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TRIADI A CONFRONTO
Come abbiamo visto nella sezione
etimologica, i nomi Vili e Vé non presentano un terreno solido a cui
appigliarsi. In norreno, vili
è «volontà», e vé è
«luogo sacro». Termini vaghi, indefiniti, quasi
astratti. Si ha l'impressione che i teonimi
Vili e
Vé non siano dei nomi propri, ma dei
semplici epiteti dei due fratelli di Óðinn. Se così è possiamo
legittimamente chiederci quali fossero i loro nomi
o se sia possibile identificarli con
divinità altrimenti conosciute.
Una possibile chiave risolutiva di questo problema è
data dal mito di creazione, ovvero dalla comparazione
tra le tre divinità che intervengono nell'operazione
cosmogonica e, soprattutto antropogonica, tramandata dalla
Vǫluspá e dalla
Prose Edda.
Sappiamo che vi è
una triade di dèi responsabile degli atti
creativi che, nella mitologia norrena, avevano dato inizio all'universo. La
Vǫluspá parla, alla strofa
[4], dei «figli di Borr», senza
fornire alcuna indicazione sui loro
nomi e la loro identità. Poco dopo, alle strofe [17-18] quando
tratta della creazione degli uomini, fa intervenire
una triade divina formata da Óðinn,
Hǿnir e
Lóðurr. Il poema racconta che tre
æsir, mentre
tornavano a casa, trovarono in terra un tronco di
frassino e un tronco di olmo; i loro nomi compaiono
soltanto durante l'atto in cui essi trasformano i tronchi in creature umane,
e sono: Óðinn,
Hǿnir e
Lóðurr.
Unz þrír kómu
ór því liði
ǫflgir ok ástkir
æsir at húsi,
fundu á landi
lítt megandi
Ask ok Emblu
ǫrlǫglausa. |
Finalmente tre vennero
da
quella stirpe,
potenti e belli,
æsir,
a casa.
Trovarono in terra,
senza forze,
Askr ed
Embla,
privi di destino. |
Ǫnd þau né áttu,
óð þau né hǫfðu,
lá né læti
né litlu góða
ǫnd gaf Óðinn,
óð gaf Hænir,
lá gaf Lóðurr
ok litu góða. |
Non
possedevano respiro
né
avevano anima,
non
calore vitale, non gesti
né
colorito.
Il
respiro dette
Óðinn,
l'anima dette
Hǿnir,
il calore vitale dette
Lóðurr
e il colorito. |
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Ljóða Edda
>
Vǫluspá
[17-18] |
La
Vǫluspá non chiarisce né il numero né
l'identità dei «figli
di Borr», e non li
associa in alcun modo con la triade
formata da Óðinn,
Hǿnir e
Lóðurr. Nell'ambito del poema, sembra trattarsi
di due gruppi diversi che agiscono in contesti diversi.
Al contrario, Snorri ci informa
fin da subito che i figli di Borr avevano nome Óðinn,
Vili e Vé (Gylfaginning
[6]), e a loro attribuisce lo sterminio dei
giganti primordiali, la creazione del mondo e
l'organizzazione del cosmo (Gylfaginning
[7-8]). Ma quando Snorri arriva a narrare il mito della creazione
degli uomini, non fa nomi e parla,
genericamente, dei «figli di Borr».
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Þá er þeir
gengu með sævarstrǫndu Bors synir, fundu þeir
tré tvau ok tóku upp trén ok skǫpuðu af menn.
Gaf inn fyrsti ǫnd ok líf, annarr vit ok
hræring, þriði ásjónu, mál ok heyrn ok sjón,
gáfu þeim klæði ok nǫfn. Hét karlmaðrinn
Askr en konan Embla, ok ólst þaðan af
mannkindin, sú er byggðin var gefinn undir
Miðgarði. |
Mentre i figli di
Borr andavano lungo la riva del mare
trovarono due alberi, li raccolsero e li mutarono in uomini. Il primo diede
loro respiro e vita, il secondo ragione e movimento, il terzo aspetto, parola,
udito e vista. Gli diedero poi vesti e nomi. Il maschio si chiamò
Askr, la femmina
Embla e nacque allora l'umanità, a cui
fu data dimora entro
Miðgarðr. |
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Snorri Sturluson:
Prose Edda >
Gylfaginning
[9] |
Riassumendo, la
Vǫluspá ci spiega che a operare la creazione del mondo furono i
«figli di Bórr» ma non ci dice i loro nomi;
mentre, riguardo alla creazione degli uomini,
c'informa che ne furono artefici Óðinn,
Hǿnir e
Lóðurr. La
Prose Edda di Snorri afferma invece che i figli
di Bórr erano Óðinn,
Vili e
Vé, e a loro attribuisce la
creazione degli uomini.
Ci si
può legittimamente chiedere, a questo punto, se la triade di Snorri [Óðinn ~
Vili ~
Vé] sia da identificare con la triade della
Vǫluspá
[Óðinn ~
Hǿnir ~
Lóðurr].
Tra i testi eddici, l'unico che citi
Vili e Vé è il Lokasenna. Questo testo è particolarmente prezioso
per i nostri scopi in quanto rappresenta tutti i principali
dèi riuniti a bere birra nelle sale di
Ægir. Nonostante ciò, nel convinto non compaiono
Hǿnir e
Lóðurr (a meno che questi non vada identificato
con Loki, ovviamente). Analogamente,
la
Vǫluspá, che cita
Hǿnir e
Lóðurr, non fa mai i nomi di
Vili e Vé. La mutua esclusione dell'una e
dell'altra coppia divina, nei testi considerati, può essere
incoraggiante per la possibile identificazione tra
Vili e Vé ed
Hǿnir e
Lóðurr. La pietra dello scandalo, per così
dire, è proprio Snorri. Egli attribuisce la creazione
dell'universo e degli uomini ai
«figli di Bórr»,
da lui stesso identificati con
Óðinn,
Vili e
Vé, ma cita anche, in un differente constesto, il
personaggio di
Hǿnir. Lo pone infatti
come uno dei due ostaggi inviati ai Vanir
(l'altro è
Mímir) dopo la guerra
tra le due stirpi divine.
Ma se il nome di
Lóðurr non compare mai nella
Prose Edda, Snorri
mette però in scena una triade formata da Óðinn,
Hǿnir e Loki
(Skáldskaparmál
[2-4]), dove troviamo Loki
laddove ci aspetteremmo di trovare invece
Lóðurr. Che Snorri non abbia inventato
quest'ultima triade sembra attestato dal fatto che essa ricompare in
una scena della Vǫlsunga saga. Ci si può dunque chiedere se
Lóðurr sia da identificare con Loki.
In realtà, quel poco che sappiamo di
Lóðurr lo caratterizza come dio creatore,
fisionomia che male si adatta al carattere livoroso di Loki.
Inoltre,
Lóðurr si muove agli inizi del tempo, laddove Loki
sembra più interessato a portare l'universo al suo compimento.
Sembra di poter asserire che Loki
e
Lóðurr non abbiano nulla in comune, anche se, all'epoca di Snorri,
venivano probabilmente confusi tra loro.
Queste considerazioni non ci aiutano molto a capire se
Vili e
Vé possano venire identificati con
Hǿnir e
Lóðurr. Ricapitolando, Snorri aveva certamente presente la
Vǫluspá, quando tratteggia il mito della
creazione degli uomini. Eppure egli fornisce una diversa
triade di divinità coinvolte, senza che traspaia mai alcuna
confusione o identificazione tra l'una triade [Óðinn ~
Vili ~
Vé] e l'altra [Óðinn ~
Hǿnir ~
Lóðurr]. Nonostante
siano state avanzate molte dotte proposte, specie
in campo filologico, non si è giunti a
nessuna conclusione e in mancanza di altri dati
una soluzione definitiva non sarà mai
raggiungibile. Per ora nulla ci vieta di
identificare
Hǿnir e
Lóðurr con Vili e
Vé. Ma nulla
ci autorizza nemmeno a farne la chiave di volta di
un'interpretazione di tali personaggi. Vi è anche la possibilità che Vili e
Vé siano da considerare delle emanazioni
dello stesso Óðinn, delle personificazioni dei suoi poteri
creatori. Del resto la penetrazione del
cristianesimo, alla fine del periodo vichingo,
cioè proprio al tempo in cui i miti norreni venivano
messi per iscritto, avrebbe suggerito la creazione come
prodotto della volontà divina. Non è nemmeno da escludere un
avvicinamento al concetto cristiano della Trinità, come già
abbiamo visto nella triade
Hár ~ Jafnhár ~
Þriði
che compare nella cornice della Gylfaginning. |