| LETTERATURA La prima citazione
riguardante Ymir proviene dalla
Vǫluspá,
nella quale il racconto cosmogonico è appunto introdotto, alla terza strofa, da
un accenno al gigante primordiale, già presente ed esistente prima che
l'universo venisse creato.
Ár vas alda
þars Ymir byggði
vasa sandr né sær,
né svalar unnir;
jǫrð fansk æva
né upphiminn;
gap vas ginnunga,
en gras hvergi. |
Al principio era il tempo:
Ymir vi dimorava;
non c'era sabbia né mare
né gelide onde;
terra non si distingueva
né cielo in alto:
il baratro era spalancato
e in nessun luogo erba. |
|
Ljóða Edda
> Vǫluspá
[3] |
Si noti che, nella versione della
Vǫluspá
citata da Snorri, i primi due semiversi suonano in altro modo: «Al principio era
il tempo | quando nulla esisteva» [Ár var alda | það er ekki var]
(Gylfaginning [4]), senza alcun riferimento
a Ymir. Probabilmente Snorri attinse a una versione della
Vǫluspá
diversa da quella attestata nei due manoscritti a noi pervenuti. Fatto sta
che la strofa successiva del poema esordisce con la creazione del mondo da parte
dei figli di Borr (Óðinn,
Vili e Vé), ma nuovamente
senza citare Ymir:
Áðr Bors synir
bjǫðum of ypðu,
þeir es Miðgarð
mæran skópu... |
Finché i figli di Borr
trassero su le terre,
loro che Miðgarðr
vasta formarono... |
|
Ljóða Edda
> Vǫluspá
[4] |
La cosa è abbastanza curiosa perché,
nell'interpretazione fornita da altri poemi eddici, nonché da Snorri, i figli di
Borr avrebbero creato il mondo appunto a partire dal
corpo di Ymir. Ci si può chiedere se quest'«assenza» sia intenzionalmente
dovuta allo stile ellittico del poema o se non ci sia alla base una versione
alternativa del mito di creazione.
Il mito della nascita del gigante nel Ginnungagap,
laddove il vuoto primordiale è mediato dal gelo del
Niflheimr e dal calore del Múspellsheimr, è
narrato da Snorri con attenzione e inaspettata delicatezza:
| Svá sem kalt stóð af Niflheimi ok allir
hlutir grimmir, svá var þat er vissi námunda Muspelli heitt ok ljóst, en
Ginnungagap var svá hlætt sem lopt vindlaust. Ok þá er mœttisk hrímin ok blær
hitans, svá at bráðnaði ok draup, ok af þeim kvikudropum kviknaði með krapti
þess er til sendi hitann ok varð manns líkandi ok var sá nefndr Ymir. En
hrímþussar kalla hann Aurgelmi, ok eru þaðan komnar ættir hrímþussa. |
Così come il freddo proveniva da
Niflheimr insieme a tutto ciò che è temibile,
quanto si volgeva verso Múspell era caldo e
luminoso e Ginnungagap era mite come aria priva
di vento. Quando la brina fu investita dal vento caldo, si sciolse e gocciolò e
in quelle gocce, grazie alla forza di colui che aveva mandato il calore, nacque
la vita ed essa assunse aspetto umano, formando colui che fu chiamato Ymir,
ma i giganti di brina lo chiamano Aurgelmir ed
è da lui che discende la stirpe dei giganti di brina. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [5] |
Scrive Gianna Chiesa Isnardi: «in questa fase l'accento è posto sulla parola
vita, il cui formarsi è descritto in una perfetta progressione. Le gocce
viventi [kvikudropum], cioè già contenenti in sé in un impulso,
incontrandosi con il calore [hitann], ne colgono la spinta che è la forza
[krapti] di colui che mandato [sendi] il calore. La vita che ne
scaturisce [kviknaði] viene plasmata dalla potenza misteriosa del
Creatore in forma d'uomo [mannz lidandi]. Crediamo che una descrizione
del silenzioso germogliare della vita non possa essere espressa con maggior
efficacia e delicatezza» (Isnardi 1975).
L'equiparazione tra Ymir e Aurgelmir,
operata da Snorri, getta una luce inquietante su una strofa del
Vafþrúðnismál – citata
integralmente soltanto nella
Prose Edda –
dove leggiamo questo scambio di domande e risposte:
...Hvaðan Aurgelmir kom
með jǫtna sonom
fyrst, inn fróði jǫtunn? |
...Da dove Aurgelmir
venne
tra i figli dei giganti
in principio, il sapiente gigante? |
Ór Élivagom
stukkoo eitrdropar,
svá óx, unz varð ór jǫtunn;
[þar órar ættir
kómu allar saman,
því er þat æ allt til atalt.] |
Fuori dagli Elivágar
schizzavano gocce di veleno,
e crebbero finché ne sortì un gigante.
[Di là le nostre stirpi
vennero tutte del pari originate,
sono per questo progenie perversa.] |
|
Ljóða Edda
>
Vafþrúðnismál [30-31] |
Si noti che gli ultimi tre semiversi della strofa
[31], qui segnati tra parentesi quadre, mancano del
tutto nei due codici dell
Ljóða Edda, il Codex Regius e il
Codex Arnamagnæanus. A riportarli è però sempre Snorri, il quale cita la
strofa, finalmente integrale, in
Gylfaginning [5].
Vi è tuttavia il dubbio che Snorri stia forzando le proprie interpretazioni.
Infatti, una volta stabilita l'equazione tra
Aurgelmir e Ymir, egli può appunto attribuire allo stesso Ymir
quel che
Vafþrúðnismál [30-31]
attribuisce ad Aurgelmir. E una volta
restituiti ad hoc i versi mancanti della strofa difettiva, Snorri può
finalmente attribuire a Ymir stesso l'origine della malvagità insita
nella natura dei giganti, con un inciso inquietante:
| Hann var illr ok allir hans ættmenn, þá kǫllum vér
hrímþursa. |
Ymir era malvagio e lo era tutta la sua stirpe,
che noi chiamiamo dei giganti di brina. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [5] |
L'impressione è che Snorri stia portando avanti una
sua personale lettura sull'origine del male. Il «peccato originale», nel mondo
nordico, non è un risultato del libero arbitrio,ma la conseguenza del fatto che
già nelle «gocce viventi» dei fiumi Elivágar, da cui
è destinata a sgorgare la vita sono contenute particelle di veleno, tali che
tutta la susseguente creazione ne verrà in qualche modo contaminata.
Questo punto è molto importante se pensiamo che il Ymir è, come vedremo,
la materia prima da cui verrà attuata la creazione. È attraverso di lui
che il male entra nel mondo, per la ragione che il mondo viene tratto
fisicamente dal suo corpo e dalle sue membra.
Che Ymir sia progenitore dei giganti, del
resto, lo ribadisce anche un verso degli Eddica Minora, anch'esso citato
da Snorri:
...Allir jǫtnar
frá Ymi komnir. |
...I giganti tutti
da Ymir provengono. |
|
Ljóða Edda
[minora] > Hynðluljóð [33] |
Visto che Ymir è del tutto solo in universo
ancora increato, Snorri spiega che avrebbe generato i suoi figli per
partenogenesi, non disponendo di una femmina di gigante con cui accoppiarsi.
| En svá er sagt at þá er hann svaf fekk
hann sveita. Þá óx undir vinstri hendi honum maðr ok kona, ok annarr fótr hans
gat son við ǫðrum. En þaðan af kómu ættir, þat eru hrímþursar. |
Così si racconta, che mentre [Ymir]
dormiva, si mise a sudare. Sotto la sua mano sinistra crebbero un uomo e una
donna, e un piede concepì un figlio con l'altro e da qui discesero le stirpi che
divennero i giganti di brina. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [5] |
Si noti che il
Vafþrúðnismál assegnava ad
Aurgelmir una discendenza affatto diversa (a
meno di non identificare questo Þrúðgelmir con
il figlio di Ymir a sei teste, di cui tratta Snorri):
Ǫrófi vetra
áðr væri jǫrð skǫpuð,
þá var Bergelmir borinn,
Þrúðgelmir
var þess faðir,
en Aurgelmir afi. |
Innumerevoli inverni,
prima che fosse la terra creata,
allora venne Bergelmir alla luce,
Þrúðgelmir
gli fu padre
e Aurgelmir nonno. |
|
Ljóða Edda
>
Vafþrúðnismál [29] |
Proseguendo il racconto, Snorri riferisce che
Ymir trasse il suo primo nutrimento dal latte che sgorgava dalle mammelle
della vacca primordiale Auðhumla:
| Næst var þat þá er hrímit draup at þar
varð af kýr sú er Auðhumla hét, en fjórar mjólkár runnu ór spenum hennar, ok
fœddi hún Ymi. |
Non appena la brina si sciolse, da essa
prese forma una vacca, chiamata Auðhumla; quattro
fiumi di latte sgorgavano dalle sue mammelle e in questo modo essa nutrì Ymir. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [6] |
Dopo, Snorri arriva al mito della morte di Ymir. Il maestoso gigante
venne infatti ucciso dai figli di Borr, ovvero
Óðinn, Vili e
Vé. È dal sangue che sgorga copioso dalle ferite di
Ymir che, secondo lo scrittore islandese, si produsse il diluvio nel quale
vennero sterminati i giganti primordiali (tranne
Bergelmir e sua moglie).
| Synir Bors drápu Ymi jǫtun, en er hann
fell, þá hljóp svá mikit blóð ór sárum hans at meðr því drekðu þeir allri ætt
hrímþursa. |
I figli di Borr
uccisero il gigante Ymir, ma quando egli cadde dalle sue
ferite uscì tanto sangue, che in esso affogarono tutta la stirpe dei giganti di
brina [...]. |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [7] |
Fatto questo, i figli di Borr utilizzarono gli
elementi e le parti del corpo di Ymir come materia prima per
creare l'universo.
| Þeir tóku Ymi ok fluttu í mitt
Ginnungagap ok gerðu af honum jǫrðina, af blóði hans sæinn ok vǫtnin. Jǫrðin var
gǫr af holdinu, en bjǫrgin af beinunum. Grjót ok urðir gerðu þeir af tǫnnum ok
jǫxlum ok af þeim beinum er brotin váru. [...] |
Essi presero Ymir e
lo posero nel mezzo del Ginnungagap e da lui
fecero la terra, dal suo sangue il mare e le acque. La terra era fatta della sua
carne, le rocce delle sue ossa. I sassi e le pietre le crearono dai suoi denti,
dai molari, e dalle ossa che erano rotte. [...] |
| Af því blóði er ór sárum rann ok laust
fór, þar af gerðu þeir sjá þann er þeir gerðu ok festu saman jǫrðina ok lǫgðu
þann sjá í hring útan um hana, ok mun þat flestum manni ófœra þykkja at komask
þar yfir. [...] |
Del sangue, che dalle sue ferite
corse e scaturì fuori, essi fecero il mare, quando formarono e saldarono insieme
la terra, e quindi vi disposero attorno il mare come un anello, e sembrerà
impossibile a molti uomini andare oltre a esso. [...]
|
| Tóku þeir ok haus hans ok gerðu þar af
himin ok settu hann upp yfir jǫrðina með fjórum skautum, ok undir hvert horn
settu þeir dverg. [...] |
Presero anche il suo cranio, ne fecero il
cielo e lo posero sopra la terra con quattro angoli, e sotto ciascun angolo
posero un nano [a sorreggerlo]. [...] |
| En fyrir innan á jǫrðunni gerðu þeir
borg umhverfis heim fyrir ófriði jǫtna, en til þeirar borgar hǫfðu þeir brár
Ymis jǫtuns ok kǫlluðu þá borg Miðgarð. Þeir tóku ok heila hans ok kǫstuðu í
lopt ok gerðu af skýin... |
Ma all'interno della terra essi edificarono
un bastione tutt'attorno al mondo, contro l'ostilità dei giganti, usando per il
loro recinto le ciglia del gigante Ymir e chiamarono
quella rocca Miðgarðr. Presero anche il suo
cervello, lo lanciarono in cielo e ne fecero le nuvole... |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [8] |
Il fatto che il cielo sia stato creato a partire dal cranio di Ymir, è
testimoniato da una kenning diffusa nella poesia scaldica, nella quale
«cranio di Ymir» [Ymis haus] è appunto una erudita metafora che
indica la volta celeste. Scrive al riguardo Snorri nello
Skáldskaparmál:
| Hvernig skal kenna himin? Svá at kalla
hann Ymis haus ok þar af jǫtuns... |
Quali sono le kenningar per il
cielo? Lo si può chiamare cranio di Ymir e quindi cranio
del gigante... |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Skáldskaparmál [31] |
E quindi cita dei versi attribuiti ad Arnórr jarlaskáld (XI sec.)
dove, appunto, il cielo viene detto «cranio di Ymir»:
Ungr skjǫldungr stígr aldri
jafnmildr á við skjaldar
þess var grams, und gǫmlum,
gnóg rausn, Ymis hausi. |
Nessun giovane sire mai salirà più
d'egli liberal sull'albero di scudi,
sotto il cranio di Ymir vetusto,
fu di tal condottiero grande il fasto. |
| Snorri
Sturluson:
Ljóða Edda >
Skáldskaparmál [31
{105}] |
Ma al ruolo di Ymir quale macroantropo primordiale già avevano
accennato alcuni poemi eddici. Nel
Vafþrúðnismál, alla domanda «Da dove la terra provenne | e il
cielo in alto | in principio, o saggio gigante?», il sapiente
Vafþrúðnir risponde:
Ór Ymis holdi
var jǫrð um skǫpuð,
en ór beinom bjǫrg,
himinn ór hausi
ins hrímkalda jǫtuns,
en ór sveita sjór. |
Dalla carne di Ymir
fu la terra creata
e dalle ossa i monti;
il cielo dal cranio
del gigante freddo di brina
e dal sangue il mare. |
|
Ljóða Edda
>
Vafþrúðnismál [21] |
Lo stesso motivo viene ripetuto nel
Grímnismál.
Ór Ymis holdi
var jǫrð um skǫpuð,
en ór sveita sær,
bjǫrg ór beinom,
haðmr ór hári,
en ór hausi himinn. |
Dalla carne di Ymir
fu la terra creata
dal sangue il mare,
le montagne dalle ossa,
gli alberi dai capelli,
dal cranio il cielo. |
En ór hans brám
gerðo blið regin
miðgarð manna sonom;
en ór hans heila
vóro þau in harðmóðgo
ský ǫll um skǫpuð. |
Dalle sue ciglia
fecero gli dèi benedetti
Miðgarðr per i figli degli uomini;
dal suo cervello
vennero le tempestose
nuvole tutte create. |
|
Ljóða Edda
>
Grímnismál [40-41] |
Nell'ordinamento cosmologico, il
Miðgarðr è la parte del cosmo corrispondente al
nostro mondo, assegnata ai figli degli uomini. La parola garðr in norreno
vuol dire «recinto, fortificazione», e la giustificazione sta appunto nel fatto,
pure ricordato da Snorri, che tale fortificazione cosmica fu costruita a partire
dalle ciglia di Ymir.
Snorri, d'altra parte, aggiunge un ultimo
interessante dettaglio. L'attività generativa attribuita a Ymir non si esaurì
con la morte del gigante. La terra stessa, la quale altro non era che carne di
pietra, putrefacendo diede origine ai suoi appropriati vermi:
| Dvergarnir hǫfðu skipazk fyrst ok tekit
kviknan í holdi Ymis ok váru þá maðkar, en af atkvæði guðanna urðu þeir vitandi
mannvits ok hǫfðu manns líki... |
I nani furono creati per primi e presero
vita nella carne di Ymir, quindi erano proprio vermi, tuttavia per
decisione degli dèi ricevettero la conoscenza del sapere umano e l'aspetto degli
uomini... |
| Snorri
Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning [14] |
Ymir è infine citato nelle þulur
tra i nomi dei giganti.
Per concludere non si può fare a meno di notare la presenza di un gigante
chiamato Hymir, compagno di Þórr
in una memorabile battuta di pesca (Hymiskviða |
Skáldskaparmál [8]). Nonostante la
stretta vicinanza tra i due nomi non sembra però che Hymir
possa confondersi con Ymir, anche considerato il diverso contesto in cui
si muovono i due personaggi. È d'altra parte indubbio che i codici della
Prose Edda
abbiamo operato una confusione tra i due personaggi, usando più volte
l'ortografia Ymir laddove sarebbe stato più corretto Hymir. L'uso
regolare della forma Hymir nell'Hymiskvíða chiarisce tuttavia ogni perplessità.
|