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MITI GERMANICI
Valhǫll
VALHǪLL
Salone dell'Ásgarðr, è la dimora dei guerrieri caduti in battaglia, gli Einherjarr, che combatteranno a fianco degli dèi nel giorno di ragnarǫk.

* * *

 
"L'ingresso della Valhöll" - Illustrazione di Giovanni Caselli
MITOLOGIA
MITI
  • È un salone dorato, sito in Glaðsheimr (nella rocca di Ásgarðr).
  • Ha lance in luogo delle colonne, il tetto è di scudi, le panche sono fatte con le corazze dei guerrieri.
  • Vi è un lupo appeso davanti alla porta occidentale, e un'aquila vi vola sopra.
  • Il fiume Þund vi scorre dinanzi, ed è arduo al guado per i guerrieri caduti in battaglia.
  • Valgrind si chiama il suo cancello, e pochi sanno come funziona il chiavistello.
  • Fuori dalla sua porta occidente cresce il bellissimo boschetto di Glasir, dalle foglie d'oro brunito.
  • Accoglie i guerrieri caduti in battaglia, prescelti da Óðinn per incrementare l'esercito degli Einherjar.
  • Le Valkyrjur vi conducono i guerrieri e offrono loro da mangiare e da bere.
  • Il salone ha cinquecentoquaranta [seicentoquaranta] porte. Ben ottocento Einherjar usciranno da ciascuna porta quando andranno a combattere il lupo.
  • Vi cresce un albero chiamato Læraðr.
  • La capra Heiðrún bruca le foglie del Læraðr. Dalle sue mammelle esce quell'idromele bevuto dagli Einherjar.
  • Il cervo Eikþyrnir bruca anch'esso le foglie del Læraðr. Dalle sue corna stillano gocce che cadono in Hvergelmir e alimentano i fiumi cosmici.
  • Nel salone si trova il porco Sæhrímnir, il quale ogni giorno viene bollito dal cuoco Andhrímnir nel calderone Eldhrímnir. La sua carne nutre tutti gli Einherjar.
  • Re Gylfi vi accede per interrogare gli Æsir ed apprendere i misteri divini.
  • Ægir vi accede per banchettare insieme agli dèi. All'imbrunire, il salone è illuminato dal bagliore delle spade.
  • L'eroe Helgi vi viene ammesso dopo la morte: Óðinn lo associa a sé nel prendere decisioni, ed Helgi stabilisce che il suo nemico Hundingr diventi il servo degli altri Einherjar.
DETTAGLI
Sito:
Fiume:
Foresta:
Cancello:
Ospiti:
Albero:
Capra:
Cervo:
Porco:
Cuoco:
Calderone:
Glaðsheimr/Ásgarðr
Þund
Glasir
Valgrind
Einherjar
Læraðr
Heiðrún
Eikþyrnir
Sæhrímnir
Andhrímnir
Eldhrímnir
FILOLOGIA
ORTOGRAFIA

  ORTOGRAFIA
NORMALIZZATA
LEZIONE DEI
MANOSCRITTI

FONTI

Norreno Valhǫll (Valhöll) Val hꜹll
Val hall
Val holl
Val hǫll
Ljóða Edda | Prose Edda
Tedesco Walhalla    

ETIMOLOGIA

Valhǫll vuol dire «salone dei caduti in battaglia».

  1. val- | Radice del sostantivo maschile valr, «ucciso, caduto». Cfr. anglosassone wæl o walre; antico alto tedesco wala-. È la stessa radice presente nelle parole Valaskjálf «rocca dei caduti» e Valkyrjur «[coloro che] scelgono i caduti». Di traduzione piuttosto ardua, può efficacemente reso, vista l'ampiezza semantica che il significato a venuto ad assumere, con «caduto, ucciso, scelto, eletto».
     
  2. -hǫll | Il sostantivo femminile hǫll o hall è «sala». Il termine indica, in norreno, il salone del palazzo di un sovrano o di un jarl, e non va confuso con la sala principale delle abitazioni scandinave, che si chiama skáli o eldhús. Il termine deriva da un protogermanico *hallō-. Cfr. antico sassone halla; anglosassone heall > inglese hall «salone». In antico e medio alto tedesco il termine non è attestato, e il moderno tedesco Halle è sicuramente un prestito.
LETTURATURA

L'aspetto della Valhǫll
Gli ospiti della Valhǫll
Accedere alla Valhǫll

 


L'aspetto della Valhǫll

Le fonti che descrivono nei dettagli la Valhǫll, la dimora dei guerrieri caduti in battaglia, sono essenzialmente due: un poema eddico, il Grímnismál, che dedica al grande salone una decina di strofe, e la Prose Edda di Snorri che, citando e spiegando il complesso poema, dipinge un vivido quadro della Valhǫll, ricco di dettagli e sfumature.

Il Grímnismál è una trattazione poetica del mondo celeste. Il poema esordisce con un elenco delle dodici – in realtà tredici – dimore degli Æsir, a ciascuna delle quali è dedicata una strofa. Arrivato alla quinta dimora, Glaðsheimr, il poema la definisce come il luogo in cui si trova il vasto salone di Valhǫll, splendente d'oro. A quel punto, l'elenco delle dimore divine s'interrompe e seguono due strofe – piuttosto ermetiche – che aggiungono alcuni pittoreschi dettagli del salone, dopodiché il Grímnismál riprende il novero delle dimore divine.

Glaðsheimr heitir enn fimti,
þars en gullbjarta
Valhǫll við of þrumir;
en þar Hroptr
kýss hverjan dag
vápndauða vera.
Glaðsheimr si chiama la quinta [dimora]
in cui splendente d'oro
la vasta Valhǫll si trova;
e là Hroptr
sceglie ogni giorno
gli uomini caduti nella mischia.
Mjǫk er auðkent
þeim er til Óðins koma
salkynni at sjá:
skǫptom er rann rept,
skjǫldom er salr þakiðr,
brynjom un bekki strát.
È assai riconoscibile
per quelli che vengono a Óðinn,
l'aspetto del salone:
da lance il tetto è sorretto,
da scudi il salone è coperto,
da corazze le panche son tratte.
Mjǫk er auðkent
þeim er til Óðins koma
salkynni at sjá:
vargr hangir
fyr vestan dyrr
ok drúpir ǫrn yfir.
È assai riconoscibile
per quelli che vengono a Óðinn,
l'aspetto del salone:
un lupo è appeso
dinanzi all'ingresso occidentale
e si leva l'aquila sopra.
Ljóða Edda > Grímnismál [8-10]

Nella strofa [8], la Valhǫll viene definita come il luogo dove Hroptr (Óðinn) accoglie i guerrieri caduti in combattimento, da lui scelti sui campi di battaglia del mondo. La strofa [9] fornisce l'aspetto del salone, tutto improntato a motivi guerreschi e marziali: non sono colonne, ma lance, a sostenere il tetto, e questo è a sua volta ricoperto di scudi e non di tegole; le lunghe panche sono ricavate da corazze. Meno comprensibile è la strofa [10]: perché vi è un lupo sopra l'ingresso della Valhǫll? E cosa rappresenta l'aquila che vola sopra il salone? Non abbiamo altri riferimenti testuali a questi due strani dettagli.

Snorri descrive il pittoresco salone nel secondo capitolo della sua Edda. Quando re Gylfi accede all'Ásgarðr, trova infatti, davanti a sé, un palazzo immenso e meraviglioso.

En er hann kom inn í borgina, þá sá hann þar háva hǫll, svá at varla mátti hann sjá yfir hana. Þak hennar var lagt gyltum skjǫldum svá sem spánþak. [...] Quando [Gylfi] entrò nella rocca, vide una hǫll talmente alta che a stento ne scorgeva la sommità. Il tetto era ricoperto di scudi dorati disposti come tegole. [...]
Þar sá hann mǫrg gólf ok margt fólk, sumt með leikum, sumir drukku, sumir með vápnum ok bǫrðusk. Þá litaðisk hann um ok þóttu margir hlutir ótrúligir þeir er hann sá. Là egli vide molte stanze e una gran folla di gente; alcuni giocavano, altri bevevano, altri, armati, si battevano. Gylfi si guardava intorno e molto di quel che vedeva gli sembrava incredibile.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [2]

Se re Gylfi non può ancora sapere di trovarsi di fronte alla Valhǫll, la cosa non era certamente sfuggita al lettore dell'Edda. Snorri non può esimersi di giustificare la sua descrizione esibendosi in una nota erudita: «Così dice Þjóðólfr ór Hvíni, che la Valhǫll era coperta di scudi» [Svá segir Þjóðólfr inn hvinverski at Valhǫll var skjǫldum þǫkð] (Gylfaginning [2]). E cita alcuni versi tratti da un poema scaldico:

Á baki létu blíkja,
barðir váru grjóti,
Sváfnis salnæfrar
seggir hyggjandi.
Sul dorso facevano splendere,
mentr'eran da pietra colpiti,
le tegole della sala di Sváfnir,
credendo di essere astuti.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning {2} = Hrafnsmál [11]

Ma Snorri sbaglia attribuendo il brano allo scaldo Þjóðólfr ór Hvínir (860-935). Esso è tratto dal poema Hrafnsmál, il «Discorso del corvo», di Þorbjǫrn Hornklofi (ca. 855-920). Nell'ingegnosa kenning, Sváfnir «[colui che] addormenta» è Óðinn, la «sala di Sváfnir» è la Valhǫll, e le «tegole della sala di Sváfnir» sono appunto gli scudi, che i guerrieri di re Haralðr Hárfagri – a cui è dedicato il poema – si sono issati sul dorso per difendersi dalle pietre con cui vengono bersagliati dai nemici.

Un'altra affascinante descrizione della Valhǫll, Snorri la fornisce nel primo capitolo dello Skáldskaparmál, allorché Ægir si mette in viaggio per l'Ásgarðr, per partecipare al banchetto degli dèi.

Ok um kveldit, er drekka skyldi, þá lét Óðinn bera inn í hǫllina sverð, ok váru svá bjǫrt at þar af lýsti, ok var ekki haft ljós annat meðan við drykkju var setit. Þá gengu æsir at gildi sínu ok settusk í hásæti tólf æsir, þeir er dómendr skyldu vera ok svá váru nefndir [...]. Ægi þótti gǫfugligt þar um at sjásk, veggþili ǫll váru þar tjǫlduð með fǫgrum skjǫldum. Þar var ok áfenginn mjǫðr ok mjǫk drukkit. All'imbrunire, quando era ora di bere, Óðinn portò nella hǫll delle spade così splendenti che da esse emanava luce e non vi furono altri lumi mentre si svolgeva il convivio. Giunsero dunque gli Æsir a banchetto e presero posto nei troni i dodici che dovevano essere giudici [...]. Ad Ægir parve meraviglioso ciò che vedeva attorno a sè. Tutti i rivestimenti erano ricoperti di bellissimi scudi. C'era anche un idromele inebriante e molto se ne bevve.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [1]

Dove si trova la Valhǫll? Grímnismál [8] asseriva si trovi in Glaðsheimr. Questo luogo, il «mondo della gioia», sembrerebbe essere una regione celeste. Senonché Snorri afferma sia un edificio, di fatto il primo costruito dagli dèi in Ásgarðr, e lo descrive tutto d'oro zecchino (Gylfaginning [14]). Vi è una contraddizione, non facilmente risolvibile affermando che Glaðsheimr fosse effettivamente un edificio e la Valhǫll una delle sue stanze. Tutte le descrizioni della Valhǫll disegnano il profilo di un edificio a sé stante, fornito di un tetto, di un gran numero di porte, persino di un cancello. Snorri, dunque, non solo interpreta erroneamente le sue fonti affermando che Glaðsheimr sia un edificio, ma vi sovrappone alcuni dettagli caratteristici della Valhǫll, come il fatto che sia d'oro. Ricapitolando, mentre nel Grímnismál Glaðsheimr è il territorio in cui sorge Valhǫll, in Snorri Glaðsheimr e la Valhǫll vengono più o meno a confondersi.

In un altro capitolo della sua opera, Snorri ci narra il mito della costruzione delle mura dell'Ásgarðr. Egli esordisce affermando che, al principio del tempo, gli dèi avevano innalzato la Valhǫll, che qui sembra prendere il posto di Glaðsheimr come primo edificio della cittadella divina. Solo più tardi, con la costruzione della possente cinta muraria, il luogo sarebbe divenuto una vera e propria rocca [borg], meritandosi il nome di Ásgarðr.

Þat var snimma í ǫndverða bygð goðanna, þá er goðin hǫfðu sett Miðgarð ok gert Valhǫll, þá kom þar smiðr nǫkkvorr ok bauð at gera þeim borg á þrim misserum svá góða at trú ok ørugg væri fyrir bergrisum ok hrímþursum... Si era agli inizi, nei primi tempi in cui gli dèi si erano insediati nella loro dimora, quando avevano appena stabilito Miðgarðr e costruito Valhǫll. Un giorno giunse un artigiano che offrì loro di costruire in tre misseri una cittadella così ben fatta da essere solida e protetta contro i giganti di montagna e i giganti di brina...
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [42]

Nella Ljóða Edda compaiono pochi altri riferimenti alla Valhǫll, e si tratta sovente di dettagli poco comprensibili. Ad esempio, nel Grímnismál c'è una sequenza di due strofe che sembra narrare dell'arrivo dei guerrieri defunti ai cancelli della Valhǫll:

Þýtr þund,
unir þjóðvitnis
fiskr flóði í;
árstraumr
þikkir ofmikill
valglaui at vaða.
Il Þund rumoreggia,
nuota di «Þjóðvitnir
il pesce» nell'onda.
Il vortice
si mostra periglioso
al guado delle schiere dei caduti.
Valgrind heitir,
er stendr velli á
heilǫg fyr helgom durom;
forn er sú grind,
en þat fáir vito,
hvé hón er i lás lokin.
Valgrind si chiama
quel che s'erge sul campo,
sacro dinanzi alle sacre porte;
antico è quel cancello:
e in pochi sanno
come funzioni il chiavistello.
Ljóða Edda > Grímnismál [21-22]

Non abbiamo qui le spiegazioni di Snorri. Il Þund sembra essere un fiume che sia necessario guadare per arrivare alla Valhǫll, ma di esso non si parla altrove, così come non sappiamo chi sia Þjóðvitnir, né che cosa sia il suo «pesce». Del cancello di Valgrind, parimenti, non si parla altrove: sembra sia necessario oltrepassarlo per arrivare alle porte di Valhǫll.

Nello Skáldskaparmál è pure citato un boschetto (o un albero) chiamato Glasir, dalle foglie dorate, che si troverebbe dinanzi alle porte di Valhǫll. Snorri, al riguardo, cita alcuni versi da un poema andato perduto:

Hví er gull kallat barr eða lauf Glasis? Í Ásgarði fyrir durum Valhallar stendr lundr, sá er Glasir er kallaðr, en lauf hans allt er gull rautt, svá sem hér er kveðit, at... Perché l'oro è detto «foglie» o «fronde di Glasir»? In Ásgarðr, davanti alle porte di Valhǫll, sta un boschetto chiamato Glasir, e tutte le sue fronde sono di fulvo oro, perciò qui si dice che...

Glasir stendr
með gullnu laufi
fyrir Sigtýs sǫlum.

Glasir sta
con le sue fronde dorate
dinanzi alle sale di Sigtýr.

Sá er viðr fegrstr með goðum ok mǫnnum. Questa foresta è la più bella tra gli dèi e gli uomini.
 Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál [42 {108}]
Ljóða Edda [fragmenta] > VII

Nella Voluspá, si dice che, quando Baldr fu ucciso, Frigg pianse la «sventura della Valhǫll» [vá Valhallar] (Voluspá  [33]), espressione che potrebbe nascondere significati sottili.

Infine, nell'incipit dell'Hyndluljóð, così Freyja desta la vǫlva Hyndla:

Vaki mær meyja,
vaki mín vina,
Hyndla systir,
er í helli býr;
nú er rǫkkr rǫkkra,
ríða vit skulum
til Valhallar
ok til vés heilags.
Svegliati, fanciulla tra le fanciulle!
Svegliati,amica mia,
sorella Hyndla
che abiti nella caverna!
È ora la tenebra delle tenebre:
cavalchiamo
verso Valhǫll
e i santi sacrari!
Ljóða Edda > Hyndluljóð [1]


 


Gli ospiti della Valhǫll

Nella sua Prose Edda, Snorri tratta più volte della Valhǫll. Ci ricorda innanzitutto che il salone viene assegnato da Óðinn ai guerrieri uccisi in battaglia, e sottolinea un legame di adozione tra il dio e coloro che, caduti valorosamente nella mischia, sono divenuti suoi figli:

Hann heitir ok Valfǫðr, þvíat hans óskasynir eru allir þeir er í val falla. Þeim skipar hann Valhǫll ok Vingólf, ok heita þeir þá Einherjar. [Óðinn] si chiama anche Valfǫðr perché sono suoi figli adottivi tutti coloro che cadono uccisi. A loro assegna Valhǫll e Vingólf, ed essi si chiamano Einherjar.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [20]

Riguardo all'esistenza che gli Einherjar conducono nella Valhǫll, è Gylfi stesso – qui dissimulato sotto il nome di Gangleri – a chiedere lumi al suo anfitrione Hár. Che cosa mangiano gli Einherjar? Che cosa bevono? Chi li serve? E cosa fanno quando non sono a banchetto? Il Grímnismál è la fonte da cui Snorri trae le sue informazioni e cita ogni volta le strofe del poema, a prova della correttezza del suo racconto, dandone al contempo preziose spiegazioni.

Sappiamo così che vi sono, nella Valhǫll, tre animali: un porco, una capra e un cervo, a cui il Grímnismál dedica altrettante strofe. Queste ultime sarebbero rimaste piuttosto ostiche se Snorri non ne avesse fornito colorite esplicazioni, così da rispondere alle domande di re Gylfi. La prima di esse, isolatamente citata dal poema in coda al novero delle dimore divine, dice:

Andhrímnir
lætri í Eldhrímne
Sæhrímne soðinn,
fleska bezt;
en þat fáir vito
við hvat einherjar alaz.
Andhrímnir
fa in Eldhrímnir
Sæhrímnir bollire,
la carne migliore.
E questo in pochi lo sanno,
di che cosa gli Einherjar si nutrano.
Ljóða Edda > Grímnismál [18]

Snorri spiega:

Þá mælti Gangleri: «Þat segir þú at allir þeir menn er í orrostu hafa fallit frá upphafi heims eru nú komnir til Óðins í Valhǫll. Hvat hefir hann at fá þeim at vistum? Ek hugða at þar skyldi vera allmikit fjǫlmenni». Quindi disse Gangleri: «Tu dici che tutti gli uomini che sono caduti in battaglia dall'inizio del mondo sono ora giunti nella Valhǫll, da Óðinn. Cos'ha egli da offrire loro per sostentarli? Immagino che là vi sia una folla immensa».
Þá svarar Hár: «Satt er þat er þú segir, allmikit fjǫlmenni er þar, en miklu fleira skal enn verða, ok mun þó oflítit þykkja þá er úlfrinn kemr. En aldri er svá mikill mannfjǫlði í Valhǫll at eigi má þeim endask flesk galtar þess er Sæhrímnir heitir. Hann er soðinn hvern dag ok heill at aptni. En þessi spurning er nú spyrr þú, þykki mér líkara at fáir muni svá vísir vera at hér kunni satt af at segja. Andhrímnir heitir steikarinn, en Eldhrímnir ketillinn». Rispose quindi Hár: «Ciò che dici è vero. Una grande folla si trova là e diverrà ancora più grande, ma sembrerà comunque troppo piccola quando arriverà il Lupo. Mai però la moltitudine di Valhǫll sarà grande abbastanza da finire la carne di quel cinghiale che si chiama Sæhrímnir. Esso viene cotto ogni giorno, ma alla sera è di nuovo intero. Riguardo a ciò che ora domandi, credo proprio che pochi siano abbastanza sapienti da rispondere correttamente. Andhrímnir si chiama il cuoco ed Eldhrímnir il calderone».
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [38]

Per quanto riguarda la capra e il cervo, essi compaiono, nel Grímnismál, in due strofe affiancate, anch'esse piuttosto ermetiche. I due animali sono detti trovarsi «nella sala di Herjafǫðr» [á hǫllo Herjafǫðrs], dove brucano le fronde di un albero – mai citato altrove – chiamato Læraðr.

Heiðrún heitir geit,
er stendr hǫllo á [Herjafǫðrs]
ok bítr af læraðs limom;
skapker fylla
hón skal ins skíra mjaðar,
knáat sú veig vanaz.
Heiðrún si chiama la capra
che si erge sulla sala [di Herjafǫðr]
e bruca le fronde del Læraðr.
Il calderone riempirà
lei di quel chiaro idromele,
un liquore che non può mancare.
Eikþyrnir heitir hjǫrtr,
er stendr á hǫllo Herjafǫðrs
ok bítr af Læraðs limom;
en af hans hornom
drýpr i Hvergelmi,
þaðan eigo vǫtn ǫll vega.
Eikþyrnir si chiama il cervo
che si erge sulla sala di Herjafǫðr
e bruca le fronde del Læraðr.
Dalle sue corna
cadono gocce in Hvergelmir,
da cui prendono le acque ogni via.
Ljóða Edda > Grímnismál [25-26]

Poiché Herjafǫðr, il «padre delle schiere», è Óðinn, possiamo bene immaginare che la sala in questione sia la Valhǫll, pur non espressamente citata. È la stessa conclusione di Snorri, che v'imbastisce sopra un dialogo deliziosissimo:

Þá mælti Gangleri: «Hvat hafa einherjar at drykk þat er þeim endisk jafngnógliga sem vistin, eða er þar vatn drukkit?» Quindi chiese Gangleri: «Per gli Einherjar c'è qualcosa da bere che possa bastare per accompagnare il loro cibo, oppure là si beve acqua?»
Þá segir Hár: «Undarliga spyrðu nú, at Allfǫðr mun bjóða til sín konungum eða jǫrlum eða ǫðrum ríkismǫnnum ok muni gefa þeim vatn at drekka, ok þat veit trúa mín at margr kemr sá til Valhallar er dýrt mundi þykkjask kaupa vatnsdrykkinn ef eigi væri betra fagnaðar þangat at vitja, sá er áðr þolir sár ok sviða til banans. Disse quindi Hár: «È strano che tu adesso chieda se Allfǫðr possa chiamare a sé regnanti, nobili e altri uomini di rango e dar loro da bere acqua. E in fede mia, tanti giungerebbero a Valhǫll pensando di aver pagato a caro prezzo quell'acqua da bere, se non vi fosse un miglior desco a cui sfamarsi per chi in precedenza ha sofferto atroci dolori nel momento della morte.
Annat kann ek þér þaðan segja. Geit sú er Heiðrún heitir stendr uppi á Valhǫll ok bítr barr af limum trés þess er mjǫk er nafnfrægt, er Léraðr heitir, en ór spenum hennar rennr mjǫðr sá er hon fyllir skapker hvern dag. Þat er svá mikit at allir einherjar verða fulldruknir af». Posso raccontarti ancora una cosa. Quella capra che si chiama Heiðrún sta nella parte alta di Valhǫll e mangia le bacche dai rami di quel famosissimo albero chiamato Léraðr. Dalle sue mammelle l'idromele scorre copioso, tanto che ogni giorno ne riempie un barile. Questo è così grande da ubriacare tutti gli Einherjar».
Þá mælti Gangleri: «Þat er þeim geysihaglig geit. Forkunnar góðr viðr mun þat vera er hon bítr af!» Quindi parlò Gangleri: «È proprio una capra utile per loro. Dev'essere poi prodigioso l'albero da cui bruca».
Þá mælti Hár: «Enn er meira mark at of hjǫrtinn Eirþyrni, er stendr á Valhǫll ok bítr af limum þess trés, en af hornum hans verðr svá mikill dropi at niðr kemr í Hvergelmi, en þaðan af falla ár þær er svá heita... Quindi disse Hár: «Ancora più notevole è il cervo Eikþyrnir: anche lui si trova in Valhǫll e bruca i rami dell'albero. Dalle sue corna stillano tantissime gocce che cadono in Hvergelmir e da qui nascono i fiumi che così si chiamano...
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [39]

La meraviglia di Gylfi/Gangleri è la stessa del lettore, e Snorri la orchestra con l'abilità di un romanziere moderno. Più tardi, il protagonista pone una domanda della quale, almeno in teoria, dovrebbero già conoscere la risposta, visto che si trova sul posto e sta già assistendo a quanto accade giornalmente nella Valhǫll.

Þá mælti Gangleri: «Allmikill mannfjǫlði er í Valhǫll, svá njóta trú minnar at allmikill hǫfðingi er Óðinn er hann stýrir svá miklum her. Eða hvat er skemtun einherjanna þá er þeir drekka eigi?» Quindi parlò Gangleri: «Un'enorme folla si trova nella Valhǫll. E per quanto posso comprendere, Óðinn è un grandissimo condottiero, lui che comanda un esercito così grande. Ma qual è il passatempo degli Einherjar quando non bevono?»
Hár segir: «Hvern dag þá er þeir hafa klæzk, þá hervæða þeir sik ok ganga út í garðinn ok berjask ok fellr hverr á annan. Þat er leikr þeira. Ok er líðr at dǫgurðarmáli, þá ríða þeir heim til Valhallar ok setjask til drykkju, svá sem hér segir». Disse Hár: «Ogni giorno, dopo essersi vestiti, si armano ed escono nel cortile, dove lottano e si abbattono l'un l'altro. Questo è il loro svago. Quando si avvicina l'ora del dagverðr, allora tornano alla Valhǫll, la loro casa, e siedono a bere».
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [40]

La fonte, qui, non è più il Grímnismál, ma un diverso poema eddico:

Allir einherjar
Óðins túnum í
hǫggvask hverjan dag.
Val þeir kjósa
ok ríða vígi frá,
sitja meir um sáttir saman.
Gli Einherjar tutti
alla corte di Óðinn
ogni giorno si battono.
Il caduto essi scelgono
dalla battaglia ritornano,
poi in concordia siedono insieme.
Ljóða Edda > Vafþrúðnismál [41]

Hár continua quindi il suo racconto, spiegando chi serva da bere agli Einherjar:

Enn eru þær aðrar er þjóna skulu í Valhǫll, bera drykkju ok gæta borðbúnaðar ok ǫlgagna. [...] Ci sono ancora altre [dee] che in Valhǫll si occupano di servire, portando bevande, occuparsi delle portate e dei boccali. [...]
Þessar heita valkyrjor, þær sendir Óðinn til hverrar orrostu. Þær kjósa feigð á menn ok ráða sigri. Guðr, Róta ok norn in yngsta, er Skuld heitir, ríða jafnan at kjósa val ok ráða vígum. Esse si chiamano Valkyrjur e Óðinn le invia a ogni battaglia. Loro scelgono i morituri e assegnano la vittoria. Guðr, Rota e la norna più giovane, che si chiama Skuld, accorrono sempre per scegliere i caduti e decidere le battaglie.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [36]

La curiosità di Gylfi/Gangleri sembra inesauribile:

Þá mælti Gangleri: «Þetta eru undarlig tíðindi er nú sagðir þú. Geysimikit hús mun Valhǫll vera, allþrǫngt mun þar opt vera fyrir durum». Quindi disse Gangleri: «Sono cose meravigliose queste che dici. Valhǫll dev'essere un meraviglioso edificio e dev'esservi spesso un grande affollamento davanti alle porte».
Þá svarar Hár: «Hví spyrr þú eigi þess hversu margar dyrr eru á Valhǫll eða hversu stórar? Ef þú heyrir þat sagt þá muntu segja at hitt er undarligt ef eigi má ganga út ok inn hverr er vill. En þat er með sǫnnu at segja at eigi er þrøngra at skipa hana en ganga í hana». Rispose quindi Hár: «Perché non chiedi piuttosto quante porte ci siano in Valhǫll o quanto grandi? Se tu lo udissi, diresti che sarebbe sorprendente se non potesse entrare e uscire chiunque lo voglia. Tuttavia si può rettamente dire che non vi sia più affollamento nel trovar posto di quanto ve ne sia nell'entrare».
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [40]

La risposta alla domanda retorica formulata da Hár, viene fornita da un'ulteriore strofa del Grímnismál, citata da Snorri:

Fimm húndruð dura
ok um fjórom tøgom,
svá hygg ek at Vallhǫllo vera;
átta hundruð einherja
ganga senn ór einom durom,
þá er þeir fara at vitni at vega.
Cinquecento porte
e ancora quaranta
credo vi siano nella Valhǫll;
ottocento Einherjar
usciranno insieme da ciascuna porta
quando andranno a battersi col lupo.
Ljóða Edda > Grímnismál [24]

 


Accedere alla Valhǫll

Con il poema eroico Helgakviða Hundingsbana ǫnnur entriamo finalmente dal punto di vista del guerriero caduto in battaglia che viene ammesso al grande salone. Il nobile e valoroso Helgi, ucciso a tradimento dal cognato Dagr, sale nella Valhǫll e viene ben accolto da Óðinn, il quale gli affida importanti incarichi nella dimora celeste. Subito, Helgi destina Hundingr, il suo antico nemico, anch'egli nella Valhǫll, a fungere da servo degli altri guerrieri. Sappiamo così che tra gli Einherjar vigevano distinzioni di rango.

En er hann kom til Valhallar, þá bauð Óðinn honum ǫllu at ráða með sér. Helgi kvað: E quando [Helgi] giunse nella Valhǫll, Óðinn lo invitò a prendere tutte le decisioni insieme a lui. Disse Helgi:

Þú skalt, Hundingr,
hverjum manni
fótlaug geta
ok funa kynda,
hunda binda,
hesta gæta,
gefa svínum soð,
áðr sofa gangir.

Tu dovrai, Hundingr,
a ogni uomo
lavare i piedi
e accendere il fuoco,
legare i cani,
custodire i cavalli,
dare la broda ai maiali
prima di andare a dormire.

Ljóða Edda > Helgakviða Hundingsbana ǫnnur [39]

Intanto, sulla terra, il tumulo di Helgi viene visitato ogni giorno dall'inconsolabile vedova Sigrún, la quale era stata una valorosa valchiria. Una sera, al tramonto, ella vede lo spettro di Helgi in piedi accanto al suo luogo di sepoltura. È una scena di grande effetto. I due si parlano e, piangendo, la donna afferma di volere essere seppellita accanto allo sposo defunto. Helgi le annuncia che questo suo desiderio si sarebbe presto avverato e le dipinge l'esistenza che essi, di nuovo riuniti, avrebbero condotto nella Valhǫll. Quindi Helgi si congeda, dicendo che è giunto il momento per lui di tornare alla sua dimora celeste.

Vel skulum drekka
dýrar veigar,
þótt misst hafim
munar ok landa;
skal engi maðr
angrljóð kveða,
þótt mér á brjósti
benjar líti;
nú eru brúðir
byrgðar í haugi,
lofða dísir,
hjá oss liðnum.
Berremo di buon vino
sorsi preziosi
anche se perdemmo
terre e valore.
Non canterà nessuno
canti di morte
anche se ferite letali
vedrà sul mio petto:
ora le spose giacciono
vicine, nel tumulo,
donne di guerrieri,
accanto a noi, trapassati.
Mál er mér at ríða
roðnar brautir,
láta fǫlvan jó
flugstíg troða;
skal ek fyr vestan
vindhjalms brúar,
áðr Salgófnir
sigrþjóð veki.
Tempo è per me di cavalcare
per strade vermiglie;
livido il mio cavallo
calpesterà sentieri del cielo;
percorrerà ad occidente i ponti
della volta celeste,
prima che Salgófnir
risvegli i vittoriosi.
Ljóða Edda > Helgakviða Hundingsbana ǫnnur [46] e [49]

D'altra parte, nella redazione evemeristica dell'Ynglinga saga, l'Óðinn pseudostorico traccia una serie di leggi che hanno tutta l'aria di rispecchiare i più antichi costumi scandinavi. Egli dà molta importanza ai rituali funerari perché, leggiamo, da essi dipendeva lo status del defunto nella Valhǫll.

Svá setti hann, at alla dauða menn skyldi brenna ok bera á bál með þeim eign þeirra; sagði hann svá, at með þvílíkum auðǿfum skyldi hverr koma til Valhallar, sem hann hafði á bál; þess skyldi hann ok njóta, er hann sjálfr hafði í jǫrð grafit: en ǫskuna skyldi bera út á sjá eða grafa niðr í jǫrð. En eptir gǫfga menn skyldi haug gera til minningar; en eptir alla þá menn, er nǫkkut mannsmót var at, skyldi reisa bautasteina; ok hélzt sjá siðr lengi síðan. [Óðinn] stabilì che tutti i morti dovessero essere cremati e posti sul rogo con i loro averi. Disse che ognuno sarebbe giunto nella Valhǫll con le ricchezze che aveva sulla pira e che vi avrebbe usufruito anche di ciò che personalmente aveva sotterrato. Le ceneri dovevano essere portate via sul mare o essere sepolte nelle viscere della terra. In ricordo degli uomini eminenti si sarebbe eretto un tumulo, e per tutti coloro che avessero mostrato qualità di veri uomini si sarebbero innalzate pietre sepolcrali; questo uso fu da allora conservato a lungo.
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [8]

Nella Njáls saga troviamo questo significativo scambio di battute, in cui un giovane impugna l'alabarda di suo padre prima della battaglia, in modo che, morendo, possa portarla alla Valhǫll e riconsegnarla al proprietario:

Eftir það tóku þeir vopn sín þá er allir menn voru í rekkjum. Hǫgni tekur ofan atgeirinn og sǫng í honum hátt. Quindi presero le loro armi, appena tutti si trovarono nei loro giacigli. Hǫgni prese l'alabarda, che mandò il suo canto.
Rannveig spratt upp af æði mikilli og mælti: «Hver tekur atgeirinn þar er eg bannaði ǫllum með að fara?» Rannveig si alzò di scatto, furiosa, e chiese: «Chi impugna l'alabarda? Ho proibito a tutti di avvicinarsi a quell'arma!»
«Eg ætla,» segir Hǫgni, «að færa fǫður mínum og hafi hann til Valhallar og beri þar fram á vopnaþingi». «Voglio portarla a mio padre» disse Hǫgni. «Dovrà averla con sé nella Valhǫll, quando si verrà al convegno delle armi!»
Njáls saga [79]

Nella stessa saga, troviamo anche una preziosa indicazione del fatto che, come Óðinn accoglieva i valorosi guerrieri nella Valhǫll, altri poteva escluderli se giudicati immeritevoli di tale onore. Di fronte alla visione di un tempio arso e spogliato, uno dei personaggi della saga commenta:

«Maðr mun brennt hafa hofið en borið út goðin. En goð hefna eigi alls þegar. Mun sá maðr braut rekinn úr Valhǫllu og þar aldrei koma er þetta hefir gert.» «Deve essere stato un uomo a incendiare il tempio e a portare fuori gli idoli. Ma gli dèi non hanno fretta di vendicarsi. Sarà escluso dalla Valhǫll l'uomo che ha compiuto questo, e per sempre.»
Njáls saga [88]

Che la morte non fosse esattamente una livella, per coloro che cadevano in battaglia, e che nella Valhǫll venissero mantenute le distinzioni di rango e ricchezza di cui i defunti avevano goduto in vita, ci viene confermato anche dalla letteratura scaldica. Nel poema anonimo Eiríksmál, «Discorso per Eiríkr», panegirico scritto per commemorare la morte del re di Norvegia Eiríkr blóðøx, «ascia di sangue», avvenuta nel 954, Óðinn e Bragi attendono nella Valhǫll il trionfale arrivo del defunto sovrano. Trepidanti, i due æsir invitano i mitici eroi Sigmundr e Sinfjǫtli ad accogliere personalmente il sopraggiunto.

Kvað Óðinn: Disse Óðinn:
Hvat's þat drauma?
hugðumk fyr dag rísa
Valhǫll at ryðja
fyr vegnu fólki;
vakðak Einherja,
baðk upp at rísa,
bekki at stráa,
bjórker at leyðra,
valkyrjur vín bera,
sem vísi kœmi.
Che sogni sono questi?
Mi è parso di alzarmi all'alba
a sgombrare la Valhǫll
per ospiti in arrivo.
Ho svegliato gli Einherjar,
gli ho chiesto di levarsi
a impagliare le panche
e lavare le brocche della birra
e alle Valkyrjur, di portare vino
come se stesse per venire un principe.
Erum ór heimi
hǫlða vánir
gǫfugra nǫkkurra,
svá's mér glatt hjarta.
Sono gonfio di attese:
per l'arrivo dal mondo
di un uomo straordinario
mi esulta dentro il cuore.
Kvað Bragi: Disse Bragi:
Hvat þrymr þar
sem þúsund bifisk
eða mengi til mikit?
Braka ǫll bekkþili
sem myni Baldr koma
eptir í Óðins sali.
Cos'è questo fracasso?
È il calpestio di mille
o di una folla immensa?
Tutte le panche stridono:
sembra che Baldr ritorni
nella sala di Óðinn.
Kvað Óðinn: Disse Óðinn:
Heimsku mæla
skalat enn horski Bragi,
þvít þú vel hvat vitir;
fyr Eiríki glymr,
es hér mun inn koma
jǫfurr í Óðins sali.
Non raccontare storie,
Bragi, sei troppo saggio.
La verità la sai;
Eiríkr causa il frastuono:
sta per entrare un principe
nella sala di Óðinn.
Sigmundr ok Sinfjǫtli,
rísið snarliga
ok gangið í gǫgn grami,
inn þú bjóð,
ef Eirekr sé,
hans es mér nú ván vituð.
Sigmundr e Sinfjǫtli,
alzatevi in fretta
e andate incontro al re.
Pregatelo di entrare,
se si tratta di Eiríkr;
la mia attesa è per lui.
Eiríksmál [1-4]

Chiaramente ispirato a quest'ultimo, è l'Hákonsmál, il «discorso per Hákon», dove lo scaldo Eyvindr Finnsson skáldaspillir crea una situazione analoga per commemorare Hákon goði, il «buono», fratello di Eiríkr blóðøx, morto nella battaglia di Stǫrð (960). Il poema è molto pittoresco nel descrivere le fasi nella battaglia sostenute da Hákon, sia dal punto di vista dei mortali, sia da quello delle potenze soprannaturali che stabiliscono le sorti dei guerrieri. Il poema inizia con una strofa in cui Óðinn invia le Valkyrjur sul campo di battaglia per decidere chi, dei sovrani impegnati nello scontro, sarà destinato a salire nella Valhǫll:

Gǫndul ok Skǫgul
sendi Gautatýr
at kjósa of konunga,
hverr Yngva ættar
skyldi með Óðni fara
ok í Valhǫllu vesa.
Gǫndul e Skǫgul
mandò Gautatýr
a scegliere tra i principi
della casa degli Ynglingar
chi partisse con Óðinn
per restare nella Valhǫll.
Eyvindr Finnsson skáldaspillir: Hákonsmál [1]

Nel corso di una tremenda battaglia, in cui il poeta intreccia visioni laceranti dove il fragore delle armi si mescola al galoppo delle Valkyrjur, il re cade ucciso insieme a un gran numero dei suoi uomini e, ritrovandosi avviato sulla strada per la Valhǫll, è per un momento sgomento e contrariato. Perché questa sconfitta? Egli meritava la vittoria! Ma le valchirie Gǫndul e Skǫgul gli fanno comprendere, con pochi accenni, che il suo vasto esercito arricchirà quello degli Einherjar.

Sö́tu þá dǫglingar
með sverð of togin,
með skarða skjǫldu
ok skotnar brynjur;
vasa sá herr
í hugum ok átti
til Valhallar vega.
Ecco accasciati i principi,
con le spade sguainate,
con gli scudi spaccati,
e le cotte stracciate.
Disperato l'esercito,
si era ormai avviato
sulla via per la Valhǫll.
Gǫndul þat mælti,
studdisk geirs skapti:
«Vex nú gengi goða,
es Hö́koni hafa
með her mikinn
heim bǫnd of boðit».
Prese a parlare Gǫndul,
appoggiandosi all'asta:
«S'arricchisce la schiera divina,
se Hákon è oggi invitato
con il suo immenso esercito
nelle dimore dei Potenti».
Vísi þat heyrði,
hvat valkyrjur mæltu
mærar af mars baki;
hyggiliga létu
ok hjalmaðar sö́tu
ok hǫfðusk hlífar fyrir.
Ma ode il signore
le parole che le Valkyrjur
si scambiano in tono profetico,
dai loro cavalli
sedute elmo in testa
e lo scudo davanti.
«Hví þú svá gunni» kvað Hö́kon,
«skiptir, Geirskǫgul?
Vö́rum þó verðir gagns frá goðum»,
«Vér því vǫldum» kvað Skǫgul,
at þú velli helt,
en þínir fíandr flugu.
«Perché in tal guisa stabilisci» disse Hákon,
«l'esito dello scontro, Geirskǫgul?
Io merito dagli dèi la vittoria!»
«Noi ti abbiamo permesso» disse Skǫgul,
«di occupare il terreno
e abbiamo messo i tuoi nemici in fuga».
«Ríða vit skolum»,
kvað hin ríkja Skǫgul,
«grǿnna heima goða,
Óðni at segja,
at nú mun allvaldr koma
á hann sjalfan at séa».
«Ma ora risaliamo»,
aggiunse maestosa Skǫgul,
«alle verdi dimore degli dèi
per annunciare a Óðinn
che è in viaggio per incontrarlo
il sovrano in persona!»
Eyvindr Finnsson skáldaspillir: Hákonsmál [9-13]

Allora Óðinn manda Hermóðr e Bragi ad accogliere il sovrano. Re Hákon, ancora tutto insanguinato per le ferite ricevute in battaglia, sbircia da lontano il minaccioso volto di Óðinn ed è piuttosto restio ad avanzare. Ma Bragi lo rassicura:

«Herja grið
skalt þú allra hafa,
þigg þú at ásum ǫl.
Jarla bági,
þú átt inni hér
átta brǿðr» kvað Bragi.
«Godrai la stessa pace
di tutti gli Einherjar.
Accetta la birra degli Æsir.
Nemico degli jarlar,
troverai in questa casa
otto fratelli tuoi», disse Bragi.
«Gerðar órar»,
kvað hinn góði konungr,
«viljum vér sjalfir hafa;
hjalm ok brynju
skal hirða vel,
gótt es til gǫrs at taka».
«Le nostre armature»,
rispose il buon re,
«preferiamo tenercele;
l'elmo e la corazza
vanno tenuti da conto
ed è utile averli sottomano».
Eyvindr Finnsson skáldaspillir: Hákonsmál [14-17]

Alcuni di questi versi sono citati, tra l'altro, nella Hákonar saga Góða, la «Saga di Hákon il buono», dove si descrive il funerale pagano di re Hákon, destinato ad aprire al sovrano norvegese la strada per la Valhǫll.

FONTI

Ljóða Edda > Voluspá  [33]
Ljóða Edda > Grímnismál [8 | 23] Cfr. (9-10 | 18 | 21-22 | 25-26 | 36)
Ljóða Edda [minora] > Hyndluljóð [1]
Cfr. Ljóða Edda [fragmenta] > VII = Skáldskaparmál {108}
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [2 | 20 | 36 | 38-41 | 49]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Skáldskaparmál (1) [3 | 42 {108}]
Snorri Sturluson: Heimskringla > Ynglinga saga [8]
Snorri Sturluson: Heimskringla > Hákonar saga Góða [32]
Eíriksmál [1]
Eyvindr Finnsson skáldaspillir: Hákonsmál [1 | 9]
Cfr. Þorbjǫrn Hornklofi: Hrafnsmál [11] = Gylfaginning {2}
Njáls saga [79 | 88]

BIBLIOGRAFIA ►
RIFERIMENTI
IMMAGINI
La Valhǫll
Codice Ólafur Brynjúlfsson
[MUSEO]
La Valhǫll
Codice Edda Oblongata
[MUSEO]
Walhalla
Max Brückner
(1896)
Walhalla
Hermann Hendrich
(1913)
Walhalla
Hermann Hendrich
(1913)
       
La Valhǫll
Emil Doepler der Jüngere
(1905)
[MUSEO]
       
PAGINE
La profezia della Veggente - Alle origini della conoscenza
Æsir e Vanir - Le due stirpi divine
L'Ásgarðr - E le dimore del cielo

Creazione pagina: 01.01.2009
Ultima modifica: 12.05.2012

 
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