SCHEDARIO

GERMANI
Scandinavi

MITI GERMANICI
Gimlé
GIMLÉ
Nella cosmologia scandinava, santuario posto nel terzo cielo, in Víðbláinn, residenza escatologica dei giusti dopo il Ragnarǫk.

* * *

 
MITOLOGIA
MITI
  • Dimora celeste, più bella del sole, e ricoperta d'oro.
  • Si trova nel terzo cielo, a Víðbláinn.
  • Pare che attualmente vi dimorino soltanto i Ljósálfar.
  • È destinata a resistere allorché il fuoco di Surtr distruggerà il cielo e la terra.
  • Dopo il Ragnarǫk, accoglierà gli uomini buoni e giusti di tutti i tempi. Là essi vivranno in eterno felici.
  • Secondo alcuni, vi si troverebbe forse la sala di Brimir, dove i giusti si riuniranno a bere buone bevande.
  • Secondo altri, è da identificare con Vingólf:, dove già ora Allfǫðr presiede al banchetto dei giusti.
IDENTIFICAZIONI
Vingólf
Brimir (?)
 
FILOLOGIA
ORTOGRAFIA

  ORTOGRAFIA
NORMALIZZATA
LEZIONE DEI
MANOSCRITTI

MSS.

Norreno Gimlé Gımlé
Gimle
Gimli
[R]
[A | Rs]
[W]

ETIMOLOGIA

Gimlé, toponimo.
Etimologia incerta. Il monumentale dizionario antico-islandese di Cleasby e Vigfússon lo riconduceva  a un ipotetico *gimill, correlandolo al sostantivo himill/himinn «cielo» (Cleasby ~ Vigfússon 1874). L'interpretazione che riscuote oggi la maggior parte dei consensi interpreta il termine come un composto, da scindere in gim-lé:

  1. gim- | Il sostantivo neutro gim ha, come significato principale, «gemma, gioiello». Derivato dal latino gemma, attraverso la mediazione dell'anglosassone gim, è utilizzato unicamente in poesia (ad es. in talune kenningar, come fagr-gim «bella gemma», cioè il sole; o gimsgerðr «Gerðr dei gioielli», a indicare una signora). Tuttavia, il lessico scaldico attesta anche «fuoco» quale significato secondario del termine.
     
  2. - | Probabilmente dal sostantivo neutro hlé «tetto, riparo, protezione». Da un protogermanico *hlew- (cfr. tedesco Lee; olandese lij; antico sassone hlea; anglosassone hlēo > inglese lee «riparo dal vento» (marinaresco); norreno hlé > danese «riparo». Ulfila rende con il gotico hlija il greco skēnḗ «tenda»).

Esclusa l'interpretazione dei primi esegeti quale «tetto di gemme» (anche perché le dimore divine hanno piuttosto il tetto d'oro o d'argento), il termine Gimlé verrebbe a significare qualcosa come «tetto di fuoco» o, con maggiore verosimiglianza, «riparo dal fuoco». Quest'ultima interpretazione è giustificata dal fatto che la dimora di Gimlé è destinata a resistere alle fiamme di Surtr, allorché il giorno di Ragnarǫk arderanno il cielo e la terra. (Meli 2008)

LETTURA

Il salone di Gimlé compare in letteratura in una delle strofe finali della Voluspá, dove si descrive il mondo futuro che sorgerà dopo il Ragnarǫk. Qui è detta essere la dimora escatologica destinata alle schiere dei valorosi:

Sal sér hon standa
sólu fegra,
golli þakðan,
á Gimléi;
þar skulu dyggvar
dróttir byggva
ok of aldrdaga
ynðis njóta.
Vede lei una corte levarsi
del sole più bella,
d'oro ricoperta,
in Gimlé.
Schiere di giusti
là dimoreranno
ed eternamente
gioiranno felici.
Ljóða Edda > Voluspá [64]

Il testo non dice chi siano questi «giusti» [dyggvar], e perché siano organizzati in «schiere» [dróttir]. Sono forse tutti gli uomini probi e onesti del precedente ciclo cosmico, qui accolti in una sorta di paradiso ricompensatorio? Nulla di più facile, e si può anche ipotizzare un'influenza cristiana. Alternativamente, Gimlé potrebbe essere la residenza degli Einherjar vittoriosi che sono sopravvissuti al Ragnarǫk. I guerrieri prescelti da Óðinn, avendo combattuto per una giusta causa, vengono qui assegnati a una dimora meravigliosa, destinata a sostituire il Valhǫll.

Nella sua Edda, Snorri cita a più riprese Gimlé, fornendone per lo più un'immagine coerente con quanto detto dalla Voluspá e aggiungendo anche alcuni dettagli interessanti. Nel capitolo diciassettesimo, quando Gangleri chiede notizie dei luoghi che si trovano in cielo, Hár gli elenca molte delle dimore celesti che compongono il mondo degli Æsir e, tra queste, cita anche Gimlé, ora collocata nella «parte meridionale del cielo» [á sunnanverðum himins] e definita la dimora destinata agli «uomini buoni e giusti» [góðir menn ok réttlátir] dopo la fine del mondo:

Á sunnanverðum himins enda er sá salr er allra er fegrstr ok bjartari en sólin, er Gimli heitir. Hann skal standa þá er bæði himinn ok jǫrð hefir farisk, ok byggja þann stað góðir menn ok réttlátir of allar aldir. Nella parte meridionale del cielo c'è quella sala, più bella e più splendente del sole, che si chiama Gimlé. Essa resisterà quando cielo e terra saranno entrambi caduti e ivi abiteranno gli uomini buoni e giusti di tutte le epoche.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [17]

E, a riprova di questa affermazione, Hár cita i versi summenzionati della Voluspá.

Giustamente, Gangleri si chiede come mai Gimlé non verrà distrutta, quando la fiamma di Surtr brucerà il cielo e la terra. Il suo interlocutore non risponde direttamente, ma sembra spiegare che sia la lontananza di questa sala, posta in un terzo cielo al di sopra del nostro, a tenerlo lontana dalle fiamme dell'incendio universale.

Svá er sagt at annarr himinn sé suðr ok upp frá þessum himni, ok heitir sá himinn Andlangr, en hinn þriði himinn sé enn upp frá þeim, ok heitir sá Víðbláinn, ok á þeim himni hyggjum vér þenna stað vera. En Ljósálfar einir hyggjum vér at nú byggvi þá staði. Così è detto, che un altro cielo si trovi a sud, al di sopra di questo, chiamato Andlangr; ma ancora sopra a questo c'è il terzo cielo, che si chiama Víðbláinn. In questo cielo noi crediamo che si trovi quella dimora, ma solo i Ljósálfar, noi pensiamo, fino a ora vi abitano.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [17]

Dunque, Gimlé apparterebbe a una sfera metafisica ancora più elevata di quella che concerne il mondo celeste degli Æsir. Dettaglio interessante, il salone sarebbe attualmente vuoto, in attesa di accogliere gli «uomini buoni e giusti» dopo la fine del mondo. L'uso di incisi come «noi crediamo» e «noi pensiamo», visto che a parlare è lo stesso Hár, proietta l'intera scena in uno spazio e in un tempo che trascende lo stesso mondo divino.

Un'analoga serie di domande e risposte torna in seguito, con aggiunta di altri dettagli interessanti.

Þá mælti Gangleri: «Hvat verðr þá eptir er brendr er himinn ok jǫrð ok heimr allr ok dauð goðin ǫll ok allir einherjar ok allt mannfólk? Ok hafit þér áðr sagt at hverr maðr skal lifa í nǫkkvorum heimi um allar aldir?» Disse quindi Gangleri: «Cosa succederà in seguito, quando tutto il mondo sarà bruciato e morti saranno tutti gli dèi, gli Einherjar e l'umanità intera? Non avete detto prima che vi sarà un qualche mondo in cui ogni uomo vivrà per sempre?»
Þá svarar Þriði: «Margar eru þá vistir góðar ok margar illar. Bazt er þá at vera á Gimlé á himni, ok allgott er til góðs drykkjar þeim er þat þykkir gaman í þeim sal er Brimir heitir, hann stendr ok á himni». Rispose allora Þríði: «Molte saranno allora le dimore buone e molte quelle cattive. La cosa migliore sarà trovarsi a Gimlé, nel cielo; là ci sarà abbondanza di buone bevande per coloro che ne vorranno, nella sala chiamata Brimir, anch'essa nel cielo».
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [52]

Riguardo alla sala che Snorri chiama Brimir, non è chiaro nel testo se sia un locale compreso in Gimlé o se sia una dimora alternativa. Il passo sembra però essere un fraintendimento di Voluspá [37], dove Brimir è piuttosto il nome del gigante che presiede a una delle varie dimore escatologiche.

Se fin qui le delucidazioni snorriane confermano quanto già affermato in Voluspá [64], dove Gimlé è la dimora dei giusti dopo la fine del mondo, in un altro passo della sua opera, Snorri si contraddice.

Hitt er mest, er hann gerði manninn ok gaf honum ǫnd þá er lifa skal ok aldri týnask, þótt líkaminn fúni at moldu eða brenni at ǫsku. Ok skulu allir menn lifa þeir er rétt eru siðaðir ok vera með honum sjálfum þar sem heitir Gimlé eða Vingólf, en vándir menn fara til Heljar ok þaðan í Niflhel, þat er niðr í inn níunda heim. Ma quel che di più grande [Allfǫðr] ha compiuto è stata la creazione dell'uomo a cui ha donato l'anima affinché viva e mai muoia, benché il corpo si dissolva in polvere o bruci fino a diventare cenere. Tutti gli uomini giusti vivranno e abiteranno insieme a lui in quel luogo che è chiamato Gimlé o Vingólf. Gli uomini malvagi andranno invece da Hel e da lì nel Niflhel, che si trova laggiù nel nono mondo.
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [3]

Qui egli afferma che Gimlé sia, sì, la dimora dei giusti, ma che questi siano destinati ad abitarvi non già dopo la fine del mondo, ma nel presente ciclo cosmico, insieme allo stesso Allfǫðr. Qui Gimlé, quale dimora escatologica dei giusti presieduta da Óðinn, sembra assumere un carattere affine a quello della Valhǫll, che però è destinata ai guerrieri. Curiosamente Gimlé viene qui identificata con Vingólf, la quale è un'altra dimora degli Einherjar in Gylfaginning [20]. C'è in ogni caso da dire che l'interpretazione di questo passo è piuttosto delicata, in quanto molti commentatori arguiscono che non si riferisca ad Allfǫðr [Óðinn], ma piuttosto al Dio cristiano, creatore delle anime e signore del paradiso.

Schedario: [Vingólf | Valhǫll]►

FONTI

Ljóða Edda > Voluspá [64]
Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [3 | 17 | 52]

BIBLIOGRAFIA
RIFERIMENTI
PAGINE
I nove mondi - Cosmologia nordica

Creazione pagina: 01.01.2009
Ultima modifica: 28.06.2013

 
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