NOTE
Primo incantesimo
I.1
― Idisi. Probabilmente delle
divinità femminili della religione
antico-tedesca. Difficile dire
quale fosse la loro collocazione:
la loro presenza nelle battaglie ha
fatto naturalmente pensare alle
valkyrjur, che stabilivano le sorti
degli scontri, ma anche alle
nornir
in qualità di dee del destino
individuale dei guerrieri. Tale interpretazione
si scontra tuttavia col fatto che
l'incantesimo è evidentemente
finalizzato a conquistare il favore
delle
idisi, garantendo al
guerriero che lo pronunciava la
salvezza in battaglia e la fuga nel
caso venisse catturato. Pur senza
voler ricondurre forzatamente alla
mitologia continentale il carattere
di figure
– come le valchirie o le norne – di cui conosciamo soltanto
la versione della posteriore
letteratura scandinava, si può
ipotizzare che le
idisi
fossero una sorta di personali
custodi femminili dei guerrieri, o
degli uomini. In
questo senso possono essere
agevolmente essere messe in
correlazione con le
dísir
della mitologia norrena, dee della
fecondità che apparivano a volte
come spiriti tutelari delle
famiglie. Intese come una sorta di
«sorellanza» delle
antenate di una stirpe, le
dísir proteggevano
coloro che appartenevano alla
famiglia stessa e danneggiavano i loro
nemici. È evidentemente questo il
ruolo delle
idisi citate
nell'incantesimo. 
I.7-8
― Si confronti con quanto detto nella
Ljóða Edda dove
Óðinn afferma di
conoscere canti magici [galdrar]
in grado di liberarlo da lacci e
catene:
Ef mér fyrðar bera
bǫnd að boglimum,
svá ek gel,
at ek ganga má,
sprettr mér af fótum fjǫturr,
en af hǫndum haft. |
Se uomini impongono
ceppi alle mie membra,
così io canto
che me ne possa andare:
la catena salta via dai piedi
e dalle mani il laccio.
|
Ljóða Edda
>
Hávamál
[149] |
La capacità di liberarsi da ceppi e
catene era evidentemente un motivo
ben noto alla tradizione magica
germanica. 
Secondo incantesimo
II.1
― Dei vari problemi interpretativi legati ai Merseburger Zaubersprüche
uno resta ancora insoluto: chi sia
il misterioso Phol che appare come
compagno di
Wōtan nel primo verso del
secondo scongiuro. Jacob Grimm lo
identificò col
Balder che compare nel secondo
verso, richiamandosi per il culto
del dio, conosciuto in Scandinavia
come
Baldr ma non altrimenti
testimoniato sul continente, alla
toponomastica tedesca (Pholesbrunnen,
Pholesau) (Grimm
1842). L'identificazione di
Phol con
Balder, per quanto sia solo
un'ipotesi, appare più probabile da
quando, nel 1929, si è scoperta a Utrecht, nell'antico territorio dei Batavi,
un'iscrizione votiva a un dio Baldruos Lobbonus:
[VOTA ERC]OVL
MACVSAO BALDRVO LOBBO
SOL DDECUR VABVSOAE DEO LOBBO
BORVOBOENDOAE VO SS A LBB |
[Vota (H)erc]oul(eo) Macusa(n)o
[recte: Magusa(n)o] Baldruo Lobbo(no)
sol(verunt) ddecur(iones)
Vabusoae deo Lobbo(no)
Borvoboendoae vo(ta)
ss(olverunt) a(nimo) l(i)bb(entes) |
AE [1977, 00539] |
Sia come sia, l'identificazione tra
Phol e
Baldr viene spesso data
per scontata nei manuali di storia
della letteratura tedesca
(Prampolini
1943 | Borges 1978). Altri
autori, facendo derivare gli
incantesimi da modelli latini, hanno
identificato il problematico
Phol
con Apollo o addirittura
con San
Paolo; altri ancora vi vedono un
semplice sostantivo come pol
«forza» o pol «puledro».
Poiché si ritiene che la lettura
sia [fol]
e non [pol], si è anche pensato al
termine fol «abbondante,
pieno di grazia», epiteto
conveniente a colui che era dio
della luce e il datore di ogni bene
alla terra e agli uomini. (Grünager
1967) 
II.5
― Alcune dee esperte in magia
provano a guarire con i loro canti
magici il cavallo di
Balder, inutilmente. Della
prima dea,
Sinhtgunt, poco possiamo
dire, in quanto il suo nome non
trova analogia con nessun altro nome
conosciuto nella mitologia norrena
o anglosassone. È detta sorella di
Sunna,
la dea del sole, ma questo poco ci
aiuta. 
II.6
―
Sunna
è la dea del sole, equivalente
della norrena
Sól,
che Snorri pone nel computo delle
dee. 
II.7
―
Frīja è la dea tedesca
dell'amore e della fertilità, sposa
di
Wōtan. In Scandinavia le
corrispondono sia
Freyja che
Frigg, essendo la distinzione
tra i due personaggi una posteriore
innovazione della religione
norrena. In Germania alle due
figure corrispondeva infatti un
solo personaggio, il cui nome
originale era *Frigja.
Mentre l'occlusiva velare [g]
si conservava in norreno producendo
la forma Frigg, nel resto
dell'area germanica esso si
trasformava nella semiconsonante [j],
generando così l'ortografia <Friia>
Frīja presente nel testo
antico alto tedesco. Estendendosi il
culto di
Frīja
fuori
dall'area germanica, la dea venne
in seguito accolta nel pantheon
scandinavo a fianco della stessa
Frigg, formando un personaggio
distinto da esso:
Freyja. 
II.8
―
Volla è la scandinava
Fulla, che nella
Prose Edda di
Snorri è
l'ancella di
Frigg. 
II.14-17
― «Osso a osso...». In
entrambe le composizioni, mentre il
racconto proviene dal paganesimo
germanico, la formula magica
conclusiva mostra precisi paralleli
e riscontri nelle più diverse
letterature pagane e cristiane. Ad
esempio, lo scongiuro scongiuro di
questa seconda composizione
concorda quasi alla lettera con un
antico inno magico dell'Atharvaveda
indiano: «Che il midollo
si riunisca al midollo, che la pelle
ricresca con la pelle, che il sangue e
l'osso ricrescano, che la carne ricresca con
la carne; | rimetti insieme pelo a
pelo; rimetti insieme pelle a
pelle; che il sangue e l'osso
ricrescano: rimetti insieme ciò che
è spezzato, o erba [medicamentosa]»
(Atharvaveda
[IV: 12: -]). Questo
parallelismo formulare tra ambiti geograficamente così
distanti – l'India vedica e la Germania alto-medievale – è
stato chiamato a testimonianza di una comune tradizione magica
indoeuropea (Grünager 1967 | Orlandi ~
Sani 1992). 
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Bibliografia
-
BORGES Jorge Luis,
Literaturas germánicas medievales.
Emecé Editores, Buenos Aires 1978. → ID.,
Letterature germaniche medioevali.
Theoria, Roma-Napoli 1984.
-
DOLFINI Giorgio,
Lineamenti di grammatica dell'antico alto tedesco.
Mursia, Milano 1973.
-
GRIMM Jacob,
Über zwei entdeckte Gedichte aus
der Zeitdes deutschen Heidentums. In: Abhandlungen
der kgl. preussischen Akadamie. Berlin 1842.
- GRÜNAGER Carlo, La letteratura tedesca medievale.
Sansoni, Firenze / Accademia, Milano 1967.
-
MANGANELLA Gemma,
La creazione e la fine del mondo
nell'antica poesia germanica. Liguori, Napoli
1966.
-
ORLANDI Chatia ~ SANI Saverio [cura], Atharvaveda. UTET,
Torino 1992. Tea, Milano 1997.
-
PRAMPOLINI Giacomo,
Letterature germaniche insulari. In: ID., Storia universale della letteratura, vol. III. UTET, Torino 1949.
-
PRIEST George Madison, A Brief History of German Literature.
New York, 1909.
-
WOLFSKEHL Karl,
Alteste Deutsche Dichtungen.
Insel-Verlag, Wiesbaden 1953.
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