| 2 - LA GRANDE PROFEZIA scolto io chiedo a tutte le sacre
stirpi umane, figli maggiori e minori di
Heimdallr!
«Tu vuoi, Valfǫšr, che io
narri compiutamente le antiche storie del mondo, quelle che ricordo innanzi alle
altre. Ebbene, io ricordo i giganti, nati in principio, che mi generarono e mi
allevarono. Ricordo nove mondi, e un immenso albero le cui nove radici li
penetrano e li sostengono. Quando tempo volgeva agli inizi, solo
Ymir viveva. Non c'era la sabbia e non
c'era il mare, non c'erano le fredde onde, non si distingueva la terra né vi era
un cielo che la sovrastasse. Dovunque si spalancavano gli abissi e in nessun
luogo cresceva erba. Finché, un giorno, i figli di
Borr innalzarono le terre, loro che
crearono il vasto Mišgaršr. Il sole
splendette da sud sui fondali rocciosi e allora il suolo si riempģ di verdi
germogli.
«Il sole, compagno alla luna, stese la mano destra verso l'orlo del cielo. Il
sole non sapeva dov'era la sua corte, le stelle non conoscevano la loro dimora,
la luna era ignara del suo potere. Allora gli dči andarono ai troni del
giudizio, le sante divinitą, e in assemblea deliberarono. Diedero un nome alla
notte e alle fasi lunare, al mattino e al mezzogiorno, al pomeriggio e alla
sera, e iniziarono cosģ a contare gli anni.
«Si riunirono gli Ęsir nel campo
di Išavǫllr, e qui innalzarono altari
e templi, accesero i fuochi e forgiarono tenaglie e altri utensili, e crearono
cosģ tante ricchezze che non tra loro non vi mai penuria d'oro. Ricchi e felici,
essi giocavano a scacchi in quella corte, fino a quando giunsero da
Jǫtunheimr tre fanciulle, figlie di
giganti possenti oltre ogni immaginazione.
«Allora gli dči andarono ai troni del giudizio, le sante divinitą,
e in assemblea deliberarono. Bisognava decidere chi dovesse creare le schiere
dei nani dal sangue di Brimir e
dagli ossi di Blįinn.
Móšsognir era il pił
eccellente fra tutti i nani e il secondo era
Durinn. Molti nani furono tratti
dalla terra e fu loro data figura umana:
Nżi e Nķši,
Noršri,
Sušri,
Austri,
Vestri,
Alžjófr,
Dvalinn,
Nįr,
Nįinn,
Nķpingr,
Dįinn,
Bķvǫrr,
Bįvǫrr,
Bǫmburr,
Nóri,
Įnn
e Įnarr,
Įi,
Mjǫšvitnir.
Veigr e
Gandįlfr,
Vindįlfr,
Žrįinn,
Žekkr e
Žorinn,
Žrór,
Vitr e
Litr,
Nįr e
Nżrįšr; i nani
Reginn e Rįšsvišr
come dovevo ho enumerato.
Fili,
Kili,
Fundinn,
Nįli,
Heptivili,
Hannarr,
Svķurr,
Frįr,
Hornbori,
Fręgr e
Lóni,
Aurvangr,
Jari ed
Eikinskjaldi. Ma bisogna
che riveli agli uomini anche quelli della stirpe di
Dvalinn, su su fino a a
Lofarr, loro che arrancarono dal
suolo roccioso di Aurvangar fino a
Jǫruvellir.
Dunque c'erano allora Draupnir,
Dólgžrasir,
Hįr,
Haugspori,
Hlévangr,
Glói,
Skirvir,
Virvir,
Skįfišr,
Įi.
Įlfr
e Yngvi,
Eikinskjaldi,
Fjalarr e
Frosti,
Finnr e
Ginnarr. Questa lista degli
antenati dei nani sarą ricordata a lungo, finché vivranno gli uomini.
«E poi finalmente tre
ęsir tornavano a casa, quando trovarono in
terra Askr ed
Embla, il frassino e l'olmo, senza forze e
senza destino. Non possedevano respiro, né anima, non avevano calore vitale, non
facevano gesti né il loro aspetto era gentile.
Óšinn dette loro il destino, l'anima la
fornģ Hǿnir, e dette
Lóšurr l'aspetto gentile e il colorito.
«Io so che si innalza un frassino, chiamato
Yggdrasill. Si erge sempre verde,
dalle fonti di Uršarbrunnr, alto
tronco lambito da acque argillose. Dai suoi rami le rugiade piovono sulle valli.
Da quelle acque che si stendono sotto l'albero vengono tre fanciulle di grande
saggezza. Ha nome Uršr la prima,
Veršandi l'altra,
Skuld la terza. Incidono rune sulle
tavole, decidono la vita e stabiliscono le sorti degli uomini.
«Io ricordo il primo scontro che vi fu nel mondo, quando gli dči urtarono
Gullveig con le lance e le dettero
fuoco nelle sale di Hįr. L'arsero tre
volte, tre volte ella rinacque ed č ancora viva! L'avevano chiamata
«splendente», ed era un'indovina esperta in profezie. Veniva nelle case e con le
sue magiche verghe, cariche di sinistro potere, incantava i sensi e abbindolava
le spose malvagie. Allora gli dči andarono ai troni del giudizio, le sante
divinitą, e in assemblea deliberarono. Discussero se gli
Ęsir avessero dovuto pagare un tributo
o se invece avessero diritto a un risarcimento.
Óšinn scagliņ la sua lancia e iniziņ la
prima guerra che mai si vide nel mondo. I
Vanir infransero le palizzate di legno e invasero la cittą degli
Ęsir. Allora gli dči andarono ai troni
del giudizio, le sante divinitą, e in assemblea deliberarono. Si chiesero chi
avesse immesso il male sulla terra e chi avesse dato
Freyja, la sposa di
Óšr, ai giganti. Si alzņ allora
Žórr, colmo di rabbia. Non attese un
istante quando venne a conoscenza di tali misfatti. Furono rotti solenni
giuramenti e infranti i pił sacri patti che avevano tra loro suggellato.
«Io vedo le Valkyrjur venire
da lontano, cavalcando verso il popolo dei Goti. Skuld tiene lo scudo, la
seconda č Skǫgul, vi sono poi Gunnr, Hildr, Gǫndul e Geirskǫgul. Queste sono le
fanciulle di Herjan, che cavalcano
attraverso la terra, le Valkyrjur.
«Io vedo per Baldr approntarsi un
sanguinoso sacrificio, vedo l'occulto destino preparato per il figlio di
Óšinn. Cresceva ritto sui campi, esile e
bello, un ramoscello di vischio. Da quel fragile legno venne fabbricata una
lancia dolorosa e fatale. Hǫšr la scagliņ.
Vįli, nato prima del tempo, era vecchio di
una notte quando si accinse al combattimento. Non si lavņ le mani né si pettinņ
il capo finché non riuscģ a trascinare sul rogo l'assassino del fratello. Ma
Frigg pianse in
Fensalir il dolore di tutta la
Valhǫll. E tu, ne sai forse di
pił? Vedo giacere legato, sotto il bosco di Hveralund, un'infausta figura che
rassomiglia a Loki.
Sigyn siede lą, accanto al suo sposo, per
nulla entusiasta di lui. E tu, ne sai forse di pił?
«Scroscia da oriente un fiume di daghe e di spade, attraverso valli gelide
come il veleno: lo chiamano Slķšr.
Si trova a nord, nelle Nišavellir,
la corte d'oro della stirpe di Sindri;
ma un'altra corte si trova in Ókólnir, č
la sala da birra del gigante Brimir.
Ma io vedo una terza sala, nascosta dal sole, in
Nįstrandir. Ha le porte rivolte a
nord. Attraverso il buco del tetto piovono gocce di veleno: il tetto č formato
da dorsi intrecciati di serpenti. Io vedo giungere in quel luogo, dopo aver
guadato insidiosi torrenti, uomini spergiuri, assassini e seduttori. Lą
Nķšhǫggr succhia i cadaveri e il lupo
ne sbrana le carni. E tu, ne sai forse di pił?
«Una vecchia siede in oriente, nella foresta di
Jįrnvišr, e lą alleva i lupi, stirpe
di Fenrir. Da quelle belve una verrą in
forma di gigante a distruggere il sole. Si nutre della vita degli uomini votati
alla morte, insanguina le case degli dči. Nelle estati che verranno la luce del
sole si farą oscura, ci attendono tempi di tradimento. E tu, ne sai forse di
pił?
«Siede laggił sul colle e suona l'arpa, il lieto
Eggžér, che custodisce le mandrie delle
gigantesse. Canta vicino a lui nel bosco degli uccelli un gallo dalle penne
rosse, il suo nome č Fjalarr. Ma canta
presso gli Ęsir un altro gallo,
Gullinkambi, il quale ridesta gli
eroi nella dimora di Herjafǫšr.
E un terzo gallo, rosso come la fuliggine, canta sotto terra, nelle sale di
Hel. Feroce latra
Garmr dinanzi a
Gnipahellir: i lacci si spezzeranno
e il lupo correrą. Io ho molta sapienza: scorgo da lontano il terribile destino
che incombe sugli dči.
«Si colpiranno i fratelli e si uccideranno l'un l'altro, saranno dimenticati
i legami di parentela. Violenza e perversione riempiranno il mondo. Tempo di
asce e di spade, si frantumeranno gli scudi: tempo di vento e di lupi, e il
mondo crollerą. Non vi sarą un uomo che vorrą risparmiarne un altro.
«Si agitano i giganti, figli di Mķmir;
mentre il possente suono del Gjallarhorn
annuncia il compiersi del destino. Č
Heimdallr a soffiare nel corno, intanto che
Óšinn parla con la testa di
Mķmir. L'antico frassino
Yggdrasill trema e scricchiola quando
i giganti si liberano. Tutti son presi da terrore, sulla strada degli inferi,
ché il fuoco di Surtr sta per
inghiottirli. Che cosa incombe sugli Ęsir?
Che cosa incombe sugli elfi? Rintrona tutto
Jǫtunheimr, gli dči sono riuniti in
assemblea. I nani, signore delle rocce, si ergono dinanzi alle porte di pietra e
gemono di terrore. E tu, ne sai forse di pił? Feroce latra
Garmr dinanzi a
Gnipahellir: i lacci si spezzeranno
e il lupo correrą. Io ho molta sapienza: scorgo da lontano il terribile destino
che incombe sugli dči.
«Viene da oriente Hrymr, il re dei
giganti, reggendo lo scudo innanzi a sé. Furioso si attorce
Jǫrmungandr, immane serpente che
scuote le onde. L'aquila stride e strazia i cadaveri. Salpa
Naglfar, la nave dei morti. Ma un'altra
nave salpa da est, č quella che conduce sul mare le schiere di
Mśspell.
Loki ne regge il timone. L'armata dei
mostri avanza e il lupo č in testa. Da sud viene
Surtr ammantato di fiamme. Gli dči si
ergono a difesa con le spade accese dal sole. Si spaccano le rocce, si
accasciano le gigantesse, gli uomini intraprendono l'ultimo viaggio, il cielo si
schianta. Ed ecco, viene a Frigg un altro
dolore, quando Óšinn va a combattere col
lupo (e Freyr, uccisore di Beli, si muove
contro Surtr). Cade cosģ lo sposo di
Frigg. Ma ecco, viene
Vķšarr, figlio di
Óšinn, ad affrontare la belva che divora
carogne. Con tutt'e due le mani le conficca la spada fino al cuore, e cosģ
vendica il padre. Ed ecco arriva Žórr, il
famoso figlio di Fjǫrgyn, a
contrastare Jǫrmungandr. Furibondo
colpisce il difensore di Mišgaršr,
poi indietreggia di nove passi e crolla. Il sole si oscura, sprofonda la terra
nelle acque, le stelle scompaiono dal firmamento. Il vapore sibila con il fuoco
e le fiamme si innalzano a sfiorare il cielo. Feroce latra
Garmr dinanzi a
Gnipahellir: i lacci si spezzeranno
e poi il lupo correrą. Io ho molta sapienza: scorgo da lontano il terribile
destino che incombe sugli dči.
«E vedo ancora una volta affiorare la terra dal mare, novellamente verde.
Scrosciano le cascate, vola in alto l'aquila, lei che dai monti va a caccia di
pesci. Si ritrovano gli Ęsir in
Išavǫllr e discorrono di quel possente
serpente che stava stretto intorno al mondo; si ricordano delle grandi imprese
dei tempi passati e di Óšinn che tutte
conosceva le rune. E lą ritroveranno nell'erba quelle meravigliose scacchiere
d'oro che anticamente avevano posseduto. Seppure non seminati, i campi
produrranno messi. Scomparirą ogni male e farą ritorno
Baldr.
Baldr e suo fratello Hǫšr, felici dči
guerrieri, abiteranno le vittoriose rovine dell'antica casa di
Óšinn. Tu ne sai forse di pił? Vedo
ergersi una corte ricoperta d'oro, ancora pił bella del sole, alta nel cielo, a
Gimlé. Lģ abiteranno schiere di valorosi e
saranno felici in eterno.
«Ma alla fine di ogni cosa verrą al suo regno Colui che dall'alto governa
ogni cosa. E il drago di tenebra, Nķšhǫggr,
quel serpe scintillante, viene dai monti
Nišafjǫll e vola sulla pianura portando sotto le sue ali i corpi dei morti.
| Abbiamo qui riportato, in forma di racconto, la
Vǫluspį
o «Profezia della veggente» adattata alle esigenze della prosa. Č un brano
troppo importante perché si potesse affrontare la materia nordica senza averlo
ben presente. La si consideri per ora una sorta di presentazione generale: le
singole strofe verranno riprese e analizzate man mano che procederemo nel nostro
racconto, attraverso gli affascinanti meandri della mitologia scandinava. |
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