MITI

CELTI
Irlandesi

MITI CELTICI
LE GENTI DI CESSAIR
IN ÉRIU AI TEMPI DEL DILUVIO
I Muintir Cessrach, tre uomini e cinquanta fanciulle, giungono in Ériu quaranta giorni prima del diluvio. Racconto a volte escluso dal Ciclo delle Invasioni, ne è invece parte integrante.

1 - L'ANNUNCIO DEL DILUVIO

uando Dio vide che le genti del clan di Seth trasgredivano il suo comando, che non vi fossero rapporti o alleanze con le genti della razza del malvagio Cáin, decise di mandare il diluvio [dílinn] per spazzare via il genere umano. Soltanto Nóe, figlio di Laimíach, trovò grazia agli occhi di Dio.

Un profeta e messaggero divino si accostò così al patriarca e gli disse: “Costruisci un'arca in legno leggero, perché arriverà un diluvio e sommergerà ogni cosa vivente, a causa del grave omicidio che Cáin, figlio di Ádam, compì ai danni di suo fratello Abél. E nessun uomo del seme di Ádam sfuggirà a quella catastrofe, a parte te, tua moglie, i tuoi tre figli e le tue tre figlie, perché non vi siete accompagnati al clan di Cáin. Infatti, come tu hai preso per moglie tua sorella, le tue figlie hanno sposato i tuoi figli”.

Nóe aveva infatti per moglie Cobba, che era sua sorella. E i suoi tre figli, Sem, Cham e Iafeth, avevano sposato le loro tre sorelle Olla, Oliva e Olívana (o, come dicono altri, Cata Rechta, Cata Flavia e Cata Chasta).

2 - LA STIRPE DI BITH

a sebbene le Sacre Scritture ne ignorino l'esistenza, Nóe aveva anche un quarto figlio, Bith. Saputo dell'arrivo del diluvio, costui si avvicinò al padre: “E io cosa farò?” gli chiese.

— Io non lo so — rispose Nóe: — Per la gravità dei tuoi peccati, non mi è permesso farti salire sull'arca.

Poco dopo, il patriarca fu avvicinato dal suo parente Fintán mac Bochra. Non è ben chiaro se costui fosse stato figlio o soltanto nipote di Laimíach; Bochra era infatti il nome di sua madre.

— E io cosa farò? — chiese Fintán a Nóe.
— Io non sono il tuo custode — gli rispose Nóe. — E non sfiderò il potere divino conducendoti con me sull'arca.

Giunse Ladra, figlio di Bith. — E io cosa farò? — chiese a Nóe.
— Non lo so — rispose il patriarca. — Ma non mi è permesso trasportarti sull'arca.

Per ultima giunse Cessair, figlia di Bith; nonché figlia adottiva di Saball mac Manúaill.
— E io cosa farò? — chiese a Nóe.
— Non lo so — rispose ancora una volta Nóe. — L'arca non è una nave di ladri, e non è un covo di malfattori.

3 - ORIGINE DELL'IDOLATRIA

llora Bith, Ladra e Fintán si riunirono a consulto e si dissero l'uno all'altro: — Che cosa faremo? Che decisioni prenderemo? È ormai certo che verrà il diluvio sulla terra, e noi, come potremo essere pronti?

— Facile! — intervenne Cessair. — Datemi la vostra obbedienza e sottomettetevi a me. Se lo farete, io vi darò un ottimo consiglio.

— Te la daremo! — promisero i tre uomini.

— Allora prendete voi stessi un idolo — disse lei. — Adoratelo e allontanatevi dal Dio di Nóe.

Le genti di Cessair costruirono un idolo e cominciarono ad adorarlo. E questa fu la prima volta nel mondo che qualcuno abbandonava la fede in Dio per rivolgersi a false divinità. A un certo punto l'idolo prese la parola e disse alla tribù di Bith: — Imbarcatevi e mettetevi in viaggio sul mare. — Ma loro non sapevano, né lo sapeva l'idolo, quando il diluvio sarebbe venuto.

4 - IL VIAGGIO PER ÉRIU

i comune accordo, i compagni di Cessair obbedirono al consiglio dell'idolo e costruirono tre navi. — Fuggite ai confini occidentali del mondo — consigliò loro Nóe. — Può darsi che laggiù il diluvio non vi raggiunga.

Bisognava infatti trovare un luogo dove nessuno fosse mai giunto fino ad allora, dove non fosse mai stato commesso alcun delitto, né alcun peccato, un posto libero dai rettili e da tutti i mostri del mondo. Solo un simile luogo, riteneva Cessair, avrebbe potuto offrire loro scampo e salvezza dal diluvio. I druidi da lei consultati le confermarono che soltanto la lontana isola di Ériu, ai confini occidentali del mondo, rispondeva a tali requisiti.

Di martedì, il quindicesimo del mese, le genti di Cessair partirono dalle isole di Meroén, sul fiume Níl, e giunsero in Éigipt.

Per sette, forse dieci anni, le navi di Cessair costeggiarono l'Éigipt. Poi la flottiglia si mise nuovamente in viaggio, e Ladra era il loro pilota. Navigarono attraverso il Muir Caisp [Mar Caspio] per venti giorni, e altri dodici ne impiegarono per raggiungere il Muir Cimirda [Mar Cimmero], nel gelido settentrione. Un giorno rimasero in Aissia Bic [Asia Minore], poi entrarono nel Muir Torrian [Mar Tirreno]. Una navigazione di venti giorni prima di vedere Slíab nElpa [il monte Alpi], e dopo altri nove giorni raggiunsero Espáin [Ispania]. A quel punto, entrati nell'oceano, nove giorni di navigazione furono loro necessari per coprire il tragitto da Espáin a Ériu.

Ma quando si avvicinarono alla dirupata costa del Múmu occidentale, due navi naufragarono durante l'approdo. La rimanente prese terra a Dún na mBárc, nel Corco Duibne. Era sabato, il quinto del mese, dell'anno 2242 dopo la Creazione del Mondo [2956 a.C.]. E mancavano soltanto quaranta giorni al diluvio.

5 - SPARTIZIONE DELLE DONNE

Lo sbarco di Cessair ( 1992)
Jim Fitzpatrick (1952-), illustrazione.

bordo della nave vi erano tre uomini e ben cinquanta donne. Gli uomini erano: Bith mac Nóe, Fintán mac Bochra e Ladra mac Betha. Tra le fanciulle vi era Cessair, capo della spedizione, oltre a Barrḟinn, moglie di Bith, e Balba, moglie di Ladra.

I Muintir Cessrach, le «genti di Cessair», furono i primi esseri umani a toccare il suolo di Ériu.

Alcuni dicono che con loro vi fosse anche un bambino, Bath mac Betha, che però annegò nel pozzo di Dún na mBárc il giorno stesso dello sbarco, da cui l'antico, enigmatico detto «parte Bith, non Bath».

I tre vennero con le loro donne a Miledach, il cui nome era a quel tempo Bun Súainme, alla confluenza dei fiumi Siúr, Eór e Berba. E qui, nel luogo chiamato Cumar na Trí nUisce, «confluenza delle tre acque», i tre uomini si divisero le cinquanta fanciulle. Fintán scelse Cessair, e con lei gli toccarono Lot, Luam, Máil, Marr, Froechar, Femar, Faíble, Foroll, Ciper, Torrian, Tamall, Tam, Abba, Alla, Raichne e Sille, diciassette donne in tutto. Bith prese con sé sua moglie Barrḟinn, e con lui andarono Sella, Della, Duib, Addeós, Fotra, Traige, Nera, Buana, Tamall, Tanna, Nathra, Leos, Fodarg, Dos, Clos, Las, diciassette donne in tutto. Ladra prese con sé sua moglie Balba, e con lui andarono Bona, Albor, Aíl, Gothiam, German, Aithne, Inde, Rodarg, Rinne, Iachor, Aín, Irrand, Espa, Sine e Samoll, sedici donne in tutto.

6 - I PRIMI A MORIRE IN TERRA DI ÉRIU

contento e irritato per l'ineguale spartizione, Ladra partì con le sue sedici ragazze, e morì per abusi sessuali (sebbene altri dicano per essere stato penetrato da un remo nel didietro). Il luogo dove fu seppellito prese nome Árd Ladrann.

Le sedici donne di Ladra ritornarono indietro. Cessair mandò a chiamare suo padre Bith, il quale arrivò nel luogo dove si trovava la figlia con Fintán. I due uomini decisero di dividersi equamente le ragazze.

Bith, dalla testa riccioluta, si recò al nord con le sue donne e fu il secondo a morire. Con grande fatica, le donne lo seppellirono sotto un carn, un tumulo di pietre, presso la montagna che da lui prese il nome di Slíab Betha.

Dopo la morte di Bith, le sue ragazze tornarono a Cumar na Trí nUisce per porsi sotto l'autorità dell'unico uomo rimasto. Ma come Fintán si trovò dinanzi tutte quelle donne, scappò via. Abbandonò Bun Súainme, varcò lo Siúr e giunse a Slíab Cúa. Passò oltre, sempre diretto ad ovest, finché giunse alla cima di Cenn Febrat. A questo punto, piegò a nord, raggiunse lo Sínnan e, dopo averlo guadato, lo costeggiò, tenendo il fiume sulla sinistra, finché giunse nel Duthaig Arad. Una collina sorgeva presso il Loch Dergdeirc, e Fintán vi si arrampicò fino in cima e si nascose in una caverna.

Cessair lo inseguì insieme alle compagne e il suo cuore, già duramente provato per la morte del fratello e del padre, e ora anche per la fuga del marito, le si spezzò al centro del petto. Il luogo dove ella morì prese prese nome Cúl Cessrach, nel Connacht, e il tumulo sotto cui fu seppellita si chiamò Carn Cessrach.

Mancavano soltanto sette giorni al diluvio.

Fintán ( 1994)
Giacinto Gaudenzi (1952-), I tarocchi dei Celti.
7 - FINTÁN NELLA «COLLINA DELL'ONDA»

intán era ancora nascosto nella sua caverna quando si scatenò il diluvio. Le acque straripanti sommersero Ériu, spazzando via tutte le donne, e l'onda salì mugghiando verso la vetta. Fintán era ormai certo che sarebbe anch'egli perito nel cataclisma, ma Dio, pietoso, chiuse l'imboccatura della grotta in cui egli si trovava. Così quando l'immane onda sommerse la collina, Fintán si trovava ormai al sicuro dentro la caverna.

Fintán rimase per un anno intero rinchiuso nella grotta in cima alla collina, la quale sarebbe stata conosciuta come Tul Tuinne, la «collina dell'onda». Non aveva nulla da mangiare e da bere, ma Dio lo fece cadere in un sonno lungo e profondo. Per un anno intero Fintán rimase addormentato nella sua arca di pietra e, soltanto quando le acque del diluvio tornarono a defluire, si svegliò ed uscì dalla grotta.

Aveva ritrovato la vera fede.

8 - FINTÁN L'IMMORTALE

eso immortale, Fintán trascorse i secoli prendendo di volta in volta la forma di un salmone, di un'aquila e di un falco, e fu testimone di tutte le successive invasioni che toccarono le sponde di Ériu. Favorito dalla sua vita lunghissima, Fintán poté così tramandato la memoria delle sue genti, i Muintir Cessrach , che altrimenti sarebbero stati dimenticati dalla storia.

Sembra che Fintán mac Bóchra vivesse ancora nel settimo anno del regno dell'árd ríg Diarmaid mac Cerbaill (±551 d.C.), allorché fu interrogato dal poeta di corte, Amargin mac Amlaí, che, per costringerlo a rivelargli le sue memorie, digiunò per tre giorni e tre notti innanzi a lui e alla presenza degli uomini e delle donne di Temáir. Da questi racconti sarebbero nate le Dinnṡenchas.

Così cantò Fintán: — In Ériu, qualunque cosa mi domandiate, io so la risposta. Conosco tutto ciò che vi accadde dal principio del melodioso mondo. Cessair venne da est, la donna era figlia di Bith, con le sue cinquanta fanciulle, e tre soli uomini. Le acque del diluvio coprirono Bith in Slíab Betha, non è un segreto; Ladra in Árd Ladrann, Cessair in Cúl Cessrach. Ma in quanto a me, mi seppellì Dio stesso, in alto, sopra i miei compagni. In Tul Tuinne, Egli mi fece scampare al diluvio. Un anno rimasi sotto le acque nella possente collina; non avevo niente per nutrirmi, meglio mi fu un sonno senza risveglio.

E dopo aver tramandato le memorie di tutti i popoli che, nei secoli dopo il diluvio, avevano invaso Ériu, Fintán concluse, fiero:

— Una lunga vita mi fu data in sorte, non lo nasconderò, dal Re del cielo coperto di nuvole. Io sono Fintán il bianco, il figlio di Bóchra, e dopo il diluvio qui sono nobile e grande tra i più saggi.

Secondo un'altra tradizione, Fintán sarebbe morto intorno al III sec. d.C., allorché, in forma di salmone, fu catturato e messo in graticola da Finn mac Cumaill, il futuro capo dei Fíanna. Allora Finn era solo un ragazzo, ma, scottandosi nel cuocere il salmone, portò il dito alla bocca ed ebbe di colpo l'antica sapienza di Fintán.

9 - I QUATTRO CHE SOPRAVVISSERO AL DILUVIO

he Fintán sia o meno sopravvissuto al diluvio è questione controversa, in quanto le Sacre Scritture affermano a chiare lettere che nessun uomo, tranne gli otto che si trovavano sull'arca, scampò al cataclisma. A salvarsi, furono soltanto Nóe, sua moglie, i suoi tre figli e le mogli dei tre figli. Nessun altro, stando al vero Canone, poté sopravvivere.

Tuttavia alcuni antiquari affermano che Dio permise a quattro uomini di sfuggire al diluvio, e ciascuno si trovava a uno dei quattro angoli della Terra. Essi erano: Fintán ad ovest, Ferón a nord, Fors ad est, Andóid a sud. La questione è tuttavia fortemente dibattuta perché, come si è detto, questa tradizione è contraria alle Scritture.

Come giustamente ha ricordato un antico poeta:

Il nome dei quattro assolti dalla giustizia,
che Dio salvò dal diluvio,
Fintán, Ferón e Fors retto e mite,
e Andóid mac Ethóir.
Fors nelle terre dell'est, l'oriente gli fu dato;
Ferón dal freddo del nord cercò di proteggersi;
Fintán dolcemente al limite occidentale;
E Andóid nel meridione della Terra.
Questo registrano gli amanti di cose antiche
ma il vero Canone non menziona che
Nóe, nell'arca insieme ai suoi figli,
e le loro mogli, che ottennero la salvezza della vita.
Fonti

1 Lebor gabála Érenn R1 [I: 8-10]; R2 [I: 13-20 | III: 9]; R3 [I: 8 | III: 4, 8]
Lebor gabála Érenn > Poema I: «Slúag nád chlóe cúa-chel»
Lebor gabála Érenn > Poema V: «Athair cáich, Coimsid Nime» [38-39, 43-45]
Lebor gabála Érenn > Poema VIII: «Dia hAine docuas inti»
Cfr. Bǝrēʾšîṯ [VI-VIII]
2

Lebor gabála Érenn R2 [III: 3, 7, 9-10]; R3 [III: 7, 9-10]

3

Lebor gabála Érenn R2 [III: 11]; R3 [III: 11-12]
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 3]

4

Lebor gabála Érenn R1 [III: 4-7]; R2 [III: 1, 5-7]; R3 [III: 14-17]
Lebor gabála Érenn > Poema XXXIII: «Cessair, can as táinic sí»
Lebor gabála Érenn >
Poema XXIV: «Cetracha tráth don túr tind...»
Míchél Ó Cléirigh [Michael O'Clery]: Annála Ríoghdhachta Éireann [A.M. 2242]

5

Lebor gabála Érenn R1 [III: 9]; R2 [III: 8, 13-14]; R3 [III: 13, 17-18, 20, 25]
Lebor gabála Érenn > Poema XXIV: «Cetracha tráth don túr tind...»
Lebor gabála Érenn > Poema XXV: «Cáin raind do raindsemar etrond...»
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 3]

6

Lebor gabála Érenn R1 [III: 7]; R2 [III: 7, 15-16]; R3 [III: 17, 19, 21-22]
Lebor gabála Érenn > Poema XXI: «hÉriu cia ḟiarfaiġther dim...»
Lebor gabála Érenn >
Poema XXIV: «Cetracha tráth don túr tind...»
Míchél Ó Cléirigh [Michael O'Clery]: Annála Ríoghdhachta Éireann [A.M. 2242]
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 3]

7

Lebor gabála Érenn > Poema XXI: «hÉriu cia ḟiarfaiġther dim...»
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 4]

8

Lebor gabála Érenn > Poema XXI: «hÉriu cia ḟiarfaiġther dim...»
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 4]

9

Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 4]

I - LE GENTI DI CESSAIR: UN RACCONTO ACCESSORIO AL CICLO DELLE INVASIONI?

Nel ciclo delle invasioni di Ériu, l'episodio dei Muintir Cessrach, o «genti di Cessair», sembra non trovare buona accoglienza, ragion per cui anche nei migliori libri di mitologia celtica viene spesso ignorato, o rimosso. Questo è strano, perché il racconto è presente nella più autorevole delle compilazione mitologiche irlandesi, il Lebor Gabála Érenn, compilato tra l'XI e il XII secolo, che utilizza come fonte una serie di poemi (tra i principali, il XXIII, «Cessair, can as táinic sí», e XXIV: «Cetracha tráth don túr tind...»). Altri testi, tuttavia, avviano il ciclo degli invasioni con i Muintir Partholóin, ignorando i Muintir Cessrach. Nello Scéal Tuáin maic Carill, ad esempio, si afferma soltanto:

Cóic gabala ém ol se ro gabad hÉriu íar nilind ⁊ nís ragbad íar nilind coro chateá di bliadain .xii. ar .xxx. Is iar sein ro gab Partholon mac Sera...

Cinque volte Ériu fu conquistata dopo il diluvio, e non fu conquistata dopo il diluvio finché non furono trascorsi dodici anni e trecento. Fu allora che Partholón mac Sera occupò [Ériu]...
Scéal Tuáin maic Cairill

Questa divergenza nei testi antichi fa pensare che in epoca medievale, allorché le antiche storie tradizionali venivano messe per iscritto, vi dovesse essere una polemica riguardo la possibilità di un'invasione antidiluviana di Ériu, polemica nei riguardi della quale l'ignoto compilatore della Scéal Tuáin maic Carill, appellandosi all'autorità dell'immortale testimone di tutte le invasioni irlandesi, prende posizione negando che prima del diluvio qualcuno sia giunto in Irlanda.

In effetti, se una simile tradizione fosse effettivamente esistita, è evidente che l'autore del testo, compilato in ambiente monastico, abbia avvertito la contraddizione con quanto raccontato nelle Scritture. Se la Bibbia afferma categoricamente che nessuno, tranne Nōḥ e coloro che si trovavano con lui a bordo dell'arca, scampò al diluvio, come poter ammettere che Fintán invece sia sopravvissuto al cataclisma nella lontana Irlanda? Ma accordandosi alle Scritture, e supponendo che anche Fintán fosse perito nei flutti del diluvio, si poneva un nuovo dilemma: come era stata tramandata la memoria dell'arrivo in Ériu delle genti di Cessair? L'unica risposta possibile era che non vi fosse stata alcuna invasione in Irlanda prima del diluvio e che la storia di Cessair fosse soltanto un'elaborata menzogna, ragione per cui il compilatore dello Scéal Tuáin maic Caril deve aver deciso di ignorare l'intera tradizione.

Mezzo millennio più tardi, tuttavia, la tradizione dell'arrivo di Cessair in Ériu era ancora ben conosciuta, tant'è vero che Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating] la riassume nei suoi Foras feasa ar Éirinn. Ma dopo aver narrato la storia di Cessair, compresa la scena di Fintán che scampa al diluvio nella sua collina, Céitinn si sente tuttavia in dovere di esternare le sue perplessità, le medesime dei suoi predecessori. Egli scrive:

Bíoḋ a ḟios agat, a léaġṫóir, naċ mor stáir ḟírinniġ ċuirim an gaḃáil seo síos, ná aon ġaḃáil d'ár luaiḋeamar go ró so; aċt do ḃríġ go ḃfuaras scríoḃṫa i sein-leaḃraiḃ iad. Agus fós ní ṫuigim cionnus fuaradar na seanċaḋa sceula na ndrong adeirid do ṫeaċt i n-Éirinn ria n-dílinn, aċt munab iad na deaṁain aerḋa do ḃíoḋ 'na leannánaiḃ síḋe aca re linn a mbeiṫ págánta tug dóiḃ iad: nó munab i leacaiḃ cloċ fuairsiod scríoḃṫa iad iar dtráġaḋ na dílinne, dámaḋ fíor an sceul; óir ní ionráiḋ gurab é an Fionntain úd do ḃaoi rés an dílinn do ṁairfeaḋ d'á héis, do ḃríġ go ḃfuil an Scrioptúir 'na aġaiḋ, mar a n-abair naċ deaċaiḋ do'n droing daonna gan báṫaḋ, aċt oċtar na háirce aṁáin, agus is follus ná'r ḋíoḃ sin éisean.

Capisci bene, o lettore, che ho raccontato la storia di questa invasione – o delle altre di cui ho trattato prima di questa – non perché la ritenga autentica, ma solo perché l'ho trovata scritta negli antichi libri. Non capisco come gli antichi autori abbiano potuto ottenere notizie di popoli che, per loro stessa asserzione, sarebbero giunti in Ériu prima del diluvio, a meno che non gliele abbiano fornite i demoni dell'aria, o non siano stati informati dalle leanán síde, loro amanti nei tempi pagani, o che non abbiano trovato iscrizioni incise sulle pietre emerse dopo il diluvio, sempre che la storia sia veritiera. Ma non mi si venga a dire che quel Fintán, che viveva prima del diluvio, sia poi sopravvissuto, perché le Scritture dicono il contrario, laddove affermano che nessun essere umano ebbe altra sorte se non l'annegamento, tranne le otto persone che si trovavano sull'arca, ed è evidente che Fintán non era tra questi.
Seathrún Céitinn: Foras feasa ar Éirinn [I: , 4]

Notando la presenza di alcuni antichi scritti dove si dichiarava che nessuno fosse sopravvissuto al diluvio, Céitinn riflette anche sul fatto che tale racconto sia sconosciuto fuori dall'Irlanda:

Is tuigṫe as sin naċ ceudfaiḋ ċoitċeann do na seanċaḋaiḃ uile aon díoḃ so do ṁarṫain d'éis dílinne: giḋeaḋ, dá n-abraḋ aon tseanċaiḋe, mar ċaoṁna ar ċlaonaḋ an ċreidiṁ, gur báiṫeaḋ Fionntain fear mar ċáċ fó'n dílinn, agus gur haiṫḃeoḋuiġeaḋ é le Dia, d'á éis sin, do ċaoṁna agus do ċoiméad imṫeaċta na sean, go n-a sceulaiḃ, go haimsir Ṗádraic, agus iar sin go haimsir Ḟinnéin Maiġe Bile; ní ṫuigim cionnus buḋ féidir a ċoiṁ-iongantaċ so do níḋ do ceilt ar feaḋ na hEorpa, agus a ṁionca, re linn Ḟinnéin, agus ó sin i leiṫ, do ċuadar dronga dearsgnuiġṫe do ḋiaḋairiḃ agus d'ḟeallsaṁnaiḃ, agus mórán do ḋaoiniḃ eolċa eagnuiḋe eile a hÉirinn fo ċríoċaiḃ oirrḋearca Eorpa do ṁúnaḋ cléire agus coiṁtonól, agus do ṫeagasg scol gcoitċeann: agus a ráḋ naċ biaḋ ar a lorg deisciobal éigin le' ḃfúigfiḋe laoiḋ nó litir i n-a mbiaḋ luaḋ nó iomraḋ ar Ḟionntain, agus a ṁionca do scríoḃadar neiṫe eile atá re n-a ḃfaicsin indiu; agus fós naċ faicim iomraḋ air i bpríṁleaḃraiḃ barántaṁla; agus saolim, d'á réir sin, naċ fuil aċt finnsceul filiḋeaċta i san stáir d'ḟaisnéiḋfeaḋ Fionntain do ṁarṫain ria ndílinn, agus 'na diaiḋ.

Da qui si capisce che non sia opinione prevalente tra gli antiquari che qualcun altro sia sopravvissuto al diluvio. Ma se anche i nostri storici avessero detto, in salvaguardia della fede, che Fintán fosse annegato nel diluvio come tutti gli altri uomini, e fosse stato poi riportato in vita da Dio, affinché potesse trasmettere le memorie della sua gente fino all'epoca di Pátraic, e poi fino al tempo di Finnian di Mág Bíle, ebbene, in questo caso non capisco come sia stato possibile nascondere una cosa tanto sorprendente a tutta l'Europa! Sia all'epoca di Finnian che in seguito, molte compagnie di religiosi e filosofi, accompagnati da eruditi e sapienti, si mossero da Ériu e si recarono nei principali paesi europei per istruire il clero e le loro congreghe, e per insegnare nelle pubbliche scuole. Possibile che non ci siano stati, con loro, dei discepoli, ai quali avrebbero potuto affidare un poema, o una lettera, con qualche riferimento a Fintán o un racconto su di lui? Considerato il vasto numero di scritti che essi hanno lasciato su ogni altro argomento, e che ancora oggi possono essere esaminati, non ho mai letto tra le loro opere alcun riferimento a Fintán. Ritengo pertanto una mera finzione poetica il racconto di Fintán, vissuto prima del diluvio e sopravvissuto ad esso.
Seathrún Céitinn: Foras feasa ar Éirinn [I: , 4]

Céitinn raggiunge dunque la conclusione che il racconto di Fintán fosse finzione poetica e non avesse alcun valore storico, al contrario degli altri racconti sulle invasioni d'Irlanda, che per Céitinn erano memorie di avvenimenti reali. Vi sono tuttavia molti elementi per ritenere che la storia di Cessair e Fintán non solo fosse antichissima, ma in origine facesse parte integrante del ciclo delle invasioni, da cui ne sarebbe stata espulsa semplicemente per la sua incompatibilità col mito biblico.

Delle ragioni per cui l'episodio delle genti di Cessair è un elemento importante nell'economia del ciclo delle invasioni, abbiamo già parlato nei saggi generali relativi al ciclo stesso ①. Secondo R.A. Stewart Macalister, il racconto di Cessair è addirittura il residuo di una perduta cosmogonia: esso avrebbe tuttavia fatto parte di un testo originariamente separato, che lo studioso chiama Pericope Antidiluvianorum, poi disposto nel Lebor Gabála Érenn (Macalister 1939). Eppure, l'ipotesi di Macalister appare debole. Raffronti del racconto di Cessair con altri miti, tra cui quello indiano della formazione delle caste, mostrano una stretta analogia, segno possibile di un'origine comune ai primordi della diaspora indoeuropea (Rees ~ Rees 1961). Al contrario di quel che sosteneva Macalister, il mito di Cessair e di Fintán non  sembra essere un racconto accessorio al ciclo delle invasioni: ne è forse parte integrante.

II - CESSAIR, UN MITO TOPOGONICO

Pur ignorata in alcune versioni del ciclo delle invasioni, Cessair è ben più di un personaggio accessorio, sebbene lo stato in cui i miti ci sono pervenuti rendono difficile individuare la sua fisionomia originale. Gli studiosi hanno a lungo questionato sulla sua figura. Il Lebor Gabála Érenn presenta Cessair come la leader della prima invasione di Ériu, avvenuta in tempi remotissimi, prima del diluvio. Il ciclo delle invasioni, come abbiamo visto altrove, è un mito di appropriazione del territorio irlandese, una sorta di topogonia compiuta attraverso una successione di eventi mitici – sbarchi, battaglie, imprese, morti – eternati nel nome delle varie regioni, pianure, laghi, fiumi e baie in cui sono avvenuti. Il paesaggio ibernico viene individuato e differenziato tramite questo continuo processo di lándnáma, ed è qui utile ricordare come le «storie toponomastiche» o dinnṡenchas siano uno dei generi letterari più importanti della letteratura gaelica. ①

Quando Cessair sbarca in Ériu, l'isola non ha ancora un nome, né alcun elemento del suo territorio è stato ancora «segnato» da una toponomastica. In un certo senso, l'isola viene «creata» nel momento in cui i Muintir Cessrach vi arrivano per la prima volta. Dún na mBárc e Cumar na Trí nUisce, il luogo dello sbarco e, quindi, la «confluenza dei tre fiumi» essi dove si stabiliscono, sono forse i primi due nomi assegnati al paesaggio irlandese; i luoghi delle principali sepolture, Árd Ladrann, Slíab Betha, Cúl Cessrach e Fert Fintáin, sono i primi elementi del territorio «identificati» da un personaggio. È l'inizio di un processo creativo del paesaggio irlandese che accelererà vertiginosamente con l'arrivo dei successivi popoli invasori di Ériu.

Ci si aspetterebbe, tuttavia, che siano i Muintir Cessrach, o addirittura la stessa Cessair, a dare un nome all'intera isola. Questo passaggio viene è ignorato dal Lebor Gabála Érenn. Del resto, il nome Cessair non è mai usato in senso toponomastico, ed è raro anche nella letteratura mitologica (in seguito lo porterà soltanto Cessair Cruthach, moglie di re Úgaine Mór, nel VI o V sec. a.C.). Alcune tradizioni parallele possono però illuminarci in proposito.

Secondo il perduto Lebor/Cín Droma Snechta (✍ VIII-X sec.?), citato nel Lebor Gabála Érenn, Banba era il nome della donna che giunse in Ériu prima del diluvio, ed è proprio da lei che l'isola avrebbe preso uno dei suoi nomi poetici, Banba. Il racconto è un evidente doppione di quello di Cessair, e vi ricompare anche Ladra:

Is ed isbert Lebor Droma Snechta comad Banba ainm na ced ingine fogabad Erinn ria nilind, .i. comad uaithi nobet Banba for Eirinn. Tri cóicat ogh do dechaid ⁊ triar fer. Ladra in tres fer, is e ced marb Erenn insin: is uad ainmnigter Ard Ladrann. Cetracha bliadan badar is an indsi: dosainic iaram galar, conerbailtar uili an aen sechtmain. Da cet bliadan iarsin do bi Eriu can aen duine beo, con iaram tainic dili.

Stando a quanto afferma il Lebor Droma Snechta, Banba fu il nome della prima donna che trovò Ériu prima del diluvio, ed è proprio da lei che Ériu ha preso il nome di Banba. Ella era giunta accompagnata da tre volte cinquanta fanciulle, e tre uomini. Ladra, uno dei tre uomini, fu il primo a morire in Ériu, a quel tempo: da lui ha preso nome Árd Ladrann. Per quaranta giorni costoro rimasero sull'isola; poi li colpì un'epidemia ed essi morirono nel giro di una settimana. Dopo di che Ériu rimase per duecento anni senza una persona vivente, poi vi fu il diluvio.
Lebor/Cín Droma Snechta, apud Lebor Gabála Érenn R1 [III: 2]

In alcuni versi del Saltáir Chaisil di Cormac mac Culeannáin, oggi perduto, citato da Seathrún Céitinn, troviamo una versione appena differente del medesimo racconto:

Trí hinġeana Ċáin ċain,
maraon re Seṫ mac Áḋaiṁ,
adċonnairc an m-Banḃa ar dtús:
is meaṁair liom a n-iomṫús.
Tre le fanciulle figlie di Cáin,
insieme a Seth, figlio di Ádam,
loro per prime videro Banba,
ricordo la loro avventura.

Saltáir Chaisil apud Seathrún Céitinn: Foras feasa ar Éirinn [I: , 1]

Qui non viene fornito il nome delle tre fanciulle, ma l'isola viene chiamata di nuovo Banba ②. Si può presumere che questo sia stato appunto il nome di una delle tre. Il nome Banba ricomparirà in seguito, nel Lebor Gabála Érenn, in un importante mito toponomastico: Banba, Ériu e Fódla sono infatti le tre regine delle Túatha Dé Danann che dàranno i loro nomi all'Irlanda.

Le tre spose dei tre uomini dei Muintir Cessrach, e cioè Cessair moglie di Fintán, Barrḟinn moglie di Bith, e Balba moglie di Ladra, potrebbero dunque riecheggiare questa triade di dee eponime d'Irlanda. Il nome Balba è un doppione di Banba, mentre Barrfinn, «punta lucente», sembra essere un altro termine poetico per indicare l'Irlanda stessa.

A fungere da traît-d'union tra le tradizioni è un passo del Chronicon Scotorum (metà del XII sec.) dove la prima donna a giungere in Irlanda ha tre nomi, e questi sono: Ériu e Banba e Cessair.

Kl u. f. l. x. im.lxcix. anno mundi. Kal. v. f. l. 10. Anno Mundi 1599.

In hoc anno uenit félia alicuius de Grecis ad Hiberniam cui nomen erat Heru no Berba no Cessair et .l. filiae et iii uiri cum ea. Ladhra gubernator eorum fuit qui primus in Hibernia tumulatus est. Hoc non narrant antiquari Scotorum.

Quest'anno la figlia di uno dei Greci venne in Hibernia; il suo nome era Ériu o Banba o Cessair, e cinquanta fanciulle e tre uomini erano con lei. Ladra era il loro pilota, che fu il primo uomo ad essere seppellito in Hibernia. Questo, le antiche fonti degli Scoti non lo riportano.

Chronicon Scotorum

Ritroviamo qui, almeno per due terzi, la triade della regine danann, ma il terzo nome è quello di Cessair. Ci troviamo di fronte a una delle numerose sostituzioni che tanto ingarbugliano i miti irlandesi? Sembra proprio di sì, ma il testo fa più che presentare una triade: raccoglie i tre nomi in un unico personaggio.

Mettiamo a confronto i vari rami di questa tradizione:

  • Lebor/Cín Droma Snechta. Prima del diluvio giunge in Ériu Banba, con tre volte cinquanta fanciulle. Con esse è Ladra, il primo uomo a morire sul suolo irlandese. Banba dà il suo nome all'isola.
  • Saltáir Chaisil. Prima del diluvio, giungono in Ériu le tre figlie del malvagio Cáin. Con loro è Seth figlio di Ádam. Non viene fornito il nome delle ragazze, ma l'isola è chiamata nel testo Banba.
  • Chronicon Scotorum. Prima del diluvio giunge in Ériu una compagnia di tre uomini e cinquanta donne. La guida una donna chiamata Ériu [Heru], Banba [Berba] o Cessair, figlia di «uno dei Greci». Con loro è Ladra, il pilota della nave.
  • Lebor Gabála Érenn. Prima del diluvio giunge in Ériu una compagnia di tre uomini e cinquanta donne. Gli uomini sono Fintán, Bith e Ladra, il pilota della nave; le loro mogli sono rispettivamente Cessair, Barrḟinn e Balba.
  • Lebor Gabála Érenn. Dopo il diluvio, nel corso dell'ultima invasione, i Meic Míled dànno all'Irlanda i nomi delle tre regine delle Túatha Dé Danann: Banba, Ériu e Fódla.

Si tratta di diverse versioni di un unico, antico mito, nel quale tre donne, o un'unica donna di triplice aspetto o con tre nomi, giunge per prima in Ériu, imponendo il proprio nome (i propri nomi) all'isola, stabilendone il principio di identità. I nomi più ricorrenti in questa tradizione sono Cessair e Banba (Berba, Balba), a cui possiamo aggiungere l'Ériu del Chronicon Scotorum. Difficile dire se si tratta di un solo personaggio o di tre personaggi distinti: forse la questione non ha importanza, anche considerando l'indefinitezza di certe figure divine, ma l'idea – sottolineata dal Chronicon Scotorum – di un solo personaggio con tre nomi, sembra piuttosto significativa.

L'identificazione tra Ériu e Cessair è confermata anche da un glossatore del Lebor Mór Lecain, che ha scritto la formula «.i. Ere» sopra il nome di Cessair in quasi ogni punto dove appare, nella versione ivi contenuta del Lebor Gabála Érenn. E nell'Eachtra Thaidhg mheic Céin, un testo contenuto nel Leabhar Mhic Cárthaigh Riabhaigh (il «Libro di Lismore»), il protagonista Tadg mac Céin viene salutato da Cessair e Fintán, qui entrambi immortali, con le stesse parole con cui Ériu accoglie i Meic Míled nel Lebor Gabála Érenn: “La vostra venuta mi era stata profetizzata da molto tempo”.

Dopo Cessair, i successivi invasori d'Irlanda, daranno nomi alle regioni, alle pianure, alle montagne, ai laghi, ai fiumi, alle baie, completando via via tutta l'orografia dell'Isola di Smeraldo. Ma Cessair, la prima persona a mettere piede in Irlanda, è colei che col suo arrivo «crea» l'isola. Non sono corretti quegli studiosi che hanno visto in lei una delle tante donne simbolo di regalità dei miti irlandesi; Cessair non è la prima regina d'Irlanda, anzi, non è nemmeno una regina, bensì è, in un certo senso, la stessa Irlanda che viene «creata», acquistando una forma, una identità, una fisionomia.

III - CESSAIR, UN MITO COSMOGONICO

R.A. Stewart Macalister, nel suo imponente studio sul Lebor Gabála Érenn, ritiene che la sezione delle invasioni pre-gaeliche di Ériu si sia originata dall'inserzione di un documento che egli definisce Liber Originum, inserito nel testo. A sua volta, Macalister ritiene che quest'ultimo sia formato da due testi originariamente indipendenti: una Pericope Antediluvianorum, con il mito di Cessair, e un Liber Praecursorum, con la storia delle invasioni post-diluviane. La prima parte, stando a Macalister, è quanto rimane di un'antica cosmogonia; la seconda parte sono variazioni di una teogonia. In pratica, il Liber Originum del Lebor Gabála si presenterebbe come una delle più vaste raccolte europee di miti precristiani, nonostante le incomprensioni dei redattori abbiano pesantemente travisato il testo originario. (Macalister 1939)

Il mito di Cessair, dunque, come racconto cosmogonico. Macalister punta innanzitutto l'attenzione sul significato dei nomi dei personaggi, che riecheggiano motivi cosmici e primordiali (es. Bóchra «oceano», Cessair «grandine», Bith «universo, mondo, vita»). La vicenda è forse, secondo Macalister, una versione irlandese di un mito del diluvio; Cessair e Fintán erano forse, in origine, una coppia sul tipo Deukalíōn e Pýrrha. E poiché, in tema di diluvio, gli autori del Lebor Gabála riconoscevano solo l'autorità del racconto biblico del Bǝrēʾšîṯ, hanno adattato la leggenda di Cessair e Fintán inserendola nel contesto della vicenda Nōḥ/Nóe, collegando la famiglia di Bith con quella del patriarca. Ma estrapolando i dettagli rimasti incastonati nel racconto irlandese, si può tentare di ricostruire un mito in cui l'arca di Cessair e Fintán, dopo aver solcato le acque diluviali, approda in Dún na mBárc, la «fortezza delle navi», luogo equivalente ai monti dell'Ărārāṭ di Nōḥ e al monte Parnassós di Deukalíōn. Questo luogo, nel mito originale, non doveva trovarsi necessariamente sulla costa; forse era tutt'uno con Tul Tuinne o con il Cumar na Trí nUisce. (Macalister 1939)

Ragionando sull'ipotesi di Macalister, si possono tuttavia notare altri parallelismi con i miti del diluvio. L'immortalità ottenuta da Fintán (o dalla coppia Cessair e Fintán, nella versione dell'Eachtra Thaidhg mheic Céin), ricorda l'analoga apoteosi dell'eroe diluviale nei miti della Mesopotamia: il sumerico Ziusudra, gli accadici Atraḫasîs e Utanapištîm. Tutti questi eroi diluviali vanno incontro a un singolare destino: vengono resi immortali e traslati in un paradiso oltremondano – assai simile alle isole felici descritte negli immrama irlandesi –, che lo Ša nagba îmuru, l'epopea ninivita di Gilgameš, definisce pû-nārāti, la «confluenza dei fiumi». In quest'ordine di idee, il Cumar na Trí nUisce, la «confluenza delle tre acque», capita troppo a proposito nel mito cessariano per essere un dettaglio casuale. Ma d'altra parte, il trovarsi nel punto di incontro dei fiumi cosmici è un particolare significativo nella geografia di ʿĒḏẹn: il luogo paradisiaco dove, nel mito ebraico, viene condotto il patriarca Ḥănôq, anch'esso reso immortale, è luogo dove nascono i quattro fiumi cosmici. ①

Cessair e Fintán erano forse, in un ipotetico antimito, la coppia originaria che, sopravvissuta al diluvio, dava origine al genere umano. L'autorità del canone biblico dovette portare i redattori dell'ipotetico Liber Originum a modificare irreparabilmente il racconto cessariano in modo da minimizzare il contrasto con le «verità scritturali», rendendolo del tutto irriconoscibile.

Studi: [Alla confluenza dei fiumi]

IV - L'«INCANTEVOLE COMPAGNIA»

Abbiamo visto come, nel racconto dell'invasione di Cessair si incentrino sia motivi cosmogonici che topogonici, per quanto le precise relazioni siano ormai irrimediabilmente perdute e quasi impossibili da decifrare. L'identificazione di Cessair con Ériu, o di Cessair, Barrḟinn e Balba con Ériu, Fódla e Banba, ci mostra che ci troviamo di fronte all'eroina eponima di Irlanda: colei che scopre o «crea» l'isola, sbarcandovi – se l'ipotesi di Macalister è corretta – dopo il ritiro delle acque diluviali.

In tal caso, che senso dare alle cinquanta fanciulle che componevano il seguito di Cessair?

I loro nomi sono riportati nel «Cáin raind do raindsemar etrond», poema XXV del Lebor Gabála Érenn, dove Fintán le chiama, galantemente, «la nostra incantevole compagnia». Fornire un'etimologia dei vari nomi non è facile, e le variazioni ortografiche, nelle lezioni fornite dai vari manoscritti, rendono l'operazione assai poco significativa ①. Di seguito, il possibile significato di alcuni dei nomi, secondo Gerry Tobin. Per la maggior parte dei casi si tratta di ipotesi molto fragili, basate sulla pura assonanza (Tobin 2000).

Alcuni nomi rimandano ai vari aspetti del territorio, come Rinne «promontorio», Tam «terreno disboscato» (cfr. irlandese tamnach), Fodarg «terra arata», Rodarg «terra profondamente arata», Foroll  «regione ricca di rupi o scogliere» (?), Aíl «rupe, roccia» (cfr. irlandese aill «scogliera»), Abba «fiume» (cfr. protoceltico *abonā- «fiume»). Sella potrebbe forse significare «possedimento, proprietà» (cfr. irlandese seilbh); e Clos «campo, recinto». Nathra, forse, «[terra con] serpi» (cfr. irlandese nathair «serpente»).

A livello cosmologico, troviamo Tamall «spazio, distanza» e Irrand «terra, mondo». Leos può significare «luce». I nomi Bona e Buana potrebbero avere il senso di «eterna» (cfr. irlandese buan «durevole, stabile»), o forse essere le dee eponime del fiume Bóann (angl. Boyne); analogamente, Sinn potrebbe essere la dea eponima del fiume Sínnan (angl. Shannon).

Alcuni nomi sembrano riferirsi alle qualità della ragazza, come Froechar  «selvaggia», Duib «nera, bruna», Della «[cha ha] bell'aspetto» (cfr. irlandese deilbh «apparenza, figura»), Femar «oziosa», Faíble «alacre, operosa».

Molti nomi sembrano riferirsi a varie entità etno-geografiche. Albor rimanda forse ad Alba, la Scozia; Gothiam ai Goti, German ai Germani, Traige alla Tracia, Espa alla Spagna [Espáine], Torrian ai Tirreni o Etruschi, Aithne agli Ateniesi, Cipir a Cipro, Sille alla Sicilia (?), e forse Inde alla lontana India. Altri sono più difficili da interpretare, come Iachor che potrebbe avere a che fare con l'Icaria o con l'Italia [Iccail], Marr che potrebbe essere legato alla Mauritania [Muirid] o all'Armenia [Mairmen]; Alla potrebbe riferirsi agli Alani, o all'Elvezia; Fotra forse alla Partia o alla Persia; Addeós all'Etiopia, o all'Egeo; e via interpretando.

I due nomi Lot e Luam potrebbero essere identificati congiuntamente con Lot Luimnech, madre di Cícal Crigencosach, forse intesa come un'antenata del mitico popolo dei Fomóraig.

La lista è anche presente nella terza redazione del Lebor Gabála Érenn, R3 [III: 25], seppure con qualche variazione. Ad esempio, nella compagnia di Bith, al verso [3e] del poema, Fodarg, Rodarg, Dos, Clos, il Lebor Gabála sostituisce: Fodord, Dos, Clos, Las, quindi eliminando Rodarg (che comunque è ripetuto al verso [4d]) e aggiungendo Las.

Due delle compagne di Cessair sono anche ricordate nelle dinnṡenchas metriche: Fraechnat (identificabile con Froechar) fu seppellita in Slíab Fraech (Dinnṡenchas [IV: 254]); e la guaritrice Aba (identificabile con Abba) si addormentò sulla spiaggia e venne seppellita dalla marea a Tracht Eba (Dinnṡenchas [IV: 292]): senza dubbio, nella storia originale, una vittima del diluvio.

Forse, in una fase anteriore del mito, Cessair era una sorta di Magna mater, e queste donne le sue figlie, le mitiche antenate dei vari popoli della terra, e qui non si può fare a meno di pensare al «catalogo dei popoli» del Bǝrēʾšîṯ.

V - FINTÁN E LA SUA COLLINA

Anche la figura Fintán mac Bóchra, come quella di Cessair, risulta difficilmente analizzabile, a causa del pesante inquinamento dei testi operato dai redattori del Lebor Gabála Érenn e, in misura probabilmente maggiore, dagli autori dei suoi antigrafi.

Inoltre, la figura di Fintán si è in parte sovrapposta a quella di un altro «testimone immortale» della mitologia irlandese, Tuán mac Cairill. Entrambi i personaggi sono gli unici a sopravvivere alla totale distruzione del loro popolo (rispettivamente i Muintir Cessrach e i Muintir Partholóin); entrambi, assunte varie forme animali, assistono alle successive invasioni di Ériu; entrambi vengono infine pescati e uccisi in forma di salmone. Forse non è così importante sapere quale dei due personaggi sia derivato dall'altro, o se entrambi a loro volta derivino da un archetipo comune.

Rispetto a Tuán, Fintán mostra però diversi tratti del suo antico carattere cosmogonico. È un personaggio assai più sfaccettato di quanto non sia Tuán, il cui mito è totalmente incentrato sul motivo delle metamorfosi animali. Sembra dunque più probabile che il nucleo del mito di Fintán verta piuttosto sul racconto del diluvio, che non sul suo ruolo di «testimone immortale». Ruolo che, nel sua caso, è forse un adattamento letterario eseguito sul modello di Tuán, e quindi inutile ai fini di un'interpretazione della figura di Fintán.

Ma, a parte le relazioni con il mito diluviale, che abbiamo analizzato sopra, cos'altro possiamo dire sul personaggio di Fintán?

Sappiamo che sua madre si chiamava Bóchra, nome da mettere in correlazione con il sostantivo irlandese bóchna «oceano». Tale pseudoetimologia appartiene già ai testi originali: in alcuni manoscritti del Lebor Gabála Érenn, il nome della madre di Fintán viene appunto reso con Bóchna. C'è stato chi ha voluto vedere in Fintán i caratteri di un'antica divinità marina, ma nulla nel personaggio mostra una relazione col mare.

Piuttosto suggestiva è la vicenda della fuga Fintán dinanzi alle cinquanta ragazze. È curioso il fatto che egli riesca a sopravvivere proprio evitando i contatti sessuali, laddove Ladra muore proprio per «eccesso di donne», come probabilmente lo stesso Bith (il poema XXIV, «Cetracha tráth don túr tind...», suggerisce tale lettura). È improbabile che il motivo sia stato inserito dai redattori del Lebor Gabála Érenn, sebbene la vicenda è stata sicuramente letta in termini di morale cristiana. Ancora più interessante, però, la storia di Fintán che sopravvive al diluvio rifugiandosi in una grotta sulla cima di Tul Tuinne, la «collina dell'onda». Questa mito è sicuramente originale, proprio perché in esplicito contrasto con il dettato biblico; per quanto i redattori del Lebor Gabála abbiano cercato di minimizzarne il contenuto, il racconto era comunque riportato nel poema XXI, «hÉriu cia ḟiarfaiġther dim...», assai più difficile da alterare o censurare. Possiamo dunque fidarci del suo contenuto: un antichissimo mito in cui un personaggio dei tempi primordiali, detto «figlio dell'oceano», sfugge al diluvio arrampicandosi in cima a una collina.

Il mitografo islandese Snorri Sturluson ricorda, nella sua Prose Edda, l'antichissimo mito germanico del gigante Bergelmir, già frammentario all'inizio del XIII secolo, il quale, nel tentativo di sfuggire al diluvio di sangue destinato ad annegare la sua razza, si arrampica in cima a un lúðr (forse, un mulino), riuscendo così a sfuggire al cataclisma ed a divenire il capostipite di una nuova razza di jǫtnar (Gylfaginning [8-9]) ①. Il lúðr sul quale sale Bergelmir è stato variamente interpretato, ma si ritiene possa essere un'immagine del grande frassino Yggdrasill, l'asse cosmico intorno a cui ruota tutto l'universo. È troppo lungo in questa sede enumerare l'immensa mole di lavori riguardanti l'asse cosmico, ed i pochi versi che citano Bergelmir (Vafþrúðnismál [35]) pongono più problemi di quanti in realtà ne risolvano (De Santillana ~ Von Dechend 1969) ②.

Non è affatto certo che il mito di Fintán e quello di Bergelmir siano interrelati: siamo soltanto al livello di una vaga ipotesi. In entrambi i casi si può tuttavia inferire la presenza del mito di un passaggio tra due cicli cosmici. In questo caso Bergelmir diventerebbe una sorta di guardiano dell'asse cosmico, destinato a chiudere un ciclo del tempo e ad aprire il successivo. In uno scenario di questo genere, Fintán si configura come il traît-d'union tra due cicli cosmici, colui che sopravvive al vecchio mondo per poi trasmettere agli uomini del ciclo successivo tutto il suo sapere storico e tradizionale.

VI - TOPOGRAFIA IBERNICA NELL'INVASIONE DI CESSAIR

Il tragitto compiuto dalle navi di Cessair per arrivare in Ériu ha pochissimo senso. Il poema XXIII, Cessair, can sa táinic sí, fa salpare la flottiglia di Cessair da Meroë [Meroén]‎, che è detta essere un arcipelago (o un'isola) sul Nilo (in realtà l'antica città di Meróē o Meruwāh si trovava sulla riva orientale del fiume, in un luogo posto nell'odierna Sudan), ma poi la fa incomprensibilmente sostare in Egitto per dieci anni (che divengono sette in R2, mentre R3 riporta entrambe le versioni). Dopodiché, in trentadue giorni, la flottiglia passa dal Mar Caspio [Muir Caisp] al Mar Cimmero [Muir Cimerda], ovvero l'Oceano Artico. In modo incomprensibile, si ritrova poi nel giro di un giorno in Asia Minore [Aissia Bic]. In venti giorni, le navi passano dal Mar Tirreno [Muir Torrian] al monte Alpi [Slíab nElpa], e in altri nove arrivano in Spagna [Easpáin]. Da qui, sembra ovvio che abbiano passato lo stretto di Gibilterra, costeggiato la penisola iberica dal lato dell'Atlantico e, in nove giorni, siano arrivate in Irlanda. Il Lebor Gabála Érenn, che si rifà all'autorità del poema, mantiene lo stesso percorso, sebbene con qualche variante nella durata di alcune tappe. Il resto del tragitto dura più o meno tre mesi lunari.

Assai più precisi, i testi, quando si tratta di collocare le tappe della spedizione di Cessair sul suolo ibernico. Il mito irlandese, come sappiamo, è assai attento ai dati toponomastici; e anche nel caso di questa prima occupazione antidiluviana, le imprese e soprattutto le morti dei protagonisti vengono fissati indelebilmente nel paesaggio di Ériu.

I luoghi della spedizione di Césair

(A) Dún na mBárc. Sito dello sbaco dei Muintir Cessrach.
(B) Cumar na Trí nUisce. Spartizione delle donne; residenza di Fintán.
(C) Árd Ladrann. Morte e sepoltura di Ladra.
(D) Slíab Betha. Morte e sepoltura di Bith.
(E) Carn Cessrach. Morte e sepoltura di Cessair.
(F) Slíab Cúa. Tappa nella fuga di Fintán.
(G) Cenn Febrat. Tappa nella fuga di Fintán.
(H) Tul Tuinne. Fintán sopravvive al diluvio.

Dún na mBárc, la «fortezza delle navi». Il Lebor Gabála Érenn localizza il luogo dello sbarco dei Muintir Cessrach nel Corco Duibne, od. Corca Dhuibhne (Corkaguiney, co. Kerry), termine che oggi indica la più settentrionale delle penisole che si protendono sulla costa occidentale del Múmu. Ma poiché l'espressione irrus deiscirt Corco Duibne, «promontorio meridionale di C.D.», fa pensare che l'antica baronia comprendesse in origine anche la prospiciente penisola di Uíbh Ráthach (Iveragh, co. Kerry), posta immediatamente a sud, si è ipotizzato che Dún na mBárc possa essere identificato con la baia di Baile an Sceilg (Ballinskellings, co. Kerry) (Macalister 1939). Sebbene il toponimo non sopravviva più in questa zona, una località chiamata Dún na mBárc (Dunamark) è localizzata presso Beanntraí (Bantry, co. Cork), che però è troppo a sud rispetto al Corco Duibne. Altri autori hanno proposto altre identificazioni come, ad es., sulla costa di Sligeach (Sligo, co. Sligo).

Cumar na Trí nUisce, la «confluenza delle tre acque», viene descritto come il luogo dove si mescolano i fiumi Siúr, Eóir e Berba. Costoro sono gli odierni an tSiúir, an Fheoir e an Bhearú (Suir, Nore, Barrow), anche detti le «tre sorelle». Il Nore e il Suir confluiscono nel Barrow a una ventina di chilometri di distanza l'uno dall'altro, ed è in questa zona che si trova probabilmente il territorio descritto dal Lebor Gabála. Poco più a valle, finalmente riunite, le acque dei tre fiumi sfociano in una baia a sudovest dell'odierna Port Láirge (Waterford, co. Waterford). I toponimi Miledach e Bun Súainme si riferiscono al medesimo territorio.

Árd Ladrann è in genere identificata con l'od. Ardamine (co. Wexford), poco più a nord del Cumar na Trí nUisce.

Slíab Betha è identificato con l'od. Slieve Beagh, al confine tra le contee di Fermanagh, Tyrone e Monaghan. Sulla cima dell'altura vi era originariamente un carn dell'età del bronzo, oggi scomparso, ma citato anche negli Annála Ríoghdhachta Éireann [A.M. 2242], e considerato tomba di Bith.

Carn Cessrach, in Cúl Cessrach, è stato identificato dagli autori più antichi con l'uno o l'altro dei cairn preistorici che tappezzano la collina di Cnoc Meadha (Knockma, co. Galway), nel Connaught. Altri ritengono invece si tratti di un tumulo, chiamato Knockadoobrusna, presso la cittadina di Mainistir na Búille (Boyle, co. Roscommon) (Macalister 1939).

Slíab Cúa, la prima tappa della fuga di Fintán, corrisponde alla collina di Cnoc Mhaoldomhnaigh (Knockmealdown Mountains, 794 m, sul confine tra le contee di Waterford e Tipperary). Fintán la raggiunge provenendo da Cumar na Trí nUisce, dopo aver guadato il fiume Siúr/Suir. A questo punto egli si dirige verso ovest, giungendo a Cenn Febrat.

Cenn Febrat, tappa successiva della fuga di Fintán, è la collina di Suí Finn (Seefin, 528 m, co. Limerick), nella catena delle Sliabh Riabhach (Ballyhoura Mountains), non lontano dall'od. Cill Fhíonáin (Kilfinnane, co. Limerick). Superatala, Fintán prosegue in direzione nord fino al fiume Sínnan, od. Sionnan (Shannon), lo guada da qualche parte tra Limerick e Killaloe, e tenendolo sulla sinistra, arriva al Loch Deirgeirt (Lough Derg), il maggiore dei laghi formati dal Sionnan. Qui si leva la collina di Tul Tuinne.

Tul Tuinne, la «collina dell'onda», rifugio di Fintán, corrisponde all'attuale cima di Tonn Toinne (Tountinna, 457 m, co. North Tipparary), la cima più alta degli Sliabh an Ara (Arra Mountains), sulle sponde del Loch Deirgeirt. Dúthaig Arad è parte dell'attuale baronia di Uaithne agus Ara (Owney and Arra, co. North Tipperary). Di una Fert Fintain, o «tomba di Fintan», si è persa la memoria.

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Intersezione Aree: Holger Danske.
Sezione Miti: Asteríōn.
Area
Celtica: Óengus Óc.
Ricerche e testi di Dario Giansanti e Oliviero Canetti.
Creazione pagina: 15.12.2003
Ultima modifica: 28.10.2015
 
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