MITI

CELTI
Irlandesi

MITI CELTICI
L'ISOLA INFORME
ÉRIU DOPO IL DILUVIO
Dopo il diluvio, un'isola ancora senza nome, silenziosa e coperta di boschi, aspetta che giungano uomini a popolarla. Un popoli di esseri deformi vi arriva dal mare per sfuggire una maledizione, un giovane vi sbarca per strapparvi un ciuffo d'erba.
Signore del cielo
Jim Fitzpatrick (1952-), illustrazione
Museo: [Jim Fitzpatrick. The Book of Conquests]►

1 - ÉRIU DOPO IL DILUVIO

uando il diluvio ebbe spazzato via l'umanità, l'isola di Ériu rimase disabitata per molto tempo.

Dapprima Ériu si riempì di una foresta ininterrotta. Spoglia rimase un'unica pianura, spianata e dissodata dalle mani stesse di Dio creatore, senza nemmeno un albero o un filo d'erba.

Questa prima remota pianura sarebbe stata chiamata Senmág, «pianura antica», in Étar, ma in seguito anche Mág nÉlta, «pianura degli stormi», perché tutti gli uccelli di Ériu vi scendevano per crogiolarsi al sole, essendo l'unico luogo senz'alberi dell'intera isola.

 2 - I LAGHI «ORIGINARI» DI ÉRIU

ella verde e silenziosa Ériu non vi erano, a quel tempo, che tre laghi e nove fiumi. Né gli uni né gli altri avevano ancora un nome, ma più tardi i tre laghi sarebbero stati chiamati così:


 

  • Loch Luimnig, in Tír Finn nel Des-Múmu [Desmond];
  • Loch Fordremain a Tráig-lí, presso Sliab Mis, nel Múmu;
  • Finnloch Cera in Irrus Uí Fiachrach (o Irrus Domnann), nel Connacht.

Come dice il poeta:

 

Tre laghi, vasti e senza maree,
e nove fiumi ricchi di bellezza,
Loch Fordremain, Loch Luimnig,
Finnloch oltre il confine di Irrus.

3 - I FIUMI «ORIGINARI» DI ÉRIU

Ériu
Jim Fitzpatrick (1952-), illustrazione
Museo: [Jim Fitzpatrick. The Book of Conquests]►

a storia dei fiumi «originari» di Ériu è ancora oggi, per i pochi ollaim in grado di comprenderla, una sicuro indicazione del livello un tempo raggiunto dalle acque del diluvio universale.

Essi erano in numero di nove:

  • il Buas, tra Dál nAraidi e Dál Riada;
  • il Lifé, tra il territorio dei Uí Néill e gli uomini del Laigin;
  • il Luí nel Múmu, che attraverso Muscraige scorre verso Corcaig;
  • il Samáir presso Ess Rúaid, tra i Uí Fiachrach e Cineal Conaill;
  • il Modorn in Tír Éogain;
  • il Finn, tra Cinéll Éogain e Cinéll Conaill;
  • il Banna, tra Lí ed Elle, nell'Ulaid;
  • il Muad nel Connacht, che attraverso il territorio dei Uí Fiachrach andando verso il nord;
  • lo Slicech nel Connacht

Alcuni dicono che i fiumi originari fossero nove e non dieci, e inseriscono nel conteggio anche il Berba. Altri ancora contano il Rúta al posto del Buas o il Ruirthech al posto del Lifé.

Come dice il poeta:

 

Múad, Slicech, Samáir, menzionali,
Buas, torrente in cima a ogni fama,
Modorn, Finn lucente come metallo,
Banna tra Lé ed Elle.

Il fiume Lifé, il Luí ricordiamo,
a cui inneggia ogni druido esperto di metrica:
dimostra l'altezza raggiunta dal diluvio
la storia degli antichi fiumi di Ériu.

4 - ORIGINE E ARRIVO DEI FOMÓRAIG

Fomórach
Autore non identificato, illustrazione

na settantina d'anni dopo il diluvio, in Ériu giunsero i Fomóraig. Questa razza discendeva da Cham figlio di Nóe. Legati al mare e di statura possente, dotati di un solo braccio e di una sola gamba, e con un solo occhio in mezzo alla fronte, vennero in seguito confusi con i dèmoni o con i giganti.

Dopo il diluvio, quando Cham era stato maledetto da Nóe, la sua discendenza aveva generato tutte le possibili deformità della specie umana. Erano nati esseri minuscoli come i Lupracanaig, o massicci e crudeli come i Fomóraig, o con la testa di cavallo, come i Gaburchinn. E poiché Nóe aveva dato autorità a Sem sopra Cham, i discendenti di quest'ultimo – quali i Channannaig – erano divenuti schiavi dei figli di Sem. Perciò i Fomóraig vollero separarsi dal resto della schiatta di Cham, temendo di ricadere anch'essi sotto la stessa maledizione.

I Fomóraig partirono da Tír Émóir, o Slíab Émóir, a bordo di una flotta che essi stessi avevano costruito. Il loro capo era Cícul nGricenchos, il «senza-piede», figlio di Goll figlio di Garb figlio dell'ardente Túathach figlio di Gúmór (o secondo altri, Cícul figlio di Níl figlio di Garb figlio di Túathach figlio di Úathmór).

La flotta fomórach era formata da sei navi, e su ciascuna nave avevano imbarcato cinquanta uomini e cinquanta donne. Ma la sola madre di Cícul eguagliava la forza di tutti: la rude e irsuta Loth Lúamnach, figlia di Ner, era splendida e terribile al tempo stesso, con le bocche sui seni e quattro occhi dietro la nuca. Ella proveniva da Slíab Chaucais e forse apparteneva alle Túatha Ithier, le tribù discese da Ádam e stanziate a nord di quella montagna, il cui aspetto era assai simile al suo. Si diceva che, a dispetto del loro mostruoso sembiante, gli Ithier apparissero talmente irresistibili e sensuali che nessuno, a qualsiasi altro popolo appartenesse, poteva loro resistere.

Dopo una lunga navigazione, i Fomóraig erano giunti in Ériu ed erano approdati nella baia di Inbir Domnann Cícal. Per più di due secoli essi rimasero in Ériu, dove sopravvissero cacciando gli uccelli e pescando, finché giunsero a contrastarli i Muintir Partholóin.

5 - LA PIÙ BREVE OCCUPAZIONE DI ÉRIU

i dice che, centoquaranta anni dopo il diluvio, giungesse un giovane nell'ancora deserta Ériu. Costui era della schiatta di Nín figlio di Bél, imperatore del mondo dopo il crollo della torre di Nemrúad. Il nome di questo giovane era Adna figlio di Bith. Egli non rimase a lungo in Ériu. fece un rapido sopralluogo e poi tornò indietro, raccontando alla sua gente della sua scoperta e recando loro, quale prova, un ciuffo d'erba strappato dal suolo.

Adna chiamò Inis na Fidbad, l'«isola dei boschi», la terra che aveva scoperto.

Canta Cormac mac Culennáin nel suo Saltáir:

Adna figlio di Bith, con spirito profetico,
guerriero della stirpe di Nín figlio di Bél,
venne in Ériu per esplorarla
e strappò un ciuffo d'erba nell'isola dei boschi.
Portò con lui un pugno di quest'erba
e tornando riferì la grande notizia:
fu chiaramente la sua completa invasione,
la più breve in durata tra coloro che occuparono Ériu.

Ériu rimase disabitata ancora per lungo tempo, finché, duecentosettantotto anni dopo il diluvio, giunsero i Muintir Partholóin.

Fonti

1Lebor gabála Érenn R1 [IV: 7]; R2 R3 [IV: 27]
Lebor gabála Érenn > Poema XXX: «A chóemu cláir Cuinn Cóemḟinn» [19]
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 2]
2Lebor gabála Érenn R1 [IV: 6]; R2 R3 [IV: 23]
Lebor gabála Érenn > Poema XXX: «A chóemu cláir Cuinn Cóemḟinn» [15]
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 2]
3Lebor gabála Érenn R1 [IV: 6]; R2 R3 [IV: 23]
Lebor gabála Érenn > Poema XXX: «A chóemu cláir Cuinn Cóemḟinn» [16-17]
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 2]
4

Lebor gabála Érenn R1 [IV: 4]; R2 R3 [IV: 15, 21]; R3 [I: glossa]
Lebor gabála Érenn > Poema XXXIII: «Sechtmad gabáil rodusgab»
Tenga Bith-nua [100]
Dugal mac Firbis: Chronicon Scotorum
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 2]
Míchél Ó Cléirigh [Michael O'Clery]: Annála Ríoghdhachta Éireann [A.M. 2530]

5

Cormac mac Culennáin: Saltáir Chaisil
Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 1]

I - L'IRLANDA «INFORME E VUOTA»

Come abbiamo già detto, il ciclo delle invasioni d'Irlanda è ben più di una cronaca sull'arrivo nell'Isola di Smeraldo di antiche popolazioni preistoriche. È un vero e proprio mito cosmogonico. Non solo vi si narra l'origine delle istituzioni civile e sociali, i precedenti morali e giuridici, ma anche, nei dettagli della progressiva formazione orografica e topografica di Ériu, una sintesi della creazione del mondo. ①

Gli scarsi elementi che ci sono pervenuti sono purtroppo ormai irrimediabilmente trasformati, dalla globalità del cosmo si è passati al paesaggio di un'isola, e non è possibile delineare possibili analogie con altri miti cosmogonici. Naturalmente nella visione dell'isola spoglia e deserta, dove alla mancanza di una popolazione che dia nomi agli elementi del paesaggio fa conseguenza la totale assenza di una topografia, c'è un eco lontano del ṯōhû wā ḇōhû biblico, della terra «informe e vuota» di cui si tratta nel secondo versetto della Bibbia (Bǝrēʾšîṯ [I: 2]). ②

I nove fiumi originali (o dieci a seconda delle fonti) sono senza dubbio un riflesso dei fiumi creatori presenti in molti antichi miti. Sono i fiumi che escono da Ōkeanós nel mito greco per fecondare la terra ③, o gli analoghi fiumi primordiali presenti nel mito iranico. L'esempio più calzante lo troviamo nella Prose Edda di Snorri, dove si dice che all'inizio del mondo, dalla sorgente di Hvergelmir, scaturirono i nove fiumi detti complessivamente Élivágar, i quali primi trasportarono lontano il germe della vita e furono all'origine della creazione del primo uomo ④.

II - ADNA, IL DISCENDENTE DI BÉL

Sfugge agli studioso il senso della rapida puntata in Ériu che Adna mac Betha avrebbe compiuto centoquarant'anni dopo il Diluvio. Il racconto è riferito da Seathrún Céitinn nei suoi Foras feasa ar Éirinn, il quale a sua volta lo avrebbe desunto dal perduto Saltáir Chaisil di Cormac mac Culennáin.

Aḋna mac Beaṫa go gcéill,
Laoċ do ṁuinntir Nín mic Béil,
Táinig i n-Éirinn d'á fiss,
Gur ḃean fér i ḃ-Fiḋ-inis:
Rug leis lán a ḋuirn d'á fér,
Téid for gcúl d'innisin sgél,
Is í sin gaḃáil ġlan ġrinn,
Is girre seal fuair Éirinn.
Adna figlio di Bith, con spirito profetico,
guerriero della stirpe di Nín figlio di Bél,
giunse ad Ériu per esplorarla,
e strappò un ciuffo d'erba nell'Isola dei Boschi.
Portò con lui un pugno di quest'erba,
e tornando riferì la grande notizia:
fu chiaramente la sua una completa invasione,
la più breve in durata tra coloro che occuparono Ériu.
Cormac mac Cuileannáin: Saltáir Chaisil
apud Seathrún Céitinn [Geoffrey Keating]: Foras feasa ar Éirinn [I: , 1]

Lo stesso Céitinn riferisce che non si può parlare, in tal caso, di una vera e propria invasione di Ériu, ma è evidente che riferisce l'episodio all'inizio del capitolo che poi dedicherà a Partholón, per amore di completezza, sebbene nemmeno lui comprenda il senso del racconto.

Di nuovo sembra di trovare i resti di un antichissimo mito cosmogonico. Il padre di Adna, Bith «mondo», sembra lo stesso personaggio presente nel mito Cesair. Il suo antenato, Nín mac Beil, altri non è che il re assiro Nínos, marito di Semíramis, a cui Eusébios di Kaisáreia (260/265 – 339/340) attribuisce la sovranità universale ai tempi di Aḇrāhām (Pantodapḗ historía / Chronicón). Sebbene perduto nel suo originale greco, il Chronicón di Eusébios era ben conosciuto presso gli eruditi medievali attraverso la traduzione eseguita da sanctus Hieronymus. Gli storiografi irlandesi avevano attinto a piene mani alle tavole sincroniche eusebiane allo scopo di datare gli eventi trasmessi dalle loro tradizioni più remote. Il Lebor Gabála Érenn fa un uso ampio uso di questo materiale. ①

In Eusébios, Nínos era detto figlio di Bḗlos. Questo nome deriva certamente dal titolo accadico bêl, «signore»; Bêl era anche un epiteto, in epoca babilonese, del dio mesopotamico Enlil. Sotto questo nome, tra l'altro, il dio accadico viene sovente esecrato nella Bibbia. Tuttavia, al riguardo, alcuni studiosi hanno anche pensato alla possibilità che, dietro al Bél irlandese, antenato di Adna, potesse celarsi un antico dio celtico della luce, omologo al gallico Belenos ②, peraltro mai attestato in Irlanda. La radice tale nome era presente nella festa di Beltain (1° maggio), senza che si conoscesse il nome di una divinità preposta. Chi sia, o quale mito un tempo nascondesse, non sappiamo.

III - I FOMÓRAIG, CONTRADDIZIONI E STRATIFICAZIONI

L'etnonimo fomórach (plurale fomóraig) è caratterizzato da un suffisso etnico o patrionimico -ch/-ig, da cui l'inglese Fomorians.  Il sostantivo si trova anche nella forma «pura» fomóir (plurale fomóire). L'etimologia del nome di questo mitico popolo è incerta. Forse da derivare fo- «sotto» più muir «mare», con riferimento al loro carattere sottomarino. Altre etimologie proposte riconnetterebbero il sostantivo fomórach alla radice foaur- «gigante», o anche al sassone mara «fantasma», «incubo».

Presentati come la discendenza di Cham (o di Cáin), i Fomóraig furono gli antagonisti per eccellenza di tutte le popolazioni che una dopo l'altra vennero ad occupare l'Irlanda. Fortemente associati al mare, i Fomóraig sembrano essere stati una razza di pirati che, durante la storia mitica d'Irlanda comparve più volte per sovvertire l'ordine costituito.

Fàchan
Autore sconosciuto, illustrazone

Al loro apparire sulla scena, i Fomóraig sono talora descritti come esseri giganteschi e deformi, legati al tema del mezzo-uomo, che nel folklore scozzese darà origine all'immagine del fàchan (fàchen, fàchin). Nell'episodio della battaglia contro i Muintir Partholóin, i Fomóraig appaiono con un solo braccio, una sola gamba e un solo occhio, tanto che, quando i Muintir Partholóin scesero in battaglia contro loro a Mág nÍtha ①, si legarono un braccio dietro la schiena e una gamba al fianco e si bendarono un occhio. Il nome del loro capo, Cícul nGricenchos «senza-piede», sembra un chiaro riferimento a questa particolare conformazione fisica dei Fomóraig. Alcuni studiosi, hanno addirittura interpretato la figura di Cícal «senza-piede» come un equivalente irlandese del serpente Vṛtra della mitologia vedica, dando la stura a tutta una serie di comparazioni in realtà piuttosto deboli. Cícal aveva sicuramente un piede avvizzito, ma non per questo siamo autorizzati a vedervi un serpente.

C'è da notare che questa caratterizzazione incompleta, quali esseri con una sola gamba, un braccio, un occhio, ha alla base l'idea che i Fomóraig non fossero degli esseri completamente umani, ma qualcosa di primitivo, di non formato, di arcaico. Ma allo stesso tempo non dimentichiamo che certi tipi di handicap non pregiudicavano affatto la valenza o le capacità fisiche. Anzi, nei miti spesso accade tutto il contrario. Balor, campione dei Fomóraig ai tempi della guerra contro le Túatha Dé Dánann, possedeva un occhio che aveva il potere di uccidere chiunque su cui soltanto posasse sguardo. ②

In seguito, al tempo delle Clanna Nemid, i Fomóraig sembrano aver acquistato un aspetto umano. Sono un popolo di ferocissimi pirati che dalla loro fortezza di Tór Inis dominano e opprimono l'Irlanda ed i suoi abitanti. Al tempo delle Túatha Dé Dánann, i Fomóraig vengono invece presentati come una stirpe di individui potenti e di nobile aspetto. Gli antenati delle Túatha Dé li incontrano nel Lochlann [Scandinavia] e stringono con loro unioni matrimoniali dando origine a una razza mista. Da questo punto in poi i Fomóraig dimorano in Alba [Scozia], nelle Insí Gall [le Orcadi] o comunque nelle isole circostanti l'Irlanda, o addirittura sotto il mare, o nei síde. Nelle tradizioni più tardive i Fomóraig vengono confusi con i Lochlannaig, i vichinghi che tra l'VIII e il X secolo saccheggiarono a lungo e duramente le coste dell'isola.

Secondo le ipotesi dei primi studiosi, i Fomóraig sarebbero stati le divinità degli indigeni irlandesi prima dell'invasione gaelica (coloro che nell'epica sono i Fir Bolg), e quindi avrebbero rappresentato le forze numinose della fertilità e della fecondità.  I Gaeli, in seguito, li omologarono ai poteri del caos e li inserirono come termine negativo in un conflitto dualistico fra l'estate e l'inverno, la luce e le tenebre, la crescita e l'inaridimento delle piante. Sia l'interpretazione naturalistica del mito, sia le ipotesi che spiegavano le varie teo- e titanomachie come il risultato di processi storici nei quali i popoli vinti e i loro dèi finivano per trasformarsi in forze eversive, opposte e vinte dalle forze positive portate dagli invasori, sono oggi superate. Quanto Georges Dumézil ha dimostrato nei confronti del mondo germanico – dopo Æsir e Vanir non vanno considerati come i rispettivi pánthea degli invasori indoeuropei e dei popoli autoctoni, e il loro scontro non va visto in funzione della conquista dei secondi da parte dei primi, ma come elementi originari di un unico pántheon organizzato in maniera duale – è facilmente applicabile, almeno in parte, anche al ciclo irlandese delle invasioni. Lo scontro tra Túatha Dé Dánann e Fomóraig contiene elementi analoghi al conflitto tra gli dèi della vecchia e quelli della nuova generazione, presente sia nella cultura ellenica che in quella germanica. ③

I Fomóraig sembrano il risultato della sovrapposizione di varie stratificazioni. Nei testi irlandesi più prettamente mitologici – in particolare nel Cath Maige Tuired e nelle narrazioni collegate – essi rivestono il ruolo delle divinità della vecchia generazione, impegnati in un conflitto di tipo titanico con le Túatha Dé Dánann. Essi rivestono il ruolo che nel mito greco era occupato da Titânes: divinità antiche, fortemente caratterizzate in senso cosmico-elementale, legate a uno stadio arcaico del mondo e della civiltà, che cercano di mantenere il controllo del kósmos opprimendo gli dèi della generazione più giovane; anche l'esilio finale dei Fomóraig nei síde ricorda quello dei Titânes  nelle Makárōn Nsoi, le «isole dei beati» ④⑤.

D'altra parte, l'immagine dei Fomóraig sembra contenere anche elementi folklorici, come il summenzionato tema del mezz'uomo. Ma è difficile capire se tali immagini dipendano da un'identificazione dei Fomóraig con racconti popolari, originariamente attribuiti a creature del folklore, o se si tratti di una deformazione grottesca avvenuta in ambiente colto, in seguito a una lettura dei Fomóraig come creature demoniache. L'autore della redazione R3, ms. B del Lebor gabála Érenn, lo ammette senza mezza termini:

...Ciccul nGlicorchossach do Morachaiḃ, .i. fir con áen-chossaiḃ ⁊ con áen-lámaiḃ, .i. deamna co reachtaiḃ daine.

...Cícul nGricenchos dei Fomóraig, uomini con una sola gamba e un solo braccio, ovvero dèmoni in forma umana.
Lebor gabála Érenn R2 R3 [IV: 21]

Si noti tuttavia che, nel Lebor gabála, anche le Túatha Dé Dánann furono gabellate come una stirpe di esseri demoniaci.

IV - I FOMÓRAIG: CERTIFICATO DI ORIGINE E PROVENIENZA

Gli eruditi irlandesi, sempre attentissimi a spiegare ogni dettaglio delle loro tradizioni storico-mitologiche in modo da accordarle con il sistema universale classico-cristiano, dovettero rimanere piuttosto perplessi di fronte a esseri grotteschi come i Fomóraig, che le leggende affermavano dotati di una sola gamba, un solo braccio e un solo occhio. I loro sforzi di ricondurli al dettato biblico furono senz'altro ammirevoli, sebbene poco convincenti.

Nella redazione R3 del Lebor gabála Érenn è presente lunga riscrittura dei primi capitoli della Bibbia (omessa nella nostra sezione antologica). Nella parte dove si tratta della maledizione di Ḥām da parte di Nōḥ (Bǝrēʾšîṯ [IX]), una glossa riporta:

Conad hé Cam cet duine ra mallaigeḋ iar ndilinn, conad iarsin ra geinidar lupracanaig ⁊ fomoraig ⁊ gaburchind ⁊ cach egasg do-delba archena fil for dainib.

Fu Cham il primo uomo a venire maledetto dopo il diluvio, e perciò nacquero i lupracanaig, i fomóraig, i gaburchinn e tutti i tipi di deformità che vi sono tra gli uomini.
Lebor gabála Érenn R3 [glossa]

Il glossatore riconduce dunque alla maledizione di Ḥām non solamente l'origine di alcune delle stirpi «maledette» (come i Channannaig, o «Cananei»), ma anche le deformità che affliggono il genere umano. Alcune categorie di esseri mitici vengono quindi spiegate come eventualità teratologiche. Queste ultime vengono intese come vere e proprie «stirpi» in virtù del comune «sangue» di Ḥām, che è veicolo della maledizione che ha reso deformi i suoi discendenti. È curioso come in questa lista – che risale alla fine del XIV o all'inizio del XV secolo – non compaiano solo i Fomóraig, ma anche altri esseri ben conosciuti al folklore ibernico, come i lupracanaig o «leprecauni» (cioè i tradizionali folletti vestiti di verde ancor oggi popolarissimi nell'iconografia irlandese), e i gaburchinn, i «testa-di-cavallo», forse da identificare con i púca.

Il poema XXXIII, «Sechtmad gabáil rodusgab...», tenta di fornire un luogo di origine ai Fomóraig. Afferma innanzitutto che il loro nome derivi dal fatto di essere venuti «da est sul mare» [dar muir anair] [2]: dunque l'etnonimo fomóraig sarebbe legato a muir «mare», ovvio luogo di provenienza di tutti i pirati e gli invasori. Questa pseudo-etimologia è presente anche nel cosiddetto Sanas Ṡeáin Uí Maoil ChonaireO'Mulconry's Glossary»), forse risalente all'VIII secolo, dove leggiamo: «Fomoir .i. fo ṁuir ut alii putant, ł a fomo fl[?]o ambiae fl[?]i acain a quo no[min]atunt[?]».

Il poema XXXIII cita invece, come luogo di origine dei Fomóraig, una Tír Émóir, o «terra di Émór» [4], che diviene Slíab Émóir, «montagna di Émór», in Lebor Gabála Érenn R2 [IV: 17]. Non è stato possibile identificare questo toponimo: Macalister propone una reminiscenza del biblico monte Ḥermôn (Macalister 1938). Seathrún Céitinn corregge Tír Émóir con Tír Uġṁóir, «terra di Ugmór», cioè di Gúmór, antenato di Cícul nGricenchos.

Riguardo alla madre di costui, Loth Lúamnach, il poema in questione la fa invece provenire dallo Slíab Chaucas, cioè il «monte Caucaso», e fornisce una vivida descrizione del suo aspetto:

Luth Luamnach a mathair mass
a Sléib Chucais credal-mass:
assa bruinnib a beóil buirr,
ceitheóra súili assa druim.
Loth Lúamnach, la sua madre avvenente,
dal sacro, splendido Slíab Chaucas:
sopra i suoi seni le labbra rigonfie,
quattro occhi dietro la nuca.
Lebor gabála Érenn > Poema XXXIII: «Sechtmad gabáil rodusgab...» [3]

Míchél Ó Cléirigh, nella redazione Rk del Lebor gabála, aggiunge a questa quartina un distico non attestato nei codici precedenti: «ba luaċda doiġerda a dreċ / an fuaṫ doi-dealbda duiḃseaċ» («È brillante e fiero il suo sembiante, / un'apparizione malvagia nell'aspetto e spaventosa»). La contraddizione tra l'aspetto repellente di Loth e gli aggettivi lusinghieri usati nei suoi confronti può essere chiarito da un passo del Tenga Bith-nua, dove si elenca una lista dei mostri discesi da Ádam. Il Caucaso ricompare qui come luogo di origine delle Túatha Ithier, i cui individui rassomigliano in modo sospetto a Loth Lúamnach e sono, al pari di lei, ammalianti e irresistibili:

Túatha Ithier tuath Ṡlebi Caucaist. A mbeoil ina mbruinniḃ: cetheora suile ina ndruimniḃ. Elscoth ⁊ rothes ina corpaiḃ conach rod aim nach cenél aile.

Le Túatha Ithier a nord di Slíab Chaucas. Le bocche nei seni; quattro occhi sulla nuca. Lussuria e sensualità nei loro corpi; nessun [uomo] di un altro popolo può resistere loro.
Tenga Bith-nua [100]

Il nome «Ithier» non compare altrove: Macalister lo riconosce nel nome di uno degli antenati di Cícul nGricenchos, Túathmar (Macalister 1940); in realtà ricorda Mag nÍtha, luogo della battaglia contro i Muintir Partholóin.

V - LA TOPOGRAFIA IBERNICA DOPO IL DILUVIO

 I laghi «originali»:

  • Loch Fordremain ⇒ Loch Foirdhreamhain, in realtà un'insenatura fluviale formata dal fiume Lí e dai suoi affluenti nel Cúan Thrá Lí, la baia di Trá Lí (Tralee), contae di Ciarraí (Kerry). Il Des-Múmu ⇒ Deas-Mhumhain (angl. Desmond) è un antico regno localizzato sulla costa sud-occidentale del Múmu tra il XII e il XVI secolo.
  • Loch Luimnig , apparentemente la parte ampia dell'estuario del Sínnan ⇒ Sionnan (Shannon) alla confluenza dell'od. fiume Forghas (Fergus), contae di An Clár (Clare).
  • Loch Cera (Finnloch) ⇒ Loch Ceara (Lough Carra), contae di Maigh Eo (Mayo). Irrus Domnann è il barúntacht di Iorras (Erris), sempre nella contae di Maigh Eo (Mayo).

La lezione Finnloch, «lago bianco», in luogo di Loch Cera, è presente già nel poema «A chóemu cláir Cuind cóem-ḟind» [17], attribuito a Eochaid úa Fláinn. La prima redazione del Lebor gabála Érenn riporta invece, nella lezione del ms. L (Lebor Laignech): Loch Lumnig fo Thír Find, Loch Cera in Irrus, «Loch Luimnig in Tír Finn, Loch Cera in Irrus» (R1 [IV: 6]), dove find «bianco, lucente», invece di riferirsi a loch, diviene attribuito del precedente tír, formando il toponimo Tír Finn «terra bianca», che sembra non avere senso. Dopodiché, la seconda e terza redazione del Lebor gabála ritornano alla lezione del poema XXX e il lago diviene il «Finnloch di Irrus Domnann» (R2 R3 [IV: 25]). L'ipercorretto Seathrún Céitinn lo definisce Finnloch Cera (Foras feasa ar Éirinn [I: , 2]).

I fiumi «originali»:

  • Buas ⇒ an Bhuais (Bush), contae di Aontroim (Antrim, N.I.). Céitinn lo chiama anche Rúta. ― Dál nAraidi (Dalnerry o Dalaradia), contae di Aontroim (Antrim, N.I.), fu un antico regno dei Cruithin, sulla costa orientale dell'Ulaid. ― Il regno di Dál Riata, a nord di Dál nAraidi, si stendeva invece dall'estrema propaggine nord-orientale dell'Irlanda, comprendendo anche la Scozia occidentale.
  • Lifé ⇒ An Life (Liffey), nelle contaetha di Cill Mhantáin (Wicklow), Cill Dara (Kildare) e Áth Cliath (Dublin). È il fiume che scorre attraverso Baile Átha Cliath (Dublin). Céitinn lo chiama anche Rurthach.
  • Luí ⇒ An Laoí (Lee), contae di Corcaigh (Cork). ― La località di Múscraige ⇒ Múscraí (Muskerry), contae di Corcaigh (Cork), deriva il suo nome del territorio dell'omonima popolazione, stanziata nel Múmu, tra le contaetha di Tiobraid Árann (Tipperary), Corcaigh (Cork) e Luimneach (Limerick).
  • Slicech ⇒ An Sligeach, oggi An Gharbhóg, contae di Sligeach (Sligo).
  • Samáir ⇒ An Éirne (Erne), contaetha di An Cabhán (Cavan), Fear Manach (Fermanagh, N.I.) e Dún na nGall (Donegal).
  • Muad ⇒ An Mhuaidh (Moy), contaetha di Sligeach (Sligo) e Maigh Eo (Mayo). ― I Uí Fiachrach erano i discendenti di Fiachrae, fratellastro di Niáll Noígíallach. L'oonimo territorio è la parte settentrionale della contae di Maigh Eo (Mayo).
  • Modorn ⇒ An Mughdhorn (Mourne), contae di Tír Eoghain (Tyrone, N.I.).
  • Finn ⇒ An Finne (Finn), contae di Dún na nGall (Donegal). ― Cinéal Conaill ⇒ Tír Chonaill (Tyrconnell) è un territorio, più o meno coincidente con la contae di Dún na nGall (Donegal), regno indipendente tra il VI e il XVII secolo.
  • Banna ⇒ an Bhanna (Bann), contaetha di An Dún (Down, N.I.) e Árd Mhacha (Armagh, N.I.). ― Il territorio in questione si trova a sud della città di ⇒ Cúil Rathain (Coleraine), contae di Doire (Londonderry, N.I.).
Bibliografia

  • AGRATI Gabriella ~ MAGINI Maria Letizia, Saghe e racconti dell'antica Irlanda, vol. I. Mondadori, Milano 1993.
  • BOTHEROYD Sylvia ~ BOTHEROYD Paul, Lexikon der Keltischen Mythologie. Eugen Diederichs Verlag, München 1992, 1996. ~ Mitologia Celtica: Lessico su miti, dèi ed eroi. Keltia, Aosta 2000.
  • CAREY John, A New Introdution to Lebor Gabála Érenn. Irish Tests Society, London 1993.
  • COMYN David ~ DINNEEN Patrick S. [trad. e cura]: CÉITINN Seathrún (KEATING Geoffrey), Foras Feasa ar Éirinn. The History of Ireland by Geoffrey Keating. Irish Texts Society, Voll. IV, VIII, IX, XV. London 1901-1914.
  • CONELLAN Owen, The Annals of Ireland, translated from the original Irish of the Four Masters [dal 1171 al 1616]. Dublin, 1846.
  • DE VRIES Jan, Keltische Religion. In: «Schröder. Die Religionen der Menschheit». Kohlhammer, Stuttgart 1961. ID., I Celti: Etnia, religiosità, visione del mondo. Jaca Book, Milano 1981.
  • HENNESSY W.M. [cura e traduzione], Chronicon Scotorum. London, 1886. Wiesbaden 1964.
  • GREEN Miranda Jane, Dictionary of Celtic Myth and Legend. London 1992. ID., Dizionario di mitologia celtica. Rusconi, Milano 1999.
  • MACALISTER R.A. Stewart [trad. e cura], Lebor Gabála Érenn.The Book of the Taking of Ireland. Irish Texts Society, Voll. XXXIV, XXXV, XXXIX, XLI, XLIV, London 1938-1956 [1993].
  • REES Alwyn ~ REES Brinsley, Celtic Heritage, Thames & Hudson, London 1961 ID., L'eredità celtica, Mediterranee, Roma 2000.
  • REES Brinley, Origini: il popolamento mitico dell'Irlanda. In: BONNEFOY Yves [cura]: «Dictionnaire des Mythologies». Paris 1981. ID., «Dizionario delle mitologie e delle religioni», 3. Milano 1989.
BIBLIOGRAFIA
Intersezione Aree: Holger Danske.
Sezione Miti: Asteríōn.
Area
Celtica: Óengus Óc.
Ricerche e testi di Dario Giansanti e Oliviero Canetti.
Creazione pagina: 15.12.2003
Riscrittura: 26.02.2014
Ultima modifica: 30.04.2016
 
POSTA
© BIFRÖST
Tutti i diritti riservati