STORIA DI TUÁN
L'immortalità e la memoria

MITOLOGIA CELTICA - Sommario

Il problema di come si sia potuta tramandare la memoria di popoli scomparsi nel nulla, dovette affascinare i cronisti irlandesi, che escogitarono varie figure di immortali che vissero attraverso i secoli perpetuando le storie della propria gente. Scegliamo il mito di Tuán mac Cairill come «cornice» in cui inquadrare il Ciclo delle Invasioni.

NARRATIVA
  1. L'ospite di San Finnen
  2. Storia di Tuán figlio di Cairell
  3. Rinascita
    Fonti

SAGGISTICA
  1. La memoria delle invasioni

1 - L'OSPITE DI SAN FINNEN

i narra che un giorno (siamo nel VI secolo d.C.) San Finnen lasciò il monastero da lui stesso fondato in Mag Bíle [Movilla], e si recò a trovare un vecchio guerriero che abitava non lontano da lì.

Tuán mac Cairill era il nome di quest'uomo, che però si rivelò assai sgarbato con il santo, rifiutando di riceverlo. Allora Finnen sedette fuori della porta di casa dell'arcigno guerriero e digiunò per tutta la domenica. Dinanzi a tanta ostinazione, Tuán accolse finalmente il monaco nella sua casa. Tra i due si stabilirono buoni rapporti e Finnen ritornò tra i suoi monaci a Mag Bíle.

- Tuán è un uomo eccellente - disse loro. - Egli verrà da voi per darvi conforto e narrare le antiche storie di Ériu.

Difatti ben presto il guerriero giunse nel monastero e propose ai monaci di andare con lui nel suo romitaggio. I monaci lo seguirono, celebrarono gli uffici della domenica con tanto di salmi, preghiere e messa. E quando i monaci gli chiesero qual era il suo nome e quale fosse la sua stirpe, egli diede una risposta stupefacente:

- Sono un uomo dell'Ulaid - dichiarò. - Il mio nome è Tuán figlio di Cairill. Un tempo però fui chiamato Tuán figlio di Starn fratello di Partholón. Questo era il mio nome agli inizi.

Allora Finnen chiese a Tuán di raccontare la sua storia e aggiunse che nessuno dei monaci avrebbe accettato il suo cibo fintanto che Tuán non avesse narrato quanto ricordava.

Così Tuán cominciò a raccontare.

 

2 - STORIA DI TUAN MAC CAIRILL

"La storia di Tuan" - Illustrazione di Jim Fitzpatrickuan narrò di cinque invasioni che dopo il Diluvio erano giunte ad abitare Ériu (e in veritŕ egli non aveva mai sentito parlare di qualcuno che fosse arrivato in Ériu   prima del Diluvio). Tre secoli dopo il Diluvio, disse, era giunto in Ériu Partholón figlio di Sera, il quale vi si era stabilito con la sua gente. Ma, sopravvenuta un'epidemia, nello spazio di due domeniche, l'intero popolo dei Partoloniani era stato annientato. Ora, poiché era legge che ad ogni massacro scampasse almeno una persona potesse in seguito raccontarne gli eventi, per decisione divina, Tuán era sopravvissuto all'epidemia, unico superstite di tutta la sua gente.

Per anni, Tuán si era aggirato solitario tra le rupi e le colline, guardandosi dai lupi, finché era divenuto così vecchio che, non potendo camminare con agio, si era ritirato in Ulaid, dove trovato asilo in una caverna. Per ventidue anni, Tuán era rimasto solo sulla vuota isola di Ériu, finché dall'alto di una collina aveva visto nuove genti sbarcare sull'isola. Era Nemed, un lontano discendente dello stesso Partholón, che arrivava col suo popolo a colonizzare l'isola. Vecchio e miseramente nudo, con i capelli grigi e le unghie lunghe, Tuán non aveva avuto il coraggio di andare incontro ai nuovi arrivati, così era fuggito a nascondersi nella sua caverna, dove avrebbe atteso la morte.

Ma una notte, mentre Tuán dormiva, il suo corpo aveva mutato forma. E quand'egli si era svegliato, aveva scoperto che Dio l'aveva tramutato in cervo, restituendogli al contempo la giovinezza e l'umor gaio. E Tuán cantň questi versi:

- Vengono verso di me, dolce Signore,
le genti di Nemed figlio di Agnoman;
guerrieri possenti in battaglia,
pronti a ricercare il mio sangue.
Si levano però sul mio capo
due palchi irti di sessanta punte:
forma nuova, pelo ruvido e grigio
quando ero privo di forza e difesa.

E Tuán fu principe dei cervi di Ériu: grandi branchi lo attorniavano qualunque cammino seguisse. Egli trascorse questa sua nuova vita all'epoca in cui Nemed e i suoi discendenti abitavano la verde Ériu.

Quando i Nemediani scomparvero anch'essi, Tuán, trasformato in cervo, aveva ormai raggiunto l'estrema vecchiezza. Le sue corna erano consumate e le sue zampe un tempo agili non riuscivano più a fuggire i branchi di lupi. Così Tuán si ritirò nella sua caverna, in Ulaid, per morire. Ma una mattina, svegliandosi, si era accorto che il suo corpo aveva nuovamente cambiato forma. E trasformato in un nero cinghiale, Tuán cantò:

- Oggi cinghiale tra gli armenti,
signore possente dai grandi trionfi,
fui un tempo tra le genti di Partholón
nell'assemblea che regolava i giudizi.
Il mio canto era piacevole a tutti,
gradito alle donne giovani e belle;
avevo un carro maestoso e splendente,
grave e dolce la voce nel lungo cammino;
rapido il passo, senza timore
al combattimento e all'assalto:
ieri ebbi volto bello e radioso,
oggi sono un nero cinghiale!

Tornato giovane in questa nuova forma, Tuán riacquistò il buon umore. Era il re dei cinghiali di Ériu e fieramente si aggirava per l'isola.

E un altro popolo giunse dal mare per impadronirsi di Ériu. Erano i Fir Bólg. Nel frattempo la vita di Tuán era giunta al termine: lo spirito era affaticato, impotente di fare ciò di cui prima era capace. Il vecchio cinghiale viveva solo nelle buie caverne e tra le rupi.

Allora Tuán tornò nella sua grotta nell'Ulaid, in quel medesimo posto dove tornava ogni volta che il carico degli anni lo faceva ricadere nella vecchiaia, affinché il suo aspetto mutasse ed egli ritrovasse la giovinezza. E questa volta ne uscì trasformato in un falco di mare

Il suo spirito tornò gaio e fu nuovamente capace di tutto. Divenne inquieto e vivace, volava per tutta l'isola e cantava questi versi:

- Oggi falco di mare, ieri cinghiale,
Dio che m'ama
mi diede questa forma.
Vissi tra i branchi dei cinghiali,
oggi sono tra gli stormi d'uccelli.

E poi giunse un nuovo popolo a impadronirsi di Ériu. Erano i Túatha Dé Dánann, i quali vinsero le stirpi dei Fir Bólg, che all'epoca occupavano la verde isola.

In quanto a Tuán, rimase a lungo in forma di falco ed era ancora in quella apparenza quando giunse un'ulteriore invasione: quella dei Milesi, che strapparono l'isola ai Túatha Dé. Ormai vecchio, il falco si trovava dentro la cavità di un albero sopra un corso d'acqua, lo spirito abbattuto, incapace di volare. Dopo aver digiunato nove giorni, il sonno si impadronì di lui ed egli fu trasformato in un salmone di fiume. In seguito Dio lo pose in acqua, dove il salmone visse a fu a suo agio, vigoroso e ben nutrito. Abile nel nuotare, sfuggiva ai pericoli ed alle trappole: le mani del pescatore, gli artigli del falco, le lance da pesca.

Un giorno Dio decise che era tempo di porre fine allo stato di Tuán e fu così che un pescatore finì per catturare quel grosso salmone.

"Tuan mac Carill assiste all'arrivo delle genti di Nemed" - Illustrazione di Jim Fitzpatrick.

3 - RINASCITA

l salmone fu portato alla corte di re Cairill figlio di Muiredach Munderg. Fu messo sulla griglia e arrostito. La moglie del re lo mangiò tutto intero ed il salmone si ritrovò nel suo ventre.

Non per questo Tuán smise di essere cosciente. Egli conservò memoria del tempo in cui rimase nel grembo della donna e da là udiva tutte le conversazioni che si tenevano in casa, di quel che succedeva in Ériu in quei giorni.

Poi la regina partorì ed egli venne alla luce, e fu chiamato di nuovo Tuán, e appena nato, Tuán sapeva parlare perfettamente e raccontava degli eventi antichissimi di cui era stato testimone.

Nel corso della sua vita, Tuán mac Cairill era stato un profeta, finché non era giunto Pátraic, l'apostolo dei Gaeli, a portare la fede in Ériu. Tuán era già molto vecchio, ma si era fatto battezzare. Ormai era vecchissimo, e questa fu la storia che narrò a Finnen e ai suoi monaci: la cronaca delle antiche invasioni di Ériu.

Ed è grazie a Tuán mac Cairill se gli storici di Ériu hanno ancora oggi memoria di Partholón e della sua gente.

 

Fonti

  • Storia di Tuán figlio di Cairell

I - LA MEMORIA DELLE INVASIONI

Delle sei invasioni di Ériu di cui trattano le varie fonti, dal Libro delle invasioni d'Irlanda ai Fondamenti della Conoscenza d'Irlanda di Seathrún Céitinn (Geoffrey Keating), ben due riguardano dei popoli che sarebbe scomparsi nel nulla senza lasciare traccia. Se Nemediani, Fir Bólg e Túatha Dé Dánann si appartenevano gli uni agli altri e avevano trasmesso le loro memorie ai Milesi, i quali poi le avevano presumibilmente tramandate, non così i due popoli precedenti, i quali sarebbero scomparsi completamente e totalmente; ovvero, le Genti di Cesair che erano giunte prima del diluvio (le quali tuttavia compaiono solo nelle fonti più tarde) e i Partoloniani che erano giunti subito dopo.

E dunque, se tali popoli erano scomparsi, chi ne aveva tramandato la memoria? Evidentemente qualcuno era sopravvissuto per raccontare di loro. Nacque così il principio secondo il quale non esisteva massacro o morìa senza che Dio non salvasse almeno una persona affinché raccontasse ai posteri quanto era successo. Dava fastidio agli storici irlandesi, in questo caso veri filosofi-teologi, che qualcosa potesse accadere senza che poi il suo ricordo passasse alla storia. Un evento che non venisse registrato non aveva alcun significato: Dio non avrebbe permesso che accadesse.

Dunque ecco che si parlò di persone che sopravvissero alla distruzione dei loro popoli ed a cui era stata affidato il compito di tramandarne la memoria, Fintan mac Bóchra nel caso delle Genti di Cesair, Tuán mac Cairill nel caso dei Partoloniani. Fintan, come vedremo, creava un problema più complicato, in quanto non solo le Genti di Cesair erano scomparse nel nulla, ma bisognava anche spiegare come Fintan fosse sopravvissuto al Diluvio, in questo contrastando le Scritture secondo il quale soltanto Noè e coloro che erano sull'arca sopravvissero al cataclisma. Perciò la storia di Cesair venne esclusa dalle cronache più antiche.

La leggenda di Tuán mac Cairill, tuttavia, venne pienamente accettata. Il testo, che narra del suo incontro con San Finnen, della storia delle sue trasformazioni dalla remota antichità fino all'epoca cristiana, risale, nella sua formulazione, al IX secolo. È la Storia di Tuán figlio di Cairell.

La storia di Tuán sembra essere un doppione di quella di Fintan: entrambi unici sopravvissuti, per volontà divina, alla distruzione dei loro popoli, entrambi trasformati in animali attraverso i secoli, entrambi chiamati a un certo punto a ricordare le antiche storie di Ériu. Sembra evidente che una delle due storie sia il calco dell'altra. Se così è, è possibile che la vicenda originale sia quella di Fintan mac Bóchra, che presenta molte analogie con antichi miti indoeuropei, e che quella di Tuán sia stata creata ad hoc per spiegare, una volta eliminato Fintan per incompatibilità con le Scritture, chi avesse tramandato le memorie dei Partoloniani e dei popoli successivi.

Non sappiamo se sia così, ma non importa. La Storia di Tuán figlio di Cairell č un'ottima cornice per inquadrare il ciclo delle invasioni e per questo è stata messa in testa a questa sezione del mito irlandese (anche se poi tratteremo anche di Noe e di Cesair).

 

Sezione Miti - Holger Danske.
Area Celtica -
Óengus Óc.

Creazione pagina: 15.12.2003
Ultima modifica: 24.02.2010

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