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MITI GERMANICI
NANI, DALLA TERRA
NASCITA DEL POPOLO DEL SOTTOSUOLO
Dopo la creazione del mondo, i nani sorgono dalla terra, dove si sono spontaneamente formati come vermi nelle carni ormai pietrificate del gigante Ymir. Gli dči dŕnno loro aspetto e intelligenza umana, e nasce cosě l'industrioso popolo del sottosuolo.
MITI - COSMOGONIA E COSMOLOGIA
Indice
MITI
SAGGI

1 - LA NASCITA DEI NANI

a stirpe dei nani [dvergar] si formň sotto terra, dove essi presero vita come vermi nelle carni morte di Ymir, nel suo sangue trasformato in acqua e tra le sue ossa tramutate in pietra. Gli dči si riunirono a consiglio per stabilire chi dovesse creare questa nuova schiera dal sangue di Brimir e dagli ossi di Bláinn. Dopo aver preso una risoluzione, diedero a queste nuove creature aspetto umano, intelligenza e discernimento.

I nani presero dimora nella terra molle e nel fango, tra le pietre e le rocce. Móđsognir era il piů famoso tra loro, e un altro aveva nome Durinn. E fu quest'ultimo a riportare i segreti del regno dei nani. Dice infatti la vǫlva:

Andarono allora gli dči tutti
divinitŕ santissime
chi dovesse dei nani
dal sangue di Brimir

 

 

 

 

ai troni del giudizio,
e su questo deliberarono
le schiere foggiare:
e dagli ossi di Bláinn.
   
Móđsognir era
fra tutti i nani
Lŕ, d'aspetto umano,
nani, dalla terra;
il piů eccellente
e Durinn era secondo.
molti furono fatti,
come Durinn diceva.

Vǫluspá [9-10]

La miniera dei nani

Illustrazione di Bill Corbet

2 - LE STIRPI DEI NANI

i ricordano i nomi di molti nani. La tradizione annovera innanzitutto Norđri, Suđri, Austri e Vestri, i quattro nani che reggevano il cielo ai punti cardinali. E poi: Nýi e Níđi, i due nani che governavano la luna piena e la luna nuova.

E ancora: Alţjófr, Dvalinn, Nár, Náinn, Nípingr, Dáinn, Bífurr, Báfurr, Bǫmburr, Nóri, Ónn, Órinn, Ónarr, Óinn , Ái, Mjǫđvitnir. Veigr, Gandálfr, Vindálfr, Ţorinn, Ţrór, Ţróinn, Ţrár, Ţekkr, Vitr, Litr, Nár, Nýr, Nýráđr, Reginn, Rekkr, Ráđsviđr, Fili, Kili, Fundinn, Náli e Váli. Tutti costoro, affermano gli informatori di re Gylfi, vivevano nella terra molle e nel fango.

Mentre questi vivevano tra le pietre e le rocce: Hannarr, Hárr, Hǫrr, Svíurr Draupnir, Dólgţrasir, Dólgţvari, Haugspori, Hugstari, Hlévargr, Hleđjólfr, Glóinn, Dóri, Óri, Dúfr, Andvari, Heptifili.

A questi la vǫlva aggiunge: Billingr, Brúni, Bíldr, Búri, Frár, Hornbori, Fornbogi, Frćgr, Lóni, Aurvangr, Jari, Eikinskjaldi.

I nani della stirpe di Dvalinn, venivano invece da Svarinshaugr, regione che si trova verso Aurvangar, nella terra di Jǫruvellir. Ultimo membro della loro discendenza era Lofarr. Ecco i loro nomi: Skirvir, Virvir, Skáfiđr, Ái, Álfr, Ingi, Eikinskjaldi, Fjalarr, Falr, Frosti, Finnr e Ginnarr. Secondo la vǫlva, anche Draupnir, Dólgţrasir, Hár, Haugspori, Hlévargr e Glóinn sarebbero da annoverare tra i nani di Jǫruvellir.

Fonti
1-2 Ljóđa Edda > Vǫluspá [9-16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [14]
Ţulur > Dverga heiti [1-6]
I - I NANI

In norreno dvergr, plurale dvergar (cfr. inglese dwarf). Secondo alcuni da intendersi nel senso di «esseri demoniaci», in relazione con il sanscrito dhvaras, termine indicante una sorta di dčmoni femminili. Altri interpretano la parola come «ridotto, rattrappito», relazionandola con l'antico persiano drwa- «minuscolo» (nel senso anche di «deforme»), o con il lettone drugti «ridursi». (Isnardi 1991)

Non č difficile dare una rappresentazione del popolo dei nani. Fiabe popolari, come ad esempio quella di Biancaneve, hanno conservato il loro carattere di avidi e industriosi signori del sottosuolo. I romanzi di J.R.R. Tolkien ne hanno nobilitato l'immagine e li hanno privati del loro carattere soprannaturale, ma ne hanno comunque restituito una descrizione abbastanza fedele. Piů difficile č cercare di capire chi o cosa fossero esattamente i nani nel mito nordico, ed č quanto faremo in questo capitolo.

II - CREAZIONE DEI NANI DALLA TERRA

La Vǫluspá descrive la creazione dei nani in due strofe alquanto problematiche:

Ţá gengu regin ǫll
á rǫkstóla,
ginnheilǫg gođ,
ok gćttusk of ţat
hvárt skyldi dverga
dróttir skepja
ór Brimis blóđi
ok ór Bláins leggjum.
Andarono allora gli dči tutti
ai troni del giudizio,
divinitŕ santissime
e su questo deliberarono
chi dovesse dei nani
le schiere foggiare
dal sangue di Brimir
e dagli ossi di Bláinn.
 Ţar vas Móđsognir
mćztr af orđinn
dverga allra,
en Durinn annarr;
ţeir manlíkun
mǫrg of gerđu
dverga í jǫrđu,
sem Durinn sagđi.
Móđsognir era
il piů eccellente
fra tutti i nani
e Durinn era secondo.
Lŕ, d'aspetto umano,
molti furono fatti,
nani dalla terra;
come Durinn diceva.
Ljóđa Edda > Vǫluspá [9-10]

I nomi Brimir e Bláinn, in Vǫluspá [9], sembrano essere epiteti di Ymir. Il primo nome viene forse da brim «onda», mentre bláin vuol dire «scuro», con riferimento al profondo azzurro del cielo e del mare (cfr. blá- «blu»), e mare e cielo, come sappiamo, furono formati dal sangue e dal cranio del macroantropo Ymir. La strofa si chiude in una doppia kenning in quanto «sangue di Brimir» č metafora per indicare il mare, e «ossa di Bláinn» per indicare la terra e le pietre. Le rocce che compongono la terra e le acque che formano il mare sono le carni e il sangue del macroantropo primordiale e, come i vermi si formano nelle carcasse in decomposizione, i nani nacquero da queste carni di fango e roccia.

Snorri lo afferma esplicitamente:

Ţar nćst settust gođin upp í sćti sín ok réttu dóma sína ok minntust, hvađan dvergar hǫfđu kviknat í moldinni ok niđri í jǫrđunni, svá sem mađkar í holdi. Dvergarnir hǫfđu skipazt fyrst ok tekit kviknun í holdi Ymis ok váru ţá mađkar, en af atkvćđum gođanna urđu ţeir vitandi manvits ok hǫfđu manns líki ok búa ţó í jǫrđu ok í steinum. Poi gli dči s'insediarono sui loro troni, si riunirono in giudizio e ricordarono in che modo i nani avessero preso vita nel fango e sotto la terra, come i vermi nella carne. I nani furono creati per primi e presero vita nella carne di Ymir, dove erano come vermi, tuttavia per decisione degli dči ricevettero la conoscenza del sapere umano e l'aspetto degli uomini, e abitarono nella terra e nelle rocce.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [14]

L'origine dei nani č legata al fango, che altri non č che una mistura di terra inumidita dall'acqua, e dunque ritorniamo al «sangue di Brimir» e alle «ossa di Bláinn» di cui sopra. A questa origine fa riferimento il nome di una regione da cui alcuni dei nani sarebbero venuti: Aurvangar «campi di umida argilla», sito in Jǫruvellir «pianure sabbiose» (Vǫluspá [14]). Solo in seguito, dopo che ebbero acquistato aspetto umano e furono divenuti intelligenti come gli uomini, dice Snorri, essi andarono ad abitare «nella terra e fra le pietre» [í jǫrđu ok í steinum].

Snorri č chiaro anche su un altro punto: furono gli dči a dare aspetto umano e intelligenza a queste creature spuntate dal fango. Questo dettaglio spiega gli ultimi due versi della strofa della Vǫluspá [10]. Da qui la nostra traduzione «lŕ d'aspetto umano, molti furono fatti, nani, dalla terra» [ţeir manlíkun | mǫrg of gerđu | dverga í jǫrđu], sottinteso «dagli dči» quale complemento d'agente. Č invece sicuramente da scartare l'ipotesi di quanti ritengono che siano i nani stessi il soggetto della frase. Ad esempio Sophus Bugge interpreta: «Questi nani fecero molti fantocci nella terra» a cui gli dči avrebbero poi infuso il soffio vitale (Bugge 1881 | Polia 1883). La spiegazione di Snorri a nostro avviso chiude la questione.

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III - I NANI COME ESSERI SOPRANNATURALI LEGATI AL REGNO DEI MORTI

I molti nomi di nani fornitici dalla Vǫluspá e da Snorri, ai quali si possono aggiungere agevolmente diversi altri nomi forniti nelle ţulur, ci aiutano a definire il carattere e la natura di questi esseri soprannaturali. I nani sono essenzialmente creature del mondo ctonio, legati alla terra e alle pietre. Snorri narra del re svedese Sveigđir, ossessionato dalla ricerca del paese degli dči, dove dimorava il suo antenato Óđinn. Una sera, dopo il tramonto, mentre tornava a casa dopo una solenne bevuta, egli vide un nano seduto su una grossa roccia. Questi invitň Sveigđir a seguirlo all'interno del macigno, dove avrebbe potuto incontrare Óđinn. Il re saltň in un'apertura spalancatasi nella pietra, questa si richiuse alle sue spalle e nessuno lo rivide piů (Ynglinga saga [12]).

Snorri basa la vicenda su una strofa del famoso «catalogo degli Ynglingar» fornito da Ţjóđólfr ór Hvíni:

En dagskjarr
Dúrnis niđja
salvǫrđuđr
Sveigđi vélti,
ţás i stein
enn stórgeđi
Dusla konr
ept dvergi hljóp,
ok salr bjartr
ţeira Sǫkmímis
jǫtunbyggđr
viđ jǫfri gein.
Guardingo del giorno,
il guardiano della sala
dei figli di Dúrnir,
illuse Sveigđir,
quando il magnanimo
nipote di Dusli
balzň nel macigno
seguendo il nano,
e la fulgida sala
di quelli di Sřkkmímir,
gremita di giganti,
ingoiň il principe.
Ţjóđólfr ór Hvíni: Ynglingatal [2]

Questo breve brano č interessante per molte ragioni. La prima della quale č il fatto che la pietra nel quale il nano invita re Sveigđir rassomiglia in modo inquietante a un tumulo funerario. Nelle leggende nordiche tali tumuli erano spesso visti come «varchi» per il regno dei morti. In alcune saghe li vediamo aprirsi affinché i morti si affaccino per parlare ai parenti ancora vivi; o viceversa, per permettere ai vivi di unirsi ai congiunti deceduti. L'invito che il nano rivolge a re Sveigđir ha un significato ovvio: per incontrare Óđinn bisogna morire. Egli appare come una sorta di custode dell'ingresso al mondo soprannaturale. La kenning proposta da Ţjóđólfr lo definisce «guardiano della sala dei figli di Dúrnir» [Dúrnis niđja salvǫrđuđr], e che questo Dúrnir sia a sua volta un nano, ce lo assicurano le ţulur (Dverga heiti [3]).

Puň darsi che le piů antiche credenze nordiche deputassero proprio ai nani il ruolo di guardiani di questi ingressi all'altro mondo. Il verso di un poema eddico mostra i nani gemere ritti «dinanzi alle porte di pietra» [fyr steindurum] (Vǫluspá [48]), forse perché l'avvento del ragnarǫk li costringerŕ a spalancare i passaggi per il mondo dei morti. D'altra parte il nome del nano Durinn vuol dire effettivamente «portinaio».

Esiste dunque un legame tra i nani e i morti, entrambi abitatori dei tumuli e delle profonditŕ della terra. In tal senso puň essere letta l'apostrofe che Ţórr rivolge al nano Alvíss: «Perché sei cosě pallido tra le narici? Sei stato di notte tra i cadaveri?» [Hví ertu svá fǫlr um nasar | vartu í nótt međ na?] (Alvíssmál [2]). Molti nomi di nani attestano tale legame. Cosě Dáinn «morto», Dúfr «assonnato», Fullangr «cattivo odore», Haugspori «[colui che] va sui tumuli», Nár e Náli «cadavere», e lo stesso Dúrnir «[colui che] dorme». Il nome di Móđsognir «[colui che] succhia la forza» puň forse suggerire l'immagine di un dčmone incubo o vampiro (Isnardi 1991).

La connessione dei nani con la morte sembra risalire alle origini stesse del mondo: non dimentichiamo che essi si formarono come vermi nelle carni del cadavere del macroantropo Ymir. Ma il sacrificio di Ymir ha caratteri ambivalenti: č anche l'evento da cui si originarono il mondo e tutti gli esseri che lo abitano. Non c'č dunque da stupirsi se molti nomi di nani rimandano a caratteri di esseri antichi e primigeni, collocati alle origini delle stirpi. Cosě Ái «antenato» (anche nome di un progenitore delle classi sociali umane), Búri «generato», Ingi o Yngvi «progenitore», Náinn «parente stretto», Nefi «nipote», Ǫlnir «figlio». I nani potrebbero anche essere stati visti, in epoca remota, come spiriti tutelari delle famiglie, soccorrevoli verso i loro componenti. (Isnardi 1991)

Quali creature del mondo soprannaturale, i nani non sono ben distinti da altre classi di esseri, come i giganti. Alcuni nomi di nani, come Jaki «ghiacciolo» e Frosti «ghiacciato», sembrano essere nomi di giganti di brina (Frosti in effetti č anche nome di un gigante del gelo). Inoltre, il luogo che re Sveigđir trovň dentro la pietra č chiamato «fulgida sala di Sřkkmímir e i suoi» [salr bjartr ţeira Sǫkmímis], sala che č detta essere «gremita di giganti» [jǫtunbyggđr]; Sřkkmímir č il nome del gigante che Óđinn afferma di aver ucciso in Grímnismál [50].

Ma i nani si confondono anche agli elfi, in particolare agli «elfi scuri» [dřkkálfar], i quali dimoravano in un luogo chiamato Svartálfaheimr, che sembra coincida con il mondo dei nani. Snorri narra infatti che Óđinn inviň Skírnir nello Svartálfaheimr, alla ricerca di alcuni nani cosě abili da forgiare un laccio in grado di legare il lupo Fenrir (Gylfaginning [34]). Sempre Snorri racconta che, in un'altra occasione, Óđinn mandň Loki nello Svartálfaheimr, alla ricerca del nano Andvari e dell'oro da questi custodito (Skáldskaparmál [47]).

Molti nomi di nani si rifanno in effetti alle tenebre e all'oscuritŕ. Le fonti ci informano che essi temevano la luce del giorno, in quanto il sole, sorgendo, era in grado di pietrificarli (questa č la fine del nano Alvíss, che Ţórr trattiene fino all'alba con domande e indovinelli, come narrato nell'Alvíssmál). Ţjóđólfr ór Hvíni definisce «guardingo del giorno» [dagskjarr] il nano che adesca re Sveigđir (Ynglingasaga [2]). A tale concetto si riferiscono nomi come Sólblindi «[colui che viene] accecato dal sole», Dagfinnr «[colui che] trova il giorno» (oppure «finno del giorno»), Bláinn «scuro», Brúni «scuro», Nípingr «oscuro», Blindviđr «di cieca vastitŕ».

IV - I NANI COME FABBRI E ARTIGIANI IMPAREGGIABILI

I nani, quali esseri sotterranei, sono anche i conoscitori dei metalli e i depositari del segreto del fuoco primordiale che li ha plasmati. Come tali, sono visti come fabbri abilissimi e ricordati come gli artigiani che hanno forgiato gli oggetti piů preziosi appartenenti agli dči.

Tra i nani-artigiani sono ricordati innanzitutto i figli di Ívaldi, forse «[colui che] ha potere sull'arco» (o «assai potente» o «divinitŕ della terra»), i quali avevano forgiato per Freyr la nave magica Skíđblađnir, per Óđinn la lancia Gungnir, e per Sif una chioma d'oro che cresceva come i suoi capelli naturali. A questi si opponevano altri due nani: i fratelli Eitri «veleno» e Brokkr «frammento», i quali donarono a Óđinn l'anello magico Draupnir (anch'esso nome di nano), a Ţórr il martello Mjǫllnir, a Freyr il cinghiale d'oro Gullinbursti (Skáldskaparmál [44]).

Freyja possedeva ancora un cinghiale, Hildisvíni, che era era stato forgiato da altri due nani: Dáinn «morto» e Nabbi «punta, gobba» (Hyndluljóđ [7]). Ella possedeva inoltre il medaglione Brísingamen (cioč il «monile dei Brísingar», i nani della stirpe del fuoco), al quale lavorarono quattro nani chiamati: Álfrigg «elfo potente», Berlingr «piccola trave», Dvalinn «colui che indugia», Grérr «rumoroso» (Sǫrla ţáttr [1]).

Anche opera dei nani fu il laccio Gleipnir col quale fu legato Fenrir (Gylfaginning [34]). Stesso si puň dire di Gramr, la spada impugnata da Sigurđr (Reginsmál [pr.] | Skáldskaparmál [48]). Anche Reginn, il nano che allevň Sigurđr, era un abilissimo fabbro.

Altri nani sono ricordati quali costruttori di una dimora celeste detta Lýr. Essi erano: Uni «contento», Íri «irlandese», Óri «eccitato», Bári (o Bárri) «ruvido» (o «pazzo»?), Varr «attento», Vegdrasill «cavallo della via», Dóri «[colui che] nuoce», Úri «fabbro», Dellingr «luminoso», Atvarđr «guardiano» (?) e Liđskjálfr «disarticolato» (?); in questo elenco č curiosamente citato anche Loki (Svipdagsmál > Fjǫlsvinnsmál [34]). Un altro palazzo, fatto interamente d'oro e posto a Niđavellir, nella parte settentrionale del mondo, č attribuito alla stirpe di Sindri «scintilla» (Vǫluspá [37]).

Al lavoro dei nani come fabbri alludono anche molti nomi quali Hannarr «abile», Fili «lima», Heptifili «manico di lima», Kili «cuneo» (?), Nćfi «abile», Nćfr «abile», Skáfiđr «colui che] raschia», Skirvir «abile artigiano», Veigr «cuneo».

V - I NANI COME GUARDIANI DI TESORI

Signori delle viscere della terra e dei preziosi metalli che essa contiene, i nani sono anche conosciuti come gelosi guardiani di questo regno e dei suoi tesori. Il piů noto in questo senso č forse Andvari, il quale dimorava nello Svartálfaheimr e nuotava in un laghetto in forma di pesce. Il suo enorme tesoro venne confiscato da Loki, e: questo č l'oro maledetto che fornisce l'ossatura del dramma dei Niflungar (Skáldskaparmál [47]).

I nani, in qualitŕ di guardiani delle soglie tra la terra e l'altro mondo, possono ancora essere interpretati come sentinelle deputate a sbarrare l'accesso a quanti intendono penetrare nel loro mondo per trafugarne i tesori. Non dimentichiamo che nei tumuli sepolcrali dell'etŕ del ferro, i capi e i nobili venivano spesso sepolti con ricchi arredi che potevano far gola agli sciacalli. Questo legame tra le ricchezze e il mondo dei morti č attestato in molte culture, compresa la classica (dove il re dei morti Hádēs porta l'epiteto di Ploútōn «[colui che] elargisce la ricchezza»). E che fosse possibile, almeno in teoria, penetrare nei tumuli funerari per trarne tesori, lo attesta Snorri quando tratta dei poteri di Óđinn:

Óđinn vissi um alt jarđfé, hvar fólgit var, ok hann kunni ţau ljóđ, er upp laukst fyrir honum jǫrđin, ok bjǫrg ok steinar, ok haugarnir, ok batt hann međ orđum einum ţá er fyrir bjoggu, ok gékk inn ok tók ţar slíkt er hann vildi. Óđinn sapeva dov'erano nascosti tutti i tesori della terra, e conosceva i canti che gli aprivano la terra e le rocce, le pietre e tumuli: legava con le sole parole quelli che vi abitavano, poi entrava e prendeva tutto quello che gli piaceva.
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [7]

Dunque, i nani, in qualitŕ di creature legate al mondo ctonio, di protettori del sonno dei morti, erano sicuramente deputati alla vigilanza dei tumuli sepolcrali, delle rocce che nascondevano i tesori della terra, delle porte tra questo e l'altro mondo. Alcuni nomi di nani, tra quanti li qualificano come esseri battaglieri e ostili, possono forse essere letti in questo senso. Č il caso di Dóri «[colui che] nuoce», Dólgţvari «lancia nemica», Dólgţrasir «[colui che] combatte con inimicizia» o «avido di battaglia», Eggmóinn «serpente della spada» (con allusione al drago Fáfnir, guardiano di tesori?), Eikinskjaldi «scudo in quercia», Hildingr «guerriero», Hlévargr «lupo famoso» o «lupo dei luoghi protetti», Hleđjólfr «lupo protettore», Jari «[ansioso di] battaglia», Mjǫđvitnir «lupo infuriato», Níđhǫggr «[colui che] colpisce con odio», Rekkr «guerriero», Váli «piccolo combattente», Ţorinn «coraggioso», Ţrasir «minaccioso».

Alcuni nani portano nomi che li caratterizzano come esseri brillanti, luminosi e colorati, e che possono forse essere interpretati in relazione alle ricchezze il cui bagliore illumina le viscere della terra. Tra questi si annoverano Blávorr «luminoso», Fáinn «variopinto», Fár «variopinto», Glói o Glóinn «luminoso», Litr «colorato» (costui č il nano che durante il funerale di Baldr capitň tra i piedi di Ţórr che stava consacrando il rogo col martello: con un calcio il dio lo gettň sulla pira, dove morě bruciato); Ljómi «splendente», Mjǫklituđr «molto colorato».

VI - LA SAPIENZA DEI NANI

I nani, forse in virtů della loro antichitŕ, sono esseri di profonda sapienza, conoscitori di tutti i segreti della terra, esperti in incantesimi e in rune.

Un nano particolarmente saggio č Alvíss «[colui che] sa tutto», protagonista del poema eddico che da lui prende il nome, l'Alvíssmál. Qui il nano chiede in sposa la figlia di Ţórr, e il dio lo trattiene per tutta la notte interrogandolo sulle denominazioni poetiche date agli elementi del cielo e della terra dai vari esseri che abitano l'universo (uomini, ćsir, vanir, nani, giganti, elfi, creature del regno dei morti). Nonostante la sua immensa sapienza, tuttavia, il nano non si accorge che il dio lo sta trattenendo in modo che il sole, sorgendo, lo pietrifichi.

Anche l'Hávamál tratta in due riprese della sapienza dei nani. Cita prima Dvalinn, come il nano che piů di ogni altro č esperto nell'incidere le rune (Hávamál [143]); piů sotto, il poema tratta del nano Ţjođrǿrir «[colui che] eccita il popolo» che, col suo canto, avrebbe infuso forza agli Ćsir, coraggio agli elfi e saggezza a Óđinn [Hroptatýr] (Hávamál [160]). Questo sarebbe avvenuto davanti alle «porte di Dellingr» [Dellings durum], quindi dinanzi a un altro di quei passaggi tra la terra e il mondo soprannaturale custoditi dai nani:

Ţat kann ek it fimmtánda
er gól Ţióđrerir
dvergr fyr Dellings durum:
afl gól hann ásum,
en alfum frama,
hyggiu Hroftatý.
Questo conosco per quindicesimo:
quel che cantň Ţjóđrǿrir
il nano, dinanzi alle porte di Dellingr.
Cantň potenza agli Ćsir
e agli elfi coraggio,
saggezza a Hroptatýr.
Ljóđa Edda > Hávamál [160]

Altri nomi di saggi nani sono Fjǫlsviđr «assai sapiente», Muninn «memoria», Nýrađr «di nuovo consiglio»,đspađr «di acuto consiglio»,đsviđr «di rapido consiglio», Vitr «saggio».

Analogamente, nel mito sull'origine della poesia, č detto che l'idromele che rende poeti chi lo beve venne distillato da due nani, i quali uccisero il saggio dio Kvasir e mescolarono il suo sangue con il miele (Skáldskaparmál [4]). Costoro erano Fjalarr «sapiente» e Galarr «[colui che] canta magicamente». Anche il nome del nano Mjǫđvitnir «lupo dell'idromele» sembra ricollegarsi a questo mitema: forse alla base di questo nome vi č un mito perduto.

VII - IL «CATALOGO DEI NANI»

Se conosciamo molti nomi di nani č grazie al cosiddetto «catalogo dei nani», una composizione forse originariamente indipendente inclusa in Vǫluspá [10-16]. In sette fittissime strofe, composte quasi del tutto da una sequela di nomi strettamente allitterati, il poema fornisce un lungo elenco degli antenati della stirpe dei nani o dei piů importanti esponenti di questa razza sotterranea. Questa, secondo la redazione diplomatica del poema, che č quella contenuta nel Codex Regius [R]:

Nýi ok Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Bívǫrr, Bávǫrr,
Bǫmburr, Nóri,
Ánn ok Ánarr,
Ái, Mjǫđvitnir.
Nýi e Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Bívǫrr, Bávǫrr,
Bǫmburr, Nóri,
Ánn e Ánarr,
Ái, Mjǫđvitnir.
Veigr ok Gandálfr,
Vindálfr, Ţráinn,
Ţekkr ok Ţorinn,
Ţrór, Vitr ok Litr,
Nár ok Nýráđr,
nú hefk dverga,
Reginn ok Ráđsviđr,
rétt um talđa.
Veigr e Gandálfr,
Vindálfr, Ţráinn,
Ţekkr e Ţorinn,
Ţrór, Vitr e Litr,
Nár e Nýráđr,
ordunque i nani,
Reginn e Ráđsviđr,
doverosamente ho enumerato.
Fili, Kili,
Fundinn, Náli,
Heptivili,
Hannarr, Svíurr,
Frár, Hornbori,
Frćgr ok Lóni,
Aurvangr, Jari,
Eikinskjaldi.
Fili, Kili,
Fundinn, Náli,
Heptivili,
Hannarr, Svíurr,
Frár, Hornbori,
Frćgr e Lóni,
Aurvangr, Jari,
Eikinskjaldi.
Mál es dverga
í Dvalins liđi
ljóna kindum
til Lofars telja,
ţeir es sóttu
frá salarsteini
aurvanga sjǫt
til Jǫruvalla.
Č tempo che i nani
della stirpe di Dvalinn,
ai figli degli uomini,
fino a Lofarr enumeri.
Loro che arrancarono
dal suolo roccioso,
dimora di Aurvangar,
fino a Jǫruvellir.
Ţar vas Draupnir
ok Dólgţrasir,
Hár, Haugspori,
Hlévangr, Glói,
Skirvir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
C'era a quel tempo Draupnir
e Dólgţrasir,
Hár, Haugspori,
Hlévangr, Glói,
Skirvir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Alfr ok Yngvi,
Eikinskjaldi,
Fjalarr ok Frosti
Finnr ok Ginnarr;
ţat mun ć uppi,
međan ǫld lifir,
langniđja-tal
til Lofars hafat.
Álfr e Yngvi,
Eikinskjaldi,
Fjalarr e Frosti
Finnr e Ginnarr.
Sarŕ ricordata a lungo
finché gli uomini vivranno
questa lista degli antenati
fino a Lofarr.
Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11-16]

L'altra redazione della Vǫluspá, quella contenuta nell'Hauksbók [H], non č sempre concorde nell'ordine con i quali i nani sono citati in R e presenta interessanti lacune e aggiunte nei nomi dei nani.

Nýi ok Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Nár ok Náinn
Nípingr, Dáinn,
Viggr, Gandálfr,
Vindálfr, Ţorinn,
Nýi e Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Nár e Náinn
Nípingr, Dáinn,
Viggr, Gandálfr,
Vindálfr, Ţorinn,
Bífurr, Báfurr
Bǫmburr, Nóri,
Ánn ok Ónarr
ok Mjǫđvitnir.
Ţrár ok Ţráinn,
Ţrór, Litr ok Vitr,
Nýr ok Nýráđr,
nú hefi ek rekka
Reginn ok Ráđsviđr,
rétt um talđa.
Bífurr, Báfurr,
Bǫmburr, Nóri,
Ánn e Ónarr,
e Mjǫđvitnir.
Ţrár e Ţráinn,
Ţrór, Litr e Vitr,
Nýr e Nýráđr,
ordunque i nani,
Reginn e Ráđsviđr,
doverosamente ho enumerato.
Fili, Kili,
Fundinn, Náli,
Heftifili,
Hannarr ok Svíđr,
Nár ok Náinn
Nípingr, Dáinn,
Billingr, Brúni,
Bíldr ok Búri,
Frór, Fornbogi,
Frćgr ok Lóni.
Fili, Kili,
Fundinn, Náli,
Heftifili,
Hannarr e Svíđr,
Nár e Náinn
Nípingr, Dáinn,
Billingr, Brúni,
Bíldr e Búri,
Frór, Fornbogi,
Frćgr e Lóni.
Aurvangr, Jari,
Eikinskjaldi.
Mál es dverga
í Dvalins liđi
ljóna kindum
til Lofars telja,
ţeir es sóttu
frá salarsteini
aurvanga sjǫt
til Jǫruvalla.
Aurvangr, Jari,
Eikinskjaldi.
Č tempo che i nani
della stirpe di Dvalinn,
ai figli degli uomini,
fino a Lofarr enumeri.
Loro che arrancarono
dal suolo roccioso,
dimora di Aurvangar,
fino a Jǫruvellir.
Ţar vas Draupnir
ok Dólgţrasir,
Hár, Haugspori,
Hlévargr, Glóinn,
Skirfir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Alfr ok Yngvi,
Eikinskjaldi.
C'era a quel tempo Draupnir
e Dólgţrasir,
Hár, Haugspori,
Hlévargr, Glóinn,
Skirfir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Álfr e Yngvi,
Eikinskjaldi.
Ţat mun ć uppi,
međan ǫld lifir,
langníđia-tal
Lofars hafat.
Sarŕ ricordata a lungo
finché gli uomini vivranno
questa lista degli antenati
di Lofarr.
Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 11-16]

Le due redazioni della Vǫluspá sono tuttavia concordi tra loro nel ripartire i nani in due schiere. I dati che abbiamo sono perň troppo avari di dettagli per poter comprendere esattamente come fossero organizzati i signori del sottosuolo. Il primo gruppo [R 11-12] segue la dichiarazione che i nani vennero plasmati dalla terra in «figure umane» [manlíkun], e quindi forse enumera i nomi dei primi nani, antenati dell'intera specie. Segue una dichiarazione inserita nel testo, «ordunque i nani [...] doverosamente ho enumerato» [nú hefi ek rekka [...] rétt um talđa], che pare chiudere l'elenco, ma segue un'ulteriore strofa priva di altre specificazioni [R 13] che pare aggiungere un'altra serie di nomi al primo gruppo. Il secondo gruppo [R 15-16] riguarda invece i nani che appartenevano alla stirpe di Dvalinn, antenati di un certo Lofarr; di costoro č detto che vennero da Svarinshaugr «suolo roccioso» e da Aurvangar «campi di umida argilla», localitŕ poste nella terra di Jǫruvellir, mitica regione abitata dai nani.

Un po' di luce la fornisce Snorri, che cita estesamente il «catalogo dei nani» nel quattordicesimo capitolo della sua Prose Edda. La lista che egli fornisce, tuttavia, non coincide esattamente con le due redazioni della Vǫluspá, ma presenta alcune variazioni sia rispetto a R che ad H. I versi esplicativi sono sostituiti con inserti in prosa, cosa che permette a Snorri di definire con piů precisione le ripartizioni tra le varie schiere, che perň egli scinde in tre gruppi. Il primo gruppo, secondo Snorri, č formato da quei nani che vivevano nella terra molle o nel fango [í moldu], coincidente grosso modo con le strofe [11-13] della Vǫluspá. Un secondo gruppo sono coloro che abitavano nelle rocce [í steinum], e questi sarebbero i nani citati nella strofa [15], a cui Snorri sottrae gli ultimi quattro nomi e aggiunge altri nomi non contemplati nel poema. Solo ai nani del terzo gruppo, cioč gli ultimi quattro nomi della strofa [15] della Vǫluspá e a tutti quelli della strofa [16], Snorri attribuisce la cittadinanza di Jǫruvellir. Riguardo a questi ultimi č doveroso notare un'interessante differenza: la Vǫluspá dice che essi furono gli antenati del nano Lofarr, mentre Snorri parla al plurale dei Lofarr (o Lovarr). Secondo la Isnardi, il nano Lofarr sarebbe un membro della stirpe dei Lofarr (Isnardi 1991); piů probabile, a nostro avviso, un errore di interpretazione dello stesso Snorri.

Móđsognir var ǿztr ok annarr Durinn. Ok ţessi segir hon nǫfn ţeira: Móđsognir fu il primo [dei nani] e il secondo Durinn. E questi, disse [la vǫlva], erano i loro nomi:
{17}

Nýi, Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Nár, Náinn,
Nípingr, Dáinn,
Bifurr, Báfurr,
Bǫmbǫrr, Nóri,
[Órinn[, Ónarr,
Óinn, Mjǫđvitnir.

Nýi, Níđi,
Norđri, Suđri,
Austri, Vestri,
Alţjófr, Dvalinn,
Nár, Náinn,
Nípingr, Dáinn,
Bífurr, Báfurr,
Bǫmburr, Nóri,
[Órinn], Ónarr,
Óinn, Mjǫđvitnir.
{18}

Vigr ok Gandálfr,
Vindálfr, Ţorinn,
Fili, Kili,
Fundinn, Vali,
Ţrór, Ţróinn,
Ţéttr, Litr, Vitr,
Nýr, Nýráđr,
Rekkr, Ráđsviđr

Vigr e Gandálfr,
Vindálfr, Ţorinn,
Fili, Kili,
Fundinn, Váli,
Ţrór, Ţróinn,
Ţekkr, Litr, Vitr,
Nýr, Nýráđr,
Rekkr, Ráđsviđr.
En ţessir eru ok dvergar ok búa í steinum, en inir fyrri í moldu: Anche questi erano nani e abitavano nelle rocce; quelli nominati per primi, invece, nel fango:
{19}

Draupnir, Dolgţvari,
Haurr, Hugstari,
Hleđjolfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heptifili,
Hár, Svíarr.

Draupnir, Dólgţvari,
Hǫrr, Hugstari,
Hleđjólfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heptifili,
Hárr, Svíarr.
En ţessir kómu frá Svarinshaugi til Aurvanga á Jǫruvǫllu, ok eru komnir ţađan Lovarr. Ţessi eru nǫfn ţeira: Questi invece vennero da Svarinshaugr fino ad Aurvangar, nello Jǫruvellir, e da questi giunsero i Lovarr. Questi erano i loro nomi:
{20}

Skirfir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Alfr, Ingi,
Eikinskjaldi,
Falr, Frosti,
Fiđr, Ginnarr

Skirfir, Virvir,
Skáfiđr, Ái,
Alfr
, Ingi,
Eikinskjaldi,
Falr, Frosti,
Fiđr, Ginnarr».

Snorri Sturluson: Prose Edda >  Gylfaginning [14]

Abbiamo dunque tre versioni distinte del «catalogo dei nani»:

  1. la redazione nella Vǫluspá contenuta nel Codex Regius [R];
  2. la redazione nella Vǫluspá contenuta nell'Hauksbók [H];
  3. la redazione riportata da Snorri in Gylfaginning [14], che sostanzialmente coincide nei quattro manoscritti del testo (il Codex Regius [Rs], il Wormianus [W], il Traiectinus [T] e l'Uppsaliensis [U]).

Una comparazione tra le tre versioni mostra diverse importanti differenze tra la redazione di Snorri e i due codici della Profezia. Vi sono infatti due gruppi di nomi (Nár, Náinn, Nípingr e Dáinn {17}; e Rekkr/Reginn e Ráđsviđr {18}) che Snorri ha in comune con il codice H ma mancano in R. D'altro canto una breve sequenza presente in Snorri (Falr, Frosti, Fiđr e Ginnarr {20}) non č presente in H ma si trova in R (con sostituzione di Fjalarr a Falr). Un'altra breve sequenza si trova unicamente in Snorri (Dóri, Óri, Dúfr, Andvari {19}) ma manca nei due codici eddici. Al contrario, Snorri ignora una lunga sequenza di cui la prima parte si trova soltanto in H (Billingr, Brúni, Bíldr e Búri), mentre la seconda sia in R che in H (Frár, Hornbori, Frćgr, Lóni, Aurvangr, Jari, Eikinskjaldi). Si noti che Eikinskjaldi viene ripetuto due volte nei codici eddici, mentre Snorri lo cita una volta soltanto.

Tutto questo fa capire che il testo di Snorri č indipendente sia da R che da H, per quanto sia forse piů vicino a questa seconda versione. Pur pervenutoci in varie redazioni, il «catalogo dei nani» discende da un antigrafo il quale dipende a sua volta dalle ţulur, antichi elenchi in versi dove si forniscono gli heiti (ovvero i nomi, gli epiteti o le definizioni poetiche) di cose, persone, divinitŕ o creature mitologiche. Le ţulur dedicate alle denominazioni dei nani [dverga heiti] ci forniscono un canone di base su cui far riferimento per interpretare i nomi forniti dalla Vǫluspá e da Snorri.

Telk Mótsogni
ok Mjǫklituđ,
Miđviđ, Muninn
ok Mjǫđvitnir,
Blindviđr, Búinn,
Bumburr, Nýi,
Bívurr, Blö́vurr,
Bláinn ok Norđri.
Io dico Móđsognir
e Mjǫklituđ,
Miđviđ, Muninn
e Mjǫđvitnir,
Blindviđr, Búinn,
Bǫmburr, Nýi,
Bífurr, Blǫfurr,
Bláinn e Norđri.
Grímr, Nár, Níđi,
Níđhǫggr, Dvalinn,
Náinn, Nćfr, Nefi,
Nífengr ok Dolgr,
Nýráđr ok Nýr,
Norđri ok Suđri,
Skávćr, Skáviđr,
Skirfir, Virfir.
Grímr, Nár, Níđi,
Níđhǫggr, Dvalinn,
Náinn, Nćfr, Nefi,
Nífengr e Dolgr,
Nýráđr e Nýr,
Norđri e Suđri,
Skávćr, Skáviđr,
Skirfir, Virfir.
Alţjófr, Austri,
Aurvangr ok Dúfr,
Ái, Andvari,
Ónn ok Draupnir,
Dóri ok Dagfinnr,
Dulinn ok Ónarr,
Álfr ok Dellingr,
Óinn ok Dúrnir.
Alţjófr, Austri,
Aurvangr e Dúfr,
Ái, Andvari,
Ónn e Draupnir,
Dóri e Dagfinnr,
Dulinn e Ónarr,
Álfr e Dellingr,
Óinn e Dúrnir.
Vindálfr ok Vitr,
Vífir, Óri,
Varr, Gollmćvill,
Viđr ok Ǫlni,
Ginnarr ok Ţrór,
Gandálfr, Ţorinn,
Ţekkr, Ţrár, Ţolinn,
Ţrasir ok Fullangr
Vindálfr e Vitr,
Vífir, Óri,
Varr, Gollmćvill,
Viđr e Ǫlni,
Ginnarr e Ţrór,
Gandálfr, Ţorinn,
Ţekkr, Ţrár, Ţolinn,
Ţrasir e Fullangr
Fáinn, Fár, Fili,
Fjǫlsviđr, Glóinn,
Fríđr, Hár, Farli,
Frosti og Tigvi(?),
Hannarr, Fǫrvi,
Heptifíli,
Heri, Hugstari
ok Hornbori.
Fáinn, Fár, Fili,
Fjǫlsviđr, Glóinn,
Fríđr, Hár, Farli,
Frosti e Tigvi (?),
Hannarr, Fǫrvi,
Heptifili,
Heri, Hugstari
e Hornbori.
Hljóđolfr, Kili,
Hildingr ok Litr,
Ráđspakr, Lofarr,
Reginn ok Ljómi,
Ráđsviđr, Lóinn,
Rekkr ok Eitri,
Jaki, Eggmóinn,
Eikinskjaldi.
Hljóđolfr, Kili,
Hildingr e Litr,
Ráđspakr, Lofarr,
Reginn e Ljómi,
Ráđsviđr, Lóinn,
Rekkr e Eitri,
Jaki, Eggmóinn,
Eikinskjaldi.
 Ţulur > Dverga heiti [1-6]

Questo «elenco telefonico» dei nani ci permette di risolvere molti dubbi che nascono dal confronto tra le due redazioni della Vǫluspá con Gylfaginning. Ad esempio, il Rekkr che Snorri cita laddove H ha invece Reginn, non č una variante di quest'ultimo, visto che entrambi i nomi compaiono nelle ţulur. Č anche interessante notare che i nomi compresi nella lunga sequenza attestata in Vǫluspá [13] ma ignorata da Snorri, sono assenti nelle ţulur.

A una sequenza strettamente allitterata in á (Ánn, Ánarr, Ái) in Vǫluspá [11], corrisponde in Gylfaginning {19} una sequenza allitterata in ó-, i cui termini perň sono assortiti diveramente in ogni manoscritto, facendo comprendere che in origine doveva esservi una redazione piů lunga (alla fine si evincono i nomi di: Óri, Órinn, Ónarr, Óinn). Pur ipotizzando un'alternanza á-/ó-, le due serie dei nomi mostrano tuttavia una sola precisa corrispondenza: Anarr Ónarr. Nalle ţulur troviamo invece attestati seppur non in sequenza – i nomi di Óri, Órinn, Óinn, Ónn e Ónarr, dai quali si puň trarre un'ulteriore corrispondenza: Ánn Ónn. Rimane fuori il nome di Ái che, nelle due redazioni della Vǫluspá, viene ripetuto due volte (in R č alla strofa [11] e alla [15]), mentre in Snorri si trova soltanto nella {20}, cioč in riferimento a Vǫluspá [15]. Se ne deduce che sia quest'ultima la collocazione originale di Ái, il quale sia stato poi erroneamente duplicato in [11] a causa di una confusione con un originario nome inn (non attestato dalle fonti, ma indirettamente rivelato da Snorri, che fa cadere al suo posto il nome di Óinn). In quanto a Óri, non fa parte probabilmente della sequenza originale: appare soltanto in uno dei quattro manoscritti di Snorri, in confusione con Órinn. La sua collocazione originale sembra essere nella successiva strofa {19}, dove compare un Óri in allitterazione con Dóri

Nella tabella riassuntiva riportiamo i nomi dei nani nelle varie ortografie presenti nei vari manoscritti, evidenziando le inclusioni ed esclusioni. Per forza di cosa si ignorano alcune variazioni nell'ordine delle strofe nelle varie fonti. Il segno di uguale (=) divide forme alternative di un medesimo nome, la tilde (~) nomi di personaggi differenti che occupano lo stesso posto nelle varie redazioni del «catalogo dei nani».

      Vǫluspá   Gylfaginning  

[R] [H] [Rs] [W] [T] [U]
       

I nani nati dalla terra

   

I nani che dimorano nella terra

 
  Nýi
Níđi
Norđri
Suđri
Austri
Vestri
Alţjófr
Dvalinn
Nár (1)
Náinn (1)
Nípingr (1)
Dáinn (1)
Bífurr = Bívǫrr
Báfurr = Bávǫrr
Bǫmburr = Bǫmbǫrr
Nóri
Ánn ~ Órinn ~ Óri (1)
Ónarr = Ánarr
Óinn ~ Ái (1)
Mjǫđvitnir.
  [11] Nyi
Niţi
Norđri
Svđri
Avstri
Vestri
Alţiofr
Dvalinn




Bivavrr
Bavavrr
Bavmbvrr
Nori
Án
Anarr
Ai
Miođvitnir.
[11]











[12]
Nyi
Niţi
Norđri
Svđri
Avstri
Vestri
Alţiofr
Dvalinn
Naar
Nainn
Nipingr
Dainn
Bifvrr
Bafvrr
Bǫmbvrr
Nori
Ąn
Onarr
Ai
Miǫđvitnir
  {17} Nyi
Niţi
Norđri
Svđri
Avstri
Vestri
Alţiolfr
Dvalinn
Nár
Nainn
Nipingr
Dainn
Bifvrr
Bafvrr,
Bavmbavrr
Nori

Onarr
Oinn
Mođvitnir
Nyi
Nidi,
Nordri
Svdri
Avstri
Vestri
Alţiolfr
Dvalinn
Nar
Nainn,
Nipingr
Dainn
Bifr
Bafr
Bavmbr
Nori
Orinn
Onar
Oinn
Miodvitnir.
Nyi
Niđí
Norđri
Svđrí
Avstr
Vestri
Alţiofr
Dvalínn
Naar
Nainn
Nipingr
Dainn
Bifvrr
Bafvrr
Bombvrr
Nóri
Ori
Onarr
Ai
Míođvítner
Nyi
niţi
Norţri
 Svţri
Avstri
Vestri
Alţiofr
Dvalinn

Nani
Niningr
Dani
Bivor
Bavrr
Bambavrr
Nori
Orr
Annarr
Onni (?)
Mioţvitnir
 
  Veigr = Veggr = Vigr
Gandálfr
Vindálfr
Ţorinn
Ţrór
Ţróinn = Ţráinn
Ţrár ~ Ţekkr
Vitr
Litr
Nár (2) ~ Nýr
Nýráđr
Reginn ~ Rekkr
Ráđsviđr
  [12] Veigr
Gandalfr
Vindalfr
Ţorinn
Ţror
Ţrainn
Ţeccr
Vitr
Litr
Nár
Nyraţr
Reginn
Rađsvidr

[11]


[12]
 

Veggr
Gandalfr
Vindąlfr
Ţorinn
Ţror
Ţrainn
Ţrar
Vitr
Litr
Nyr
Nyrąđr
Reginn
Rąđsviđr
  {18} Vigr
Ganndalfr
Vinndalfr
Ţorinn
Ţror
Ţroinn
Ţeckr
Vitr
Litr
Nyr
Nyrađr
Reckr
Rađsviđr
Vigr
Gandalfr
Vindalfr
Ţorinn
Ţror
Ţroinn
Ţetr
Vitr
Litr
Nyr
Nyradr
Rekr
Radsvidr
Vigr
Gandalfr
Vindalfr
Ţorínn
Ţror
Ţroenn
Ţekkr
Vitr
Litr
Nyr
Nyrađr
Rekkr
Rađsvíđr
Vigg
Gandalfr
Vindalfr
Ţorinn
Ţior
Ţorinn [sic]

Vitr
Litr

Nyraţr
Reckr
Raţsviţr
 
  Fili
Kili
Fundinn
Náli ~ Váli
Heptifili
  [13] Fili
Kili
Fvndinn
Nali
Heptivili
[13] Fili
Kili
Fvnndin
Nali
Hefti fili
    Fili
Kili
Fvndin
Vali
Heptifili
Fili
Kili
Fvndinn
Vali
Heftifili
Filí
Kilí
Fvndinn
Valí
Heptifilí
Fili
Kili.
Fvndinn
Vali
Heptifili
 
       

 

   

I nani che dimorano tra le rocce

 
  Hannarr ~ Hárr (1)
Svíurr = Svíarr
Nár (3)
Náinn (2)
Nípingr (2)
Dáinn (2)
Billingr
Brúni
Bíldr
Búri
Frár = Frór
Hornbori ~ Fornbogi
Frćgr
Lóni
Aurvangr
Jari
Eikinskjaldi (1)
 

 
Hanarr
Sviorr








Frar
Hornbori
Frćgr
Loni
Avrvangr
Iari
Eikinscialdi














[14]
Hanarr
Svidr
Nąr
Náinn
Nipingr
Dáinn
Billingr
Brvni
Billdr
Bvri
Fror
Fornbogi
Freg
Loni
Avrvangr
Iari
Eikinkialldi
  {19} Hárr
Siarr

 
Harr
Sniar
Haarr
Sviarr
   
       

I nani di Jǫruvellir

             
  Draupnir = Draufnir
Dólgţrasir ~ Dólgţvari
Hár(r) (2) ~ Hǫrr
Haugspori ~ Hugstari
Hlévargr ~ Hleđjólfr
Glóinn
Dóri
Óri (2)
Dúfr
Andvari
  [15] Dravpnir
Dolgţrasir
Hár
Havg spori
Hlęvangr
Gloi
[15] Dravfnir
Dolgţraser
Har
Havgspori
Hlevargr
Gloinn
    Dravpnir
Dolgţvari
Havrr
Hvgstari
Hleđiolfr
Gloinn
Dori
Ori
Dvfr
Andvari
Dravpnir
Dolgţvari
Havr
Hvgstari
Hleţiofr
Gloinn
Dori
Ori
Dvfr
Andvari
Dravpner
Dolgţvarí
Havrr
Hvgstarí
Hleđiolfr
Gloinn.
Dori
Orí
Dvfr
Andvarí
Dramir
Dolgţvari
Hár
Hvgstari.
Hleiţolfr
Gloni
Dori
Ori.
Dvfr
Andvari
 
                 

I nani di Jǫruvellir

 
  Skirvir = Skirfir
Virvir = Virfir
Skáfiđr
Ái (2)
    Scirvir
Virvir
Scafiţr
Ai
  Scirfir
Virvir
Skafiđr
Ai
  {20} Skirfir
Virvir
Scafidr
Ai
Skirfir
Virvir
Scafidr
Ai
Skirver
Virver
Skafiđr
Skirvir
Virvir
Skafiţr
Ai
 
  Álfr
Yngvi = Ingi
Eikinskjaldi (2)
Fjalarr ~ Falr
Frosti
Finnr = Fiđr
Ginnarr
  [16] Alfr
Yngvi
Eikinscialdi
Fialarr
Frostri
Finnr
Ginnarr
  Aalfr
Yngvi
Eikinskialldi
    Alfr
Ingi
Eikinscialldi
Falr
Frosti.
Fidr
Ginnarr
Alfr
Ingi
Eikinscialldi
Falr
Frosti
Fidr
Ginnarr
Alfr
Ingi
Eikinskialldí
Falr
Frosti
Fiđr
Ginnarr
Alfr
Yngvi
Eikinskialli
Falr
Frosti
Fiđr
Ginar
 
VIII - I NOMI DEI NANI

Riportare un elenco esaustivo di tutti i nomi dei nani che compaiono nelle fonti norrene č compito ingrato e impossibile. Il seguente novero non va considerato completo.


Ái Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11, 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Avo, antenato».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome lo caratterizza come un antenato dei nani in generale, o forse soltanto della stirpe di Lofarr. La citazione di questo nano in Vǫluspá [R: 11] č probabilmente una intromissione indebita (Snorri sostituisce nello stesso verso il nome di Óinn). Entrambe le redazioni del poema tornano infatti a citare Ái nella strofa [15], e questa č anche la collocazione che di questo nano fornisce Snorri.
Ái č anche il nome di uno dei progenitori delle classi sociali degli uomini, citato in Rígsţula [2-5].

Álfr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 16 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Elfo».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il nome suggerisce una possibile analogia tra elfi e nani. Pare infatti che i nani vadano identificati con gli elfi neri [dřkkálfar] di cui parla Snorri. Si vedano al riguardo anche i nani Gandálfr e Vindálfr.

Alţjófr | Alţjólfr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [3]

«[Colui che] depreda».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Attestato regolarmente sia nell'Ljóđa Edda che nell'Prose Edda, il nome compare nella forma alternativa Alţjólfr in due dei quattro codici snorriani, R e W.


Andvari Ljóđa Edda > Reginsmál [pr. | 2]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [47 | 49]
Ţulur > Dverga heiti [3]

«Vigilante».
Uno dei nani primordiali che vivevano tra le pietre e le rocce. Č attestato in una sezione presente nell'Prose Edda, ma non contemplata dalla Vǫluspá. Suo era il tesoro trafugato da Loki, da cui prende l'avvio la vicenda dei Niflungar, svolta sempre da Snorri in Skáldskaparmál [47-49].


Aurvangr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 14]
Ţulur > Dverga heiti [3]
«[Colui che abita] i campi d'umida argilla».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nella Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. Il nome č da mettere probabilmente in relazione con la regione di Aurvangar «campi d'umida argilla», dove dimorava in origine la stirpe di nani di Jǫruvellir.

Austri Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [8 | 14: {17}]
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Est».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a oriente.

Báfurr | Bávǫrr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
«Fava».
Forse nel senso di «[piccolo come una] fava»? (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. La forma Bávǫrr č attestata unicamente nel codice R della Vǫluspá. L'alternanza -f-/-v- va intesa come semplice variante ortografica del suono [f], e non rispecchia una differenza di pronuncia.

Bífurr | Bívǫrr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1]
«Castoro».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. La forma Bivǫrr č attestata unicamente nel codice R della Vǫluspá. L'alternanza -f-/-v- va intesa come semplice variante ortografica del suono [f], e non rispecchia una differenza di pronuncia.

Bíldr Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 13]
«Freccia», o forse «vomere». (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel codice H della Vǫluspá, essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R e ignorata anche da Snorri.

Billingr Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 13]
Ljóđa Edda > Hávamál [97]
«Gemello».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel codice H della Vǫluspá, essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R e ignorata anche da Snorri. Č dubbio se sia da identificare col personaggio omonimo citato nel Hávamál [97], la cui figlia č oggetto delle attenzioni di Óđinn.

Brúni Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 13]
«Scuro».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel codice H della Vǫluspá, essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R e ignorata anche da Snorri. Il suo nome č identico a Brúni, epiteto di Óđinn (Ţulur > Óđins nǫfn [6]).

Búri Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 13]
«Generato». Cfr. norreno búrinn «nato».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel codice H della Vǫluspá, essendo contenuto in una sequenza non contemplata da R e ignorata anche da Snorri. Il nome di questo nano č identico a quello di Búri, l'antico gigante antenato di Óđinn, forse a testimoniare una confusione tra nani e altre creature primordiali.

Bǫmburr | Bǫmbǫrr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1]
«Persona minacciosa».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.

Dáinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 11]
Ljóđa Edda > Hávamál [143] (elfo)
Ljóđa Edda > Hyndluljóđ [7]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
«Morto» (cfr deyja «morire»). (De Vries 1957)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Sconosciuto al codice R della Vǫluspá, Dáinn č citato due volte dal codice H. Soltanto la prima occorrenza [H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri (Gylfaginning {17}); la seconda [H: 13] ricorre in una sezione presente soltanto in H. Nell'Hávamál, Dáinn č detto essere un elfo e lascia sospettare una non precisa distinzione tra le varie categorie di esseri soprannaturali, peraltro legate al regno dei morti.

Dólgţrasir Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
«[Colui che] combatte con inimicizia» o «Avido di battaglia».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome č attestato unicamente nei due codici della Vǫluspá. Snorri lo sostituisce con Dólgţvari.

Dólgţvari Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
«Lancia nemica»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo nome č attestato unicamente in Snorri. La Vǫluspá lo sostituisce con Dólgţrasir.

Draupnir Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Gocciolante»
Secondo la Vǫluspá, uno dei nani di Jǫruvellir. Secondo Snorri, faceva parte della schiera dei nani primordiali che vivevano tra le pietre. Forse da mettere in collegamento con l'anello Draupnir, appartenente a Óđinn, anch'esso forgiato dai nani.

Dóri Ljóđa Edda > Svipdagsmál > Fjǫlsvinnsmál [16]
Snorri Sturluson
: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Colui che nuoce».
Uno dei nani primordiali che vivevano tra le pietre e le rocce. Č attestato in una sezione presente in Snorri, ma non contemplata dalla Vǫluspá.

Dúfr Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Assonnato»
Uno dei nani primordiali che vivevano tra le pietre e le rocce. Č attestato in una sezione presente in Snorri, ma non contemplata dalla Vǫluspá. Il suo nome č forse da intendere in relazione al mondo dei morti.

Durinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [10]
Snorri Sturluson
: Prose Edda > Gylfaginning [14]

«Portinaio».
Il secondo dei nani primordiali, dopo Móđsognir. Il nome forse indica il suo status di guardiano delle «porte di pietra» che fornivano l'accesso al regno dei nani.


Dúrnir Ţjóđólfr ór Hvíni: Ynglingatal [2]
Ţulur > Dverga heiti
[3]
«Colui che dorme».
Forse da intendere in relazione al mondo dei morti. Con interessante kenning, Ţjóđólfr ór Hvíni definisce i nani «figli di Dúrnir» [Dúrnis niđjar] (Ynglingatal [2]).

Dvalinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Ljóđa Edda > Hávamál [143]
Ljóđa Edda > Alvíssmál [16]
Ljóđa Edda > Fáfnismál [16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17 | 23}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Colui che indugia» (?)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Pare fosse anche il signore o il piů saggio dei nani, stando a quando afferma Óđinn nel Hávamál.
La
Vǫluspá considera Dvalinn il progenitore dei nani di Jǫruvellir, antenato di Lofarr. Snorri, che cita questa stirpe dei nani, non fa parola sul fatto che Dvalinn ne fosse l'antenato. Il Fáfnismál afferma che alcune delle Nornir fossero «figlie di Dvalinn», cioč che appartenessero ai nani.
Questo nano appare stranamente legato al sole, che in una kenning citata nell'Alvíssmál č detto «compagna di giochi di Dvalinn».

Eikinskjaldi Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13, 16 | H: 14, 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [6]
«[Colui che ha] lo scudo di quercia».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, appartenente alla stirpe dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome ricorre due volte nel «catalogo dei nani». La ricorrenza in Vǫluspá [R 16 | H 15] č riportata anche da Snorri ne Prose Edda [{20}]. Lo ritroviamo poi attestato in Vǫluspá [R: 13 | H: 14], in una sequenza non contemplata da Snorri.

Falr

Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [10]

Forse da intendersi nel senso di «colui che salda le lance». In norreno, falr č infatti l'incavo sulla punta delle lance.
Uno dei nani di Jǫruvellir. Č attestato soltanto da Snorri. Il codice R della Vǫluspá lo sostituisce con Fjalarr (la sezione corrispondente manca nel codice H). Per quanto non sia improbabile ritenere Fjalarr e Falr due varianti di un medesimo nome, Snorri li cita separatamente nello Skáldskaparmál.


Fili Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [5]
«Lima» (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il significato del nome č probabilmente da vedere in relazione all'attivitŕ artigianale a cui erano dediti i nani. Si veda anche il nano Heptifili «manico di lima». Citato in tutte le redazioni del «catalogo dei nani» in allitterazione con Kili.

Finnr > Fiđr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [31]
Ţjóđólfr ór Hvíni: Haustlǫng [13f]
«Finno», nel senso di «finnico, finlandese» (-đr č il normale esito di -nnr nella tarda fase della lingua norrena).
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il nome č forse inteso nel senso che i Finni erano considerati esperti nelle arti magiche e nelle pratiche sciamaniche. Attestato nel codice R della Vǫluspá (ma non nell'H) e in Snorri. Č anche citato da Ţjóđólfr ór Hvíni nel poema Haustlǫng, dove «Finnr delle montagne» [fjalla finnr] č una kenning per «gigante». Si intende piů precisamente il gigante Hrungnir che, in un racconto, salě in piedi su uno scudo per impedire che Ţórr lo attaccasse da sotto terra (e dunque il «ponte dei calcagni del Finnr delle montagne» č lo scudo appartenuto al poeta). L'ardua kenning č spiegata da Snorri in Skáldskaparmál [31].

Fjalarr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [4]
Uno dei nani di Jǫruvellir. Č attestato soltanto nel codice R della Vǫluspá, ma manca nel codice H. Snorri lo sostituisce con Falr, che č probabilmente da intendere come un diverso personaggio.
Nel racconto riferito da Snorri, Fjalarr e Galarr furono i due nani che uccisero Kvasir e dal suo corpo distillarono l'idromele della poesia, di cui poi s'impossessň il gigante Suttungr.

Fornbogi Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 13]

«Arco antico».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nel codice H della Vǫluspá, mentre nel codice R il suo nome č sostituito da Hornbori. La sequenza non č contemplata da Snorri.


Frár | Frór Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
«Lesto».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nella Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri. Piů esattamente č presente come Frár nel codice R, e Frór nel codice H.

Frosti Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [5]
«Ghiacciato»
Uno dei nani di Jǫruvellir. Attestato nel codice R della Vǫluspá (ma non nell'H) e in Snorri. Ha lo stesso nome del gigante elementale Frosti.

Frćgr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
«Famoso, glorioso».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nella Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri.

Fullangr Ţulur > Dverga heiti [*]
«Cattivo odore».
Forse da connettersi anch'esso al mondo dei morti.

Fundinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
«Trovato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il suo nome, di senso non chiaro, forse si riferisce a un mito andato perduto.

Galarr Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [4]

«[Colui che] canta magicamente».
Nel racconto riferito da Snorri, Fjalarr e Galarr furono i due nani che uccisero Kvasir e dal suo corpo distillarono l'idromele della poesia, di cui poi s'impossessň il gigante Suttungr. Mentre Fjalarr č citato nel «catalogo dei nani» della Vǫluspá come uno dei nani di Jǫruvellir, nulla viene detto al riguardo sul suo compagno Galarr.


Gandálfr

Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Elfo incantatore, elfo stregone».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. La Isnardi traduce il suo nome «elfo ingannatore», in base alla capacitŕ magica di cambiare aspetto e sviare i sensi (Isnardi 1991). In norreno gandr ha un'ampia gamma di significati, tutti relati nel campo semantico di «magia, portento, strumento magico, creatura soprannaturale» (cfr. gǫndull, che č la «verga magica», ma anche il «membro virile»).
Il termine «elfo» (presente nei nomi dei nani Álfr, Gandálfr e Vindálfr) sembra testimoniare un certo grado di confusione che doveva sussistere tra le varie creature soprannaturali.
Si noti che č proprio dal nome di questo nano che deriva il popolare personaggio dello stregone Gandalf nei romanzi di J.R.R. Tolkien.

Ginnarr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [4]

«Ingannatore».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Attestato nel codice R della Vǫluspá (ma non nell'H) e in Snorri. Il nome di questo nano č identico a Ginnarr, un epiteto minore di Óđinn, attestato nelle ţulur.


Glóinn | Glói Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5]
«Luminoso».
Secondo la Vǫluspá, uno dei nani di Jǫruvellir. Secondo Snorri, faceva parte della schiera dei nani primordiali che vivevano tra le pietre. Il nome forse allude ai metalli, il cui bagliore illumina le viscere della terra. Secondo la Vǫluspá, era uno dei nani di Jǫruvellir.

Hannarr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
Ţulur > Dverga heiti [5]

«Abile artigiano».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Attestato nella Vǫluspá. Snorri fa corrispondere nel verso corrispondente, il nome Hárr.


Hár | Hárr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5]

«[Colui che ha lunghi] capelli», forse nel senso di «grigio, canuto».
Il termine hár in norreno sta per «chioma, capelli» (cfr. tedesco Har, inglese hair, danese e svedese hĺr), mentre l'aggettivo corrispondente hárr vale per «irsuto, dai lunghi capelli».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Entrambi i codici della Vǫluspá riportano questo nome nella forma Hár alla strofa [15], a cui perň corrisponde in Snorri il nome Hǫrr (Gylfaginning {19}). Nella stessa strofa, Snorri riporta anche la dizione Hárr, anche se in corrispondenza dell'Hannarr di Vǫluspá [13]. Le ţulur attestano invece la forma Hár.
Il codice U dell'Prose Edda č l'unico a segnalare Hár in luogo di Hǫrr, ma lo stesso codice manca anche di Hárr in corrispondenza di Hannarr. Dunque, anche se rimane incerto se Hárr e Hǫrr vadano considerati due varianti di uno stesso nome, č evidente che tutti e quattro i codici di Snorri li distinguono l'uno dall'altro.
Non č nemmeno certo se anche Hár e Hárr vadano a loro volta distinti. In tal caso č possibile che il primo vada letto come havar > hár «alto», divenendo cosě identico all'epiteto Hár attribuito a Óđinn. Tuttavia, il fatto che il codice U dell'Prose Edda abbia Hár e non Hárr, induce a pensare che si tratti di un medesimo personaggio riportato in due diverse varianti grafiche.


Haugspori Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
«[Colui che] va sui tumuli».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome č attestato unicamente nei due codici della Vǫluspá. Snorri lo sostituisce con Hugstari. Il nome forse suggerisce un collegamento tra i nani e il regno dei morti.

Heptifili Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5]
«Manico di lima».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il suo nome presenta un probabile riferimento all'abilitŕ artigianale attribuita ai nani. Si noti che il nome di questo nano, unico nel codice R della Vǫluspá, viene scisso in due nomi distinti nel codice H: Hepti «presa, maniglia, manico» e Fili «lima».

Hleđjólfr Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
«Lupo protettore»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo nome č attestato unicamente in Snorri. La Vǫluspá lo sostituisce con Hlévargr.

Hlévargr | Hlévangr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]

Uno dei nani di Jǫruvellir. Č attestato unicamente nei due codici della Vǫluspá. Piů esattamente, il nome compare come Hlévangr «campo riparato» nel codice R della Vǫluspá, ma come Hlévargr «lupo dei luoghi protetti» o «lupo famoso» nel codice H. La seconda interpretazione sembra piů ragionevole. Snorri lo sostituisce con Hleđjólfr.


Hornbori

Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13]
Ţulur > Dverga heiti [5]
«Colui che soffia nel corno».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, forse da mettere in relazione alla credenza popolare che l'eco sia la voce dei nani (Isnardi 1991). Č attestato unicamente nel codice R della Vǫluspá, mentre nel codice H il suo nome č sostituito da Fornbogi. La sequenza non č contemplata da Snorri.

Hugstari Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
Ţulur > Dverga heiti [5]
«Dall'ostinato pensiero» (oppure «resistente ai colpi»?)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo nome č attestato unicamente in Snorri. La Vǫluspá lo sostituisce con Haugspori.

Hǫrr Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {19}
«[Biondo come il] lino».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo nome č attestato unicamente in Snorri, in corrispondenza con l'Hár(r) riportato nella Vǫluspá (nome che ricompare nel codice U di Snorri). Snorri considera evidentemente Hǫrr diverso da Hár(r), che cita separatamente nella stessa strofa, in corrispondenza all'Hannarr della Profezia.

Jari Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 14]
«Ansioso di battaglia»
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nella Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri.

Kili Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [6]
Forse «cuneo».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il significato del nome č probabilmente da vedere in relazione all'attivitŕ artigianale a cui erano dediti i nani. Citato in tutte e sei le redazioni del «catalogo dei nani» in allitterazione con Fili.

Litr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18} [49]
Ţulur > Dverga heiti [6]
«Colorato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Secondo Snorri, intralciň il passo a Ţórr il quale lo spedě con un calcio nel rogo funebre di Baldr, bruciandolo (Gylfaginning [49]). Citato, in allitterazione con Vitr, in tutte le redazioni del «catalogo dei nani».

Lofarr | Lovarr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 14, 16 | H: 14, 16]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [14]
Ţulur > Dverga heiti [6]
«[Colui che] loda».
Nano appartenente alla discendenza di Dvalinn, i cui antenati provenivano da Jǫruvellir. Snorri parla di lui al plurale (i Lofarr/Lovarr) intendendo probabilmente la stirpe di cui il nano Lofarr era discendente.

Lóni Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
«Pigro»
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo. Č attestato unicamente nella Vǫluspá, in una sequenza non contemplata da Snorri.

Mjǫđvitnir Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1]
«Lupo dell'idromele».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Si confronti con Miđvitnir, padre del gigante Sřkkmímir.

Móđsognir Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 10 | H: 10]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [14]
Ţulur > Dverga heiti [1]
«[Colui che] succhia la forza» oppure «[colui che] č senza forza».
Detto il piů nobile di tutti i nani, mentre Durinn sarebbe stato secondo soltanto a lui. Dal nome si potrebbe associare il personaggio a qualche tipo di vampiro o dčmone incubo.

Náinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 11, 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Parente stretto».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.
Sconosciuto al codice R della Vǫluspá, questo nome č citato due volte dal codice H. Soltanto la prima occorrenza [H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri (Gylfaginning {17}); la seconda [H: 13] ricorre in una sezione presente soltanto in H.

Náli Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]

«Cadavere».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il suo nome indica chiaramente un collegamento tra i nani e il mondo dei morti. Attestato nelle due redazioni della
Vǫluspá, viene sostituito da Váli nella redazione di Snorri (Gylfaginning {18}). I due nomi sono stati forse scambiati tra loro per via di qualche legame con la coppia formata da Váli e Nari, figli di Loki.


Nár Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 11, 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Cadavere».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il nome, come il precedente, indica un collegamento col mondo dei morti. Q
uesto nome č citato due volte dal codice H. Soltanto la prima occorrenza [H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri (Gylfaginning {17}); la seconda [H: 13] ricorre in una sezione presente soltanto in H. Il codice R cita Nár una volta sola [R: 12], sebbene in corrispondenza col Nýr di H; quest'ultimo nome č perň quello corretto in questo punto, come rivela l'allitterazione con Nýráđr.

Níđi Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [2]
Cfr. Ljóđa Edda > Discorso di Vafţrúđnir [25]
«Luna nuova».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il «catalogo dei nani» lo allittera con
Nýi nella formula «Nýi ok Níđi» che nel suo complesso significa «luna piena e luna nuova». In un canto eddico compare la strofa «luna piena e luna nuova / crearono gli dči propizi / per segnare agli uomini il tempo» [ný ok niđ / skópo nýt regin / ǫldom at ártali] (Discorso di Vafţrúđnir [25]).

Nípingr Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 11, 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}

«Oscuro» (De Vries 1957).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Sconosciuto al codice R della Vǫluspá, questo nome č citato due volte dal codice H. Soltanto la prima occorrenza [H: 11] č in relazione col testo fornito da Snorri (Gylfaginning {17}); la seconda [H: 13] ricorre in una sezione presente soltanto in H.


Norđri Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [8] {17}
Ţulur > Dverga heiti [1 | 2]
«Nord».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a settentrione.

Nóri

Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
«Ritaglio» (letteralmente «pezzettino»).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.

Nýi Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [1]
Cfr. Ljóđa Edda > Vafţrúđnismál [25]
«Luna piena».
(Letteralmente la parola indica il «rinnovamento» della luna. Si noti che in norreno l'espressione ha senso perfettamente opposto rispetto all'italiano, dove č detta «luna nuova» la fase in cui la luna č in ombra).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il «catalogo dei nani» lo allittera con
Níđi nella formula «Nýi ok Níđi» che nel suo complesso significa «Luna piena e luna nuova». Si veda la strofa «luna piena e luna nuova / crearono gli dči propizi / per segnare agli uomini il tempo» [ný ok niđ / skópo nýt regin / ǫldom at ártali] (Vafţrúđnismál [25]).

Nýr Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Nuovo».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.
Č probabilmente da mettere in relazione con Nýi, di cui Nýr č, anzi, una variante grammaticale. In tal caso il significato sarebbe da intendere nel senso di «luna piena» [SUPRA]. Il suo nome compare solamente nella redazione H della Vǫluspá. La redazione R riporta al suo posto il nome di Nár, che č da considerare un refuso per Nýr.

Nýráđr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Nuovo consiglio».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Č posto in allitterazione con
Nýr in tutte le redazioni del «catalogo dei nani», tranne in R, dove un refuso vi sostituisce il nome di Nár.

Óinn Ljóđa Edda > Reginsmál [2]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Timoroso».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il suo nome manca nella
Vǫluspá (che lo sostituisce con Ái). Č invece attestato nell'Prose Edda, nei codici R e W; manca nel codice T (dove č di nuovo sostituito da Ái), mentre č riportato nel codice U nella forma erronea Onni. Viene inoltre citato nel Reginsmál come padre di Andvari.

Ónarr | Ánarr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Eccitato» (nel senso di «ubriaco»).
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Č Ánarr nel codice R della
Vǫluspá, Ónarr nel codice H. Snorri riporta la forma Ónarr, tranne nel codice U dove ritorna la forma Annarr, forse per accostamento con il personaggio di Annarr, giŕ identificato da Snorri con Óđinn.

Ónn | Ánn Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 12]
Ţulur > Dverga heiti [3]
«Ottimo amico».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il nome di questo nano compare soltanto nella forma
Án[n] nella Vǫluspá, ma č assente in Snorri. La forma Ónn, attestata nelle ţulur, restituisce tuttavia l'alternanza dell'iniziale á-/ó- giŕ attestata in una serie di nani dai nomi strettamente allitterati, presenti nella prima forma nell'Ljóđa Edda, nella seconda nell'Prose Edda.

Óri Ljóđa Edda > Svipdagsmál > Fjǫlsvinnsmál [34]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [14: {17}, {19}]
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Eccitato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Questo nome č sconosciuto alla
Vǫluspá, ma č attestato due volte da Snorri. La prima ricorrenza {17} sembra sorta per una confusione con Órinn, nome che compare nel codice W, mentre Óri compare in T e U. La seconda ricorrenza {19} č attestata da tutti e quattro i manoscritti snorriani ed č probabilmente quella originale.

Órinn Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {17}
«Eccitato».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.
Il nome di Órinn compare soltanto nel codice W dell'Prose Edda, nel posto occupato da Óri nei codici T e U. Questo fa pensare a una confusione tra i due nomi. Che si tratti di due varianti grafiche di un unico nome potrebbe essere escluso dal fatto che un secondo Óri č attestato da Snorri nella strofa {17} (in tutti e quattro i codici). Non si puň tuttavia tacere il fatto che le ţulur conoscano Óri ma non Órinn.

Ráđsviđr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [6]
«Saggio consigliere».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che vivono nella terra.

Reginn Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Ljóđa Edda > Grípisspá [11]
Ljóđa Edda > Reginsmál [passim]
Ljóđa Edda > Fáfnismál [pr., 22-39]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [47-48 | 50]
Vǫlsunga saga
Ţulur > Dverga heiti [6]
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Presente soltanto nella Vǫluspá, Snorri lo sostituisce con Rekkr. La sua importanza nel mito norreno č legata al suo ruolo di tutore di Sigurđr nel ciclo dei Niflungar. Come tale, Reginn compare nel Reginsmál (poema intitolato espressamente a lui), in un lungo racconto inserito nello Skáldskaparmál di Snorri, e nella Vǫlsunga saga.

Rekkr Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [6]
«Guerriero»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che vivono nella terra. Il nome č attestato unicamente da
Snorri, dove sostituisce Reginn, riportato nella Vǫluspá.

Skáfiđr | Skáviđr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Colui che raschia».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome fa riferimento all'attivitŕ artigianale attribuita ai nani, oppure all'operazione di scavare gallerie nel cuore della terra.

Skirvir | Skirfir Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Abile artigiano».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il suo nome fa riferimento all'attivitŕ artigianale attribuita ai nani.

Suđri Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [8] {17}
Ţulur > Dverga heiti [2]
«Sud».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a meridione.

Svíurr | Svíarr | Sviđr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 13 | H: 13]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {14}
Forse da intendersi «[colui che] scompare».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano tra le pietre e le rocce. Il suo nome č attestato in molte diverse ortografie. Č Svíurr nel codice R della Vǫluspá, mentre č Sviđr nel codice H. I vari manoscritti di Snorri riportano Sjárr, Snjárr o Svjárr. Tali variazioni hanno probabilmente soltanto valore ortografico o non devono necessariamente essere riferiti a diversi personaggi.

Váli

Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}

«Piccolo combattente»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Č presente unicamente nella redazione di Snorri, dove sostituisce il Náli attestato nelle due redazioni della Vǫluspá. I due nomi sono stati forse scambiati tra loro per via di qualche legame con la coppia formata da Váli e Nari, figli di Loki. Si noti che il medesimo nome č attribuito al dio Váli figlio di Óđinn.

Veigr | Viggr | Vigr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Le varie forme di questo nome fornite nelle varie versioni del «novero die nani» non sono tra loro sovrapponibili. Il codice R della Vǫluspá fornisce la forma Veigr «[colui che ha] l'andatura traballante» (Isnardi 1991), se non č invece da intendere come forma maschile del sostantivo veig «bevanda inebriante» (cfr. il nome di Gullveig «ebbrezza dell'oro»). Il codice H ha la forma Viggr «destriero»; anche se la Isnardi rende «cuneo» (Isnardi 1991). In Snorri compare la grafia Vigr «lancia», forse da intendersi come «[fabbro di] lance» (Isnardi 1991).

Vestri Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 11 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [8] {17}
«Ovest».
Uno dei nani creati dalla terra all'inizio del tempo, reggeva il cielo a occidente.

Vindálfr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Elfo del vento».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Il termine «elfo» (presente nei nomi dei nani Álfr, Gandálfr e Vindálfr) sembra testimoniare un certo grado di confusione che doveva sussistere tra le varie creature soprannaturali.

Virvir | Virfir Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 15 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Ţulur > Dverga heiti [2]
Forse, «cavallo».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Il nome va forse inteso con connessioni falliche? Oppure nel senso di dčmone incubo? In quest'ultimo caso la ragione č che l'incubus era visto, nella tradizione germanica, nella forma di un cavallo che costringeva il dormiente a spossanti cavalcate (si veda la parola inglese nightmare «incubo», letteralmente «giumenta notturna»).

Vitr Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Saggio»
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Citato, in allitterazione con Litr, in tutte le redazioni del «catalogo dei nani».

Yngvi | Ingi Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 16 | H: 15]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {20}
Forse, «Progenitore».
Uno dei nani di Jǫruvellir. Nella Vǫluspá l'ortografia del nome č Yngvi. Snorri tuttavia scrive Ingi, forse per evitare confusione con l'Yngvi epiteto di Freyr che č alla base delle dinastie da lui narrate nella Ynglinga saga (solo nel manoscritto U dell'Prose Edda, il nome torna a essere Yngvi).

Ţekkr
Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Obbediente, disponibile, piacevole».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Attestato della redazione R della
Vǫluspá, ma sostituito da Ţrár nella redazione H. Tutti i codici snorriani lo riportano con diverse ortografie, tranne U che lo ignora. Si noti che Ţekkr č anche un heiti di Óđinn (Grímnismál [46] | Gylfaginning [20]).

Ţorinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 11]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [{18}]
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Coraggioso».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Nel codice U dell'Prose Edda, il suo nome viene riportato due volte, ma il confronto con la Vǫluspá e gli altri codici di Snorri mostra che la seconda occorrenza č probabilmente dovuta a una confusione con Ţróinn.

Ţrár Ljóđa Edda > Vǫluspá [H: 12]
Ţulur > Dverga heiti [4]
«Testardo, cocciuto».
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra. Questo nome
č citato unicamente nella redazione H della Vǫluspá, in cui sostituisce il Ţekkr di R e di Snorri. Per quanto a volte considerato una variante di Ţrór, Ţrár č probabilmente un personaggio indipendente. Entrambi i nomi sono infatti citati separatamente non soltanto in H, dove permane la possibile di un errore, ma anche nelle ţulur.

Ţráinn | Ţróinn Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Forse, «proficuo». O «minaccioso». (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.
Il nome č attestato come Ţráinn nella Vǫluspá e come Ţróinn in Snorri. Nel codice U dell'Prose Edda il nome viene sostituito, probabilmente per errore, da Ţorinn, ripetuto qui per la seconda volta.

Ţrór Ljóđa Edda > Vǫluspá [R: 12 | H: 12]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {18}
Ţulur > Dverga heiti [4]
Forse, «proficuo». (Isnardi 1991)
Uno dei nani creati all'inizio del tempo, appartenente alla schiera di coloro che dimoravano nella terra.
Si noti che Ţrór č anche un heiti di Óđinn (Grímnismál [49] | Gylfaginning [20]).

IX - I NANI NEI ROMANZI DI J.R.R. TOLKIEN

L'immagine moderna dei nani risulta modellata dalla tradizione folkloristica tramandata dalle fiabe, come quella celeberrima di Biancaneve contenuta nella raccolta dei fratelli Grimm, e soprattutto – in tempi piů recenti – dai romanzi fantasy, tra cui spiccano quelli di J.R.R. Tolkien.

Tolkien era troppo un buon filologo per non conoscere il «catalogo dei nani» attestato nei testi norreni. I tredici nani che fanno visita a Bilbo Baggins, all'inizio de Lo Hobbit, Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur, Bombur e Thorin, hanno nomi che derivano dalla versione del «catalogo» contenuta nell'Prose Edda. Solo il primo nome, Balin, č stato inventato da Tolkien, gli altri li ritroviamo tutti in Snorri: Dvalinn, Kili, Fili, Dóri, Nóri, Óri, Óinn, Glóinn, Bífurr, Báfurr, Bǫmburr e Ţorinn. Si puň ancora aggiungere il nano Thorin era chiamato «Scudodiquercia», ed č infatti questo il significato del nome di un altro dei nani eddici: Eikinskjaldi.

Anche Gandalf, lo stregone che giunge a casa di Bilbo assieme alla numerosa compagnia, deriva il suo nome da quello del nano Gandálfr, che significa «elfo incantatore» (in norreno gandr č parola legata alle pratiche magiche e incantatorie [SUPRA]). Gandalf avrŕ poi una parte importantissima nella successiva trilogia del Signore degli Anelli. Il suo nome, tuttavia, č attribuito a un nano nelle fonti norrene.

Nel primo tomo della trilogia, La compagnia dell'anello, Tolkien descrive la maestosa cittŕ sotterranea dei nani, Moria o Khazad-dűm. Di tale cittŕ non vi č ovviamente traccia nei miti nordici. Sono perň interessanti le porte di accesso alla cittŕ, scolpite nella roccia, che nel romanzo sono chiamate «Porte di Durin». Abbiamo giŕ spiegato l'importanza dei nani come guardiani degli accessi all'altro mondo e citato i nani gementi davanti «alle porte di pietra» [steindurum] di cui tratta Vǫluspá [48]. Ma anche la scelta di porre un nano a nome Durin come guardiano delle porte di Moria non č casuale, in quanto nelle fonti eddiche Durinn non č solo detto essere uno dei nani piů antichi, ma ha un nome che significa appunto «portinaio». La conoscenza di Tolkien di tali valenze č in molti casi piuttosto esplicita. Diversi altri nomi di nani, citati da Tolkien nel corso del romanzo e negli alberi genealogici apposti in appendice all'opera, hanno un riscontri nei miti nordici. Č il caso di diversi sovrani del popolo dei nani, alcuni dei quali sono chiamati Dáin e Náin (che corrispondono al Dáinn e Náinn eddici), o Thráin e Thrór (cioč Ţráinn e Ţrór). Tra i capi-nani che entrarono a Moria con Balin, troviamo elencati Lóni e Náli (gli eddici Lóni e Náli), Frár e Frór (l'eddico Frár = Frór, che Tolkien distingue in due personaggi). Molti altri nomi, invece, Tolkien li inventa.

Tolkien, in definitiva, ha dipinto i nani sulla base di quanto ha letto nelle fonti antiche, modellandoli abilmente come gli avidi e abilissimi signori del sottosuolo. Naturalmente, cosě facendo, li ha privati del loro carattere soprannaturale, trasformandoli in una delle tante «razze» della Terra di Mezzo e ponendoli allo stesso livello di uomini, elfi e hobbit. Questa scelta contrasta profondamente con la natura del mito, di cui i romanzi di Tolkien sembrano piuttosto un'interpretazione laica. Il pensiero mitico colloca esseri come i nani o gli elfi in una sfera soprannaturale, che interagisce con quella umana, ma non vi fa davvero parte. I nani, in particolare, sono configurati sě, come esseri ctoni e sotterranei, ma in qualitŕ di esseri legati al regno dei morti, quindi guardiani delle aperture e dei passaggi tra i mondi.

Tutte queste implicazioni sono perfettamente ignorate nel romanzo di Tolkien, a cui i nani servono semplicemente da «pedine» per tracciare le sue avventurose vicende. Nella composizione della cosiddetta «compagnia dell'anello», un nano a nome Gimli (in questo caso privo di un riscontro letterario) viene disposto insieme a due uomini, uno stregone, un elfo e quattro hobbit, in un microcosmo in cui vengono in qualche modo rappresentate tutte le «razze» della Terra di Mezzo. Nel mondo di Tolkien – contrariamente a quanto accade nel mito – non traspare alcuna differenza metafisica tra uomini, nani ed elfi. Ma non si tratta di un errore dell'autore, bensě di una legittima scelta letteraria, necessaria per gli scopi che Tolkien si prefiggeva. L'enorme popolaritŕ di cui i suoi libri hanno goduto, perň, accompagnati dalla diffusione dei giochi di ruolo, hanno avuto l'effetto di diffondere nel grande pubblico una visione piuttosto banale dell'effettiva natura degli esseri soprannaturali nel mito nordico.

Bibliografia

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  • SCARDIGLI Piergiuseppe [cura] ~ MELI Marcello [trad.]: Il canzoniere eddico. Garzanti, Milano 1982.
  • ZOËGA Geir T.: A coincise Dictionary of Old Icelandic. 1910.
BIBLIOGRAFIA
Intersezione: Aree - Holger Danske
Sezione: Miti - Asteríōn
Area: Germanica - Brynhilldr
Ricerche e testi di Dario Giansanti e Oliviero Canetti.
Creazione pagina: 14.06.2007
Ultima modifica: 31.01.2012
 
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