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GERMANI
Scandinavi

MITI GERMANICI
Ymir
YMIR
Il macroantropo della cosmogonia scandinava, il gigante primordiale sorto tra il ghiaccio e il fuoco all'inizio del tempo, e dal cui sacrificio venne creato l'universo.

* * *

 
MITOLOGIA
MITI
  • Nasce agli inizi del tempo, nel mezzo del Ginnungagap, dalle gocce velenose depositate dagli undici fiumi Elivágar.
  • Genera un uomo e una donna sotto le ascelle e, tra i piedi, un gigante con sei teste, forse da identificarsi con Þrúðgelmir. Da lui discendono i giganti primordiali.
  • È chiamato Aurgelmir dai giganti.
  • Si nutre dai fiumi di latte che sgorgano dalle mammelle della vacca Auðhumla.
  • Viene ucciso dai figli di Borr (Óðinn, Vili e ) e nel suo sangue vengono annegati tutti i giganti tranne Bergelmir.
  • Il mondo viene creato a partire dal suo corpo. Il suo cranio diviene la volta del cielo, il suo sangue produce l'oceano. Le sue ciglia servono per creare il bastione che protegge il Miðgarðr.
EPITETI
Aurgelmir
Brimir (?)
Bláinn (?)
 
RELAZIONI
Figli:
 
Un uomo e una donna
Un gigante a sei teste
FILOLOGIA
ORTOGRAFIA

  ORTOGRAFIA
NORMALIZZATA
LEZIONE DEI
MANOSCRITTI

FONTI

Norreno Ymir
Ýmir
Ymir
Ymer
Edda poetica | Edda in prosa
ETIMOLOGIA

Il nome di Ymir è forse collegato al sostantivo norreno ymr «mormorio» o al verbo corradicale ymja «gridare, ruggire». Il nome del gigante avrebbe il significato di «mormorante» o «urlante», nell'uno o nell'altro caso con riferimento al concetto mitico della creazione che inizia con l'emissione della prima parola, del Verbo creatore che spezza il silenzio e attua la creazione, annunciando la nascita della vita. Si tenga presente l'importanza che ha la parola [vāc] nella cosmogonia vedica o il verbo di Yahweh in quella ebraica.

Controversa, l'etimologia secondo la quale Ymir deriverebbe da un protogermanico *(j)umijaz, a sua volta proveniente dall'indoeuropeo *JṂJO- «gemello» (cfr. sanscrito yama, latino geminus) (Meid 1991).

LETTURA

La prima citazione riguardante Ymir proviene dalla Völuspá, nella quale il racconto cosmogonico è appunto introdotto, alla terza strofa, da un accenno al gigante primordiale, già presente ed esistente prima che l'universo venisse creato.

Ár vas alda
þars Ymir byggði
vasa sandr né sær,
né svalar unnir;
jörð fansk æva
né upphiminn;
gap vas ginnunga,
en gras hvergi.
Al principio era il tempo:
Ymir vi dimorava;
non c'era sabbia né mare
né gelide onde;
terra non si distingueva
né cielo in alto:
il baratro era spalancato
e in nessun luogo erba.
Edda poetica > Völuspá [3]

Si noti che, nella versione della Völuspá citata da Snorri, i primi due semiversi suonano in altro modo: «Al principio era il tempo | quando nulla esisteva» [Ár var alda | það er ekki var] (Gylfaginning [4]), senza alcun riferimento a Ymir. Probabilmente Snorri attinse a una versione della Völuspá diversa da quella attestata nei due manoscritti a noi pervenuti. Fatto sta che la strofa successiva del poema esordisce con la creazione del mondo da parte dei figli di Borr (Óðinn, Vili e ), ma nuovamente senza citare Ymir:

Áðr Bors synir
bjöðum of ypðu,
þeir es Miðgarð
mæran skópu...
Finché i figli di Borr
trassero su le terre,
loro che Miðgarðr
vasta formarono...
Edda poetica > Völuspá [4]

La cosa è abbastanza curiosa perché, nell'interpretazione fornita da altri poemi eddici, nonché da Snorri, i figli di Borr avrebbero creato il mondo appunto a partire dal corpo di Ymir. Ci si può chiedere se quest'«assenza» sia intenzionalmente dovuta allo stile ellittico del poema o se non ci sia alla base una versione alternativa del mito di creazione.

Il mito della nascita del gigante nel Ginnungagap, laddove il vuoto primordiale è mediato dal gelo del Niflheimr e dal calore del Múspellsheimr, è narrato da Snorri con attenzione e inaspettata delicatezza:

Svá sem kalt stóð af Niflheimi ok allir hlutir grimmir, svá var þat er vissi námunda Muspelli heitt ok ljóst, en Ginnungagap var svá hlætt sem lopt vindlaust. Ok þá er mœttisk hrímin ok blær hitans, svá at bráðnaði ok draup, ok af þeim kvikudropum kviknaði með krapti þess er til sendi hitann ok varð manns líkandi ok var sá nefndr Ymir. En hrímþussar kalla hann Aurgelmi, ok eru þaðan komnar ættir hrímþussa. Così come il freddo proveniva da Niflheimr insieme a tutto ciò che è temibile, quanto si volgeva verso Múspell era caldo e luminoso e Ginnungagap era mite come aria priva di vento. Quando la brina fu investita dal vento caldo, si sciolse e gocciolò e in quelle gocce, grazie alla forza di colui che aveva mandato il calore, nacque la vita ed essa assunse aspetto umano, formando colui che fu chiamato Ymir, ma i giganti di brina lo chiamano Aurgelmir ed è da lui che discende la stirpe dei giganti di brina.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [5]

Scrive Gianna Chiesa Isnardi: «in questa fase l'accento è posto sulla parola vita, il cui formarsi è descritto in una perfetta progressione. Le gocce viventi [kvikudropum], cioè già contenenti in sé in un impulso, incontrandosi con il calore [hitann], ne colgono la spinta che è la forza [krapti] di colui che mandato [sendi] il calore. La vita che ne scaturisce [kviknaði] viene plasmata dalla potenza misteriosa del Creatore in forma d'uomo [mannz lidandi]. Crediamo che una descrizione del silenzioso germogliare della vita non possa essere espressa con maggior efficacia e delicatezza» (Isnardi 1975).

L'equiparazione tra Ymir e Aurgelmir, operata da Snorri, getta una luce inquietante su una strofa del Vafþrúðnismál citata integralmente soltanto nell'Edda in prosa dove leggiamo questo scambio di domande e risposte:

...Hvaðan Aurgelmir kom
með jötna sonom
fyrst, inn fróði jötunn?
...Da dove Aurgelmir venne
tra i figli dei giganti
in principio, il sapiente gigante?
Ór Élivagom
stukkoo eitrdropar,
svá óx, unz varð ór jötunn;
[þar órar ættir
kómu allar saman,
því er þat æ allt til atalt.]
Fuori dagli Elivágar
schizzavano gocce di veleno,
e crebbero finché ne sortì un gigante.
[Di là le nostre stirpi
vennero tutte del pari originate,
sono per questo progenie perversa.]
Edda poetica > Vafþrúðnismál [30-31]

Si noti che gli ultimi tre semiversi della strofa [31], qui segnati tra parentesi quadre, mancano del tutto nei due codici dell'Edda poetica, il Codex Regius e il Codex Arnamagnæanus. A riportarli è però sempre Snorri, il quale cita la strofa, finalmente integrale, in Gylfaginning [5]. Vi è tuttavia il dubbio che Snorri stia forzando le proprie interpretazioni. Infatti, una volta stabilita l'equazione tra Aurgelmir e Ymir, egli può appunto attribuire allo stesso Ymir quel che Vafþrúðnismál [30-31] attribuisce ad Aurgelmir. E una volta restituiti ad hoc i versi mancanti della strofa difettiva, Snorri può finalmente attribuire a Ymir stesso l'origine della malvagità insita nella natura dei giganti, con un inciso inquietante:

Hann var illr ok allir hans ættmenn, þá köllum vér hrímþursa. Ymir era malvagio e lo era tutta la sua stirpe, che noi chiamiamo dei giganti di brina.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [5]

L'impressione è che Snorri stia portando avanti una sua personale lettura sull'origine del male. Il «peccato originale», nel mondo nordico, non è un risultato del libero arbitrio,ma la conseguenza del fatto che già nelle «gocce viventi» dei fiumi Elivágar, da cui è destinata a sgorgare la vita sono contenute particelle di veleno, tali che tutta la susseguente creazione ne verrà in qualche modo contaminata.  Questo punto è molto importante se pensiamo che il Ymir è, come vedremo, la materia prima da cui verrà attuata la creazione. È attraverso di lui che il male entra nel mondo, per la ragione che il mondo viene tratto fisicamente dal suo corpo e dalle sue membra.

Che Ymir sia progenitore dei giganti, del resto, lo ribadisce anche un verso degli Eddica Minora, anch'esso citato da Snorri:

...Allir jötnar
frá Ymi komnir.
...I giganti tutti
da Ymir provengono.
Edda poetica [minora] > Hynðluljóð [33]

Visto che Ymir è del tutto solo in universo ancora increato, Snorri spiega che avrebbe generato i suoi figli per partenogenesi, non disponendo di una femmina di gigante con cui accoppiarsi.

En svá er sagt at þá er hann svaf fekk hann sveita. Þá óx undir vinstri hendi honum maðr ok kona, ok annarr fótr hans gat son við öðrum. En þaðan af kómu ættir, þat eru hrímþursar. Così si racconta, che mentre [Ymir] dormiva, si mise a sudare. Sotto la sua mano sinistra crebbero un uomo e una donna, e un piede concepì un figlio con l'altro e da qui discesero le stirpi che divennero i giganti di brina.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [5]

Si noti che il Vafþrúðnismál assegnava ad Aurgelmir una discendenza affatto diversa (a meno di non identificare questo Þrúðgelmir con il figlio di Ymir a sei teste, di cui tratta Snorri):

Örófi vetra
áðr væri jörð sköpuð,
þá var Bergelmir borinn,
Þrúðgelmir
var þess faðir,
en Aurgelmir afi.
Innumerevoli inverni,
prima che fosse la terra creata,
allora venne Bergelmir alla luce,
Þrúðgelmir
gli fu padre
e Aurgelmir nonno.
Edda poetica > Vafþrúðnismál [29]

Proseguendo il racconto, Snorri riferisce che Ymir trasse il suo primo nutrimento dal latte che sgorgava dalle mammelle della vacca primordiale Auðhumla:

Næst var þat þá er hrímit draup at þar varð af kýr sú er Auðhumla hét, en fjórar mjólkár runnu ór spenum hennar, ok fœddi hún Ymi. Non appena la brina si sciolse, da essa prese forma una vacca, chiamata Auðhumla; quattro fiumi di latte sgorgavano dalle sue mammelle e in questo modo essa nutrì Ymir.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [6]

Dopo, Snorri arriva al mito della morte di Ymir. Il maestoso gigante venne infatti ucciso dai figli di Borr, ovvero Óðinn, Vili e . È dal sangue che sgorga copioso dalle ferite di Ymir che, secondo lo scrittore islandese, si produsse il diluvio nel quale vennero sterminati i giganti primordiali (tranne Bergelmir e sua moglie).

Synir Bors drápu Ymi jötun, en er hann fell, þá hljóp svá mikit blóð ór sárum hans at meðr því drekðu þeir allri ætt hrímþursa. I figli di Borr uccisero il gigante Ymir, ma quando egli cadde dalle sue ferite uscì tanto sangue, che in esso affogarono tutta la stirpe dei giganti di brina [...].
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [7]

Fatto questo, i figli di Borr utilizzarono gli elementi e le parti del corpo di Ymir come materia prima per creare l'universo.

Þeir tóku Ymi ok fluttu í mitt Ginnungagap ok gerðu af honum jörðina, af blóði hans sæinn ok vötnin. Jörðin var gör af holdinu, en björgin af beinunum. Grjót ok urðir gerðu þeir af tönnum ok jöxlum ok af þeim beinum er brotin váru. [...] Essi presero Ymir e lo posero nel mezzo del Ginnungagap e da lui fecero la terra, dal suo sangue il mare e le acque. La terra era fatta della sua carne, le rocce delle sue ossa. I sassi e le pietre le crearono dai suoi denti, dai molari, e dalle ossa che erano rotte. [...]
Af því blóði er ór sárum rann ok laust fór, þar af gerðu þeir sjá þann er þeir gerðu ok festu saman jörðina ok lögðu þann sjá í hring útan um hana, ok mun þat flestum manni ófœra þykkja at komask þar yfir. [...] Del sangue, che dalle sue ferite corse e scaturì fuori, essi fecero il mare, quando formarono e saldarono insieme la terra, e quindi vi disposero attorno il mare come un anello, e sembrerà impossibile a molti uomini andare oltre a esso. [...]
Tóku þeir ok haus hans ok gerðu þar af himin ok settu hann upp yfir jörðina með fjórum skautum, ok undir hvert horn settu þeir dverg. [...] Presero anche il suo cranio, ne fecero il cielo e lo posero sopra la terra con quattro angoli, e sotto ciascun angolo posero un nano [a sorreggerlo]. [...]
En fyrir innan á jörðunni gerðu þeir borg umhverfis heim fyrir ófriði jötna, en til þeirar borgar höfðu þeir brár Ymis jötuns ok kölluðu þá borg Miðgarð. Þeir tóku ok heila hans ok köstuðu í lopt ok gerðu af skýin... Ma all'interno della terra essi edificarono un bastione tutt'attorno al mondo, contro l'ostilità dei giganti, usando per il loro recinto le ciglia del gigante Ymir e chiamarono quella rocca Miðgarðr. Presero anche il suo cervello, lo lanciarono in cielo e ne fecero le nuvole...
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [8]

Il fatto che il cielo sia stato creato a partire dal cranio di Ymir, è testimoniato da una kenning diffusa nella poesia scaldica, nella quale «cranio di Ymir» [Ymis haus] è appunto una erudita metafora che indica la volta celeste. Scrive al riguardo Snorri nello Skáldskaparmál:

Hvernig skal kenna himin? Svá at kalla hann Ymis haus ok þar af jötuns... Quali sono le kenningar per il cielo? Lo si può chiamare cranio di Ymir e quindi cranio del gigante...
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Skáldskaparmál [31]

E quindi cita dei versi attribuiti ad Arnórr jarlaskáld (XI sec.) dove, appunto, il cielo viene detto «cranio di Ymir»:

Ungr skjöldungr stígr aldri
jafnmildr á við skjaldar
þess var grams, und gömlum,
gnóg rausn, Ymis hausi.
Nessun giovane sire mai salirà più
d'egli liberal sull'albero di scudi,
sotto il cranio di Ymir vetusto,
fu di tal condottiero grande il fasto.
Snorri Sturluson: Edda poetica > Skáldskaparmál [31 {105}]

Ma al ruolo di Ymir quale macroantropo primordiale già avevano accennato alcuni poemi eddici. Nel Vafþrúðnismál, alla domanda «Da dove la terra provenne | e il cielo in alto | in principio, o saggio gigante?», il sapiente Vafþrúðnir risponde:

Ór Ymis holdi
var jörð um sköpuð,
en ór beinom björg,
himinn ór hausi
ins hrímkalda jötuns,
en ór sveita sjór.
Dalla carne di Ymir
fu la terra creata
e dalle ossa i monti;
il cielo dal cranio
del gigante freddo di brina
e dal sangue il mare.
Edda poetica > Vafþrúðnismál [21]

Lo stesso motivo viene ripetuto nel Grímnismál.

Ór Ymis holdi
var jörð um sköpuð,
en ór sveita sær,
björg ór beinom,
haðmr ór hári,
en ór hausi himinn.
Dalla carne di Ymir
fu la terra creata
dal sangue il mare,
le montagne dalle ossa,
gli alberi dai capelli,
dal cranio il cielo.
En ór hans brám
gerðo blið regin
miðgarð manna sonom;
en ór hans heila
vóro þau in harðmóðgo
ský öll um sköpuð.
Dalle sue ciglia
fecero gli dèi benedetti
Miðgarðr per i figli degli uomini;
dal suo cervello
vennero le tempestose
nuvole tutte create.
Edda poetica > Grímnismál [40-41]

Nell'ordinamento cosmologico, il Miðgarðr è la parte del cosmo corrispondente al nostro mondo, assegnata ai figli degli uomini. La parola garðr in norreno vuol dire «recinto, fortificazione», e la giustificazione sta appunto nel fatto, pure ricordato da Snorri, che tale fortificazione cosmica fu costruita a partire dalle ciglia di Ymir.

Snorri, d'altra parte, aggiunge un ultimo interessante dettaglio. L'attività generativa attribuita a Ymir non si esaurì con la morte del gigante. La terra stessa, la quale altro non era che carne di pietra, putrefacendo diede origine ai suoi appropriati vermi:

Dvergarnir höfðu skipazk fyrst ok tekit kviknan í holdi Ymis ok váru þá maðkar, en af atkvæði guðanna urðu þeir vitandi mannvits ok höfðu manns líki... I nani furono creati per primi e presero vita nella carne di Ymir, quindi erano proprio vermi, tuttavia per decisione degli dèi ricevettero la conoscenza del sapere umano e l'aspetto degli uomini...
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [14]

Ymir è infine citato nelle þulur tra i nomi dei giganti.

Per concludere non si può fare a meno di notare la presenza di un gigante chiamato Hymir, compagno di Þórr in una memorabile battuta di pesca (Hymiskviða | Skáldskaparmál [8]). Nonostante la stretta vicinanza tra i due nomi non sembra però che Hymir possa confondersi con Ymir, anche considerato il diverso contesto in cui si muovono i due personaggi. È d'altra parte indubbio che i codici dell'Edda in prosa abbiamo operato una confusione tra i due personaggi, usando più volte l'ortografia Ymir laddove sarebbe stato più corretto Hymir. L'uso regolare della forma Hymir nell'Hymiskvíða chiarisce tuttavia ogni perplessità.

Saggio: [Ymir e Tvisto]
Saggio: [Ymir: il macroantropo]
Saggio: [Ymir, l'ermafrodito]

FONTI

Edda poetica > Völuspá [3]
Edda poetica > Vafþrúðnismál [21]
Edda poetica > Grímnismál [40-41]
Edda poetica [minora] > Hynðluljóð [33]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [5-8 | 14]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Skáldskaparmál [31 | 33]
Þulur
> Jötna heiti [I: 1]
BIBLIOGRAFIA
RIFERIMENTI
IMMAGINI
 
Ymir e Auðhumla
Nicolai Abraham Abildgård
(1790) [MUSEO]
L'uccisione di Ymir
Lorenz Frølich
(1895)
L'uccisione di Ymir
Giovanni Caselli
(1978)
Ymir
Autore sconosciuto
 
INDICE
Ymir e i suoi figli - Cosmogonia nordica

Creazione pagina: 01.01.2009
Ultima modifica: 23.08.2010

 
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