 |
|
Emil Doepler |
|
Ritratto di Christian Wilhelm Allers (1887) |
Introduzione
Emil Doepler der
Jüngere, il «giovane», era figlio di un altro famoso illustratore tedesco,
Carl Emil Doepler der Ältere, il «vecchio», anch'esso presente nel nostro
museo, e che gli fece da primo maestro. Pittore e illustratore, pratico in
diverse tecniche, Doepler portò l'Art nouveau nel mondo della mitologia
germanica allorché fu chiamato a illustrare un libro di mitologia germanica,
Walhall, die Götterwelt der Germanen, di
Wilhelm Ranisch. Compito che Doepler eseguì con gusto superbo, com'è evidente
nelle immagini che rappresentiamo in queste pagine. La ricerca grafica è sempre
ai massimi livelli: più filologica nelle illustrazioni sugli antichi Germani,
può però assumere un carattere «wagneriano» nelle scenografie scandinave,
con quegli elmi alati e quelle valchirie che paiono sul punto di mettersi a
cantare. Il colore predominante è l'oro tanto caro all'estetica art-deco, che
vediamo scintillare nel cielo e nella natura, nelle armature dei guerrieri e nei
capelli delle donne. Sfuma in colori più tiepidi, nel celeste e nel verdazzurro,
nelle scene di maggiore intimità, per ardere nel rosso fuoco nelle furiose scene
del Götterdämmerung. I disegni sono bordati da
motivi liberty che s'inseguono attraverso le pagine – alcune potete
vederle ingrandendo le immagini – e da didascalie a caratteri tondeggianti.
L'effetto è veramente pregevole.
Dividiamo la galleria di Emil Doepler in tre parti:
-
Ur-Germanen
-
Die Götterwelt
-
Götterdämmerung
|
|
|
Emil Doepler der
Jüngere |
|
WALHALL |
|
Ur-Germanen |
|
 |
|
|
|
|
La divinazione
Un'antica tribù germanica, nel I sec. della nostra èra. Un vecchio
sta tirando le sorti secondo un procedimento ben descritto da Tacito:
«Tagliano un rametto di albero fruttifero in
piccoli pezzi, li contraddistinguono con certi segni e li buttano a caso su una
veste bianca. Dopo di che il sacerdote [...], invocati gli dèi e lo
sguardo rivolto al cielo, ne raccoglie tre pezzi, uno per volta, e li interpreta
secondo il segno impresso» (Germania [9]). |
|
 |
|
Losungen, 1905. |
|
|
Nerthus
Del culto di Nerthus, diffuso presso i popoli della
Svevia, tratta sempre Tacito. «Nerthus,
la madre terra, interviene nelle vicende umane e scende su un carro in
mezzo ai popoli» scrive lo storico, utilizzando un nome maschile e un
terra mater femminile (Germania [40]).
Doepler, come si vede, fa assidere sul carro la figura di una dea. Tra poco
la statua verrà purificata in un lago, e degli schiavi le verranno
sacrificati... |
|
 |
|
Nerthus, 1905. |
|
|
Il bosco dei Semnoni
Ancora una volta è Tacito la fonte d'ispirazione di tale illustrazione. Egli
scrive, che i membri della tribù dei Semnoni, «in
una data precisa, convergono in una foresta, sacra per i riti degli avi e il
secolare timore, e là, ucciso un uomo a nome della comunità, dànno inizio
all'orrendo rito barbarico...» (Germania [39]).
Tanto basta per creare questa cupa immagine, rifulgente del color oro tanto caro
all'Art-deco. |
|
 |
|
Semnonen Hain, 1905. |
|
|
Le idisi
L'ispirazione, questa volta, è il primo dei due
Incantesimi di Merseburgo, in cui le savie
idisi liberano i prigionieri di guerra, spezzando corde e catene. «Sorgi dai ceppi! sfuggi ai nemici!» |
|
 |
|
Idise, 1905. |
|
|
|
 |
|
Wodan Heilt Balders Pferd, 1905. |
|
|
Godan e Frea alla finestra del cielo
La fonte d'ispirazione di questa splendida illustrazione, è l'Historia
Langobardorum di Paolo Diacono. Affacciato alla finestra della sua
dimora celeste, Godan ha promesso che
concederà la vittoria ai primi guerrieri che vedrà schierarsi all'orizzonte.
Nel lato inferiore della pagina compaiono le donne dei Winnili che, avvertite da
Frea, si presentano all'alba, i capelli
tirati sul mento a simulare le barbe, e ottengono così la vittoria per i loro
uomini. Da loro, prenderanno nome i Longobardi... ovvero,
«coloro che hanno una lunga barba». |
|
|
|
Wodan Frea Himmelsfenster, 1905. |
|
|
San Bonifacio
Siamo ormai nella prima metà dell'VIII secolo. San Bonifacio, l'evangelizzatore
dei Germani, benedice la tribù dei Chatti dopo aver abbattuto la quercia sacra a
Donner. |
|
 |
|
Bonifacius, 1905. |
|
|