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LETTURA Il mito della creazione di
Askr ed Embla è tramandato
in due fonti: nel poema eddico
Völuspá e
da Snorri nella sua Edda in prosa,
con significative differenze tra i due testi.
La
Völuspá afferma che la creazione dell'uomo
fu opera di tre dèi, i quali, tornando a casa,
trovarono in terra un tronco di
frassino e uno di olmo, e da essi trassero rispettivamente il
primo uomo e la prima donna. I nomi delle tre divinità compaiono
durante l'atto creativo,
e sono: Óðinn,
Hœnir e
Lóðurr.
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Unz þrír kómu
ór því liði
öflgir ok ástkir
æsir at húsi,
fundu á landi
lítt megandi
Ask ok Emblu
örlöglausa. |
Finalmente tre vennero
da
quella stirpe,
potenti e belli,
æsir,
a casa.
Trovarono in terra,
senza forze,
Askr ed
Embla,
privi di destino. |
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Önd þau né áttu,
óð þau né höfðu,
lá né læti
né litlu góða
önd gaf Óðinn,
óð gaf Hænir,
lá gaf Lóðurr
ok litu góða. |
Non
possedevano respiro
né
avevano anima,
non
calore vitale, non gesti
né
colorito.
Il
respiro dette
Óðinn,
l'anima dette
Hœnir,
il calore vitale dette
Lóðurr
e il colorito. |
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Edda poetica
>
Völuspá
[17-18] |
Il testo di Snorri dipende probabilmente dalla
Völuspá, ma vi è una differenza
significativa sull'identità delle divinità implicate
nell'operazione antropogonica, che qui sono i «figli
di Borr» (cioè, per
Snorri, Óðinn,
Vili e
Vé).
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Þá er þeir
gengu með sævarströndu Bors synir, fundu þeir
tré tvau ok tóku upp trén ok sköpuðu af menn.
Gaf inn fyrsti önd ok líf, annarr vit ok
hræring, þriði ásjónu, mál ok heyrn ok sjón,
gáfu þeim klæði ok nöfn. Hét karlmaðrinn
Askr en konan Embla, ok ólst þaðan af
mannkindin, sú er byggðin var gefinn undir
Miðgarði. |
Mentre i figli di
Borr andavano lungo la riva del mare
trovarono due alberi, li raccolsero e li mutarono in uomini. Il primo diede
loro respiro e vita, il secondo ragione e movimento, il terzo aspetto, parola,
udito e vista. Gli diedero poi vesti e nomi. Il maschio si chiamò
Askr, la femmina
Embla e nacque allora l'umanità, a cui
fu data dimora entro
Miðgarðr. |
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Snorri
Sturluson: Edda in prosa >
Gylfaginning
[9] |
Nell'ambito della
Völuspá non è chiaro se la triade divina
responsabile della creazione dell'uomo sia da
identificare con i «figli
di Borr» precedentemente
citati, nello stesso testo, quali creatori dell'universo. Tale
identificazione sembra accettata però da Snorri che ascrive
appunto ai «figli di Borr»
(Óðinn,
Vili e
Vé) la creazione
degli uomini.
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