņ dire molto. Il
mondo dei Vanir č citato una sola
volta, con questo nome, nella
Prose Edda, anche se la sua esistenza č
implicita nella
Vǫluspį e in altri testi della
Ljóša Edda.
Di una sua posizione geografica si parla unicamente nel racconto evemeristico
della Ynglinga saga, dove il
Vanaheimr č una regione posta nella
«grande Svezia» [Svķžjóš inn mikla], cioč la Scizia, lungo il corso
del fiume Don [Tanais]. Il brano di Snorri restituisce quel senso
del meraviglioso tipico dei trattati di geografia medievale:
| Ķ Svķžjóš eru stórhéruš mǫrg. Žar eru og
margs konar žjóšir og margar tungur. Žar eru risar og žar eru dvergar, žar eru
blįmenn og žar eru margs konar undarlegar žjóšir. Žar eru og dżr og drekar
furšulega stórir. Śr noršri frį fjǫllum žeim er fyrir utan eru byggš alla fellur
į um Svķžjóš, sś er aš réttu heitir Tanaķs. Hśn var foršum kǫlluš Tanakvķsl eša
Vanakvķsl. Hśn kemur til sjįvar inn ķ Svartahaf. Ķ Vanakvķslum var žį kallaš
Vanaland eša Vanaheimur. Sś į skilur heimsžrišjungana. Heitir fyrir austan Asķa
en fyrir vestan Evrópa. |
La Scizia comprende vaste regioni con molte
razze di popoli e molte lingue; vi abitano giganti, nani e negri e parecchie
specie di popoli meravigliosi; vi si trovano animali e draghi straordinariamente
grandi. Da nord, da quelle montagne che sono al di lą di tutte le zone abitate,
scorre in Scizia un fiume che correttamente si chiama Tanais [Don].
Anticamente questo fiume era detto Tanakvķsl o Vanakvķsl. Esso
sfocia nel Mar Nero. Presso Vanakvķsl era la terra detta
Vanaland o
Vanaheimr. Questo fiume divide le tre
regioni del mondo: ad est c'č l'Asia, a ovest l'Europa. |
| Snorri
Sturluson: Ynglinga saga [1] |
 |
| Mappamondo a «O-T». |
| British Library. Ms.
C-5933-06; Royal 12 F. IV; f.135v. |
|
Da un manoscritto delle
Etymologię di Isidorus Hispaliensis custodito nella British Library,
un bellissimo mappamondo medievale, con l'orbe terrestre suddiviso in Asia,
Africa ed Europa. I bracci della T rappresentano in senso orario: il Nilo, il
Mediterraneo e il Mar Nero. |
La concezione del mondo tripartito, esemplificata al famoso mappamondo «O-T»,
č tipica degli atlanti medievali e rimonta a Isidoro di Siviglia, dove i confini
tra Asia, Africa ed Europa erano segnati (in senso orario) dal Nilo, il
Mediterraneo e il Mar Nero, i quali disegnavano sul mappamondo una sorta di
croce a «T», inscritta nella «O» disegnata tutta intorno
dall'Oceano esterno. Che Snorri avesse ben presente questa concezione
geografica, č dimostrato anche dal
Formįli alla sua
Edda,
testo assai vicino ai primi capitoli della Ynglinga
saga [1]. Le montagne «che sono
al di lą di tutte le zone abitate», di cui qui si
parla, sono i mitici monti Rifei (forse una visione mitizzata della catena degli
Urali), che erano considerate l'estremo baluardo della terra con l'oceano
artico. Il fiume Don [Tanais], che
qui viene considerato un'estensione del Mar Nero [Svartahaf], permette a Snorri di fare un bisticcio di parole tra Tanakvķsl e Vanakvķsl, e quindi di inventarsi una
collocazione per il Vanaheimr, che si
troverebbe appunto presso questo fiume. Poiché pił sotto il testo afferma che l'Įsaland o
Įsaheimr si trovi a oriente del fiume
(scelta che permette a Snorri di giocare sulla paraetimologia tra
Ęsir e Asķį), sembra di capire
che il Vanaheimr sia invece
localizzato a occidente.
Tuttavia, se anche alcuni testi di divulgazione pongono il
Vanaheimr a occidente (come anche
nello specchietto di Scardigli sopra riportato) non č soltanto in ossequio
all'interpretazione del testo pseudo-storica della
Ynglinga saga, ma anche perché
fragile conclusione l'ovest č l'unico
punto cardinale che rimane che rimane fuori una volta assegnati il
Niflheimr a nord,
Mśspellsheimr a sud e
Jǫtunheimr a oriente.
Certamente, le precisazioni geografiche appartenevano alle posteriori
speculazioni degli eruditi come Snorri, non al pił antico livello di
elaborazione mitologica.
|
| VI -
MONDI ANTICHI E INFERI In quanto all'opposizione tra
Niflheimr e
Mśspellsheimr, di cui abbiamo
parlato altrove
①,
la presenza di queste due regioni primordiali, nel novero dei nove mondi, č
giustificato dal fatto che questi due antichissimi mondi continuarono a esistere
quali regioni cosmiche molto tempo dopo la creazione dell'universo. In
particolare, coloro che le fonti chiamano «figli di
Mśspell» [Mśspellsmegir o
Mśspellssynir], avranno un giorno un ruolo determinante nell'incendio
universale che metterą fine all'universo. Costoro entrano a far parte di
un'ottica cosmologica, in quanto, con la distruzione del ponte
Bifrǫst, dovranno spezzare il legame tra
cielo e terra, separando l'uno dall'altra, mossa evidentemente indispensabile
per poi distruggere il mondo tra le fiamme.
Niflheimr e
Mśspellsheimr sono localizzati
almeno nella configurazione primordiale dell'universo l'uno nel gelido
settentrione, l'altro nell'ardente meridione. Essi non rappresentano soltanto i
poli cosmici del freddo e del caldo ma, forse, sono anche le figurazioni del
passato e dell'avvenire dell'universo: il ghiaccio da cui emerse
Ymir al principio dei tempi e il fuoco nel
quale i figli di Mśspell
bruceranno l'universo alla fine dei tempi.
Niflheimr e
Mśspellsheimr hanno dunque
notazioni cosmiche che li pongono lungo un asse temporale, lungo una linea
escatologica. In un certo senso, Niflheimr
e Mśspellsheimr segnano la freccia
del tempo. In questo si distinguono dagli altri mondi, i quali semplicemente
esistono nel tempo. Ma nella cosmologia germanica, tempo e spazio hanno nozioni
diverse da quelle che noi moderni attribuiamo loro. Stiamo parlando di un
sistema semantico in cui la stessa parola «mondo», verǫld (letteralmente
«etą degli uomini»), ha un senso temporale, in quanto epoca della manifestazione
umana. Non ci si stupirą dunque di localizzare, nell'ambito della cosmologia
nordica, un'altra «direzione escatologica», questa volta diretta verso il basso,
verso il mondo dei morti.
Questo mondo dei morti, il regno di Hel,
sembra essere il pił infero e profondo dei nove mondi. Si usa a volte il termine
*Helheimr (appunto
«regno, mondo, patria di
Hel»),
neologismo non direttamente attestato nei testi norreni. Nelle fonti č talvolta
confuso con il Niflheimr, tanto che
una distinzione precisa tra i due mondi non č possibile. Se il
Niflheimr č generalmente localizzato
nel settentrione, non ci stupiamo di trovarlo talvolta assegnato all'abisso
sotterraneo. Snorri afferma che il profondo pozzo di
Hvergelmir, a cui attinge una delle
tre radici del frassino Yggdrasill,
si trovi presso Niflheimr
(Gylfaginning
[15]); mentre in altre fonti la medesima radice č
detta sprofondare «sotto Hel»
(Grķmnismįl [25])
②,
dimostrando la compartecipazione dei due mondi. Alternativamente, da quanto
traspare in altre fonti, sembra che la strada per
*Helheimr sia orientata verso il
settentrione, dunque nella direzione in cui dovrebbe trovarsi
Niflheimr.
«In basso e nord si trovano i cancelli di
Hel» [en
nišr ok noršr liggr Helvegr] spiega
Móšgušr a
Hermóšr, quando questi si reca a
recuperare Baldr dal regno dei morti
(Gylfaginning
[49]). In una sola
frase si fondono entrambe le nozioni: il mondo dei morti si trova dunque in
basso e a nord. Ma questa č anche la direzione opposta al corso del sole, che si
leva nel cielo in direzione sud. La collocazione di
*Helheimr («in basso e a nord»)
coincide dunque con il corso notturno del sole, che
diventa cosģ il sole dei morti.
Non vi č dunque una distinzione precisa tra i mondi di
Niflheimr ed
*Helheimr: il primo č assegnato al
settentrione, ma possiamo trovarlo negli inferi: il secondo č posto negli
inferi, ma pare orientato a settentrione. D'altronde il settentrione era
considerato direzione infausta, opposta al cammino del sole, dunque lato segnato
dal gelo e dalle tenebre. Niflheimr ed
*Helheimr sono entrambi dei mondi
caratterizzati dal freddo, dall'oscuritą, dalla nebbia, dalla pioggia e
dall'umiditą. Tendono a sfumare l'uno nell'altro e addirittura a confondersi in
una nozione che pare riassumerli entrambi: il
Niflhel, l'inferno nebbioso.
Parlando del destino dei defunti, Snorri afferma:
| ...En vįndir menn fara til Heljar ok
žašan ķ Niflhel. Žat er nišr ķ inn nķunda heim. |
Gli uomini malvagi andranno invece da
Hel e da lģ nel
Niflhel, che si trova laggił nel nono
mondo. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [3] |
E in un altro passo, gią citato, il gigante
Vafžrśšnir afferma di essere andato
dovunque:
Nķo kom ek heima
fyr Nķflhel nešan,
hinig deyja ór heljo halir. |
Giunsi nei nove mondi
fino al Niflhel in basso,
presso Hel, dove vanno i morti. |
|
Ljóša Edda
>
Vafžrśšnismįl [43]
|
Dunque vi č un luogo ancora pił infero di
Niflheimr ed
*Helheimr, ed č il
Niflhel. Difficile definirne la natura.
Dal testo di Snorri sembra di capire che alcune categorie dei defunti
probabilmente le anime dei malvagi siano soggette a una seconda morte, dovendo
andare nel Niflhel passando attraverso
il regno di Hel
(Isnardi 1991). Č curioso notare come, nel mondo nordico, le pene
infernali siano caratterizzate dal gelo e dall'oscuritą. Pare evidente che, nel
freddo mondo boreale, il calore del fuoco fosse cosa piuttosto gradita agli
uomini; ragione per cui contrariamente a quanto accadde nel mondo cristiano
non venne mai associato al castigo ultraterreno.
La cosmografia norrena riguardo al regno dei morti č molto complessa e
articolata: la tratteremo nei dettagli in un apposito capitolo. Per ora basti
sottolineare che non vi č una distinzione precisa tra questi mondi gelidi, dove
il settentrione sfuma astronomicamente con la nozione delle profonditą
infere.
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Bibliografia
- BRANSTON Brian: Gods of the North.
Thames & Hudson, Londra 1955. → ID. Gli dči del nord.
Mondadori, Milano 1991.
- BRANSTON Brian: Gods & Heroes from Viking Mythology.
Eurobook, Londra 1978. → ID. Dči e eroi della mitologia
vichinga. Mondadori, Milano 1981.
- BUGGE Sophus: Studier over de nordiske Gude- og
Heltesagns Oprindelse. Christiania [Oslo] 1881.
- CLEASBY Richard ÷ VIGFŚSSON Gudbrand: An
Icelandic.English Dictionary. Oxford, 1874.
- DE VRIES Jan: Altgermanische Religionsgeschichte.
1957.
- ISNARDI Gianna Chiesa [cura]: Edda di Snorri.
Rusconi, Milano 1975.
- ISNARDI Gianna Chiesa: I miti nordici.
Longanesi, Milano 1991.
- POLIA Mario: Vǫluspį: I detti di colei che vede.
Il Cerchio, Rimini 1983.
- SCARDIGLI Piergiuseppe [cura] ÷ MELI Marcello [trad.]:
Il canzoniere eddico. Garzanti, Milano 1982.
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BIBLIOGRAFIA ► |
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