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| Arrivo
di Kalev |
| Disegno (1976) di Heldur
Laretei |
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Museo: [Heldur
Laretei]► |
IL MATRIMONIO DI
KALEV E LINDA
i narra che Kalev, figlio del dio supremo Taara, venisse
dal nord sulle ali della Grande Aquila, la quale lo depose
sulla costa meridionale del Mar Baltico, dove oggi si trova
l'Estonia. Kalev qui fondò il paese di Viru, di cui
fu il primo re.
Intanto, nel paese di Lääne, una povera vedova
solitaria aveva trovato in terra un uovo che aveva messo in
un cesto. Giunta a casa, aveva guardato nel cesto e al posto
dell'uovo aveva trovato una fanciulla dai capelli d'argento,
a cui aveva messo nome Linda.
Quando ella crebbe, non furono
certo i pretendenti che le mancarono: giunsero il figlio del
sole, il figlio della luna, il figlio delle stelle, il
figlio delle acque, il figlio dei venti, ma Linda li
rifiutò tutti. Poi giunse un sesto pretendente, in
groppa a un magnifico cavallo. Era Kalev, a chiedere la mano
della fanciulla. La vedova gliela rifiutò ma Linda
disse:
- ― A quest'uomo io dono il mio
cuore
- io voglio fidanzarmi con
lui.
- A quest'uomo io dono il mio
amore.
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Matrimonio di Kalev e Linda |
| Dipinto di Kristjan Raud
(1865-1943) |
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Museo: [Kristjan
Raud]► |
E re Kalev sposò Linda dai
capelli d'argento e quando le feste finirono, la
caricò sulla slitta e le chiese: ― Linda, che cosa hai scordato a casa? La luna che è tua
madre, il sole che è tuo zio, e nelle brughiere i
giovani galletti tuoi fratelli.
Ma Linda: ― Che rimangano da sono e che Ukko
li benedica. La tua via sarà la mia via.
La slitta partì, e dopo avere
attraversato monti boscosi e vaste pianure, i due
sposi giunsero nel paese di Viru, nella casa di Kalev, al
letto nuziale.
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MORTE DI
KALEV

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| Linda |
| Scultura (1880) di August
Weizenberg (1837-1931), in Tallinn |
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Museo: [August Weizenberg]► |
inda regalò a Kalev molti figli vigorosi che
divenuti grandi lasciavano la casa e partivano in cerca di
avventure. Kalev infatti voleva che il regno andasse a un
solo figlio degno di succedergli e nessuno dei nati sembrava
avere le qualità richieste. Kalev era ormai vecchio
quando ebbe da Linda due figli più belli e forti
degli altri, ma anche questi non erano ancora degni del
trono.
Così Kalev disse a Linda: ― Linda, sposa mia cara, fiore del paese di
Lääne, una nuova maternità di attende.
Questo bambino, questo ultimo fiore del nostro crepuscolo,
sarà il mio fedele ritratto. I tempi futuri
canteranno le sue imprese, il suo regno sarà di buona
ventura per il paese, sotto la sua legge il paese di Viru
prospererà.
Kalev morì poco dopo e venne seppellito sotto una
grande collina. Linda lo pianse a lungo e dalle sue lacrime
si formò il lago Ülemiste, che si può
vedere ancora oggi a Tallinn.
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NASCITA DI
KALEVIPOEG
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| Rapimento di Linda |
| Disegno (1976) di Heldur
Laretei |
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Museo: [Heldur
Laretei]► |
ome Kalev aveva annunciato, a Linda nacque un ultimo
figlio, a cui fu messo nome Kalevipoeg, cioè «figlio
di Kalev». Kalevipoeg crebbe forte e robusto. In capo a
qualche anno aveva assunto la taglia e l'aspetto di un uomo
nonché una forza poderosa e smisurata. Kalevipoeg
aveva un carattere buono e generoso, anche se era un po'
impulsivo, e in certi casi anche violento.
Dopo la morte di Kalev, molti pretendenti si recarono da
Linda per chiedere la sua mano, ma fedele alla memoria del
marito, ella si negò a tutti. Tra coloro che vennero
da lei rifiutati vi era un malvagio mago finlandese di nome
Tuuslar. Non contento del rifiuto, questi si appostò
presso la casa dove Linda viveva con i suoi figli. E
così, un giorno che questi erano lontani, a caccia,
Tuuslar rapì la donna e la trascinò sulla
costa, dove teneva ormeggiata la sua barca, ben deciso a
portarla in Finlandia. Linda urlava quanto più forte
poteva, ma i figli erano troppo lontani per sentirla. Ebbero
però pietà di lei gli dèi, e Ukko con
la sua folgore colpì Tuuslar, che cadde inanimato. E
quando il mago riprese i sensi, egli non vide vicino a
sé che una roccia affilata rivolta verso il mare. Era
Linda, che gli dèi in questo modo strapparono dai
suoi crudeli artigli.
Quando Kalevipoeg e i suoi fratelli tornarono a casa e
non trovarono più la loro madre Linda, disperati
presero a cercarla. Si resero presto conto che qualcuno
l'aveva rapita. Kalevipoeg si recò sulla tomba del
padre e lo incitò ad alzarsi per aiutarlo a cercare
la povera madre.
Ma dalla tomba Kalev rispose: ― Io non posso alzarmi,
figlio mio. Le rocce schiacciano il mio petto, le viole
coprono i miei occhi, le primule sbocciano dalle mie
ginocchia. Devi procedere da solo, figlio mio. Che il vento
ti indichi la strada, che l'aria ti guidi, che le stelle
t'illuminino.
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SAAREPIIGA, LA FANCIULLA DELL'ISOLA

così, guidato dal suo istinto, Kalevipoeg
arrivò al mare, si gettò nelle onde e
nuotò fino ad arrivare, stremato, sulla spiaggia di un'isola a
lui sconosciuta.
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| Kalevipoeg e Saarepiiga |
| Dipinto (1985) di Lembit
Sarapuu |
| Museo: [Lembit
Sarapuu]► |
E mentre era steso, a riprendere le forze, l'eroe udì risuonare un canto
dolcissimo. Seguì quel suono melodioso e scorse infine una splendida fanciulla.
Stava seduta vicino a un fuoco,
occupata a filare il lino materno che il sole doveva imbiancare e la rugiada
notturna ammorbidire, e intanto cantava versi d'amore.
I due giovani parlarono tra loro,
fino al momento in cui il desiderio si fece strada nei loro
cuori. E quando la passione li ebbe abbandonati, i due
giovani giacquero sull'erba, vicini e abbracciati. A quel
punto, Saarepiiga, la fanciulla dell'isola, chiese al
giovane chi fosse, e Kalevipoeg non nascose il suo nome:
― Io sono il figlio di
Kalev e Linda, vengo a nuoto dalla terra di Viru per cercare
la mia mamma, rapita da un mago finlandese.
Nell'udire quelle parole, la
fanciulla cominciò a gridare ed a disperarsi. La udì il
vecchio padre il quale si precipitò a cercare la figlia. E,
vedendo l'eroe, gli si avvicinò e gli domandò:
― Da dove vieni tu? E chi sei?
Dal tuo viso fiero si direbbe che discendi dalla razza
divina di Taara. ― Di
nuovo Kalevipoeg si fece riconoscere e allora il vecchio
emise un grido. ― O
sventura! Che cosa hai dunque fatto, giovane uomo? La
ragazza che hai amato è figlia di Kalev, è tua sorella!
A quelle parole la fanciulla si
gettò in mare, dove sparve, lasciando il vecchio padre e la
vecchia madre a piangere e disperarsi.
― Gli dèi l'hanno voluto, o
vecchio, ― pianse
Kalevipoeg. ― La
fanciulla è caduta in mare, mia madre è stata rapita in
un'imboscata. Siamo tutti e due fratelli nel dolore.
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MORTE DI TUUSLAR
i nuovo lanciatosi in mare, Kalevipoeg arrivò presto a nuoto sulle coste della Finlandia.
Qui s'incamminò per monti e valli, penetrò nel
cuore del paese e giunse infine alla casa di Tuuslar. Nel
vederlo arrivare, il mago finno fu preso da grande paura;
lanciò un incantesimo ed evocò una schiera di
armati che si lanciarono contro Kalevipoeg. Ma l'eroe
sradicò una quercia e con pochi possenti colpi li
abbatté tutti quanti. Vistosi perduto, Tuuslar si
gettò ai piedi di Kalevipoeg, intenzionato a dirsi
pentito del suo tentativo di ratto, ma Kalevipoeg non lo
lasciò nemmeno parlare e gli sfondò il cranio
con la quercia. Fatto questo, l'eroe si rese conto di aver
agito con troppa leggerezza: e ora chi gli avrebbe
più dato notizie di sua madre?
Il giovane cadde al suolo spossato e nel sonno gli
apparve la madre, il cui canto era così dolce che non
poteva che provenire dal regno degli dèi. Così
Kalevipoeg capì che Linda dormiva serena nelle
braccia della morte.
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LA SPADA MALEDETTA
quel tempo i Finni avevano fama di essere fabbri ineguagliabili,
così, prima di tornare in Estonia, Kalevipoeg decise di trovarne uno
per procurarsi una buona spada. Giunto alla bottega di un fabbro,
Kalevipoeg si presentò e chiese un'arma; il fabbro gli fece provare
ogni sorta di spade, ma ognuna andava in pezzi non appena Kalevipoeg
la vibrava sull'incudine. Così il fabbro andò a prendere un'arma
speciale a cui lui e i suoi figli avevano lavorato per sette anni,
forgiandola col fuoco e con gli incantesimi. Non appena Kalevipoeg
la vibrò contro l'incudine, fu l'incudine ad andare in pezzi.
L'acquisto della spada venne festeggiato con un grande festino che
durò molti giorni. Disgrazia volle che nel corso della festa,
corressero parole d'ingiuria tra il figlio del fabbro e Kalevipoeg,
il quale, ubriaco, diede di piglio alla spada e lo uccise. I
presenti vollero gettarsi su Kalevipoeg per vendicare il ragazzo, ma
il povero padre, disperato, li fermò e disse: ― Prenditi pure la
spada, figlio di Kalev! Ma ricorda, questa spada un giorno si
rivolterà contro di te e vendicherà la morte di mio figlio!
Kalevipoeg, orripilato, fuggì via e si lanciò nel Baltico. L'acqua
salata dissipò la sua ebbrezza e l'eroe fu preso da un grande
rimorso.
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KALEVIPOEG DIVENTA
RE
ornato in Estonia, Kalevipoeg andò alla tomba del
padre Kalev, per narrargli delle sue disavventure. Rispose
il padre dalla tomba: ― Non t'affliggere, povero orfanello.
La vita dura quanto l'amore di Taara, solo l'amore di un
padre dura in eterno. Le linee della nostra vita si muovono
secondo il volere degli dèi. Se involontariamente tu
hai commesso una cattiva azione, riparala come meglio
potrai.
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| Lancio
delle pietre |
| Disegno di Kristjan Raud
(1865-1943) |
| Museo: [Kristjan
Raud]► |
Poi Kalevipoeg s'incontrò con i suoi fratelli. Era
ora di scegliere tra loro un re e decisero di tentare la
sorte. Si recarono così presso il lago Peipus e qui
decisero che chi avrebbe lanciato più lontano una
grossa pietra sarebbe stato re. Il maggiore si
cimentò e la pietra volò in alto e cadde nelle
acque del lago. Il secondo fece di meglio: la sua pietra
sfiorò le nubi per poi cadere sull'altra riva del
lago. Ma quando toccò a Kalevipoeg, la pietra che
egli lanciò cadde molto al di là del lago,
assai più lontana delle altre.
I fratelli lo unsero re con le acque del lago e dopo aver
detto addio all'Estonia, partirono per cercare fortuna
lontano.
Divenuto re, Kalevipoeg cominciò ad organizzare il
paese. Bonificò gli stagni e le paludi,
dissodò i campi, seminò bacche saporite,
trasformò i deserti in foreste, sminuì le
montagne, fece orti e giardini, creò campi di grano.
Un giorno, però, lo colse un brutto presagio, quando
venne assalito dai lupi, dei quali fece una carneficina.
Quella sera andarono dirgli che un nemico terribile si stava
avvicinando al paese di Viru. Si trattava dei Cavalieri
Teutonici, che trucidavano uomini e donne, tutto
distruggevano e bruciavano, e si lasciavano dietro solo
lacrime e sangue.
Bisognava costruire fortificazioni per tenere lontano il
nemico. Così Kalevipoeg progettò la
costruzione di quattro fortezze: a Lindanisa la più
importante, dov'era sepolto suo padre; l'altra ai confini
dell'Emajõgi; la terza a Kolga-Jaani; la quarta ad
Allugalta. Ma bisognava trovare il legname necessario e
Kalevipoeg si recò a nuoto oltre il lago Peipus per
procurarsi il materiale.
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LA SPADA
PERDUTA

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| Kalevipoeg trasporta il legname in Estonia |
| Disegno (1915) di Oskar Kallis
(1892-1918) |
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Museo: [Oskar
Kallis]► |
i ritorno da Pinkva, portando mucchi di tronchi
abbattuti sulle spalle, Kalevipoeg riattraversò il
lago. Giunto sulla sponda estone, stanco, si
addormentò. Ma in quel momento uno stregone che
viveva nei dintorni, un essere più simile a un orso
che a un uomo, lo colse mentre dormiva e gli rubò la
spada. Ma questa era così pesante che gli cadde nel
fondo del fiume Kääpa, da dove non riuscì
più recuperarla.
Quando Kalevipoeg si svegliò, non trovò
più la sua spada e la cercò disperatamente,
chiamandola: ― O compagna fedele, cara spada, ascolta il mio
canto dolente. Rispondimi, dove sei?
E dal fondo del fiume la spada rispose: ― Nel fondo delle
acque io riposo, su un letto d'oro nel palazzo delle ninfe.
Uno stregone malvagio, non riuscendo a sorreggermi, qui mi
ha lasciato cadere. E ora rimpiango dei giorni passati il
ribollir delle battaglie, le ore in cui mi brandivi contro
il nemico per difendere i deboli e per dar pace ai vecchi.
Ma disgraziatamente, caro figlio di Kalev, una volta la
collera ha oscurata la tua ragione, la tua mano mi ha fatto
versare del sangue innocente ed è per questo che sono
triste e non potrò più sorridere.
Kalevipoeg, desolato, le rispose: ― Dormi, o mia spada,
nel tuo letto morbido. Io ho abbastanza forza nelle braccia
che senza il tuo aiuto continuerò la mia opera. Ma se
un giorno la gente del paese di Viru si accosterà a
questo fiume, allora, sorella mia, ti leverai dalle acque e
canterai. Ma se colui che ti ha portata qui metterà
il piede in quest'acqua, ― e nel dire così Kalevipoeg
pensava allo stregone malvagio, ― allora alzati, o mia
fedele, e mozzagli ambo le gambe!
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LE TRE FANCIULLE DEL
REGNO SOTTERRANEO
l carico era andato perduto, così Kalevipoeg
dovette tornare indietro a trovare altra legna. Sulla via
del ritorno, cercò riparo per la notte in una caverna
buia e profonda. Kalevipoeg s'inoltrò
nell'oscurità finché vide un lontano chiarore.
Giunse così a una stanza chiusa da una porta, dalla
quale si sentiva una voce femminile cantare dolcemente.
- ― Dolci sorelle dai capelli
d'oro
- splendenti uccelli dal soave
canto,
- pensiamo al giorno in cui
gioiose e belle
- in casa del padre sotto il
nostro tetto
- ci coprivan gioielli e vesti di
seta.
- Eravamo felici quel giorno ed
ora
- il dolore ci strazia e ci
divora!
- Eccoci prigioniere
rinserrate:
- la nostra giovinezza di
consuma
- senza che venga a rallegrarci
amore.
- Se qualche generoso
cavaliere
- a liberarci un giorno a noi
corresse...
- Oh, se l'amore venisse a
ritrovarci!
Kalevipoeg provò ad aprire la porta, ma questa era
troppo robusta anche per lui. Allora la voce dall'altra
parte esclamò: ― Finalmente sei giunto, fidanzato
sconosciuto! Ascoltami, caro. Ci sono due vasi accanto alla
porta. Nel primo un liquido nero, nel secondo un liquido
bianco. Immergi le mani nel liquido nero e subito la tua
forza crescerà fino a diventare irresistibile e
fracasserai ogni cosa che toccherai!
Kalevipoeg fece come gli era stato richiesto. Immerse le
mani nel liquido nero e subito sentì che la forza dei
suoi pugni cresceva di dieci volte. Sfasciò la porta
solo sfiorandola con le mani e si ritrovò in una
bella camera. Una giovane fanciulla si trovava lì, e
vedendo l'eroe che si avvicinava, gridò: ― Non mi
toccare, prezioso giovane, con le tue mani di acciaio,
altrimenti mi manderesti in pezzi! Prima immergile nel
liquido bianco così la loro forza tornerà
normale.
La ragazza chiamò le due sorelle, e d'un tratto
Kalevipoeg si trovò a giocare allegramente con le tre
ragazze in quella casa sotterranea. Vi erano tante sale,
ognuna più lussuosa dell'altra, forzieri pieni di
ricchezze favolose, stanze fatte con le ossa dei morti,
mobili di rame e di piombo. Kalevipoeg chiese di chi fosse
quella strana casa sotterranea.
― È del nostro signore Sarvik, colui che ci ha rapite ― risposero le ragazze.
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| Kalevipoeg nel regno sotterraneo |
| Disegno (1915) di Oskar Kallis
(1892-1918) |
| Museo: [Oskar
Kallis]► |
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LA LOTTA CONTRO
SARVIK
arvik era il signore del Põrgu, il regno dei
morti, colui che governava le ombre con mano ferrea. Adesso
era assente, perché era la festa dei morti ed egli
aveva dato vacanze alle anime dalle torture infernali
perché andassero a visitare gli amici e i parenti.
Tuttavia la festa stava per finire e il terribile Sarvik
sarebbe tornato al'imbrunire.
E quando fu sera, si udì il frastuono di un
uragano e la terra tremò. Sarvik aprì la
porta. Vide le sorelle, pallide e tremanti, e guatò
Kalevipoeg con i suoi occhi da lupo. ― Chi ti ha fatto
cadere nel mio nido, giovanotto? ― fece Sarvik, ironico.
Kalevipoeg non si lasciò intimidire, e quando
Sarvik lo assalì a mani nude, l'eroe oppose tutta la
sua forza a quella immane del re degli inferi. La battaglia
fu dura e terribile, e si concluse solo quando Kalevipoeg
afferrò Sarvik e lo scagliò contro la terra,
infossandolo fino alle spalle nel terreno. Ma quando prese
delle catene e si apprestò a legarlo, Sarvik
scomparve. Consigliate dalle tre fanciulle, Kalevipoeg
calcò sul capo il cappello di Sarvik, che accrebbe
magicamente la sua statura, rubò la spada del re dei
morti e la sua magica verga. Quindi, caricatesi le fanciulle
sulle spalle, fuggì attraverso le caverne, fuori dal
regno dei morti, nel mondo degli uomini. Nullho, il fratello
di Sarvik, corse al loro inseguimento, ma con la magica
verga Kalevipoeg evocò un mare, e poi evocò un
ponte incantato che permettesse loro di correre oltre il
mare, e infine fece sì che il ponte crollasse dietro
di loro. Nullho dovette fermarsi, ma riuscì a
strappare all'eroe la promessa che un giorno sarebbe tornato
a sfidare Sarvik.
Tornato in Estonia, col suo carico di legname e le tre
fanciulle, tutto il popolo fece a Kalevipoeg una gran festa,
perché molto tempo era trascorso dalla sua partenza e
temevano il peggio. Intanto, gli dissero, i Cavalieri
Teutonici continuavano la loro avanzata. Così
Kalevipoeg diede il legname ai suoi architetti, che presero
a costruire le fortificazioni richieste. Le tre ragazze
andarono in sposa ai suoi tre aiutanti Alev, Sulev e
Olev, e da loro sarebbe discesa una razza forte e
fiera.
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| Fuga dal mondo sotterraneo |
| Dipinto di Kristjan Raud (1865-1943) |
| Museo: [Kristjan
Raud]► |
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VIAGGIO IN CAPO AL
MONDO
entre ferveva il lavoro alle fortificazioni, Kalevipoeg
fu preso dal desiderio di conoscere e d'imparare, e decise
di raggiungere il punto estremo verso il nord, là
dove il cielo e la terra si toccano. Allora chiamò
Olev, che era il suo architetto, gli disse di prendere del
legno di quercia e costruire una nave per intraprendere quel
viaggio. Olev rispose saggiamente che una nave di legno non
andava bene per arrivare tanto a nord, altrimenti le aurore
boreali l'avrebbero bruciata: ci voleva una nave di metallo.
La nave, quando fu pronta, era fatta d'argento, e aveva nome Lennuk,
«uccellino».
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| Lennuk |
| Dipinto di Kristjan Raud (1865-1943) |
| Museo: [Kristjan
Raud]► |
Caricate le vettovaglie sulla nave, scelti gli eroi e i
marinai destinati ad accompagnarlo, fatto un sacrificio ad
Ukko per propiziarsi i buoni auspici, Kalevipoeg salì
sulla nave e salpò verso il nord. Dapprima la nave
costeggiò la Finlandia, lottando contro le tempeste
che gli sciamani finni avevano evocato per impedirle il
viaggio, giunse infine nella sterile Lapponia. Qui
incontrò un saggio mago chiamato Varrak, a cui
Kalevipoeg chiese: ― Da qual parte potrò trovare il
cammino che mi condurrà agli estremi confini del
mondo? Indicami quel luogo ove la cupola del cielo si poggia
sulle coste estreme della terra, dove la luna si accende e
il sole va a riposare dopo aver finito il suo turno di
guardia.
Rispose Varrak: ― Non c'è strada che conduca ai
confini del mondo! Il mare è senza limiti, e tutti
coloro che prima di te hanno cercato la via per quel luogo
dove il cielo azzurro diventa parte della terra, sono
periti.
Tuttavia l'eroe non desistette dal suo proposito e Varrak
salì sulla Lennuk in
qualità di pilota. In cambio Varrak chiese un oggetto
che si trovava incatenato nella casa di Kalev, ma Kalevipoeg
non ricordò di aver mai visto un simile oggetto.
La nave continuò il suo viaggio verso nord,
costeggiando luoghi strani e sconosciuti, arrivando a terre
abitate da giganti, evitando uragani e balene immense,
oltrepassando immense montagne di ghiaccio, mentre il freddo
si faceva sempre più pungente. Giunti infine in una
terra abitata da strani cani saggi dal viso di uomo,
Kalevipoeg venne a sapere che oltre vi era soltanto il
nulla, il vuoto della tomba e della morte. Allora nacque nel
cuore dell'eroe la nostalgia per la patria lontana, e la Lennuk girò la prua
verso il sud.
― L'uomo ― disse Kalevipoeg ― è spesso più
saggio al suo ritorno che non alla partenza. Ho voluto
toccare con le mie mani le massicce pareti celesti del
mondo, ma ora ho appreso che il vasto mondo non ha limiti
né confini, perché in nessun luogo Taara ha
elevato barriere che lo limitano.
E si udì un cuculo cantare:
- ― Nella patria fiorisce la
felicità,
- cresce la gioia nelle proprie
case.
- In quelle case coperte di
noia
- ove il cane sta a guardia
fidato
- e dove l'amico scruta
l'orizzonte lontano
- per scorgere la piccola
nave.
- Qui gli amici cantano in
coro,
- e il sole risplende più
bello,
- e le stelle, la notte, son
d'oro.
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LA GUERRA
ornati in Estonia, Kalevipoeg e i suoi compagno
trovarono la città che Olev aveva costruito,
là dove un tempo si trovava la tomba di Kalev. Mura e
fosse la difendevano e la gente correva oltre i suoi
bastioni per ripararsi dal pericolo della guerra. Era stata
chiamata Lindanisa, «seno di Linda», proprio perché,
come un seno materno, la città accoglieva i suoi
abitanti e li nutriva e li educava.
E poi Cavalieri Teutonici penetrarono nella terra di
Viru, l'Estonia, invasero il paese e presero a devastarlo.
Allora Kalevipoeg saltò a cavallo e guidò i
suoi uomini alla riscossa. Là dove colpiva con la sua
nuova spada, cadevano le teste come foglie in autunno.
Nessuno gli poteva resistere. Il nemico venne sbaragliato.
― Amici e fratelli, ― disse Kalevipoeg al suo esercito, ― che la battaglia di oggi vi serva di esempio per l'avvenire.
Se gli uomini si stringono insieme, essi sono come una
roccia di granito contro le pressione del nemico. Che il
nostro paese resti sempre vergine e libero d'ogni straniero!
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DISCESA NEL
PÕRGU

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| Alle
porte del Põrgu |
| Dipinto di Kristjan Raud (1865-1943) |
| Museo: [Kristjan
Raud]► |
empo dopo, Kalevipoeg dovette mantener fede alla
promessa fatta a Sarvik di tornare da lui per portare a
termine il loro scontro. Così, trovata la strada per
il Põrgu, il regno dei morti, si inoltrò di
nuovo per buie caverne. I guardiani degli inferi corsero da
Sarvik ad avvertirlo dell'arrivo dell'eroe. Sarvik diede
ordine di sbarrargli la strada facendogli rotolare addosso
dei macigni, poi flagellandolo con violenti rovesci di
grandine, poi mandandogli contro un esercito demoniaco. Ma
Kalevipoeg sbaragliò ogni ostacolo e continuò
la sua discesa verso il centro della terra.
Allora lo stesso Sarvik si levò contro di lui
dicendo: ― Arrestati, omuncolo, che la battaglia tra noi
proprio ora comincia a farsi seria, ladro dei miei tesori.
Tu m'hai rubata la verga incantata e le mie tre fanciulle, e
poi hai vuotato i miei scrigni. Vieni, se osi!
Rise Kalevipoeg e snudò la spada: ― Vieni dunque e
che il combattimento decida la nostra sorte. È
proprio per questo che ho abbandonato la mia patria e ho
forzato le porte dell'inferno!
I due avversari si afferrarono con violenza,
conficcandosi gli artigli nella carne, e si scaraventarono a
terra a vicenda che uno dei due possa aver ragione
sull'altro. Per sette e giorni e sette notti il
combattimento durò con ineguali vicende. Infine
Kalevipoeg sentì le forze venirgli meno e temette per
il suo destino. Poi d'un tratto ebbe una rapida visione: sua
madre che faceva girare il fuso intorno al capo per poi
scagliarlo a terra.
Allora afferrò Sarvik per le ginocchia, lo
sollevò e lo scaraventò al suolo con tutte le
sue forze, inchiodandolo con un piede a terra. Quindi, lo
afferrò e lo spinse presso una roccia, dove lo
incatenò con pesanti anelli di ferro.
― Il valore ha premiato la forza. Piccolo cane
incatenato, non ti annoiare troppo in prigione; la foresta,
le rocce e le pietre udranno il tuo lamento ― disse
Kalevipoeg.
― L'uovo della felicità non è stato covato
abbastanza a lungo ― gli rispose Sarvik. ― Avanti che venga
la sera, la sfortuna può ancora colpirti. Lasciati
intenerire e permetti che io ripari con l'oro ai miei
errori.
Se Kalevipoeg gli avesse dato ascolto, la sua sorte
sarebbe stata diversa. Ma così non fu. Lasciò
il Põrgu e tornò sulla terra, dove i suoi
compagni lo attendevano con ansia.
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IL LIBRO DELLA GIUSTA
LEGGE
ornato dai luoghi infernali, Kalevipoeg rimase a lungo a
Lindanisa, dove governò il paese con saggezza e
fermezza. Un giorno andò da lui il vecchio lappone
Varrak e gli ricordò che gli era stato promesso un
oggetto che si trovava incatenato nella casa di Kalev. D'un
tratto Kalevipoeg si ricordò che Kalev aveva
posseduto un libro magico e che teneva assicurato a una
parete con catene di ferro. In questo libro vi era la
saggezza divina, la legge per la quale il paese viveva in
libertà e felicità. Kalevipoeg si era
dimenticato di questo libro, ma ora Varrak lo reclamava.
Invano i suoi consiglieri dissuasero il re dal consegnare il
libro al mago lappone, ma Kalevipoeg doveva ottemperare alla
promessa.
Così Varrak ottenne il magico libro e tornò
in Lapponia. Kalevipoeg e i suoi continuarono a festeggiare,
ma non si accorgevano che ormai la disgrazia era vicina.
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LA MORTE DI KALEVIPOEG
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| Morte di
Kalevipoeg |
| Disegno (1964) di Ants
Viidalepalt |
| Museo: [Ants
Viidalepalt]► |
infatti un giorno i Cavalieri Teutonici tornarono nel
paese di Viru, l'Estonia, più forti e agguerriti che
mai. Kalevipoeg richiamò gli uomini e si
lanciò valorosamente a difendere il paese. Ma i nuovi
arrivati erano rivestiti di armature d'acciaio, praticamente
invincibili, e solo a fatica l'esercito di Kalevipoeg
smantellò le prime schiere nemiche. Gli invasori
erano armati di lance e clave ferrate e uccisero molti degli
uomini e dei compagni di Kalevipoeg. Sette giorni
durò la battaglia e la brughiera s'imbevve di sangue
scarlatto, rendendo rossi gli alberi e le piante d'intorno.
Kalevipoeg continuò a combattere con furore,
finché il cavallo gli venne uccise e cadde a terra.
Gli Estoni si diedero alla fuga e invano Kalevipoeg si
sforzò di ristabilire i ranghi. I compagni del re,
Alev e Sulev, caddero uccisi. Kalevipoeg e Õlev si
salvarono a stento.
Le miserie della guerra e la perdita degli amici avevano
afflitto ormai l'anima dell'eroe. Né l'alba né
il crepuscolo potevano spegnere la sua tristezza.
Così un giorno Kalevipoeg lasciò il potere
nelle mani di Õlev e si allontanò solo nella
foresta. Invano i Teutonici gli mandarono incontro dei messi
chiedendogli di passare dalla loro parte: Kalevipoeg li
uccise tutti. Poi l'eroe prese la strada verso il lago
Peipus e si trovò a passare nei pressi del fiume
Kääpa, dove giaceva la sua antica spada.
E non appena Kalevipoeg entrò nel ruscello, la
spada si levò dal fondo, e gravida della maledizione
di cui era impregnata, mozzò le due gambe dell'eroe.
Kalevipoeg urlò e si trascinò con le mani
sulla riva, perdendo rivoli di sangue dai ginocchi troncati.
Invano lanciò urla di aiuto: nessuno poteva sentirlo.
E così l'eroe si rassegnò a morire. Ma la sua
agonia fu lenta, perché la morte dovette lottare per
rapirlo: il suo corpo era freddo ma il cuore batteva ancora.
Dopo molte ore la vita finalmente lo lasciò e l'eroe
morì dissanguato sulla sponda del fiume
Kääpa.
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IL DESTINO DI
KALEVIPOEG

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| Kalevipoeg fa la guardia al Põrgu |
| Dipinto di Kristjan Raud (1865-1943) |
| Museo: [Kristjan Raud]► |
i narra, tuttavia, che Taara, il signore degli
dèi, non volendo perdere un così grande eroe,
decise di renderlo immortale e di affidargli la guardia
degli inferi. Così il corpo di Kalevipoeg
tornò a vivere, seppur privato delle gambe, fu issato
sul suo cavallo e mandato alla frontiera col regno delle
ombre. Qui, Kalevipoeg ruppe con un pugno la roccia che
nascondeva l'ingresso del Põrgu e la roccia si
richiuse sulla sua mano imprigionandola.
E così, Kalevipoeg, l'eroe degli Estoni, in groppa
al suo cavallo bianco, con la mano bloccata nelle rocce,
veglia prigioniero i prigionieri degli inferi.
Invano egli tenta di liberarsi, scuote la roccia che lo
tiene prigioniero, la terra trema e il mare si agita. Ma,
dicono, verrà il tempo in cui la mano dell'eroe
ritroverà la sua libertà e allora il figlio di
Kalev tornerà in Estonia e porterà di nuovo la
libertà ai suoi figli.
- Allora Kalev ritornerà a
casa
- porterà gioia ai suoi
figli
- rinnoverà la vita
dell'Estonia.
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NOTE
Mentre il
Kalevala
è universalmente conosciuto quale poema nazionale
finnico, poco si sa del suo confratello estone, il
Kalevipoeg.
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Friedrich Reinhold Kreutzwald |
| Ritratto di Johann Köler
(1826-1899) |
La compilazione del
Kalevipoeg
è dovuta a Vidri Roin
Ristmets (1803-1882), meglio
conosciuto come Friedrich
Reinhold Kreutzwald, secondo la
germanizzazione dei nomi voluta dalla burocrazia russa. Egli
aveva raccolto inizialmente i lavori di un certo Friedrich Robert
Fählmann, a sua volta
stimolato dall'esempio di Elias
Lönnrot che col
Kalevala
aveva dato un poema nazionale alla
Finlandia. Fählmann aveva ricostruito un'antica
cosmogonia estone e abbozzato un piano per un'epopea
nazionale estone attorno al leggendario eroe
Kalevipoeg.
Kreutzwald non fece altro che
proseguire il lavoro iniziato da Fählmann. Raccolse una
gran quantità di autentico materiale tradizionale,
che negli anni tra il 1857 e il 1861 cucì insieme per
ottenere un epos unitario e coerente. Dovunque si
presentassero discontinuità, egli provvide
interpolare brani che lui stesso aveva composto con lo
stesso metro e nello stesso stile, conferendo al tutto un
carattere narrativo omogeneo. Il risultato fu il
Kalevipoeg, un poema di 20 canti e 19.000 versi, opera
d'importanza capitale per la rinascita della coscienza
nazionale estone.
Un raffronto tra il
Kalevala e il Kalevipoeg è d'obbligo, ma purtroppo quest'ultimo ne esce un po'
malconcio. Il
Kalevala
è un poema libero, fantasioso, ricco di un senso
profondo della natura e del motivo onnipresente della parola
fascinatrice, laddove il
Kalevipoeg
sembra invece maggiormente radicato nella tragicità
della materia. Entrambi si fondano sulla comune mitologia
finnica e vi sono personaggi comuni, per quanto trattati in
maniera piuttosto diversa.
Al mitico Kaleva, che il
Kalevala
si
limita a citare fuori campo quale padre della stirpe,
corrisponde qui il cupo semidio Kalev, di cui è narrato l'arrivo dal nord
sulle ali della Grande Aquila, la fondazione del regno di
Viru e quindi la sua morte e seppellimento sotto la collina
di Toompea, a Tallinn. Suo figlio
Kalevipoeg
(il cui nome in effetti è solo un
patronimico: «figlio di Kalev») corrisponde forse al tragico
Kullervo che occupa gli ultimi
canti del
Kalevala.
A confrontare l'atmosfera generale
dei due poemi, si ha l'impressione, probabilmente non falsa,
che il
Kalevipoeg
risenta dell'influsso dell'epica germanica, assai più
convulsa e cruenta di quanto non sia la rarefatta epica
finnica, che invece è epica di magia e non di spada.
Non dimentichiamo che la storia dell'Estonia è fatta
di continue dominazioni tedesche e russe, che il breve sogno
di libertà che il paese accarezzò dal 1918
ebbe fine prematura con il Patto Molotov-Ribbentrop, che nel
1939 assegnò il paese all'Unione Sovietica. Solo nel
1991, dopo più di cinquant'anni di dominio sovietico,
l'Estonia ha finalmente ritrovato la sua indipendenza. I
Cavalieri Teutonici contro cui si leva Kalevipoeg sono una
trasparente metafora contro tutti gli invasori che nel corso
della storia hanno calpestato i diritti del piccolo paese;
nel Kalevipoeg
è anche presente un forte senso di riscossa politica
e culturale: l'eroe rappresenta lo spirito invitto degli
Estoni che si solleva contro il dominio dello straniero. Il
sentimento patriottico di cui il
Kalevipoeg
è letteralmente imbevuto, non ha mai mancato di
suscitare consenso nel cuore degli estoni, allora come oggi.
Tuttavia, non si può fare a meno di notare che tutto
questo patriottismo, per quanto legittimo e condivisibile,
contribuisce un po' a soffocare lo spirito mitologico
dell'opera.
In effetti, Kreutzwald
rielaborò un po' troppo il suo poema. Anche Elias Lönnrot aveva fatto
un po' di cucito sul
Kalevala,
ma era stato molto attento a rispettarne lo spirito e lo
stile, intervenendo solo dov'era necessario. Non così
scrupoloso fu invece Kreutzwald, che non solo
riadattò i poemi popolari al gusto della sua epoca,
ma aggiunse abbondanti versi scritti da lui. Oggi la critica
riconosce come autenticamente popolari non più di
2500 versi su 19000! Ciò comunque non toglie nulla
all'immenso valore che il
Kalevipoeg
ebbe per l'Estonia, anche perché richiamò
l'attenzione dell'Europa colta sull'ignorata nazione del
Baltico.
RICERCHE
L'edizione italiana del
Kalevipoeg
risale al
1935 e la traduzione non è neppure condotta
sull'originale, bensì sulla riduzione francese di Raudsep e De Stœcklin. L'unica copia di questo vecchio
libro che sia riuscito a rimediare, si trovava alla
Biblioteca Alessandrina di Roma, e l'ho praticamente
distrutta per riuscire a fotocopiarla. A quelle vecchie
pagine mi sono affidato per il mio già scarno
riassunto, integrato all'occasione con del materiale
reperito durante un viaggio in Estonia. Più recentemente, alcuni versi
del Kalevipoeg
sono stati tradotti da Giorgio Pieretto in La sparuta progenie di Kalev (In forma di parole, vol. II, Bologna 2009).
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