| I -
I NANI In norreno
dvergr, plurale dvergar (cfr. inglese dwarf). Secondo alcuni
da intendersi nel senso di «esseri demoniaci», in relazione con il sanscrito
dhvaras, termine indicante una sorta di dčmoni femminili. Altri interpretano
la parola come «ridotto, rattrappito», relazionandola con l'antico persiano
drwa- «minuscolo» (nel senso anche di «deforme»), o con il lettone drugti
«ridursi». (Isnardi 1991)
Non č difficile dare una rappresentazione del popolo dei
nani. Fiabe popolari, come ad esempio quella di Biancaneve, hanno conservato il
loro carattere di avidi e industriosi signori del sottosuolo. I romanzi di
J.R.R. Tolkien ne hanno nobilitato l'immagine e li hanno privati del loro
carattere soprannaturale, ma ne hanno comunque restituito una descrizione
abbastanza fedele. Piů difficile č cercare di capire chi o cosa fossero
esattamente i nani nel mito nordico, ed č quanto faremo in questo capitolo. |
| II -
CREAZIONE DEI NANI DALLA TERRA La Vǫluspá
descrive la creazione dei nani in due strofe alquanto problematiche:
Ţá gengu regin ǫll
á rǫkstóla,
ginnheilǫg gođ,
ok gćttusk of ţat
hvárt skyldi dverga
dróttir skepja
ór Brimis blóđi
ok ór Bláins leggjum. |
Andarono allora gli dči tutti
ai troni del giudizio,
divinitŕ santissime
e su questo deliberarono
chi dovesse dei nani
le schiere foggiare
dal sangue di Brimir
e dagli ossi di Bláinn. |
Ţar vas Móđsognir
mćztr af orđinn
dverga allra,
en Durinn annarr;
ţeir manlíkun
mǫrg of gerđu
dverga í jǫrđu,
sem Durinn sagđi. |
Lŕ
Móđsognir era
il piů eccellente
fra tutti i nani
e Durinn era secondo.
Lŕ, d'aspetto umano,
molti furono fatti,
nani dalla terra;
come Durinn diceva. |
|
Ljóđa Edda
> Vǫluspá [9-10] |
I nomi Brimir e Bláinn, in
Vǫluspá [9],
sembrano essere epiteti di Ymir. Il primo
nome viene forse da brim «onda», mentre bláin vuol dire «scuro»,
con riferimento al profondo azzurro del cielo e del mare (cfr. blá-
«blu»), e mare e cielo, come sappiamo, furono formati dal sangue e dal cranio
del macroantropo Ymir. La strofa si chiude
in una doppia kenning in quanto «sangue di
Brimir» č metafora per indicare il
mare, e «ossa di Bláinn» per
indicare la terra e le pietre. Le rocce che compongono la terra e le acque che
formano il mare sono le carni e il sangue del macroantropo primordiale e, come i
vermi si formano nelle carcasse in decomposizione, i nani nacquero da queste
carni di fango e roccia.
Snorri lo afferma esplicitamente:
| Ţar nćst settust gođin
upp í sćti sín ok réttu dóma sína ok minntust, hvađan dvergar hǫfđu kviknat í
moldinni ok niđri í jǫrđunni, svá sem mađkar í holdi. Dvergarnir hǫfđu skipazt
fyrst ok tekit kviknun í holdi Ymis ok váru ţá mađkar, en af atkvćđum gođanna
urđu ţeir vitandi manvits ok hǫfđu manns líki ok búa ţó í jǫrđu ok í steinum. |
Poi gli dči s'insediarono
sui loro troni, si riunirono in giudizio e ricordarono in che modo i nani
avessero preso vita nel fango e sotto la terra, come i vermi nella carne. I nani
furono creati per primi e presero vita nella carne di
Ymir, dove erano come vermi, tuttavia per
decisione degli dči ricevettero la conoscenza del sapere umano e l'aspetto degli
uomini, e abitarono nella terra e nelle rocce. |
|
Snorri Sturluson:
Prose Edda
> Gylfaginning
[14] |
L'origine dei nani č legata al fango, che altri non č che una
mistura di terra inumidita dall'acqua, e dunque ritorniamo al «sangue di
Brimir» e alle «ossa di
Bláinn» di cui sopra. A questa
origine fa riferimento il nome di una regione da cui alcuni dei nani sarebbero
venuti: Aurvangar «campi di umida
argilla», sito in
Jǫruvellir «pianure sabbiose»
(Vǫluspá [14]). Solo
in seguito, dopo che ebbero acquistato aspetto umano e furono divenuti
intelligenti come gli uomini, dice Snorri, essi andarono ad abitare «nella terra
e fra le pietre» [í jǫrđu ok í steinum].
Snorri č chiaro anche su un altro punto: furono gli dči a
dare aspetto umano e intelligenza a queste creature spuntate dal fango. Questo
dettaglio spiega gli ultimi due versi della strofa della
Vǫluspá [10]. Da qui la nostra traduzione «lŕ d'aspetto umano,
molti furono fatti, nani, dalla terra» [ţeir manlíkun | mǫrg of gerđu |
dverga í jǫrđu], sottinteso «dagli dči» quale complemento d'agente. Č invece
sicuramente da scartare l'ipotesi di quanti ritengono che siano i nani stessi il
soggetto della frase. Ad esempio Sophus Bugge interpreta: «Questi nani fecero
molti fantocci nella terra» a cui gli dči avrebbero poi infuso il soffio vitale
(Bugge 1881 | Polia 1883). La spiegazione di Snorri
a nostro avviso chiude la questione.
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Bláinn]► |
|
III - I NANI COME ESSERI
SOPRANNATURALI LEGATI AL REGNO DEI MORTI
I molti nomi di nani fornitici dalla
Vǫluspá
e da Snorri, ai quali si possono aggiungere agevolmente diversi altri nomi
forniti nelle ţulur, ci aiutano a definire il carattere e la natura di
questi esseri soprannaturali. I nani sono essenzialmente creature del mondo
ctonio, legati alla terra e alle pietre. Snorri narra del re svedese Sveigđir, ossessionato dalla ricerca del paese degli dči, dove
dimorava il suo antenato Óđinn.
Una sera, dopo il tramonto, mentre tornava a casa dopo una solenne bevuta, egli
vide un nano seduto su una grossa roccia. Questi invitň Sveigđir a seguirlo all'interno del macigno, dove
avrebbe potuto incontrare Óđinn. Il re
saltň in un'apertura spalancatasi nella pietra, questa si richiuse alle sue
spalle e nessuno lo rivide piů (Ynglinga saga [12]).
Snorri basa la vicenda su una strofa del famoso «catalogo
degli Ynglingar» fornito da Ţjóđólfr ór Hvíni:
En dagskjarr
Dúrnis niđja
salvǫrđuđr
Sveigđi vélti,
ţás i stein
enn stórgeđi
Dusla konr
ept dvergi hljóp,
ok salr bjartr
ţeira Sǫkmímis
jǫtunbyggđr
viđ jǫfri gein. |
Guardingo del giorno,
il guardiano della sala
dei figli di Dúrnir,
illuse Sveigđir,
quando il magnanimo
nipote di Dusli
balzň nel macigno
seguendo il nano,
e la fulgida sala
di quelli di Sřkkmímir,
gremita di giganti,
ingoiň il principe. |
| Ţjóđólfr
ór Hvíni: Ynglingatal [2] |
Questo breve brano č interessante per molte ragioni. La prima della quale č
il fatto che la pietra nel quale il nano invita re Sveigđir rassomiglia in modo
inquietante a un tumulo funerario. Nelle leggende nordiche tali tumuli erano
spesso visti come «varchi» per il regno dei morti. In alcune saghe li vediamo
aprirsi affinché i morti si affaccino per parlare ai parenti ancora vivi; o
viceversa, per permettere ai vivi di unirsi ai congiunti deceduti.
L'invito che il nano rivolge a re Sveigđir
ha un significato ovvio: per incontrare Óđinn
bisogna morire. Egli appare come una sorta di
custode dell'ingresso al mondo soprannaturale. La kenning proposta da
Ţjóđólfr lo
definisce «guardiano della sala dei figli di
Dúrnir» [Dúrnis niđja salvǫrđuđr], e che questo
Dúrnir sia a sua volta un nano,
ce lo assicurano le ţulur
(Dverga heiti [3]).
Puň darsi che le piů antiche credenze nordiche deputassero proprio ai nani il
ruolo di guardiani di questi ingressi all'altro mondo. Il verso di un poema
eddico mostra i nani gemere ritti «dinanzi alle
porte di pietra» [fyr steindurum]
(Vǫluspá [48]),
forse perché l'avvento del ragnarǫk
li costringerŕ a spalancare i passaggi per il mondo dei morti. D'altra
parte il nome del nano Durinn
vuol dire effettivamente «portinaio».
Esiste dunque un legame tra i nani e i morti,
entrambi abitatori dei tumuli e delle profonditŕ della terra. In tal senso puň
essere letta l'apostrofe che Ţórr rivolge
al nano Alvíss: «Perché sei cosě pallido tra le narici? Sei stato di
notte tra i cadaveri?» [Hví ertu svá fǫlr um nasar | vartu í nótt međ na?] (Alvíssmál [2]). Molti nomi di nani attestano tale legame. Cosě
Dáinn
«morto», Dúfr
«assonnato», Fullangr
«cattivo odore», Haugspori
«[colui che] va sui tumuli», Nár
e Náli
«cadavere», e lo stesso Dúrnir
«[colui che] dorme». Il nome di
Móđsognir
«[colui che] succhia la forza» puň forse suggerire
l'immagine di un dčmone incubo o vampiro (Isnardi 1991).
La connessione dei nani con la morte sembra
risalire alle origini stesse del mondo: non dimentichiamo che essi si formarono
come vermi nelle carni del cadavere del macroantropo
Ymir. Ma il sacrificio di
Ymir ha caratteri ambivalenti: č anche
l'evento da cui si originarono il mondo e tutti gli esseri che lo abitano. Non
c'č dunque da stupirsi se molti nomi di nani rimandano a caratteri di esseri
antichi e primigeni, collocati alle origini delle stirpi. Cosě
Ái «antenato» (anche nome di
un progenitore delle classi sociali umane),
Búri «generato», Ingi o
Yngvi «progenitore», Náinn
«parente stretto», Nefi «nipote», Ǫlnir «figlio». I nani potrebbero anche essere
stati visti, in epoca remota, come spiriti tutelari delle famiglie, soccorrevoli
verso i loro componenti. (Isnardi
1991)
Quali creature del mondo soprannaturale, i nani
non sono ben distinti da altre classi di esseri, come i giganti. Alcuni nomi di
nani, come Jaki «ghiacciolo» e
Frosti
«ghiacciato», sembrano essere nomi di giganti di
brina (Frosti in effetti č anche
nome di un gigante del gelo). Inoltre, il luogo che
re Sveigđir trovň dentro la pietra č
chiamato «fulgida sala di
Sřkkmímir
e i suoi» [salr bjartr
ţeira Sǫkmímis], sala
che č detta essere «gremita di giganti» [jǫtunbyggđr]; Sřkkmímir č il nome del gigante che
Óđinn
afferma di aver ucciso in
Grímnismál
[50].
Ma i nani si confondono anche agli elfi, in
particolare agli «elfi scuri» [dřkkálfar], i quali dimoravano in un luogo chiamato
Svartálfaheimr, che sembra
coincida con il mondo dei nani. Snorri narra infatti che
Óđinn inviň
Skírnir
nello Svartálfaheimr, alla
ricerca di alcuni nani cosě abili da forgiare un laccio in grado di
legare il lupo Fenrir (Gylfaginning
[34]). Sempre Snorri racconta che, in
un'altra occasione, Óđinn mandň
Loki nello
Svartálfaheimr, alla ricerca del
nano Andvari e dell'oro da questi custodito
(Skáldskaparmál [47]).
Molti nomi di nani si rifanno in effetti alle tenebre e
all'oscuritŕ. Le fonti ci informano che essi temevano la luce del giorno, in
quanto il sole, sorgendo, era in grado di pietrificarli (questa č la fine del
nano Alvíss, che
Ţórr trattiene fino all'alba con domande e indovinelli, come narrato
nell'Alvíssmál).
Ţjóđólfr ór Hvíni definisce «guardingo del giorno»
[dagskjarr] il
nano che adesca re Sveigđir (Ynglingasaga
[2]). A tale concetto si riferiscono nomi come Sólblindi «[colui che
viene] accecato dal sole», Dagfinnr «[colui che] trova il giorno» (oppure «finno
del giorno»), Bláinn «scuro», Brúni
«scuro», Nípingr «oscuro»,
Blindviđr «di cieca vastitŕ». |
| IV -
I NANI COME FABBRI E ARTIGIANI IMPAREGGIABILI
I nani, quali esseri sotterranei, sono anche i conoscitori dei metalli e i
depositari del segreto del fuoco primordiale che li ha plasmati. Come tali, sono
visti come fabbri abilissimi e ricordati come gli artigiani che hanno forgiato
gli oggetti piů preziosi appartenenti agli dči.
Tra i nani-artigiani sono ricordati innanzitutto i figli di Ívaldi, forse
«[colui che] ha potere sull'arco» (o «assai potente» o «divinitŕ della terra»),
i quali avevano forgiato per Freyr la nave
magica Skíđblađnir, per
Óđinn la lancia
Gungnir, e per
Sif una chioma d'oro che cresceva come i
suoi capelli naturali. A questi si opponevano altri due nani: i fratelli Eitri
«veleno» e Brokkr
«frammento», i quali donarono a
Óđinn l'anello magico Draupnir (anch'esso
nome di nano), a
Ţórr il martello Mjǫllnir, a Freyr
il cinghiale d'oro Gullinbursti
(Skáldskaparmál [44]).
Freyja
possedeva ancora un cinghiale, Hildisvíni, che era era stato forgiato da altri
due nani: Dáinn «morto» e Nabbi
«punta, gobba» (Hyndluljóđ [7]). Ella possedeva
inoltre il medaglione Brísingamen (cioč il «monile dei Brísingar», i nani della
stirpe del fuoco), al quale lavorarono quattro nani chiamati: Álfrigg «elfo
potente», Berlingr «piccola trave»,
Dvalinn «colui che indugia», Grérr «rumoroso» (Sǫrla ţáttr [1]).
Anche opera dei nani fu il laccio Gleipnir col
quale fu legato Fenrir (Gylfaginning
[34]). Stesso si puň dire di Gramr,
la spada impugnata da Sigurđr
(Reginsmál [pr.] |
Skáldskaparmál [48]). Anche Reginn,
il nano che allevň Sigurđr, era un abilissimo
fabbro.
Altri nani sono ricordati quali costruttori di
una dimora celeste detta Lýr. Essi erano: Uni «contento»,
Íri «irlandese»,
Óri «eccitato», Bári (o Bárri)
«ruvido» (o «pazzo»?), Varr «attento», Vegdrasill «cavallo della via»,
Dóri «[colui che] nuoce», Úri «fabbro»,
Dellingr «luminoso», Atvarđr
«guardiano» (?) e Liđskjálfr «disarticolato» (?); in questo elenco č
curiosamente citato anche Loki
(Svipdagsmál >
Fjǫlsvinnsmál [34]). Un altro palazzo, fatto interamente d'oro e posto a
Niđavellir, nella parte settentrionale del mondo, č attribuito alla stirpe di
Sindri «scintilla» (Vǫluspá [37]).
Al lavoro dei nani come fabbri alludono anche
molti nomi quali Hannarr
«abile»,
Fili «lima»,
Heptifili «manico di
lima»,
Kili «cuneo» (?), Nćfi «abile», Nćfr «abile»,
Skáfiđr «colui che]
raschia»,
Skirvir «abile
artigiano»,
Veigr «cuneo». |
| V -
I NANI COME GUARDIANI DI TESORI Signori delle
viscere della terra e dei preziosi metalli che essa contiene, i nani sono anche
conosciuti come gelosi guardiani di questo regno e dei suoi tesori. Il piů noto
in questo senso č forse Andvari, il quale dimorava nello
Svartálfaheimr e nuotava in un
laghetto in forma di pesce. Il suo enorme tesoro venne confiscato da
Loki, e: questo č l'oro maledetto che
fornisce l'ossatura del dramma dei Niflungar (Skáldskaparmál [47]).
I nani, in qualitŕ di guardiani delle soglie tra la terra e l'altro mondo,
possono ancora essere interpretati come sentinelle deputate a sbarrare l'accesso
a quanti intendono penetrare nel loro mondo per
trafugarne i tesori. Non dimentichiamo che nei tumuli sepolcrali dell'etŕ del
ferro, i capi e i nobili venivano spesso sepolti con ricchi arredi che potevano
far gola agli sciacalli. Questo legame tra le ricchezze e il mondo dei morti č
attestato in molte culture, compresa la classica (dove il re dei morti
Hádēs porta l'epiteto di
Ploútōn «[colui che] elargisce la ricchezza»). E che fosse possibile,
almeno in teoria, penetrare nei tumuli funerari per trarne tesori, lo attesta
Snorri quando tratta dei poteri di
Óđinn:
| Óđinn vissi um alt
jarđfé, hvar fólgit var, ok hann kunni ţau ljóđ, er upp laukst fyrir honum
jǫrđin, ok bjǫrg ok steinar, ok haugarnir, ok batt hann međ orđum einum ţá er
fyrir bjoggu, ok gékk inn ok tók ţar slíkt er hann vildi. |
Óđinn sapeva dov'erano nascosti tutti i
tesori della terra, e conosceva i canti che gli aprivano la terra e le rocce, le
pietre e tumuli: legava con le sole parole quelli che vi abitavano, poi entrava
e prendeva tutto quello che gli piaceva. |
| Snorri
Sturluson: Ynglinga saga [7] |
Dunque, i nani, in qualitŕ di creature legate al
mondo ctonio, di protettori del sonno dei morti, erano sicuramente deputati alla
vigilanza dei tumuli sepolcrali, delle rocce che nascondevano i tesori della
terra, delle porte tra questo e l'altro mondo. Alcuni nomi di nani, tra quanti
li qualificano come esseri battaglieri e ostili, possono forse essere letti in
questo senso. Č il caso di Dóri
«[colui che] nuoce»,
Dólgţvari «lancia
nemica», Dólgţrasir «[colui che]
combatte con inimicizia» o «avido di
battaglia», Eggmóinn «serpente della spada» (con
allusione al drago Fáfnir, guardiano di tesori?),
Eikinskjaldi «scudo
in quercia», Hildingr «guerriero», Hlévargr
«lupo famoso» o «lupo dei luoghi
protetti»,
Hleđjólfr «lupo
protettore», Jari «[ansioso di] battaglia»,
Mjǫđvitnir «lupo infuriato», Níđhǫggr
«[colui che] colpisce con odio», Rekkr
«guerriero»,
Váli «piccolo combattente», Ţorinn
«coraggioso», Ţrasir «minaccioso».
Alcuni nani portano nomi che li caratterizzano come esseri brillanti,
luminosi e colorati, e che possono forse essere interpretati in relazione alle
ricchezze il cui bagliore illumina le viscere della terra. Tra questi si
annoverano Blávorr «luminoso», Fáinn «variopinto», Fár «variopinto»,
Glói o
Glóinn
«luminoso»,
Litr «colorato» (costui č il nano
che durante il funerale di Baldr capitň
tra i piedi di
Ţórr che stava consacrando il rogo col martello: con un calcio il dio lo
gettň sulla pira, dove morě bruciato); Ljómi «splendente», Mjǫklituđr «molto colorato». |
| VI -
LA SAPIENZA DEI NANI I nani, forse in virtů
della loro antichitŕ, sono esseri di profonda sapienza, conoscitori di tutti i
segreti della terra, esperti in incantesimi e in rune.
Un nano particolarmente saggio č Alvíss «[colui
che] sa tutto», protagonista del poema eddico che da lui prende il nome, l'Alvíssmál. Qui il nano
chiede in sposa la figlia di Ţórr, e il
dio lo trattiene per tutta la notte interrogandolo sulle denominazioni poetiche
date agli elementi del cielo e della terra dai vari esseri che abitano
l'universo (uomini,
ćsir,
vanir, nani, giganti, elfi, creature del regno dei morti).
Nonostante la sua immensa sapienza, tuttavia, il nano non si accorge che il dio
lo sta trattenendo in modo che il sole, sorgendo, lo pietrifichi.
Anche l'Hávamál
tratta in due riprese della sapienza dei nani. Cita prima
Dvalinn, come il nano che piů di
ogni altro č esperto nell'incidere le rune (Hávamál [143]); piů sotto, il poema
tratta del nano Ţjođrǿrir «[colui che] eccita il popolo» che, col suo canto,
avrebbe infuso forza agli Ćsir,
coraggio agli elfi e saggezza a
Óđinn [Hroptatýr]
(Hávamál [160]). Questo sarebbe avvenuto
davanti alle «porte di
Dellingr»
[Dellings durum], quindi dinanzi a un
altro di quei passaggi tra la terra e il mondo soprannaturale custoditi dai
nani:
Ţat kann ek it fimmtánda
er gól Ţióđrerir
dvergr fyr Dellings durum:
afl gól hann ásum,
en alfum frama,
hyggiu Hroftatý. |
Questo conosco per quindicesimo:
quel che cantň Ţjóđrǿrir
il nano, dinanzi alle porte di Dellingr.
Cantň potenza agli Ćsir
e agli elfi
coraggio,
saggezza a Hroptatýr. |
|
Ljóđa Edda
> Hávamál [160] |
Altri nomi di saggi nani sono Fjǫlsviđr «assai
sapiente», Muninn «memoria»,
Nýrađr «di nuovo consiglio», Ráđspađr «di acuto consiglio», Ráđsviđr «di rapido consiglio»,
Vitr «saggio».
Analogamente, nel mito sull'origine della poesia, č detto che l'idromele che
rende poeti chi lo beve venne distillato da due nani, i quali uccisero il saggio
dio Kvasir e mescolarono il suo sangue con il miele (Skáldskaparmál [4]). Costoro erano
Fjalarr «sapiente» e
Galarr «[colui che] canta magicamente». Anche il nome del nano
Mjǫđvitnir «lupo
dell'idromele» sembra ricollegarsi a questo mitema: forse alla base di questo
nome vi č un mito perduto. |
|
VII - IL
«CATALOGO DEI NANI» Se
conosciamo molti nomi di nani č grazie al cosiddetto
«catalogo dei nani», una composizione forse
originariamente indipendente inclusa in
Vǫluspá [10-16]. In sette fittissime strofe, composte quasi del
tutto da una sequela di nomi strettamente allitterati, il poema fornisce un
lungo elenco degli antenati della stirpe dei nani o dei piů importanti esponenti
di questa razza sotterranea. Questa, secondo la redazione diplomatica del poema,
che č quella contenuta nel Codex Regius [R]:
Nýi ok Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Bívǫrr, Bávǫrr,
Bǫmburr, Nóri,
Ánn ok Ánarr,
Ái, Mjǫđvitnir. |
Nýi e
Níđi,
Norđri,
Suđri,
Austri,
Vestri,
Alţjófr,
Dvalinn,
Bívǫrr,
Bávǫrr,
Bǫmburr,
Nóri,
Ánn
e Ánarr,
Ái,
Mjǫđvitnir. |
Veigr ok Gandálfr,
Vindálfr, Ţráinn,
Ţekkr ok Ţorinn,
Ţrór, Vitr ok Litr,
Nár ok Nýráđr,
nú hefk dverga,
Reginn ok Ráđsviđr,
rétt um talđa. |
Veigr e
Gandálfr,
Vindálfr,
Ţráinn,
Ţekkr e
Ţorinn,
Ţrór,
Vitr e
Litr,
Nár e
Nýráđr,
ordunque i nani,
Reginn e
Ráđsviđr,
doverosamente ho enumerato. |
Fili, Kili,
Fundinn, Náli,
Heptivili,
Hannarr, Svíurr,
Frár, Hornbori,
Frćgr ok Lóni,
Aurvangr, Jari,
Eikinskjaldi. |
Fili,
Kili,
Fundinn,
Náli,
Heptivili,
Hannarr,
Svíurr,
Frár,
Hornbori,
Frćgr e
Lóni,
Aurvangr,
Jari,
Eikinskjaldi. |
Mál es dverga
í Dvalins liđi
ljóna kindum
til Lofars telja,
ţeir es sóttu
frá salarsteini
aurvanga sjǫt
til Jǫruvalla. |
Č tempo che i nani
della stirpe di Dvalinn,
ai figli degli uomini,
fino a Lofarr enumeri.
Loro che arrancarono
dal suolo roccioso,
dimora di Aurvangar,
fino a
Jǫruvellir. |
Ţar vas Draupnir
ok Dólgţrasir,
Hár, Haugspori,
Hlévangr, Glói,
Skirvir, Virvir,
Skáfiđr, Ái, |
C'era a quel tempo
Draupnir
e Dólgţrasir,
Hár,
Haugspori,
Hlévangr,
Glói,
Skirvir,
Virvir,
Skáfiđr,
Ái, |
Alfr ok Yngvi,
Eikinskjaldi,
Fjalarr ok Frosti
Finnr ok Ginnarr;
ţat mun ć uppi,
međan ǫld lifir,
langniđja-tal
til Lofars hafat. |
Álfr e
Yngvi,
Eikinskjaldi,
Fjalarr e
Frosti
Finnr e
Ginnarr.
Sarŕ ricordata a lungo
finché gli uomini vivranno
questa lista degli antenati
fino a Lofarr. |
|
Ljóđa Edda
> Vǫluspá [R: 11-16] |
L'altra redazione della
Vǫluspá, quella contenuta nell'Hauksbók
[H], non č sempre concorde nell'ordine con i quali i nani sono citati in
R e presenta interessanti lacune e aggiunte nei nomi dei nani.
Nýi ok Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Nár ok Náinn
Nípingr, Dáinn,
Viggr, Gandálfr,
Vindálfr, Ţorinn, |
Nýi e
Níđi,
Norđri,
Suđri,
Austri,
Vestri,
Alţjófr,
Dvalinn,
Nár e
Náinn
Nípingr,
Dáinn,
Viggr,
Gandálfr,
Vindálfr,
Ţorinn, |
Bífurr, Báfurr
Bǫmburr, Nóri,
Ánn ok Ónarr
ok Mjǫđvitnir.
Ţrár ok Ţráinn,
Ţrór, Litr ok Vitr,
Nýr ok Nýráđr,
nú hefi ek rekka
Reginn ok Ráđsviđr,
rétt um talđa. |
Bífurr,
Báfurr,
Bǫmburr,
Nóri,
Ánn e
Ónarr,
e Mjǫđvitnir.
Ţrár e
Ţráinn,
Ţrór,
Litr e
Vitr,
Nýr e
Nýráđr,
ordunque i nani,
Reginn e
Ráđsviđr,
doverosamente ho enumerato. |
Fili, Kili,
Fundinn, Náli,
Heftifili,
Hannarr ok Svíđr,
Nár ok Náinn
Nípingr, Dáinn,
Billingr, Brúni,
Bíldr ok Búri,
Frór, Fornbogi,
Frćgr ok Lóni. |
Fili,
Kili,
Fundinn,
Náli,
Heftifili,
Hannarr e
Svíđr,
Nár e
Náinn
Nípingr,
Dáinn,
Billingr,
Brúni,
Bíldr e
Búri,
Frór,
Fornbogi,
Frćgr
e
Lóni. |
Aurvangr, Jari,
Eikinskjaldi.
Mál es dverga
í Dvalins liđi
ljóna kindum
til Lofars telja,
ţeir es sóttu
frá salarsteini
aurvanga sjǫt
til Jǫruvalla. |
Aurvangr,
Jari,
Eikinskjaldi.
Č tempo che i nani
della stirpe di Dvalinn,
ai figli degli uomini,
fino a Lofarr enumeri.
Loro che arrancarono
dal suolo roccioso,
dimora di Aurvangar,
fino a
Jǫruvellir. |
Ţar vas Draupnir
ok Dólgţrasir,
Hár, Haugspori,
Hlévargr, Glóinn,
Skirfir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Alfr ok Yngvi,
Eikinskjaldi. |
C'era a quel tempo
Draupnir
e Dólgţrasir,
Hár,
Haugspori,
Hlévargr,
Glóinn,
Skirfir,
Virvir,
Skáfiđr,
Ái,
Álfr
e Yngvi,
Eikinskjaldi. |
Ţat mun ć uppi,
međan ǫld lifir,
langníđia-tal
Lofars hafat. |
Sarŕ ricordata a lungo
finché gli uomini vivranno
questa lista degli antenati
di Lofarr. |
|
Ljóđa Edda
> Vǫluspá [H: 11-16] |
Le due redazioni della
Vǫluspá sono tuttavia concordi tra loro nel
ripartire i nani in due schiere. I dati che abbiamo sono perň troppo avari di
dettagli per poter comprendere esattamente come fossero organizzati i signori
del sottosuolo. Il primo gruppo [R 11-12]
segue la dichiarazione che i nani vennero plasmati dalla terra in
«figure umane»
[manlíkun], e quindi forse enumera
i nomi dei primi nani, antenati dell'intera specie. Segue una dichiarazione
inserita nel testo, «ordunque i nani [...]
doverosamente ho enumerato» [nú hefi ek rekka [...] rétt um talđa], che pare chiudere l'elenco, ma segue un'ulteriore
strofa priva di altre specificazioni [R 13] che pare aggiungere un'altra serie di nomi al primo
gruppo. Il secondo gruppo [R 15-16]
riguarda invece i nani che appartenevano
alla stirpe di Dvalinn, antenati di un certo
Lofarr; di costoro č detto che vennero da
Svarinshaugr «suolo roccioso» e da
Aurvangar
«campi di umida argilla», localitŕ poste nella terra di
Jǫruvellir, mitica regione abitata
dai nani.
Un po' di luce la fornisce Snorri, che cita
estesamente il «catalogo dei nani» nel
quattordicesimo capitolo della sua
Prose Edda.
La lista che egli fornisce, tuttavia, non coincide esattamente con le due
redazioni della
Vǫluspá, ma
presenta alcune variazioni sia rispetto a R che ad
H. I versi esplicativi sono sostituiti con inserti
in prosa, cosa che permette a Snorri di definire con piů precisione le
ripartizioni tra le varie schiere, che perň egli scinde in tre gruppi. Il primo
gruppo, secondo Snorri, č formato da quei nani che vivevano nella terra
molle o nel fango [í moldu],
coincidente grosso modo con le strofe [11-13] della
Vǫluspá.
Un secondo gruppo sono coloro che abitavano nelle
rocce [í steinum], e questi sarebbero
i nani citati nella strofa [15], a cui Snorri sottrae gli ultimi quattro nomi e aggiunge
altri nomi non contemplati nel poema. Solo ai nani del terzo gruppo, cioč gli
ultimi quattro nomi della strofa [15] della
Vǫluspá e a tutti quelli della strofa
[16], Snorri
attribuisce la cittadinanza di Jǫruvellir.
Riguardo a questi ultimi č doveroso notare un'interessante differenza: la
Vǫluspá
dice che essi furono gli antenati del nano
Lofarr, mentre Snorri parla al
plurale dei Lofarr (o
Lovarr). Secondo la Isnardi, il
nano Lofarr sarebbe un membro
della stirpe dei Lofarr
(Isnardi 1991); piů
probabile, a nostro avviso, un errore di interpretazione dello stesso Snorri.
| Móđsognir var ǿztr ok
annarr Durinn. Ok ţessi segir hon nǫfn ţeira: |
Móđsognir fu il primo [dei
nani] e il secondo Durinn. E
questi, disse [la vǫlva], erano i loro nomi: |
| {17} |
Nýi, Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Nár, Náinn,
Nípingr, Dáinn,
Bifurr, Báfurr,
Bǫmbǫrr, Nóri,
[Órinn[, Ónarr,
Óinn, Mjǫđvitnir. |
|
|
Nýi,
Níđi,
Norđri,
Suđri,
Austri,
Vestri,
Alţjófr,
Dvalinn,
Nár,
Náinn,
Nípingr,
Dáinn,
Bífurr,
Báfurr,
Bǫmburr,
Nóri,
[Órinn], Ónarr,
Óinn,
Mjǫđvitnir. |
| {18} |
Vigr ok Gandálfr,
Vindálfr, Ţorinn,
Fili, Kili,
Fundinn, Vali,
Ţrór, Ţróinn,
Ţéttr, Litr, Vitr,
Nýr, Nýráđr,
Rekkr, Ráđsviđr |
|
|
Vigr e
Gandálfr,
Vindálfr,
Ţorinn,
Fili,
Kili,
Fundinn,
Váli,
Ţrór,
Ţróinn,
Ţekkr,
Litr,
Vitr,
Nýr,
Nýráđr,
Rekkr,
Ráđsviđr. |
| En ţessir eru ok dvergar
ok búa í steinum, en inir fyrri í moldu: |
Anche questi erano nani e
abitavano nelle rocce; quelli nominati per primi, invece, nel fango: |
| {19} |
Draupnir, Dolgţvari,
Haurr, Hugstari,
Hleđjolfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heptifili,
Hár, Svíarr. |
|
|
Draupnir,
Dólgţvari,
Hǫrr,
Hugstari,
Hleđjólfr,
Glóinn,
Dóri,
Óri,
Dúfr,
Andvari,
Heptifili,
Hárr,
Svíarr. |
| En ţessir kómu frá
Svarinshaugi til Aurvanga á Jǫruvǫllu, ok eru komnir ţađan Lovarr. Ţessi eru
nǫfn ţeira: |
Questi invece vennero da
Svarinshaugr fino ad
Aurvangar, nello
Jǫruvellir,
e da questi giunsero i Lovarr.
Questi erano i loro nomi: |
| {20} |
Skirfir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Alfr, Ingi,
Eikinskjaldi,
Falr, Frosti,
Fiđr, Ginnarr |
|
|
Skirfir,
Virvir,
Skáfiđr,
Ái,
Alfr, Ingi,
Eikinskjaldi,
Falr,
Frosti,
Fiđr,
Ginnarr». |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning
[14] |
Abbiamo dunque tre versioni distinte del
«catalogo dei nani»:
- la redazione nella
Vǫluspá
contenuta nel Codex Regius [R];
- la redazione nella
Vǫluspá
contenuta nell'Hauksbók [H];
- la redazione riportata da Snorri in
Gylfaginning
[14], che sostanzialmente coincide nei quattro manoscritti del testo (il
Codex Regius [Rs], il Wormianus [W], il Traiectinus [T]
e l'Uppsaliensis [U]).
Una comparazione tra le tre versioni mostra diverse importanti differenze tra
la redazione di Snorri e i due codici della
Profezia.
Vi sono infatti due gruppi di nomi (Nár,
Náinn,
Nípingr e
Dáinn {17};
e Rekkr/Reginn e
Ráđsviđr
{18}) che Snorri ha in comune con il codice
H ma mancano in R.
D'altro canto una breve sequenza presente in Snorri (Falr,
Frosti,
Fiđr e
Ginnarr
{20}) non č presente in H ma si trova in
R (con sostituzione di
Fjalarr a
Falr). Un'altra breve sequenza si
trova unicamente in Snorri (Dóri,
Óri,
Dúfr,
Andvari
{19}) ma manca nei due codici eddici. Al contrario,
Snorri ignora una lunga sequenza di cui la prima parte si trova soltanto in
H (Billingr,
Brúni,
Bíldr e
Búri), mentre la seconda sia in
R che in H (Frár,
Hornbori,
Frćgr,
Lóni,
Aurvangr,
Jari,
Eikinskjaldi). Si noti che
Eikinskjaldi viene ripetuto
due volte nei codici eddici, mentre Snorri lo cita una volta soltanto.
Tutto questo fa capire che il testo di Snorri č indipendente sia da
R che da H, per quanto
sia forse piů vicino a questa seconda versione. Pur pervenutoci in varie
redazioni, il «catalogo dei nani» discende da un antigrafo il quale dipende a
sua volta dalle ţulur, antichi elenchi in versi dove si forniscono gli
heiti (ovvero i nomi, gli epiteti o le definizioni poetiche) di cose,
persone, divinitŕ o creature mitologiche. Le ţulur dedicate alle
denominazioni dei nani [dverga heiti] ci forniscono un canone di base su
cui far riferimento per interpretare i nomi forniti dalla
Vǫluspá
e da Snorri.
Telk Mótsogni
ok Mjǫklituđ,
Miđviđ, Muninn
ok Mjǫđvitnir,
Blindviđr, Búinn,
Bumburr, Nýi,
Bívurr, Blö́vurr,
Bláinn ok Norđri. |
Io dico
Móđsognir
e Mjǫklituđ,
Miđviđ, Muninn
e Mjǫđvitnir,
Blindviđr, Búinn,
Bǫmburr,
Nýi,
Bífurr, Blǫfurr,
Bláinn e Norđri. |
Grímr, Nár, Níđi,
Níđhǫggr, Dvalinn,
Náinn, Nćfr, Nefi,
Nífengr ok Dolgr,
Nýráđr ok Nýr,
Norđri ok Suđri,
Skávćr, Skáviđr,
Skirfir, Virfir. |
Grímr, Nár,
Níđi,
Níđhǫggr, Dvalinn,
Náinn, Nćfr, Nefi,
Nífengr e Dolgr,
Nýráđr e
Nýr,
Norđri e
Suđri,
Skávćr, Skáviđr,
Skirfir,
Virfir. |
Alţjófr, Austri,
Aurvangr ok Dúfr,
Ái, Andvari,
Ónn ok Draupnir,
Dóri ok Dagfinnr,
Dulinn ok Ónarr,
Álfr ok Dellingr,
Óinn ok Dúrnir. |
Alţjófr,
Austri,
Aurvangr e
Dúfr,
Ái,
Andvari,
Ónn
e Draupnir,
Dóri e Dagfinnr,
Dulinn e Ónarr,
Álfr
e Dellingr,
Óinn e Dúrnir. |
Vindálfr ok Vitr,
Vífir, Óri,
Varr, Gollmćvill,
Viđr ok Ǫlni,
Ginnarr ok Ţrór,
Gandálfr, Ţorinn,
Ţekkr, Ţrár,
Ţolinn,
Ţrasir ok Fullangr |
Vindálfr
e Vitr,
Vífir, Óri,
Varr, Gollmćvill,
Viđr e Ǫlni,
Ginnarr e
Ţrór,
Gandálfr,
Ţorinn,
Ţekkr,
Ţrár,
Ţolinn,
Ţrasir e Fullangr |
Fáinn, Fár, Fili,
Fjǫlsviđr, Glóinn,
Fríđr, Hár, Farli,
Frosti og Tigvi(?),
Hannarr, Fǫrvi,
Heptifíli,
Heri, Hugstari
ok Hornbori. |
Fáinn, Fár,
Fili,
Fjǫlsviđr, Glóinn,
Fríđr, Hár, Farli,
Frosti e Tigvi (?),
Hannarr, Fǫrvi,
Heptifili,
Heri, Hugstari
e Hornbori. |
Hljóđolfr, Kili,
Hildingr ok Litr,
Ráđspakr, Lofarr,
Reginn ok Ljómi,
Ráđsviđr, Lóinn,
Rekkr ok Eitri,
Jaki, Eggmóinn,
Eikinskjaldi. |
Hljóđolfr, Kili,
Hildingr e Litr,
Ráđspakr, Lofarr,
Reginn e Ljómi,
Ráđsviđr, Lóinn,
Rekkr e Eitri,
Jaki, Eggmóinn,
Eikinskjaldi. |
| Ţulur
> Dverga heiti [1-6] |
Questo «elenco telefonico» dei nani ci permette di risolvere molti dubbi che
nascono dal confronto tra le due redazioni della
Vǫluspá
con Gylfaginning.
Ad esempio, il Rekkr che Snorri
cita laddove H ha invece
Reginn, non č una variante di
quest'ultimo, visto che entrambi i nomi compaiono nelle
ţulur. Č anche interessante notare che i
nomi compresi nella lunga sequenza attestata in
Vǫluspá [13] ma ignorata da Snorri, sono assenti nelle ţulur.
A una sequenza strettamente allitterata in á (Ánn,
Ánarr,
Ái)
in
Vǫluspá [11], corrisponde in
Gylfaginning
{19} una sequenza allitterata in ó-,
i cui termini perň sono assortiti diveramente in ogni manoscritto, facendo
comprendere che in origine doveva esservi una redazione piů lunga (alla
fine si evincono i nomi di: Óri, Órinn,
Ónarr,
Óinn). Pur
ipotizzando un'alternanza á-/ó-, le
due serie dei nomi mostrano tuttavia una sola precisa corrispondenza:
Anarr
↔ Ónarr. Nalle
ţulur troviamo invece attestati
– seppur non in sequenza – i nomi di
Óri,
Órinn,
Óinn,
Ónn e
Ónarr, dai quali si puň trarre
un'ulteriore corrispondenza: Ánn
↔
Ónn. Rimane fuori il nome di
Ái
che, nelle due redazioni della
Vǫluspá, viene ripetuto due volte (in R
č alla strofa [11] e alla
[15]), mentre in Snorri si trova soltanto nella
{20}, cioč in riferimento a
Vǫluspá
[15]. Se ne deduce che sia quest'ultima la
collocazione originale di
Ái, il quale sia stato poi erroneamente
duplicato in [11] a
causa di una confusione con un originario nome *Áinn (non attestato dalle fonti, ma indirettamente rivelato
da Snorri, che fa cadere al suo posto il nome di
Óinn).
In quanto a Óri, non fa parte probabilmente della sequenza originale: appare
soltanto in uno dei quattro manoscritti di Snorri, in confusione con
Órinn. La sua collocazione
originale sembra essere nella successiva strofa
{19}, dove compare un
Óri in
allitterazione con Dóri
Nella tabella riassuntiva riportiamo i nomi dei nani nelle varie ortografie
presenti nei vari manoscritti, evidenziando le inclusioni ed esclusioni. Per
forza di cosa si ignorano alcune variazioni nell'ordine delle strofe nelle varie
fonti. Il segno di uguale (=) divide forme
alternative di un medesimo nome, la tilde (~) nomi di personaggi differenti che occupano lo stesso
posto nelle varie redazioni del «catalogo dei nani».
| |
|
|
Vǫluspá |
|
Gylfaginning |
|
|
|
|
|
[R] |
|
[H] |
|
|
[Rs] |
[W] |
[T] |
[U] |
|
| |
|
|
|
I nani nati dalla terra |
|
|
I nani
che dimorano nella terra |
|
| |
Nýi
Níđi
Norđri
Suđri
Austri
Vestri
Alţjófr
Dvalinn
Nár (1)
Náinn (1)
Nípingr (1)
Dáinn (1)
Bífurr =
Bívǫrr
Báfurr =
Bávǫrr
Bǫmburr = Bǫmbǫrr
Nóri
Ánn ~ Órinn ~ Óri (1)
Ónarr =
Ánarr
Óinn ~ Ái (1)
Mjǫđvitnir. |
|
[11] |
Nyi Niţi Norđri Svđri
Avstri Vestri Alţiofr Dvalinn
Bivavrr Bavavrr
Bavmbvrr Nori Án Anarr Ai Miođvitnir. |
[11]
[12] |
Nyi Niţi Norđri
Svđri Avstri Vestri Alţiofr Dvalinn Naar Nainn Nipingr Dainn Bifvrr Bafvrr Bǫmbvrr Nori Ąn Onarr Ai Miǫđvitnir
|
|
{17} |
Nyi Niţi Norđri Svđri Avstri Vestri Alţiolfr Dvalinn Nár Nainn Nipingr Dainn Bifvrr Bafvrr, Bavmbavrr Nori
Onarr Oinn Mođvitnir |
Nyi Nidi, Nordri Svdri Avstri Vestri Alţiolfr Dvalinn Nar Nainn, Nipingr Dainn Bifr Bafr Bavmbr Nori Orinn Onar Oinn Miodvitnir. |
Nyi Niđí Norđri Svđrí Avstr Vestri Alţiofr
Dvalínn Naar Nainn Nipingr Dainn Bifvrr Bafvrr Bombvrr Nóri Ori Onarr Ai
Míođvítner |
Nyi niţi Norţri Svţri Avstri
Vestri Alţiofr Dvalinn
Nani Niningr Dani Bivor
Bavrr Bambavrr Nori Orr Annarr Onni (?) Mioţvitnir |
|
| |
Veigr =
Veggr =
Vigr
Gandálfr
Vindálfr
Ţorinn
Ţrór
Ţróinn =
Ţráinn
Ţrár ~ Ţekkr
Vitr
Litr
Nár (2) ~ Nýr
Nýráđr
Reginn ~ Rekkr
Ráđsviđr |
|
[12] |
Veigr Gandalfr Vindalfr Ţorinn Ţror Ţrainn Ţeccr Vitr Litr
Nár Nyraţr Reginn Rađsvidr |
[11]
[12] |
Veggr Gandalfr Vindąlfr Ţorinn Ţror Ţrainn Ţrar Vitr Litr Nyr Nyrąđr Reginn Rąđsviđr |
|
{18} |
Vigr Ganndalfr Vinndalfr Ţorinn Ţror Ţroinn Ţeckr Vitr Litr Nyr Nyrađr Reckr Rađsviđr |
Vigr Gandalfr Vindalfr Ţorinn Ţror Ţroinn Ţetr Vitr Litr Nyr
Nyradr Rekr Radsvidr |
Vigr Gandalfr Vindalfr
Ţorínn Ţror Ţroenn Ţekkr Vitr Litr Nyr Nyrađr Rekkr
Rađsvíđr |
Vigg Gandalfr Vindalfr
Ţorinn Ţior Ţorinn [sic]
Vitr Litr
Nyraţr Reckr Raţsviţr |
|
| |
Fili
Kili
Fundinn
Náli ~ Váli
Heptifili |
|
[13] |
Fili Kili Fvndinn Nali Heptivili |
[13] |
Fili Kili Fvnndin Nali
Hefti fili |
|
|
Fili Kili Fvndin Vali Heptifili |
Fili Kili Fvndinn
Vali Heftifili |
Filí Kilí Fvndinn
Valí Heptifilí |
Fili Kili. Fvndinn
Vali Heptifili |
|
| |
|
|
|
|
|
|
I nani che dimorano
tra le rocce |
|
| |
Hannarr ~ Hárr (1)
Svíurr =
Svíarr
Nár (3)
Náinn (2)
Nípingr (2)
Dáinn (2)
Billingr
Brúni
Bíldr
Búri
Frár =
Frór
Hornbori ~ Fornbogi
Frćgr
Lóni
Aurvangr
Jari
Eikinskjaldi (1) |
|
|
Hanarr Sviorr
Frar Hornbori Frćgr Loni Avrvangr Iari Eikinscialdi |
[14] |
Hanarr Svidr Nąr Náinn Nipingr Dáinn Billingr Brvni
Billdr Bvri Fror Fornbogi Freg Loni Avrvangr Iari
Eikinkialldi |
|
{19} |
Hárr Siarr
|
Harr Sniar |
Haarr Sviarr |
|
|
| |
|
|
|
I nani
di Jǫruvellir |
|
|
|
|
|
|
|
| |
Draupnir =
Draufnir
Dólgţrasir ~ Dólgţvari
Hár(r) (2) ~ Hǫrr
Haugspori ~ Hugstari
Hlévargr ~ Hleđjólfr
Glóinn
Dóri
Óri (2)
Dúfr
Andvari |
|
[15] |
Dravpnir Dolgţrasir Hár Havg spori Hlęvangr Gloi |
[15] |
Dravfnir Dolgţraser
Har Havgspori Hlevargr Gloinn |
|
|
Dravpnir Dolgţvari Havrr Hvgstari Hleđiolfr Gloinn Dori Ori Dvfr Andvari |
Dravpnir Dolgţvari Havr
Hvgstari Hleţiofr Gloinn Dori Ori Dvfr Andvari |
Dravpner Dolgţvarí Havrr
Hvgstarí Hleđiolfr Gloinn. Dori Orí Dvfr Andvarí |
Dramir Dolgţvari Hár
Hvgstari. Hleiţolfr Gloni Dori Ori. Dvfr Andvari |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
I nani
di Jǫruvellir |
|
| |
Skirvir =
Skirfir
Virvir =
Virfir
Skáfiđr
Ái (2) |
|
|
Scirvir Virvir Scafiţr Ai |
|
Scirfir Virvir Skafiđr Ai
|
|
{20} |
Skirfir Virvir Scafidr Ai |
Skirfir Virvir Scafidr Ai |
Skirver Virver Skafiđr Aí |
Skirvir Virvir Skafiţr
Ai |
|
| |
Álfr
Yngvi =
Ingi
Eikinskjaldi (2)
Fjalarr ~ Falr
Frosti
Finnr =
Fiđr
Ginnarr |
|
[16] |
Alfr Yngvi Eikinscialdi Fialarr Frostri Finnr Ginnarr |
|
Aalfr Yngvi Eikinskialldi |
|
|
Alfr Ingi Eikinscialldi Falr Frosti. Fidr Ginnarr |
Alfr Ingi Eikinscialldi Falr Frosti Fidr
Ginnarr |
Alfr Ingi Eikinskialldí Falr
Frosti Fiđr Ginnarr |
Alfr Yngvi Eikinskialli Falr Frosti Fiđr
Ginar |
|
|
| VIII - I NOMI DEI NANI Riportare
un elenco esaustivo di tutti i nomi dei nani che compaiono nelle fonti norrene č
compito ingrato e impossibile. Il seguente novero non va considerato completo.
|
| Ái |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11, 15
| H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Avo, antenato».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo
nome lo caratterizza come un antenato dei nani in generale, o forse soltanto
della stirpe di Lofarr. La citazione
di questo nano in
Vǫluspá [R:
11] č probabilmente una intromissione
indebita (Snorri sostituisce nello stesso verso il nome di
Óinn). Entrambe le redazioni del
poema tornano infatti a citare
Ái nella strofa [15], e questa č anche la collocazione che di questo nano
fornisce Snorri.
Ái č
anche il nome di uno dei progenitori delle classi sociali degli uomini, citato
in Rígsţula [2-5]. |
|
| Álfr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 16 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Elfo».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il nome
suggerisce una possibile analogia tra elfi e nani. Pare infatti che i nani
vadano identificati con gli elfi neri [dřkkálfar]
di cui parla Snorri. Si vedano al riguardo anche i nani
Gandálfr e
Vindálfr. |
|
| Alţjófr |
Alţjólfr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
|
«[Colui che] depreda».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Attestato regolarmente
sia nell'Ljóđa Edda che nell'Prose Edda, il
nome compare nella forma alternativa
Alţjólfr
in due dei quattro codici snorriani, R e
W. |
|
|
Andvari |
Ljóđa Edda
> Reginsmál [pr. | 2]
Snorri Sturluson:
Prose Edda
> Gylfaginning {19}
Snorri Sturluson:
Prose Edda
> Skáldskaparmál [47 | 49]
Ţulur > Dverga heiti [3] |
|
«Vigilante».
Uno dei nani primordiali che vivevano tra le pietre e le rocce. Č attestato in
una sezione presente nell'Prose Edda, ma non contemplata dalla
Vǫluspá. Suo era il tesoro trafugato da
Loki, da cui prende l'avvio la vicenda dei
Niflungar, svolta sempre da Snorri in
Skáldskaparmál [47-49]. |
|
| Aurvangr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 14]
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«[Colui che abita] i campi d'umida argilla».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente
nella
Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. Il nome č da
mettere probabilmente in relazione con la regione di
Aurvangar «campi d'umida argilla»,
dove dimorava in origine la stirpe di nani di
Jǫruvellir. |
|
| Austri |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [8 | 14: {17}]
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Est».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a
oriente. |
|
|
Báfurr | Bávǫrr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17} |
«Fava».
Forse nel senso di «[piccolo come una] fava»? (Isnardi
1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo,
appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. La forma
Bávǫrr č attestata unicamente nel codice R
della
Vǫluspá. L'alternanza -f-/-v- va intesa come
semplice variante ortografica del suono [f], e non rispecchia una differenza di
pronuncia. |
|
|
Bífurr | Bívǫrr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1] |
«Castoro».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. La forma Bivǫrr
č attestata unicamente nel codice R della
Vǫluspá.
L'alternanza -f-/-v- va intesa come semplice variante ortografica
del suono [f], e non rispecchia una differenza di pronuncia. |
|
| Bíldr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 13] |
«Freccia», o forse «vomere».
(Isnardi 1991)
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel
codice H della
Vǫluspá,
essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R
e ignorata anche da Snorri. |
|
| Billingr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 13]
Ljóđa Edda >
Hávamál [97] |
«Gemello».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel
codice H della
Vǫluspá,
essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R
e ignorata anche da Snorri. Č dubbio se sia da identificare col personaggio
omonimo citato nel Hávamál [97], la cui
figlia č oggetto delle attenzioni di
Óđinn. |
|
| Brúni |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 13] |
«Scuro».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel
codice H della
Vǫluspá,
essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R
e ignorata anche da Snorri. Il suo nome č identico a
Brúni, epiteto di
Óđinn
(Ţulur > Óđins nǫfn [6]). |
|
| Búri |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 13] |
«Generato». Cfr. norreno búrinn
«nato».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel
codice H della
Vǫluspá,
essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R
e ignorata anche da Snorri. Il nome di questo nano č identico a quello di
Búri, l'antico gigante antenato di
Óđinn, forse
a testimoniare una confusione tra nani e altre creature primordiali. |
|
| Bǫmburr | Bǫmbǫrr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1] |
«Persona minacciosa».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. |
|
|
Dáinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 11]
Ljóđa Edda
>
Hávamál [143] (elfo)
Ljóđa Edda > Hyndluljóđ
[7]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17} |
«Morto» (cfr deyja
«morire»). (De Vries
1957)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Sconosciuto al codice R della
Vǫluspá,
Dáinn č citato due volte dal codice H. Soltanto la prima occorrenza
[H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri
(Gylfaginning {17});
la seconda [H: 13] ricorre in una sezione
presente soltanto in H. Nell'Hávamál,
Dáinn č detto essere un elfo e
lascia sospettare una non precisa distinzione tra le varie categorie di esseri
soprannaturali, peraltro legate al regno dei morti. |
|
|
Dólgţrasir
|
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15] |
«[Colui che] combatte con inimicizia» o
«Avido di battaglia».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo
nome č attestato unicamente nei due codici della
Vǫluspá.
Snorri lo sostituisce con
Dólgţvari. |
|
|
Dólgţvari |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {19} |
«Lancia nemica»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo
nome č attestato unicamente in Snorri. La
Vǫluspá
lo sostituisce con Dólgţrasir. |
|
| Draupnir |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Gocciolante»
Secondo la
Vǫluspá, uno dei nani di
Jǫruvellir. Secondo Snorri, faceva
parte della schiera dei nani primordiali che vivevano tra le pietre. Forse da
mettere in collegamento con l'anello Draupnir,
appartenente a
Óđinn, anch'esso forgiato dai nani. |
|
| Dóri |
Ljóđa Edda >
Svipdagsmál
>
Fjǫlsvinnsmál
[16]
Snorri Sturluson: Prose Edda
> Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Colui che nuoce».
Uno dei nani primordiali che vivevano tra le pietre e le rocce. Č attestato in
una sezione presente in Snorri, ma non contemplata
dalla
Vǫluspá.
|
|
| Dúfr |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Assonnato»
Uno dei nani primordiali che vivevano tra le pietre e le rocce. Č attestato in
una sezione presente in Snorri, ma non contemplata
dalla
Vǫluspá.
Il suo nome č forse da intendere in relazione al mondo dei morti. |
|
| Durinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [10]
Snorri Sturluson: Prose Edda
> Gylfaginning [14] |
|
«Portinaio».
Il secondo dei nani primordiali, dopo
Móđsognir. Il nome forse
indica il suo status di guardiano delle «porte di pietra» che fornivano
l'accesso al regno dei nani. |
|
|
Dúrnir |
Ţjóđólfr ór
Hvíni: Ynglingatal [2]
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Colui che dorme».
Forse da intendere in relazione al mondo dei morti. Con
interessante kenning, Ţjóđólfr ór Hvíni definisce i nani «figli di
Dúrnir» [Dúrnis niđjar] (Ynglingatal [2]). |
|
|
Dvalinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Ljóđa Edda >
Hávamál [143]
Ljóđa Edda > Alvíssmál
[16]
Ljóđa Edda > Fáfnismál
[16]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17 | 23}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Colui che indugia» (?)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Pare fosse anche il
signore o il piů saggio dei nani, stando a quando afferma
Óđinn
nel Hávamál.
La
Vǫluspá
considera Dvalinn
il progenitore dei nani di
Jǫruvellir, antenato di
Lofarr. Snorri, che cita questa
stirpe dei nani, non fa parola sul fatto che
Dvalinn ne fosse l'antenato.
Il Fáfnismál
afferma che alcune delle
Nornir
fossero «figlie di Dvalinn», cioč che appartenessero ai nani.
Questo nano appare stranamente legato al sole, che in una kenning citata
nell'Alvíssmál č detto «compagna di giochi
di Dvalinn». |
|
|
Eikinskjaldi |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13, 16
| H: 14, 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [6] |
«[Colui che ha] lo scudo di quercia».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, appartenente alla stirpe
dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome
ricorre due volte nel «catalogo dei nani». La ricorrenza in
Vǫluspá [R 16 | H 15] č riportata anche da Snorri
ne Prose Edda [{20}]. Lo ritroviamo poi attestato in
Vǫluspá [R: 13 | H: 14],
in una sequenza non contemplata da Snorri. |
|
| Falr |
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Snorri Sturluson:
Prose Edda > Skáldskaparmál
[10] |
|
Forse da intendersi nel senso di
«colui che salda le lance». In norreno, falr č infatti l'incavo sulla
punta delle lance.
Uno dei nani di Jǫruvellir.
Č attestato soltanto da Snorri. Il codice R
della
Vǫluspá lo sostituisce con
Fjalarr (la sezione
corrispondente manca nel codice H).
Per quanto non sia improbabile ritenere
Fjalarr
e Falr
due varianti di un medesimo nome, Snorri li cita separatamente nello
Skáldskaparmál. |
|
| Fili |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [5] |
«Lima» (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il significato del
nome č probabilmente da vedere in relazione all'attivitŕ artigianale a cui erano
dediti i nani. Si veda anche il nano
Heptifili «manico di lima».
Citato in tutte le redazioni del «catalogo dei nani» in allitterazione con
Kili. |
|
| Finnr > Fiđr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Snorri Sturluson:
Prose Edda > Skáldskaparmál
[31]
Ţjóđólfr ór Hvíni:
Haustlǫng [13f] |
«Finno», nel senso di «finnico, finlandese» (-đr č il normale
esito di -nnr nella tarda fase della lingua norrena).
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il nome č
forse inteso nel senso che i Finni erano considerati esperti nelle arti magiche
e nelle pratiche sciamaniche. Attestato nel codice
R della
Vǫluspá (ma
non nell'H) e in Snorri. Č anche citato da
Ţjóđólfr ór Hvíni nel poema
Haustlǫng, dove «Finnr
delle montagne» [fjalla finnr] č una kenning per «gigante». Si
intende piů precisamente il gigante
Hrungnir che, in un racconto,
salě in piedi su uno scudo per impedire che Ţórr lo
attaccasse da sotto terra (e dunque il «ponte dei calcagni del
Finnr delle montagne» č lo scudo appartenuto al poeta).
L'ardua kenning č spiegata da Snorri in
Skáldskaparmál [31]. |
|
| Fjalarr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson:
Prose Edda > Skáldskaparmál
[4] |
Uno dei nani di
Jǫruvellir.
Č attestato soltanto nel codice R della
Vǫluspá, ma manca nel codice H.
Snorri lo sostituisce con
Falr,
che č probabilmente da intendere come un diverso personaggio.
Nel racconto riferito da Snorri,
Fjalarr e Galarr furono i due
nani che uccisero Kvasir e dal suo corpo
distillarono l'idromele della poesia, di cui poi s'impossessň il gigante
Suttungr. |
|
| Fornbogi |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 13] |
|
«Arco antico».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel
codice H della
Vǫluspá,
mentre nel codice R il suo nome č sostituito da
Hornbori. La sequenza non č
contemplata da Snorri. |
|
| Frár | Frór |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13] |
«Lesto».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente
nella
Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. Piů
esattamente č presente come
Frár nel codice R,
e Frór nel codice H. |
|
| Frosti |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [5] |
«Ghiacciato»
Uno dei nani di Jǫruvellir.
Attestato nel codice R della
Vǫluspá (ma non nell'H) e in
Snorri. Ha lo stesso nome del gigante elementale
Frosti. |
|
| Frćgr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13] |
«Famoso, glorioso».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente
nella
Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. |
|
| Fullangr |
Ţulur > Dverga heiti [*] |
«Cattivo odore».
Forse da connettersi anch'esso al mondo dei morti. |
|
| Fundinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18} |
«Trovato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il suo nome, di senso
non chiaro, forse si riferisce a un mito andato perduto. |
|
|
Galarr |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Skáldskaparmál [4] |
|
«[Colui che] canta magicamente».
Nel racconto riferito da Snorri,
Fjalarr e
Galarr furono i due nani che
uccisero Kvasir e dal suo corpo
distillarono l'idromele della poesia, di cui poi s'impossessň il gigante
Suttungr. Mentre
Fjalarr č citato nel
«catalogo dei nani» della
Vǫluspá
come uno dei nani di Jǫruvellir,
nulla viene detto al riguardo sul suo compagno
Galarr. |
|
|
Gandálfr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Elfo incantatore, elfo stregone».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. La Isnardi traduce il
suo nome «elfo ingannatore», in base alla capacitŕ magica di cambiare aspetto e
sviare i sensi (Isnardi 1991). In norreno gandr
ha un'ampia gamma di significati, tutti relati nel campo semantico di
«magia, portento, strumento magico, creatura
soprannaturale» (cfr. gǫndull, che č la «verga magica», ma anche
il «membro virile»).
Il termine «elfo» (presente nei nomi dei nani
Álfr,
Gandálfr e
Vindálfr) sembra testimoniare un certo grado di confusione che
doveva sussistere tra le varie creature soprannaturali.
Si noti che č proprio dal nome di questo nano che deriva il popolare personaggio
dello stregone Gandalf nei romanzi di J.R.R. Tolkien. |
|
| Ginnarr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [4] |
|
«Ingannatore».
Uno dei nani di Jǫruvellir.
Attestato nel codice R della
Vǫluspá (ma non nell'H) e in
Snorri. Il nome di questo nano č identico a
Ginnarr, un epiteto minore di
Óđinn, attestato nelle ţulur. |
|
| Glóinn | Glói |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5] |
«Luminoso».
Secondo la
Vǫluspá, uno dei nani di
Jǫruvellir. Secondo Snorri, faceva
parte della schiera dei nani primordiali che vivevano tra le pietre. Il nome
forse allude ai metalli, il cui bagliore illumina le viscere della terra.
Secondo la
Vǫluspá, era uno dei nani di
Jǫruvellir. |
|
| Hannarr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13]
Ţulur > Dverga heiti [5] |
|
«Abile artigiano».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Attestato nella
Vǫluspá. Snorri fa corrispondere nel
verso corrispondente, il nome Hárr.
|
|
| Hár | Hárr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5] |
|
«[Colui che ha lunghi] capelli», forse
nel senso di «grigio, canuto».
Il termine hár in norreno sta per
«chioma, capelli» (cfr. tedesco Har, inglese hair, danese e
svedese hĺr), mentre l'aggettivo corrispondente hárr vale per
«irsuto, dai lunghi capelli».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo,
appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce.
Entrambi i codici della
Vǫluspá
riportano questo nome nella forma
Hár alla strofa [15],
a cui perň corrisponde in Snorri il nome
Hǫrr (Gylfaginning {19}). Nella stessa strofa, Snorri riporta anche la
dizione Hárr,
anche se in corrispondenza dell'Hannarr
di
Vǫluspá [13]. Le
ţulur attestano invece la forma
Hár.
Il codice U dell'Prose Edda
č l'unico a segnalare Hár in
luogo di Hǫrr, ma lo stesso codice
manca anche di Hárr in
corrispondenza di Hannarr.
Dunque, anche se rimane incerto se Hárr
e Hǫrr vadano considerati due
varianti di uno stesso nome, č evidente che tutti e quattro i codici di Snorri
li distinguono l'uno dall'altro.
Non č nemmeno certo se anche Hár e
Hárr vadano a loro volta distinti.
In tal caso č possibile che il primo vada letto come havar > hár
«alto», divenendo cosě identico all'epiteto
Hár attribuito a
Óđinn. Tuttavia, il fatto che il codice
U dell'Prose Edda abbia
Hár e non
Hárr, induce a pensare che si
tratti di un medesimo personaggio riportato in due diverse varianti grafiche. |
|
|
Haugspori |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15] |
«[Colui che] va sui tumuli».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo
nome č attestato unicamente nei due codici della
Vǫluspá.
Snorri lo sostituisce con Hugstari.
Il nome forse suggerisce un collegamento tra i nani e il regno dei morti. |
|
|
Heptifili |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5] |
«Manico di lima».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il suo nome presenta un
probabile riferimento all'abilitŕ artigianale attribuita ai nani. Si noti
che il nome di questo nano, unico nel codice R
della
Vǫluspá, viene scisso in due nomi distinti nel codice
H: Hepti «presa, maniglia, manico» e
Fili
«lima». |
|
| Hleđjólfr |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {19} |
«Lupo protettore»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo
nome č attestato unicamente in Snorri. La
Vǫluspá
lo sostituisce con Hlévargr. |
|
| Hlévargr |
Hlévangr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15] |
|
Uno dei nani di Jǫruvellir.
Č attestato unicamente nei due codici della
Vǫluspá.
Piů esattamente, il nome compare come Hlévangr
«campo riparato» nel codice R
della
Vǫluspá, ma
come Hlévargr «lupo dei luoghi
protetti» o «lupo famoso» nel codice H. La seconda
interpretazione sembra piů ragionevole. Snorri lo sostituisce con
Hleđjólfr. |
|
|
Hornbori |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13]
Ţulur > Dverga heiti [5] |
«Colui che soffia nel corno».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, forse da mettere
in relazione alla credenza popolare che l'eco sia la voce dei nani
(Isnardi 1991). Č attestato unicamente nel codice
R della
Vǫluspá,
mentre nel codice H il suo nome č sostituito da
Fornbogi. La sequenza non č
contemplata da Snorri. |
|
| Hugstari |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5] |
«Dall'ostinato pensiero» (oppure «resistente
ai colpi»?)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo
nome č attestato unicamente in Snorri. La
Vǫluspá
lo sostituisce con Haugspori. |
|
| Hǫrr |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {19} |
«[Biondo come
il] lino».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo,
appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce.
Il suo nome č attestato unicamente in Snorri, in corrispondenza con l'Hár(r) riportato nella
Vǫluspá (nome che ricompare nel codice U
di Snorri). Snorri considera evidentemente
Hǫrr
diverso da Hár(r), che cita
separatamente nella stessa strofa, in corrispondenza all'Hannarr della
Profezia. |
|
| Jari |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 14] |
«Ansioso di battaglia»
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente
nella
Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. |
|
| Kili |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [6] |
Forse «cuneo».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il significato del
nome č probabilmente da vedere in relazione all'attivitŕ artigianale a cui erano
dediti i nani. Citato in tutte e sei le redazioni del «catalogo dei nani» in
allitterazione con Fili. |
|
| Litr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18} [49]
Ţulur > Dverga heiti [6] |
«Colorato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Secondo Snorri,
intralciň il passo a
Ţórr il quale lo spedě con un calcio nel
rogo funebre di Baldr, bruciandolo
(Gylfaginning [49]). Citato, in
allitterazione con Vitr, in tutte
le redazioni del «catalogo dei nani». |
|
| Lofarr | Lovarr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 14, 16
| H: 14, 16]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [14]
Ţulur > Dverga heiti [6] |
«[Colui che] loda».
Nano appartenente alla discendenza di
Dvalinn, i cui antenati
provenivano da Jǫruvellir. Snorri
parla di lui al plurale (i Lofarr/Lovarr) intendendo probabilmente la
stirpe di cui il nano Lofarr era
discendente. |
|
| Lóni |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13] |
«Pigro»
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente
nella
Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. |
|
|
Mjǫđvitnir |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1] |
«Lupo dell'idromele».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Si confronti con
Miđvitnir, padre del gigante
Sřkkmímir.
|
|
|
Móđsognir |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 10 |
H: 10]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [14]
Ţulur > Dverga heiti [1] |
«[Colui che] succhia la forza» oppure «[colui
che] č senza forza».
Detto il piů nobile di tutti i nani, mentre
Durinn sarebbe stato secondo
soltanto a lui. Dal nome si potrebbe associare il personaggio a qualche tipo di
vampiro o dčmone incubo. |
|
| Náinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 11, 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Parente stretto».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Sconosciuto al codice
R della
Vǫluspá, questo nome č citato due volte dal
codice H. Soltanto la prima occorrenza
[H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri
(Gylfaginning {17});
la seconda [H: 13] ricorre in una sezione
presente soltanto in H. |
|
| Náli |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13] |
|
«Cadavere».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il suo nome indica chiaramente un collegamento tra i
nani e il mondo dei morti. Attestato nelle due redazioni della
Vǫluspá, viene sostituito da
Váli nella
redazione di Snorri (Gylfaginning {18}). I due nomi sono
stati forse scambiati tra loro per via di qualche legame con la coppia formata
da Váli e
Nari, figli di Loki. |
|
| Nár |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 11, 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Cadavere».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il nome, come il precedente, indica un collegamento
col mondo dei morti. Questo nome č citato due volte dal codice H. Soltanto la prima occorrenza
[H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri
(Gylfaginning {17});
la seconda [H: 13] ricorre in una sezione
presente soltanto in H. Il codice R cita
Nár una volta
sola [R: 12],
sebbene in corrispondenza col Nýr di H; quest'ultimo nome č
perň quello corretto in questo punto, come rivela l'allitterazione con
Nýráđr. |
|
|
Níđi |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [2]
Cfr. Ljóđa
Edda >
Discorso di Vafţrúđnir [25] |
«Luna nuova».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il «catalogo dei nani»
lo allittera con Nýi
nella formula «Nýi ok
Níđi» che nel suo complesso significa
«luna piena e luna nuova». In un canto eddico compare la
strofa «luna piena e luna nuova /
crearono gli dči propizi / per segnare agli uomini il tempo» [ný
ok niđ / skópo nýt regin / ǫldom at ártali]
(Discorso di Vafţrúđnir
[25]). |
|
| Nípingr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 11, 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17} |
|
«Oscuro» (De
Vries 1957).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Sconosciuto al codice R della
Vǫluspá,
questo nome č citato due volte dal codice H.
Soltanto la prima occorrenza [H:
11] č in relazione col testo fornito da Snorri
(Gylfaginning {17});
la seconda [H: 13] ricorre in una sezione
presente soltanto in H. |
|
| Norđri |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [8] {17}
Ţulur > Dverga heiti [1 | 2] |
«Nord».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a
settentrione. |
|
|
Nóri |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17} |
«Ritaglio»
(letteralmente «pezzettino»).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. |
|
| Nýi |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1]
Cfr. Ljóđa
Edda >
Vafţrúđnismál [25] |
«Luna piena».
(Letteralmente la parola indica il «rinnovamento» della luna. Si noti che in
norreno l'espressione ha senso perfettamente opposto rispetto all'italiano, dove
č detta «luna nuova» la fase in cui la luna č in ombra).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il «catalogo dei nani»
lo allittera con Níđi
nella formula «Nýi ok
Níđi» che nel suo complesso significa
«Luna piena e luna nuova». Si veda la strofa
«luna piena e luna nuova /
crearono gli dči propizi / per segnare agli uomini il tempo» [ný
ok niđ / skópo nýt regin / ǫldom at ártali] (Vafţrúđnismál
[25]). |
|
| Nýr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Nuovo».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Č probabilmente da mettere in relazione con
Nýi, di cui
Nýr č,
anzi, una variante grammaticale. In tal caso il significato sarebbe da intendere
nel senso di «luna piena» [SUPRA].
Il suo nome compare solamente nella redazione H
della
Vǫluspá. La redazione R riporta al
suo posto il nome di Nár, che č da
considerare un refuso per Nýr. |
|
| Nýráđr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Nuovo consiglio».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Č posto in allitterazione con
Nýr in tutte le redazioni del
«catalogo dei nani», tranne in R, dove un refuso vi
sostituisce il nome di Nár. |
|
| Óinn |
Ljóđa Edda > Reginsmál [2]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Timoroso».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il suo nome manca nella
Vǫluspá
(che lo sostituisce con
Ái).
Č invece attestato nell'Prose Edda, nei codici R e W;
manca nel codice T (dove č di nuovo sostituito da
Ái),
mentre č riportato nel codice U nella forma erronea
Onni. Viene inoltre citato nel
Reginsmál come padre di
Andvari. |
|
| Ónarr | Ánarr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Eccitato» (nel senso
di «ubriaco»).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Č Ánarr nel
codice R della
Vǫluspá, Ónarr nel codice
H. Snorri riporta la forma
Ónarr, tranne nel codice
U dove ritorna la forma Annarr, forse per
accostamento con il personaggio di
Annarr, giŕ identificato da Snorri con
Óđinn. |
|
| Ónn | Ánn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 12]
Ţulur > Dverga heiti [3] |
«Ottimo amico».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il nome di questo nano compare soltanto nella forma
Án[n]
nella
Vǫluspá, ma č assente in Snorri. La forma
Ónn, attestata nelle ţulur, restituisce tuttavia l'alternanza dell'iniziale á-/ó- giŕ attestata in
una serie di nani dai nomi strettamente allitterati, presenti nella prima forma
nell'Ljóđa
Edda, nella seconda nell'Prose Edda. |
|
| Óri |
Ljóđa Edda >
Svipdagsmál
>
Fjǫlsvinnsmál
[34]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [14: {17}, {19}]
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Eccitato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Questo nome č sconosciuto alla
Vǫluspá, ma č attestato due volte da Snorri. La prima ricorrenza
{17} sembra sorta per una confusione con
Órinn, nome
che compare nel codice W, mentre
Óri compare in T
e U. La seconda ricorrenza
{19} č attestata da tutti e
quattro i manoscritti snorriani ed č probabilmente quella originale. |
|
| Órinn |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {17} |
«Eccitato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il nome di
Órinn
compare soltanto nel codice W dell'Prose Edda, nel posto occupato da
Óri nei codici T e U.
Questo fa pensare a una confusione tra i due nomi. Che si tratti di due
varianti grafiche di un unico nome potrebbe essere escluso dal fatto che un
secondo Óri č
attestato da Snorri nella strofa {17} (in
tutti e quattro i codici). Non si puň tuttavia tacere il
fatto che le ţulur conoscano
Óri ma non
Órinn. |
|
|
Ráđsviđr
|
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [6] |
«Saggio consigliere».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che vivono nella terra. |
|
| Reginn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Ljóđa Edda > Grípisspá
[11]
Ljóđa Edda > Reginsmál
[passim]
Ljóđa Edda > Fáfnismál
[pr., 22-39]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Snorri Sturluson:
Prose Edda > Skáldskaparmál
[47-48 | 50]
Vǫlsunga saga
Ţulur > Dverga heiti [6] |
| Uno dei nani creati
all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella
terra. Presente soltanto nella
Vǫluspá,
Snorri lo sostituisce con Rekkr.
La sua importanza nel mito norreno č legata al suo ruolo di tutore di
Sigurđr nel ciclo dei Niflungar.
Come tale, Reginn compare nel
Reginsmál (poema intitolato espressamente a
lui), in un lungo racconto inserito nello
Skáldskaparmál di Snorri, e nella Vǫlsunga
saga. |
|
| Rekkr |
Snorri
Sturluson: Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [6] |
«Guerriero»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che vivono nella terra. Il nome č attestato unicamente da Snorri, dove
sostituisce Reginn, riportato
nella
Vǫluspá. |
|
| Skáfiđr |
Skáviđr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Colui che raschia».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo
nome fa riferimento all'attivitŕ artigianale attribuita ai nani, oppure
all'operazione di scavare gallerie nel cuore della terra. |
|
| Skirvir | Skirfir |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Abile artigiano».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo
nome fa riferimento all'attivitŕ artigianale attribuita ai nani. |
|
| Suđri |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [8] {17}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
«Sud».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a
meridione. |
|
| Svíurr | Svíarr | Sviđr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 13 |
H: 13]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {14} |
Forse da intendersi «[colui che] scompare».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo
nome č attestato in molte diverse ortografie. Č Svíurr nel codice R
della
Vǫluspá, mentre č Sviđr
nel codice H. I vari manoscritti di Snorri riportano Sjárr,
Snjárr o Svjárr. Tali variazioni hanno probabilmente soltanto valore
ortografico o non devono necessariamente essere riferiti a diversi personaggi. |
|
| Váli |
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18} |
«Piccolo combattente»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Č presente unicamente nella
redazione di Snorri, dove sostituisce il
Náli attestato nelle due redazioni
della
Vǫluspá. I due nomi
sono stati forse scambiati tra loro per via di qualche legame con la
coppia formata da Váli e
Nari, figli di
Loki. Si noti che il
medesimo nome č attribuito al dio Váli
figlio di Óđinn. |
|
|
Veigr | Viggr | Vigr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18} |
| Uno dei nani creati
all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella
terra. Le varie forme di questo nome fornite nelle varie versioni del
«novero die nani» non sono tra loro sovrapponibili.
Il codice R della
Vǫluspá fornisce la forma Veigr «[colui che ha]
l'andatura traballante» (Isnardi 1991), se non č
invece da intendere come forma maschile del sostantivo veig «bevanda
inebriante» (cfr. il nome di Gullveig
«ebbrezza dell'oro»). Il codice H ha la forma
Viggr «destriero»; anche se la Isnardi rende «cuneo»
(Isnardi 1991). In Snorri compare la grafia Vigr «lancia», forse
da intendersi come «[fabbro di] lance» (Isnardi 1991). |
|
| Vestri |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 11 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [8] {17} |
«Ovest».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a
occidente. |
|
|
Vindálfr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Elfo del vento».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il termine
«elfo» (presente nei nomi dei nani
Álfr,
Gandálfr e
Vindálfr) sembra testimoniare un certo grado di confusione che
doveva sussistere tra le varie creature soprannaturali. |
|
| Virvir | Virfir |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 15 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [2] |
Forse, «cavallo».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il nome
va forse inteso con connessioni falliche? Oppure nel senso di dčmone incubo? In
quest'ultimo caso la ragione č che l'incubus era visto, nella tradizione
germanica, nella forma di un cavallo che costringeva il dormiente a spossanti
cavalcate (si veda la parola inglese nightmare «incubo», letteralmente
«giumenta notturna»). |
|
| Vitr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Saggio»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Citato, in
allitterazione con Litr, in tutte
le redazioni del «catalogo dei nani». |
|
|
Yngvi | Ingi |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 16 |
H: 15]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {20} |
Forse, «Progenitore».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Nella
Vǫluspá l'ortografia del nome č Yngvi. Snorri tuttavia
scrive Ingi, forse per evitare confusione con l'Yngvi
epiteto di Freyr che č alla base delle
dinastie da lui narrate nella Ynglinga saga
(solo nel manoscritto U dell'Prose Edda,
il nome torna a essere Yngvi). |
|
| Ţekkr |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Obbediente, disponibile, piacevole».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Attestato della redazione R
della
Vǫluspá, ma
sostituito da Ţrár nella
redazione H. Tutti i codici snorriani lo riportano
con diverse ortografie, tranne U che lo ignora.
Si noti che
Ţekkr
č anche un heiti di Óđinn
(Grímnismál [46] |
Gylfaginning [20]). |
|
|
Ţorinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 11]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [{18}]
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Coraggioso».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente
alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Nel codice
U dell'Prose Edda, il suo nome viene riportato due
volte, ma il confronto con la
Vǫluspá e gli altri codici di Snorri mostra
che la seconda occorrenza č probabilmente dovuta a una confusione con
Ţróinn. |
|
| Ţrár |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [H: 12]
Ţulur > Dverga heiti [4] |
«Testardo, cocciuto».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Questo nome č citato unicamente nella
redazione H della
Vǫluspá,
in cui sostituisce il
Ţekkr di R
e di Snorri. Per quanto a volte considerato una variante di
Ţrór,
Ţrár č probabilmente un
personaggio indipendente. Entrambi i nomi sono infatti citati separatamente non
soltanto in H, dove permane la possibile di un
errore, ma anche nelle ţulur. |
|
|
Ţráinn | Ţróinn |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18} |
Forse, «proficuo». O
«minaccioso». (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Il nome č attestato come
Ţráinn
nella
Vǫluspá e come
Ţróinn in Snorri. Nel codice
U dell'Prose Edda il nome viene sostituito,
probabilmente per errore, da Ţorinn,
ripetuto qui per la seconda volta. |
|
|
Ţrór |
Ljóđa Edda >
Vǫluspá [R: 12 |
H: 12]
Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4] |
Forse, «proficuo».
(Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro
che dimoravano nella terra. Si noti che
Ţrór č anche un heiti di
Óđinn (Grímnismál [49] |
Gylfaginning [20]). |
|
|
| IX - I NANI NEI ROMANZI DI J.R.R. TOLKIEN
L'immagine moderna dei nani risulta modellata dalla tradizione folkloristica
tramandata dalle fiabe, come quella celeberrima di Biancaneve contenuta nella
raccolta dei fratelli Grimm, e soprattutto – in tempi piů recenti – dai romanzi
fantasy, tra cui spiccano quelli di J.R.R. Tolkien.
Tolkien era troppo un buon filologo per non conoscere il
«catalogo dei nani» attestato nei testi norreni. I
tredici nani che fanno visita a Bilbo Baggins, all'inizio de
Lo Hobbit, Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori,
Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur, Bombur e Thorin, hanno nomi che derivano
dalla versione del «catalogo» contenuta
nell'Prose Edda.
Solo il primo nome, Balin, č stato inventato da Tolkien, gli altri li ritroviamo
tutti in Snorri: Dvalinn,
Kili,
Fili,
Dóri,
Nóri,
Óri,
Óinn,
Glóinn,
Bífurr,
Báfurr,
Bǫmburr e
Ţorinn. Si puň ancora aggiungere
il nano Thorin era chiamato «Scudodiquercia», ed č infatti questo il significato del nome di un
altro dei nani eddici:
Eikinskjaldi.
Anche Gandalf, lo stregone che giunge a casa di Bilbo assieme alla numerosa
compagnia, deriva il suo nome da quello del nano
Gandálfr, che significa «elfo
incantatore» (in norreno gandr č parola legata alle pratiche magiche e
incantatorie [SUPRA]). Gandalf avrŕ poi una parte
importantissima nella successiva trilogia del Signore
degli Anelli. Il suo nome, tuttavia, č attribuito a un nano nelle
fonti norrene.
Nel primo tomo della trilogia, La compagnia
dell'anello, Tolkien descrive la maestosa cittŕ sotterranea dei nani,
Moria o Khazad-dűm. Di tale cittŕ non vi č
ovviamente traccia nei miti nordici. Sono perň interessanti le porte di accesso
alla cittŕ, scolpite nella roccia, che nel romanzo sono chiamate
«Porte di Durin». Abbiamo giŕ spiegato l'importanza
dei nani come guardiani degli accessi all'altro mondo e citato i nani gementi
davanti «alle porte di pietra» [steindurum] di
cui tratta
Vǫluspá [48].
Ma anche la scelta di porre un nano a nome Durin come guardiano delle porte di
Moria non č casuale, in quanto nelle fonti eddiche
Durinn non č solo detto essere
uno dei nani piů antichi, ma ha un nome che significa
appunto «portinaio». La conoscenza di
Tolkien di tali valenze č in molti casi piuttosto esplicita. Diversi altri nomi
di nani, citati da Tolkien nel corso del romanzo e negli alberi genealogici
apposti in appendice all'opera, hanno un riscontri nei miti nordici. Č il caso
di diversi sovrani del popolo dei nani, alcuni dei quali sono chiamati Dáin e
Náin (che corrispondono al Dáinn e
Náinn eddici), o Thráin e Thrór
(cioč Ţráinn e
Ţrór). Tra i capi-nani che
entrarono a Moria con Balin, troviamo elencati Lóni e Náli (gli eddici
Lóni e
Náli), Frár e Frór (l'eddico
Frár =
Frór, che Tolkien distingue in due
personaggi). Molti altri nomi, invece, Tolkien li inventa.
Tolkien, in definitiva, ha dipinto i nani sulla base di quanto ha letto nelle
fonti antiche, modellandoli abilmente come gli
avidi e abilissimi signori del sottosuolo. Naturalmente, cosě facendo, li ha
privati del loro carattere soprannaturale, trasformandoli in una delle
tante «razze» della Terra di Mezzo e ponendoli allo
stesso livello di uomini, elfi e hobbit. Questa scelta contrasta profondamente
con la natura del mito, di cui i romanzi di Tolkien sembrano piuttosto
un'interpretazione laica. Il pensiero mitico colloca esseri come i nani o gli
elfi in una sfera soprannaturale, che interagisce con quella umana, ma non vi fa
davvero parte. I nani, in particolare, sono configurati sě, come esseri ctoni e
sotterranei, ma in qualitŕ di esseri legati al regno dei morti, quindi guardiani
delle aperture e dei passaggi tra i mondi.
Tutte queste implicazioni sono perfettamente
ignorate nel romanzo di Tolkien, a cui i nani servono semplicemente da «pedine»
per tracciare le sue avventurose vicende. Nella composizione della cosiddetta
«compagnia dell'anello», un nano a nome Gimli (in questo caso privo di un
riscontro letterario) viene disposto insieme a due uomini, uno stregone, un elfo
e quattro hobbit, in un microcosmo in cui vengono in qualche modo rappresentate
tutte le «razze» della Terra di Mezzo. Nel mondo di Tolkien – contrariamente a
quanto accade nel mito – non traspare alcuna differenza metafisica tra
uomini, nani ed elfi. Ma non si tratta di un errore dell'autore, bensě di una
legittima scelta letteraria, necessaria per gli scopi che Tolkien si prefiggeva.
L'enorme popolaritŕ di cui i suoi libri hanno goduto, perň, accompagnati dalla
diffusione dei giochi di ruolo, hanno avuto l'effetto di diffondere nel grande
pubblico una visione piuttosto banale dell'effettiva natura degli esseri
soprannaturali nel mito nordico. |
Bibliografia
- BRANSTON Brian: Gods & Heroes from Viking Mythology.
Eurobook, Londra 1978. → ID. Dči e eroi della mitologia
vichinga. Mondadori, Milano 1981.
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