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ETIMOLOGIA «Risonante»
Dal verbo gjalla «urlare, strepitare, risuonare» (cfr.
anglosassone giellan, inglese to yell; danese
gjalde, svedese gäll «stridulo»). Come sostantivo,
gjallr è lo strepito delle armi, il clangore degli
scudi, il risuonare dei corni. Il termine si ritrova nel
nome del Gjallarhörn (il
«corso risonante» di Heimdallr).
Il nome del ponte Gjallarbrú
deriva da quello del fiume Gjöll. |
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LETTURA Il fiume Gjöll
appartiene al novero degli undici
Élivágar
che, stando a Snorri, uscirono
all'inizio del tempo dalla sorgente di
Hvergelmir, ed è l'unico a cui
Snorri aggiunga una nota, e cioè che sia il corso d'acqua
che arriva più vicino ai cancelli di
Hel:
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Fyrr var þat mörgum öldum en jörð var sköpuð, er
Niflheimr var görr, ok í honum miðjum liggr bruðr sá
er Hvergelmir heitir, ok þaðan af falla þær ár er
svá heita: Svöl, Gunnþrá, Fjörm, Fimbul, Þul, Slíðr
ok Hríð, Sylgr ok Ylgr, Víð, Leiptr. Gjöll er næst
Helgrindum. |
Erano quei giorni antichi, prima che
la terra avesse forma, quando fu
creato il
Niflheimr, al cui centro era una sorgente chiamata
Hvergelmir da cui sgorgavano i fiumi
che così si chiamano:
Svöl,
Gunnþrá,
Fjörm,
Fimbulþul,
Slíðr e
Hríð,
Sylgr e
Ylgr,
Víð e
Leiptr.
Gjöll è il più prossimo ai
cancelli di
Hel. |
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Snorri
Sturluson:
Edda in prosa
>
Gylfaginning
[4] |
È dalla brina che questi fiumi
depositano al centro del Ginnungagap,
riscaldata dalle fiamme di
Múspellheimr, che nasce Ymir.
Ed è a causa del veleno di cui sono intrisi, che dipenderà
la malvagità di
Ymir
e di tutti i giganti da lui
discesi.
Il nome del Gjöll compare
anche nel novero
dei fiumi cosmici del
Grímnismál, nel gruppo di quanti
sgorgano dalla sorgente di
Hvergelmir, alimentata dalle gocce che
colano dalle corna del cervo
Eikþyrnir, scendono dal cielo
nel mondo degli uomini e, da qui, nel regno dei morti:
Vína heitir enn,
önnor Vegsvinn,
þriðja Þjóðnuma,
Nyt ok Nöt,
Nönn ok Hrönn,
Slíð ok Hrið,
Sylgr ok Ylgr,
Víð ok Ván,
Vönd ok Strönd,
Gjöll ok Leiptr,
þær falla gumnom nær,
en falla til heilar
heðan. |
Vína si chiama l'uno,
il secondo
Vegsvinn,
il terzo
Þjóðnuma,
Nýt
e
Nöt,
Nönn
e
Hrönn,
Slíðr e
Hríð,
Sylgr
e Ylgr,
Víð e
Ván,
Vönd e
Strönd,
Gjöll
e
Leiptr,
questi scendono presso gli uomini
e precipitano poi nel regno dei morti.
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Edda poetica
>
Grímnismál [28] |
Il fiume Gjöll ricompare in una delle scene più
suggestive dell'Edda in prosa,
in cui Hermóðr,
dopo essere sceso negli inferi, giunse sulle sponde di
questo fiume. Apprendiamo così che vi sia un ponte d'oro a
scavalcarlo, il Gjallarbrú,
sul quale transitano le anime dei morti che si recano da
Hel. A guardia di esso vi è una fanciulla chiamata Móðguðr.
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En þat er at segja frá
Hermóði at hann reið níu nætr døkkva dala ok djúpa svá at hann sá ekki fyrr
en hann kom til árinnar Gjallar ok reið á Gjallarbrúna. Hon er þökt lýsigulli.
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Ma c'è da raccontare di Hermóðr, il quale cavalcò nove notti per valli
scure e profonde, tanto che non vedeva nulla, finché non giunse al fiume
Gjöll e cavalcò sul Gjallarbrú, il ponte ricoperto di oro splendente. |
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Móðguðr er nefnd mær sú er gætir brúarinnar. Hon spurði hann at nafni eða
ætt ok sagði at hinn fyrra dag riðu um brúna fimm fylki dauðra manna, «en eigi dynr brúin jafnmjök undir einum þér, ok eigi hefir þú lit dauðra manna.
Hví ríðr þú hér á Helveg?» |
Móðguðr si chiama la fanciulla che guarda il ponte. Essa chiese a lui il
suo nome e la sua stirpe e disse che il giorno prima erano passati a cavallo
cinque eserciti di uomini morti, «ma il ponte non vibra meno sotto di te
solo e tu non hai l'aspetto dei morti. Perché stai andando sul sentiero di
Hel?». |
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Snorri
Sturluson:
Edda in prosa
>
Gylfaginning
[49] |
Gjöll è anche il nome della roccia a cui sta incatenato il lupo
Fenrir.
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