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GERMANI
Scandinavi

MITI GERMANICI
Máni
MÁNI
Il ragazzo che guida il carro lunare. Figlio di Mundilfǿri, fratello di Sól.

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MITOLOGIA
MITI
  • Mundilfǿri ha due figli cosě belli e splendenti che mette nome Sól alla femmina e Máni al maschio.
  • Gli dči, offesi da tanta arroganza, rapiscono i due fanciulli e li mettono a guidare il carro solare e il carro lunare.
  • Máni rapisce dalla terra due fanciulli, chiamati Bil e Hjúki, che lo aiutano nella regolazione della fasi lunari.
  • Un lupo insegue il sole, ed č per questo che esso fugge nel cielo senza sosta.
  • Hati figlio di Hróđvitnir č il lupo che insegue Máni nel cielo, e nel giorno di Ragnarök, lo divorerŕ.
RELAZIONI
Padre:
Sorella:
Aiutanti:
Mundilfǿri
Sól
Bil ~ Hjúki.
FILOLOGIA
ORTOGRAFIA

  ORTOGRAFIA
NORMALIZZATA
LEZIONE DEI
MANOSCRITTI

FONTI

Norreno Máni Mani
Máni
Edda poetica | Edda in prosa

ETIMOLOGIA

La parola germanica per «luna», tipicamente maschile, deriva da un protogermanico *mēnan- (cfr. gotico mena; anglosassone mōna > inglese moon; antico sassone māno; antico alto tedesco māno > tedesco Mond; olandese maan; norreno máni > danese, norvegese e svedese mĺne).

La parola deriva da un indoeuropeo *MĒHąṆS, a sua volta forma suffissata di una radice *MĒHą- «misura». Da questa sono derivate tra l'altro: il sanscrito māsa «luna, mese»; l'avestico maoŋh, l'antico persiano māha, il persiano māh «luna»; il tocario mań/meńe; l'armeno amis (< *mis) «mese»; il greco mḗn «mese», il latino mensis «mese»; l'irlandese «mese»; l'albanese muaj «mese»; l'antico slavo měsęcĭ, il russo mesjac «luna, mese», il lituano mėnulis e il lettone mēness.

Dal corradicale protogermanico *mēnōţ- «luna, mese» (a sua volta da una radice indoeuropea *MĒNŌT-) sono derivate le parole germaniche per «mese» (cfr. gotico mēnoţs; antico frisone mōnath; antico sassone mānuđ; antico alto tedesco mānōd > tedesco Monat; olandese maand; anglosassone mōnaţ > inglese month; norreno mánađr > danese e norvegese mĺned, svedese mĺnad).

Nebra Scheibe
Disco di Nebra (ca. 2100-1700 a.C.).
TESTIMONIANZE

Tra i reperti germanici dell'etŕ del bronzo primeggiano varie raffigurazioni del sole e della luna. Il disco di Nebra, rinvenuto nell'estate del 1999 in una cavitŕ rocciosa sul monte Mittelberg, nei pressi della cittadina di Nebra (Sassonia-Anhalt, Germania), raffigura una falce di luna e, accanto ad esso, un cerchio che potrebbe essere il sole, o la luna piena, insieme a un gruppo di stelle che sono state interpretate come le Pleiadi.

Stando alla data stimata di fabbricazione, tra il 2100 a.C. e il 1700 a.C., il disco sarebbe la piů antica rappresentare del cosmo della storia umana.

LETTURA

Riportare tutte le citazioni del sole e della luna nella letteratura germanica medievale, č compito arduo, poiché i due luminari sono stati sempre presenti nell'esperienza umana. Anche limitandosi all'ambito strettamente mitologico, bisogna ancora fare una distinzione tra la luna astronomica – con tutte le immagini cosmologiche ad esso legate – e il dio che č ipostasi della luna.

Della luna come divinitŕ o, per lo meno, come oggetto di adorazione presso i Germani, ce ne dŕ notizia per primo Giulio Cesare, il quale, nel corso della sua campagna contro i Galli, venne a conoscenza degli usi dei Germani che abitavano a oriente del Reno. La sua testimonianza č importante perché risale al I sec. a.C., ma rivela un disinteresse pressoché totale sull'argomento:

Nam neque druides habent, qui rebus divinis praesint, neque sacrificiis student. Deorum numero eos solos ducunt, quos cernunt et quorum aperte opibus iuvantur, Solem et Vulcanum et Lunam, reliquos ne fama quidem acceperunt. [I Germani] non possiedono druidi che presiedano al culto degli dči, né si occupano dei sacrifici. Tra gli dči, adorano solo quelli che vedono e dalla cui potenza traggono palesemente beneficio, Sole, Vulcano e Luna. I restanti non li conoscono neppure per sentito dire.
Giulio Cesare: De Bello Gallico [VI: 21]

La letteratura norrena dŕ ampio spazio alla mitologia astrale. La Völuspá descrive come, al principio del tempo, gli dči diedero ordine nell'universo e imposero al sole e alla luna astronomici di muoversi secondo tempi e cicli stabiliti in modo da calcolare e misurare il corso del tempo.

Sól varp sunnan,
sinni mána,
hendi enni hćgri
of himinjöđur;
sól ţat né vissi,
hvar hon sali átti;
stjörnur ţat né vissu,
hvar ţćr stađi áttu;
máni ţat né vissi,
hvat hann megins átti.
Con forza da sud il sole,
compagno della luna,
stese la mano destra
verso l'orlo del cielo;
il sole non sapeva
dov'era la sua corte,
le stelle non sapevano
dov'era la loro dimora,
la luna non sapeva
qual era il suo potere.
Ţá gengu regin öll
á rökstóla,
ginnheilög gođ,
ok gćttusk of ţat:
Nótt ok niđjum
nöfn of gáfu,
morgin hétu
ok miđjan dag,
undorn ok aptan,
árum at telja.
Andarono allora gli dči tutti
ai troni del giudizio,
divinitŕ santissime
e su questo deliberarono:
alla notte e alle fasi lunari
nome imposero;
al mattino dettero un nome
e al mezzogiorno,
al pomeriggio e alla sera
per contare gli anni.
Edda poetica > Völuspá [5-6]

L'origine del sole e della luna viene perň narrata in un altro poema eddico, il Vafţrúđnismál, dove leggiamo:

...Hvađan máni um kom,
svá at ferr menn yfir,
eđa sól it sama?
...Da dove la luna č venuta,
lei che sugli uomini va,
e il sole ugualmente?
Mundilfǿri heitir,
hann er mána fađir
ok svá sólar it sama;
himin hverfa
ţau skolo hverjan dag
öldom at ártali.
Mundilfǿri si chiama
colui che fu il padre della luna
e del sole ugualmente;
il cielo percorreranno
quei due ogni giorno
per segnare agli uomini il tempo.
Edda poetica > Vafţrúđnismál [22-23]

In questo testo si parla evidentemente di un sole [sól] e di una luna [máni] astronomici, e vengono entrambi detti figli di Mundilfǿri. Quando Snorri riprende il mito, nell'Edda in prosa, opera una distinzione il sole e la luna che brillano nel cielo e le due divinitŕ preposte ai due luminari, anch'esse chiamate Sól e Máni. Snorri ci narra il mito della loro nascita e il loro rapimento da parte degli dči.

Sá mađr er nefndr Mundilfǿri er átti tvau börn. Ţau váru svá fögr ok fríđ at hann kallađi annat Mána en dóttur sína Sól [...]. En guđin reiddusk ţessu ofdrambi ok tóku ţau systkin ok settu upp á himin... Un uomo che si chiamava Mundilfǿri ebbe due figli. Essi erano cosě belli e gentili che egli chiamň suo figlio Máni e sua figlia Sól [...]. Ma gli dči si adirarono per questa insolenza, presero i due fratelli e li posero in cielo...
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [11]

In particolare, Máni č preposto a dirigere il corso della luna e governare le fasi lunari. Per assolvere a questo compito, dice Snorri, egli rapě dalla terra due bambini, con un bastone e un secchio, in modo da tenerli come suoi aiutanti. Essi corrispondono alle macchie visibili sul volto della luna:

Máni stýrir göngu tungls ok rćđr nýjum ok niđum. Hann tók tvau börn af jörđunni er svá heita: Bil ok Hjúki, er ţau gengu frá brunni ţeim er Byrgir heitir ok báru á öxlum sér sá er heitir Sǿgr, en stöngin Símul. Viđfinnr er nefndr fađir ţeira. Ţessi börn fylgja Mána, svá sem sjá má af jörđu. Máni dirige il corso della luna e governa le sue fasi. Egli prese dalla terra due fanciulli, chiamati Bil e Hjúki, mentre si allontanavano dalla fonte chiamata Byrgir e portavano sulle loro spalle il secchio chiamato Sćgr e il bastone Simul. Viđfinnr si chiama il loro padre. Questi fanciulli seguono Máni, come si puň vedere dalla terra.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [11]

Successivamente viene spiegata la tremenda ragione che costringe Sól e Máni a correre nel cielo senza mai fermarsi.

Hár segir: «Ţat eru tveir úlfar, ok heitir sá er eptir henni ferr Sköll. Hann hrćđisk hon, ok hann mun taka hana. En sá heitir Hati Hróđvitnisson er fyrir henni hleypr, ok vill hann taka tunglit, ok svá mun verđa». Ci sono due lupi: quello che corre dietro di lei [Sól] si chiama Skoll. Egli la spaventa e alla fine la prenderŕ. Si chiama invece Hati figlio di Hróđvitnir quello che corre davanti a lei, il quale vuole prendere Máni, e anche questo accadrŕ».
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [12]

E sarŕ infatti questo il destino a cui andranno incontro il sole e la luna alla fine dei tempi, nel Ragnarök. Dopo aver trattato del crollo morale del mondo, Snorri aggiunge:

Ţá verđr ţat er mikil tíđindi ţykkja at úlfrinn gleypir sólna, ok ţykkir mönnum ţat mikit mein. Ţá tekr annarr úlfrinn tunglit, ok gerir sá ok mikit ógagn. Accadrŕ in seguito una cosa che sembrerŕ spaventosa: il lupo [Skoll?] inghiottirŕ il sole e questo per gli uomini sarŕ una grande sciagura. L'altro lupo [Hati] prenderŕ la luna, suscitando anch'esso un grande male.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [51]

Ma se, dopo il Ragnarök, Sól verrŕ sostituita da una figlia che ne prenderŕ il posto (Vafţrúđnismál [46-47]), nulla del genere viene detto per Máni, che sembra scomparire nel nulla, abbandonando il cielo nel prossimo ciclo cosmico.

Álfröđull «gloria degli elfi» č un epiteto poetico del sole. Una breve lista di heiti del sole viene fornita dal nano Alvíss fornisce a Ţórr nella bella composizione eddica che lo ha per protagonista.

...Hversu máni heitir,
sá er menn séa,
heimi hverjum í?
Come si chiama la luna
che vedono le creature
in ciascun mondo?
Máni heitir međ mönnum,
en mylinn međ gođum,
kalla hverfanda hvél helju í,
skyndi jötnar,
en skin dvergar,
kalla alfar ártala.
«Luna» si chiama tra gli uomini,
«rossastra» tra gli dči,
nel regno di Hel la chiamano «ruota che gira»,
«spinta» i giganti,
«chiarore» i nani,
gli elfi la chiamano «computo degli anni».
Edda poetica > Alvíssmál [13-14]

Máni č anche citato in un passo del Reginsmál, dove in realtŕ la kenning «sorella della luna» [systir Mána] č Sól. Il consiglio – in realtŕ piuttosto banale – č di non dare battaglia rivolti nella direzione del sole, per non essere abbacinati.

Engr skal gumna
í gögn vega
síđ skínandi
systur Mána;
ţeir sigr hafa,
er séa kunnu,
hjörleiks hvatir,
eđa hamalt fylkja.
Nessuno deve
dar battaglia rivolto
verso la sorella di Máni
quanto tardi brilla.
Otterranno vittoria quelli
che possono vedere,
pronti al gioco delle spade,
se si dispongono a cuneo.
Edda poetica > Reginsmál [23]
FONTI

Giulio Cesare: De Bello Gallico [VI: 21]
Edda poetica > Völuspá [4-6]
Edda poetica > Vafţrúđnismál [22-23]
Edda poetica > Alvíssmál [13-14]
Edda poetica > Reginsmál [23]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [11-12 | 51]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Skáldskaparmál [35]

BIBLIOGRAFIA
RIFERIMENTI
IMMAGINI
Disco di Nebra
Etŕ del bronzo
(circa 2100-1700 a.C.).
Skoll e Hati inseguono i carri di Sól e Máni
Disegno di John Charles Dollman (1909).
Máni e Sól
Disegno di Lorenz Frřlich (1895).
Máni
Disegno di autore sconosciuto.
Sól e Máni
Disegno di autore sconosciuto.
PAGINE
Il tempo e gli elementi - Lupi che corrono in cielo

Creazione pagina: 01.01.2009
Ultima modifica: 23.08.2010

 
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