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LETTERATURA
Di
un mondo degli Æsir, nel suo complesso, la
letteratura mitologica non offre una denominazione precisa, anche se vengono
dati molti ragguagli sulla sua struttura.
Il
Grímnismál
è il poema che più di ogni altro descrive il mondo e le dimore divine. Esso
esordisce trattando però non di una città, ma di una terra abitata dagli
Æsir, pur senza fornirne un nome:
Land er heilagt
er ek liggja sé
ásom ok álfom nær... |
Sacra è la terra
ch'io stendersi vedo
agli
Æsir e agli
elfi vicina.. |
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Ljóða Edda
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Grímnismál [4] |
In seguito, il poema descrive il mondo degli
Æsir, elencando ben tredici tra regni e fortezze,
citati uno per uno dal testo
(Grímnismál
[4-17]).
-
Þrúðheimr, regno di
Þórr;
-
Ýdalir, una
vallata dove Ullr ha costruito una sua dimora;
-
Álfheimr,
il mondo degli elfi, donato a Freyr;
-
Valaskjálfr, dimora che
Óðinn ha costruito per sé;
-
Søkkvabekkr,
edificio sommerso dalle acque, dove s'incontrano
Óðinn
e Sága;
-
Glaðsheimr,
territorio in cui si trova la sala di
Valhǫll;
-
Þrymheimr, l'antica dimora di
Þjazi, poi ereditata da Skaði;
-
Breiðablik,
terra in cui Baldr ha costruito una sua
dimora;
-
Himinbjǫrg, montagna in cima
alla quale Heimdallr sta di sentinella;
-
Fólkvangr,
territorio dove
Freyja accoglie la sua parte di caduti
in battaglia;
-
Glitnir,
edificio adibito a tribunale degli dèi, a cui attende
Forseti;
-
Nóatún, fortezza
dotata di un porto, dimora di Njǫrðr;
-
Una terra boscosa appartenente a
Víðarr.
Il testo descrive poi, con dovizia di dettagli, la
Valhǫll e le meraviglie
che vi si trovano; aggiunge il nome del palazzo posseduto da
Þórr, Bilskírnir; enumera i fiumi cosmici,
descrive la fauna del frassino Yggdrasill, elenca le valchirie e i
nomi di Óðinn. Il testo cita anche il ponte arcobaleno
Bifrǫst, che Þórr
non può attraversare perché brucerebbe sotto i suoi passi. L'impressione
generale è che i regni divini si trovino in cielo, in un mondo lontano e
inaccessibile agli esseri umani.
Snorri, nella sua
Prose Edda, tratta lungamente dei regni celesti, descrivendo
molte delle fortezze già citate dal
Grímnismál, e fornisce un nome alla principale rocca divina:
Ásgarðr. Afferma che vi si trovi
Glaðsheimr, qui trasformato nel tempio
consacrato a tutti gli dèi, e il salone di
Valhǫll. Ma, di nuovo, non
viene fornito un termine che indichi il regno divino nel suo complesso.
Questo, per quanto possa sembrare strano, compare invece nelle fonti
pseudostoriche, come l'Ynglinga
saga e il
Prologo dell'Edda.
In questi testi, il mito viene evemerizzato: le divinità pagane sono trasformate
in sovrani ed eroi del passato, e i loro regni e dimore vengono collocati
geograficamente.
Nell'Ynglinga saga, Snorri esordisce con un
resoconto geografico, proiettando il lettore nelle desolate distese della
«Grande Svezia» [Svíþjóð inn mikla], che altri non è che la Russia. A sud
di essa si trova il Mar Nero [Svartahaf]. Questo, e il suo tributario, il
fiume Don [Tanais o Tanakvísl], dividono l'Europa dall'Asia. Ed è
appunto giocando sulla paraetimologia Æsir/Ásíá, che Snorri localizza la
sede originaria degli dèi sulle sponde orientali del Don, ed è lì, nell'antica
Scizia, al confine tra l'attuale Ucraina e il Caucaso russo, che egli colloca il
loro regno, qui chiamato Ásaland o Ásaheimr,
e la loro capitale, Ásgarðr.
| Fyrir austan Tanakvísl í Asía var kallat
Ásaland eða Ásaheimr, en hǫfuðborgin, er var í landinu, kǫlluðu þeir Ásgarð. En
í borginni var hǫfðingi sá, er Óðinn var kallaðr... |
La terra ad oriente del fiume Don, in Asia,
era detta Ásaland o
Ásaheimr,
e la capitale del paese fu detta Ásgarðr. Nella fortezza c'era
un capo che si chiamava
Óðinn... |
| Snorri
Sturluson: Ynglinga saga [2] |
Possiamo chiederci da dove Snorri abbia tratto i termini Ásaland e
Ásaheimr. Li ha coniati lui per l'occasione, o li ha desunti dalla
mitologia? E in quest'ultimo caso, perché i due termini non vengono mai citati,
non solo nella
Ljóða Edda,
ma nemmeno dallo stesso Snorri nella
Prose Edda?
L'impressione è che lo scrittore islandese abbia introdotto questi due termini
solo nel
momento in cui ne ha avuto la necessità. Saremmo del tutto giustificati, quindi, se togliessimo a termini come
Ásaland e
Ásaheimr qualsiasi fondamento
mitologico. Il fatto sospetto, però, sta in questa curiosa duplicazione del
termine in due sinonimi o quasi-sinonimi: Ásaland eða Ásaheimr,
come se Snorri avesse avuto uno scrupolo nell'utilizzare un termine desunto
dalla cosmologia pagana e abbia cercato di edulcorarlo aggiungendone un altro più
pertinente. L'impressione, in effetti, è che Ásaheimr «mondo degli Æsir»
abbia un'origine mitologica, essendo un termine in -heimr, come
altri forniti dalla cosmologia vichinga. Al contrario,
Ásaland «terra degli Æsir»
sembra essere la dizione storicizzata che Snorri sovrappone a quella mitica,
come per rassicurare il lettore che il mitico Ásaheimr fosse soltanto un
Ásaland;
in altre parole, che il mondo celeste degli Æsir, di cui favoleggiavano le leggende pre-cristiane,
fosse stato nella realtà storica il regno terreno di un popolo dallo stesso
nome, per quanto formato da esseri umani.
Il seguito della narrazione di Ynglinga saga
narra della guerra tra Æsir e i
Vanir, il cui territorio di
Vanaheimr viene collocato da Snorri sempre lungo il
Don, probabilmente ad ovest dell'Ásaheimr. Conclusa
la guerra,
Óðinn abbandona la sua terra e, per
sfuggire all'espansione romana, conduce gli Æsir
verso il nord Europa: in Danimarca e poi in Svezia. Qui,
Óðinn fonda dei regni, crea un sistema di
leggi e, dopo aver equamente diviso il potere tra i suoi dodici capi (Baldr,
Njǫrðr, Freyr,
Heimdallr, Þórr...),
istituisce il suo stesso culto. In questo contesto ricompaiono anche le mitiche
dimore divine, assegnate da Óðinn ai principali degli Æsir,
allorché si stabilirono in Svezia. È uno strano elenco in cui località veramente
esistenti (come Sigtuna o Uppsala) sono poste accanto ad altre del tutto mitologiche (Nóatún,
Himinbjǫrg, Þrúðvangr,
Breiðablik) in uno scenario geografico reale,
pur senza
alcun tentativo di identificazione di queste ultime con luoghi effettivi.
| Óðinn tók sér bústað við Lǫginn, þar sem
nú eru kallaðar fornu Sigtúnir, ok gerði þar mikit hof ok blót eptir siðvenju
Ásanna. Hann eignaðist þar lǫnd svá vítt sem hann lét heita Sigtúnir. Hann gaf
bústaði hofgoðunum: Njǫrðr bjó í Nóatúnum, en Freyr at Uppsǫlum, Heimdallr at
Himinbjǫrgum, Þórr á Þrúðvangi, Baldr á Breiðabliki; ǫllum fékk hann þeim góða
bólstaði. |
Óðinn stabilì la
residenza presso [il lago] Lǫgrinn, nella località ora detta antica Sigtúnir, vi
eresse un gran tempio e sacrificò all'uso degli Æsir.
S'appropriò di un territorio molto vasto che chiamò Sigtúnir e diede dimora ai
sacerdoti del tempio: Njǫrðr abitò a
Nóatún, Freyr a
Uppsalir, Heimdallr a
Himinbjǫrg,
Þórr a Þrúðvangr,
Baldr a Breiðablik:
a tutti elargì ottime dimore. |
| Snorri
Sturluson: Ynglinga saga [5] |
A questo punto, Snorri spiega che gli uomini del nord cominciarono a
distinguere tra un mondo umano e uno divino, tanto che presero a distinguere la
Svezia dalla Grande Svezia chiamando l'una Mannheimr «mondo degli
uomini» e l'altra Goðheimr «mondo degli dèi» (Ynglinga
saga [8]), appunto perché gli Æsir
erano arrivati da laggiù. Il dettaglio è necessaria perché, nell'ottica del
testo, gli Æsir sono un popolo terreno e l'Ásaheimr
è semplicemente il paese da cui provengono. Il passaggio da Ásaheimr
a Goðheimr sancisce, nelle intenzioni di Snorri, la trasformazione di un
dato prettamente storico in una verità mitologica. L'autore aggiunge:
| Óðinn varð sóttdauðr í Svíþjóð; ok er
hann var at kominn bana, lét hann marka sik geirsoddi ok eignaði sér alla
vápndauða menn; sagði hann sik mundu fara í Goðheim ok fagna þar vinum sínum. Nú
hugðu Svíar, at hann væri kominn í hinn forna Ásgarð, ok mundi þar lifa at
eilífu. Hófst þá at nýju átrúnaðr við Óðin ok áheit. |
Óðinn
morì di malattia in Svezia. Quando fu vicino alla morte, si fece segnare con la
punta della spada e dichiarò suoi tutti gli uomini uccisi dalle armi, poi disse
che sarebbe andato in Goðheimr per accogliervi i suoi amici. Così gli
Svedi
pensarono che egli fosse tornato nell'antico Ásgarðr
per vivervi in eterno. Si accrebbe allora la fede in Óðinn
e l'invocazione a lui. |
| Snorri
Sturluson: Ynglinga saga [9] |
Giustificando in questo modo la nascita del paganesimo scandinavo, Snorri intende
spiegare qui come l'Ásaheimr
– il territorio storico da cui sarebbero venuti gli
Æsir – si fosse trasformato, nella
coscienza dei popoli del nord, nel Goðheimr «mondo degli dèi»
(Ynglinga saga [8]), trasformandosi in mito. In realtà, Snorri ci fornisce una precisa indicazione
mitologica che ci permette di dare una connotazione cosmologica al mondo divino
degli antichi Scandinavi, suggerendo la concezione di un mondo divino o Ásaheimr.
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