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ETIMOLOGIA Niflheim, cosmonimo/toponimo.
«Mondo della nebbia».
- Nifl- | Il significato
principale della radice nifl- è «nebbia». Dal
protogermanico *nibulō/az (anglosassone neowol/nifol «oscuro, profondo», sassone
neƀal,
olandese nevel «nebbia»; antico alto tedesco nebul, medio alto tedesco
nëbel, tedesco Nebel «nebbia»), a sua volta da
una radice indoeuropea *NEBʰ- (ḫittita nēpiš
«cielo»; sanscrito nabhas
«cielo, atmosfera»; avestico nabah- «cielo»;
greco néphos «nuvola, oscurità»
e nephélē «nuvola», latino nebula «nuvola»;
antico irlandese nem > neamh e gallese nef «cielo»; paleoslavo
nebo «cielo»:
polacco niebo, russo nebo). In norreno, tuttavia, la
parola è già divenuta obsoleta in epoca preletteraria, ed è
sopravvissuta in composti, soprattutto in mitologia,
indicanti luoghi tenebrosi e inferi, quali il Niflheimr
e il Niflhel. La stessa radice compare anche nel nome
della stirpe eroica dei Niflungar, il «popolo della
nebbia» (i Niebelungen dell'epica tedesca).
- -heim | Dal sostantivo maschile heimr, «casa, patria, mondo».
Il termine deriva da un protogermanico *haimaz. Cfr. antico alto tedesco
haim > tedesco Heim «casa» ed Heimat «patria»; olandese
heem «casa»; anglosassone hām >
inglese home «casa»; norreno heimr > danese e norvegese hjem
«casa», svedese hem
«casa». È lo stesso elemento che caratterizza i nomi di alcuni dei nove mondi
della cosmologia norrena: Álfheimr. Niflheimr,
Jǫtunheimr, Múspellsheimr,
etc.
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LETTERATURA
Il gelido mondo di Niflheimr
non viene mai nominato nella
Ljóða Edda. Per tale ragione,
lo si ritiene un composto linguistico più recente, per quanto non vi sono dubbi
che sottenda a una rappresentazione cosmologica più arcaica. È infatti attestato
quasi unicamente nella
Prose Edda
di Snorri, nei cui primi capitoli viene definito come uno
dei mondi primordiali che si
distinsero dal Ginnungagap,
agli inizi del tempo. In tale fonte, viene anche definito come il luogo in cui si trovava la
sorgente di
Hvergelmir:
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Fyrr var þat
mǫrgum ǫldum en jǫrð var skǫpuð,
er Niflheimr var gǫrr, ok í honum
miðjum liggr bruðr sá er
Hvergelmir heitir, ok þaðan af
falla þær ár er svá heita... |
Erano quei giorni antichi, prima
che la terra avesse forma,
quando fu creato il Niflheimr, al cui centro era una sorgente chiamata
Hvergelmir da cui sgorgavano i fiumi
che così si chiamano... |
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Snorri Sturluson:
Prose Edda
>
Gylfaginning
[4] |
Subito dopo, però, Snorri
afferma che esisteva un mondo ancora più antico, il
Múspellsheimr, che
colloca a sud. L'informazione, permette di disegnare un
universo caratterizzato da una situazione dipolare, distinto
nel rovente
Múspellsheimr a
meridione e il gelido Niflheimr collocato, per
contrasto, a settentrione. Situazione chiarita dallo stesso Snorri:
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Svá sem kalt stóð
af Niflheimi ok allir hlutir
grimmir, svá var þat er vissi
námunda Muspelli heitt ok ljóst,
en Ginnungagap var svá hlætt sem
lopt vindlaust. |
Così come il freddo proveniva da
Niflheimr insieme a tutto
ciò che è temibile, quanto si
volgeva verso
Múspell era caldo e luminoso
e
Ginnungagap era mite come
aria priva di vento. |
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Snorri Sturluson:
Prose Edda
>
Gylfaginning
[5] |
La definizione è significativa.
Niflheimr è il luogo da cui viene il freddo, insieme
a «tutto ciò che è temibile» [allir hlutir
grimmir].
È dunque un mondo raggelato, ostile, sinistro. Il
fatto che sia collocato a settentrione, lo caratterizza con
le nozione di oscurità,
nebbia e gelo. Nell'antico mondo scandinavo, il
nord era la direzione da cui proveniva la cattiva sorte; si
dice che la casa di Hel avesse
le porte «che dànno a nord» [ok horfa í norðr dyrr]
(Gylfaginning
[52]), mentre gli edifici innalzati degli
uomini avevano solitamente le porte rivolte a sud, direzione
in cui volgeva il corso diurno del sole e da cui provenivano
tutti gli influssi vitali e benigni.
Nonostante ciò, anzi, forse
proprio a causa di ciò, è proprio nello spazio centrale del
Ginnungagap, dove si
mediano le opposte polarità di
Niflheimr e
Múspellsheimr,
che si costituiscono le basi ambientali per lo scaturire della
prima vita, e sorge il gigante primordiale
Ymir (Gylfaginning
[5]).
Per quanto Snorri abbia inizialmente definito il Niflheimr
come uno dei due poli del
Ginnungagap, egli torna in
seguito a citare a questo luogo, estraendolo dai tempi
primordiali e facendone uno dei mondi della cosmologia
scandinava. Collocato a nord, ma anche nel profondo
dell'abisso inferiore, il Niflheimr viene descritto
come il luogo in cui si trova la sorgente di
Hvergelmir e da cui si dipartono
tutti i fiumi cosmici. Il frassino Yggdrasill,
stando a Snorri, vi attinge una delle sue tre radici:
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Þrjár rætr trésins halda því uppi ok standa
afarbreitt. Ein er með ásum, en ǫnnur með
hrímþursum, þar sem forðum var Ginnungagap.
In þriðja stendr yfir Niflheimi, ok undir þeiri
rót er Hvergelmir, en Níðhǫggr gnagar neðan
rótina. |
Tre radici sostengono l'albero e si
estendono per spazi incredibili:
una va fra gli
Æsir, mentre un'altra fra i giganti di
brina, là dove prima c'era il
Ginnungagap. La terza sta sotto Niflheimr; sotto questa radice si trova
Hvergelmir, e
Níðhǫggr la rosicchia da sotto. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda
>
Gylfaginning [15] |
Qui Snorri sta citando un passo tratto
dal
Grímnismál,
dove in realtà leggiamo:
Þriár rætr
standa á þriá vega
undan aski Yggdrasils;
Hel býr undir einni,
annarri hrímþursar,
þriðio mennzkir menn. |
Tre radici
si estendono in tre direzioni
sotto il frassino
Yggdrasill;
Hel
sotto l'una dimora,
sotto l'altra i giganti di brina,
sotto la terza gli esseri umani.
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Ljóða Edda
>
Grímnismál [31] |
Il confronto tra i due brani è significativo perché ci
permette di associare il regno di
Hel
al Niflheimr, o per lo meno
ci suggerisce che, all'epoca di Snorri, i due luoghi fossero in
qualche modo confusi tra loro. Se nei capitoli
[4-5] della sua
Edda, il Niflheimr
veniva genericamente collocato a nord (o per
meglio dire, veniva opposto al
Múspellsheimr,
il quale si trovava a sud), non ci stupiamo di trovarlo
ora assegnato all'abisso sotterraneo e in qualche modo
identificato con il mondo dei morti.
Poco dopo, Snorri dice esplicitamente che la dea dell'oltretomba avesse
la propria dimora nel Niflheimr:
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Hel kastaði
hann í Niflheim ok gaf henni vald
yfir níu heimum, at hon skyldi
skipta ǫllum vistum með þeim er
til hennar váru sendir, en þat eru
sóttdauðir menn ok ellidauðir. Hon
á þar mikla bólstaði ok eru garðar
hennar forkunnar hávir ok grindr
stórar. |
[Óðinn] gettò
quindi
Hel nel
Niflheimr e le diede il potere sopra i Nove Mondi, affinché ripartisse
tutte le dimore fra coloro che venivano da lei
mandati, i quali sono gli uomini morti per malattia
o di vecchiaia. Laggiù ella dispone di un vasto
territorio, le sue mura sono altissime e i suoi
cancelli enormi. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda
>
Gylfaginning [34] |
Questo punto sembra confermato dalla notizia secondo la
quale la strada per Hel[heimr]
era orientata verso settentrione, dunque nella direzione in
cui dovrebbe trovarsi
Niflheimr, ma anche nella direzione infera. «In basso e nord si trovano i
cancelli di
Hel»
[en niðr ok norðr liggr Helvegr]
spiega Móðguðr a
Hermóðr, quando
questi si reca a recuperare
Baldr dal regno dei morti (Gylfaginning
[49]).
In una sola frase si fondono entrambe le nozioni: il mondo dei
morti si trova dunque «in basso e a nord». Esso
coincide con il corso notturno del sole, che diventa così il
sole dei morti.
Niflheimr ed
Hel[heimr] tendono
dunque a
sfumare l'uno nell'altro.
Alla base vi è probabilmente una nozione che
pare riassumerli entrambe i mondi: il
Niflhel, l'inferno
nebbioso. Al contrario del Niflheimr, che non compare mai nei canti
mitologici della
Ljóða Edda, il
Niflhel è citato in
Vafþrúðnismál
[43], dove viene
definito come la dimora dei morti ed è posto nell'abisso
inferiore. È probabile che costituisca
una più antica rappresentazione dello stesso Niflheimr.
Oltre che in Snorri, il
Niflheimr viene anche citato nel Rafnagaldr Óðins, un
poema piuttosto tardo (Bugge pensa risalga al XVII secolo), redatto in stile
eddico.
Riso raknar,
rann álfraudull,
nordr at niflheim
nióla sótti. |
Sorgono le potenze
nella dimora di Álfrǫðull,
verso nord, in Niflheimr
ha cacciato la notte. |
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Ljóða Edda >
Rafnagaldr Óðins[26] |
Álfrǫðull
«gloria degli elfi» è uno dei nome poetici del sole. Il
passo – piuttosto dibattuto – sembra indicare il cammino
notturno del sole che, passando in basso e a nord, illumina
il
Niflheimr.
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