SCHEDARIO

SLAVI
Russi
Slavi del Baltico

MITI SLAVI
Svarožičĭ
SVAROŽIČĬ
Dio degli Slavi del Baltico, ma conosciuto in Russia quale spirito del fuoco. Forse, una versione minore di Svarogŭ.

* * *

 
MITOLOGIA
MITI
  • Il principale degli dči lusaziani, soprattutto dei Rodarii e degli Obotriti.
  • Nella cittŕ di Radgost vi č un tempio, i cui idoli sono abbigliati con elmi e corazze. Il principale č quello di Swarożyć, che č dorato e abbigliato di porpora. Il luogo č sede di un importante oracolo, e a Swarożyć vengono tributati sanguinosi sacrifici umani.
  • In Russia, i contadini pregano il fuoco, chiamando Svarožičĭ, e vengono compiuti in suo nome piccoli sacrifici di polli.
CORRISPONDENZE
Identificazioni cristiane: Il diavolo
FILOLOGIA
ORTOGRAFIA

  ORTOGRAFIA
NORMALIZZATA
TRASLITT. LEZIONE DEI
MANOSCRITTI

FONTI

Antico russo Сварожичь
Svarožičĭ
Сварожичь Slova i poučenija
Russo Сварожич
Svarožič
   
Slavo occidentale *Swarożyć Zuarasizi
Zuarasic
Thietmar: Chronicon
San Bruno: Lettera
*Radgost Riedigost
Radigast
Redigast
Thietmar: Chronicon
Helmond: Chronica Slavorum
Adamo di Brema: Gesta Hammaburgensis...

ETIMOLOGIA

Il nome di questo dio č attestato in due forme. Una slavo-orientale, tramandata dai testi ecclesiastici russo-medievali, Svarožičĭ [Сварожичь]; l'altra, slavo-settentrionale, ma trasmessa nelle trascrizioni latinizzate di Zuarasizi e Zuarasic, le quali sottendono un probabile nomen *Swarożyć (in ortografia polacca) (Pisani 1949). Si noti che un paio di testi, confondendo il nome della divinitŕ con quello del centro in cui si trovava il suo tempio, le dŕnno il nome di Radigast o Redigast, lezioni latinizzate per un originale *Radgost.

L'interpretazione del teonimo *Swarożyć/Svarožičĭ non puň essere separata dal tenonimo paleorusso Svarogŭ, che ne č evidentemente corradicale.

Addirittura, Svarožičĭ potrebbe essere una forma declinata di Svarogŭ, quale ad esempio un diminutivo o un vezzeggiativo, sul tipo «piccolo Svarogŭ». Formule migliorative di questo tipo sono molto comuni nel parlato finnico, baltico e slavo orientale (si veda il rispettoso, ma non necessariamente affettuoso, batjuška, «piccolo padre», un tempo attribuito alle persone anziane, ai sacerdoti, al fuoco nel focolare, allo stesso Stalin). Alternativamente, Svarožičĭ potrebbe essere inteso come un patronimico, in questo caso a significare «figlio di Svarogŭ». E ricordando che, nella traduzione russa della Chronographía di Iōánnēs Malálas, Dažĭbogŭ č figlio di Svarogŭ, alcuni autori hanno finito con l'identificare Svarožičĭ con lo stesso Dažĭbogŭ.

Tra le altre etimologie proposte, č assolutamente da scartare quella avanzata da Vittore Pisani. La riportiamo a titolo di curiositŕ. L'antico russo Svarožičĭ sarebbe da considerare l'ipostasi di un ipotetico sva rožičĭ, in cui *sva sarebbe un'antica forma nominativa di «cane» (cfr. śvan, lituano šuő, greco kúōn), mentre rožičĭ sarebbe lo sviluppo russo di un pre-slavo *rogītio «cornuto» (cfr. rogŭ «corno»). In sintesi, nella proposta di Pisani, il nome Svarožičĭ significherebbe qualcosa come «cane cornuto». A giustificare tale grottesca etimologia, o per lo meno la sua metŕ canina, Pisani ricordava che nell'antichitŕ Sirio era chiamata «Stella del Cane», in quanto, apparendo nel crepuscolo mattutino, recava con sé il tempo piů caldo dell'anno, i dies caniculares. (Pisani 1949).

Scheda: [Svarogŭ]►

LETTURA

Le fonti principali che riguardano *Swarożyć/Svarožičĭ sono latine, risalgono nel periodo tra l'XI e il XII secolo e si riferiscono alla tradizione degli Slavi del Baltico. Il cronista Thietmar di Merseburgo (975-1018), riferendosi ai Redarii, una tribů lusaziana dell'Oder, riferisce di un tempietto di legno, posto nella cittŕ di Rethra [Riedegost] (sul lago di Tollensesee, nel Mecleburgo, in Germania). Al suo interno vi erano gli idoli degli dči locali, il cui principale si chiamava Zuarasizi...

Est urbs quaedam in pago Riedirierun, Riedegost nomine, tricornis ac tres in se continens portas, quam undique silva ad incolis intacta et venerabilis circumdat magna. Duae eiusdem portae cunctis introeutibus patent; tercia, quae orientem respicit et minima est, tramitem ad mare iuxta positum et visu nimis horribile monstrat. In eadem est nil nisi fanum de ligno artificiose compositum, quod pro basibus diversarum sustentatur cornibus bestiarum. Huius parietes variae deorum dearumque imagines mirifice insculptae, ut cernentibus videtur, exterius ornant; interius autem dii stant manu facti, singulis nominibus insculptis, galeis atque loricis terribiliter vestiti, quorum primum Zuarasizi dicitur et prae ceteris a cunctis gentilibus honoratur et colitur... C'č una cittŕ, nella terra dei Redarii, chiamata *Radgost [Riedegost], con forma triangolare e tre porte, circondata da una grande foresta lasciata intatta dagli abitanti del luogo e venerata come sacra. Due delle porte possono essere raggiunte per via terra; la terza, assai piccola, che guarda a oriente, č posta dinanzi a un lago e ha un aspetto davvero orribile. Nella fortezza, c'č un tempio in legno, le cui fondamenta sono sostenute da corna di animali. Sulle sue pareti sono meravigliosamente scolpite le immagini di molti dči e dee, i quali adornano tutto il lato esterno. All'interno si trovano gli idoli degli dči, i quali portano incisi i loro nomi e sono abbigliati con elmi e corazze. Il primo di essi si chiama Swarożyć [Zuarasizi] ed č onorato dalle genti pagane sopra tutti gli altri dči...
Thietmar: Chronicon [VI: 23]

Questa posizione di preminenza di *Swarożyć (almeno tra gli Slavi del Baltico) sembra confermata da una lettera di San Bruno ad Enrico II, del 1008. Il dio viene qui identificato con il diavolo: «Come possono andare d'accordo *Swarożyć [Zuarasic] il diavolo, e il vostro e nostro capo dei santi, Maurizio?» Da questa notizia Vittore Pisani avrebbe dedotto che, come Maurizio era dux sanctorum, cosě *Swarożyć era il principale degli dči pagani. (Pisani 1949)

Al medesimo tempio si riferiscono altre fonti, che perň confondono il nome della divinitŕ con quello della cittŕ. Adamo di Brema chiama infatti la cittŕ con il suo nome latino, Rethra, e il dio con l'endonimo slavo della medesima cittŕ, Redigast.

Sunt et alii Slavorum populi, qui inter Albiam et Oderam degunt, sicut Heveldi qui iuxta Haliolam fluvium, et Doxani, Liubuzzi, Wilini et Stoderani cum multis aliis. Inter quos medii et potentissimi omnium sunt Retharii, civitas eorum vulgatissima Rethre, sedes idololatriae. Templum ibi constructum est daemonibus magnum, quorum princeps Redigast. Simulacrum eius auro, lectus ostro paratus. Civitas ipsa novem portas habet, undique lacu profundo inclusa, pons ligneus transitum praebet, per quem tantum sacrificantibus aut responsa petentibus via conceditur. Ci sono altri popoli slavi, che vivono tra l'Elba e l'Oder, come gli Heveldi, stanziati presso il fiume Havel, e i Doxani, i Liubuzi, i Wilini e gli Stoderani, con molti altri. In mezzo a questi, ancora piů potenti, stanno i Redarii, la cui cittŕ di Rethra č sede di idolatria. Vi sorge un grande tempio, costruito dai demoni, il cui principe č Redigast. Il suo simulacro č d'oro, il suo letto ornato di porpora. La stessa cittŕ ha nove porte, ed č circondata da ogni parte da un lago profondo. Lo solcano ponti di legno, attraverso i quali č concesso passare solo a chi intende fare sacrifici o chiedere responsi.
Adamo di Brema: Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum [II: 18]

Anche la Chronica Slavorum di Helmond di Bosau (1120-1177) si riferisce al dio slavo col nome di Radigast, in due occasioni. Nella prima, torna a ripetere quanto giŕ era stato detto sulla cittŕ dei Redarii:

Siquidem Riaduri sive Tholenzi propter antiquissimam urbem et celeberrimum illud fanum, in quo simulachrum Radigast ostenditur, regnare volebant, asscribentes sibi singularem nobilitatis honorem, eo quod ab omnibus populis Slavorum frequentarentur propter responsa et annuas sacrificiorum impensiones. I Redarii e i Tholenzi aspirano a regnare [sulle tribů circostanti], per via dell'antichitŕ della loro fortezza e del celeberrimo tempio che vi si trova, nel quale si erge la statua di Radigast. Essi pretendono per sé questo singolare titolo di nobiltŕ, per via dell'oracolo e dei sacrifici annuali che tutti i popoli slavi tributano in quel luogo nel corso delle loro visite.
Helmond di Bosau: Chronica Slavorum [I: 21]

Il secondo passo, di importanza capitale per la nostra conoscenza della religione degli Slavi del Baltico, cita Radigast come dio della terra degli Obotriti, insieme a diverse altre divinitŕ tribali:

Postquam igitur mortuus est Kanutus cognomento Lawardus rex Obotritorum, successerunt in locum eius Pribizlaus atque Niclotus, bipartito scilicet principatu, uno scilicet Wairensium atque Polaborum, altero Obotritorum provinciam gubernante. Fueruntque hii duo truculentae bestiae, Christianis valde infesti. Invaluitque in diebus illis per universam Slaviam multiplex ydolorum cultura errorque supersticionum. Nam preter lucos atque penates, quibus agri et opida redundabant, primi et precipui erant Prove deus Aldenburgensis terrae, Siwa dea Polaborum, Radigast deus terrae Obotritorum. His dicati erant flamines et sacrificiorum libamenta multiplexque religionis cultus. Dopo la morte di Kanutus, soprannominato Lawardus, re degli Obotriti, gli succedettero, una volta diviso il regno, Pribizlaus e Niclotus: il primo governava la provincia dei Wagri e dei Polabi, l'altro degli Obotriti. E in veritŕ, furono due bestie assetate di sangue cristiano, e durante il loro regno tutte le terre slave si riempirono d'ogni sorta di idoli, errori e superstizioni. Oltre ai boschi sacri e ai penati che riempivano le campagne e i villaggi, essi avevano, quali principali divinitŕ, Prove, dio delle terre degli Aldenburgensi, Siwa, dea dei Polabi, Radigast, dio delle terre degli Obotriti. E tutti questi dči avevano i loro sacerdoti, i loro sacrifici e il loro culto specifico.
Porro sollempnitates diis dicandas sacerdos iuxta sortium nutum denuntiat, conveniuntque viri et mulieres cum parvulis mactantque diis suis hostias de bobus et ovibus, plerique etiam de hominibus Christianis, quorum sanguine deos suos oblectari iactitant. Post cesam hostiam sacerdos de cruore libat, ut sit efficacior oraculis capescendis. Nam demonia sanguine facilius invitari multorum opinio est. Consummatis iuxta morem sacrificiis populus ad epulas et plausus convertitur. Est autem Slavorum mirabilis error; nam in conviviis et compotacionibus suis pateram circumferunt, in quam conferunt, non dicam consecracionis, sed execracionis verba sub nomine deorum, boni scilicet atque mali, omnem prosperam fortunam a bono deo, adversam a malo dirigi profitentes. Unde etiam malum deum lingua sua Diabol sive Zcerneboch, id est nigrum deum, appellant. I sacerdoti gettano le sorti e cosě fissano le date delle solennitŕ. Si radunano gli uomini, le donne e i fanciulli; sacrificano buoni e pecore, e qualche volta dei cristiani, poiché credono che il loro sangue sia assai gradito agli dči. Il sacerdote, dopo aver ucciso la vittima, compie libagioni con il suo sangue, affinché gli oracoli risultino piů efficaci. Č infatti opinione comune che il sangue attiri i dčmoni. Quando sono conclusi i sacrifici, le persone si dŕnno ai banchetti e ai divertimenti, perché gli Slavi hanno una singolare superstizione quando bevono insieme: fanno girare tra loro una patera nella quale sussurrano parole, non dico di consacrazione, ma di esecrazione, in nome delle loro divinitŕ del bene e del male. Dicono infatti che la buona fortuna provenga dal dio buono e i cattivi eventi dal dio malvagio. Questo č chiamato Diavolo o Czerneboch, cioč «dio nero».
Inter multiformia autem Slavorum numina prepollet Zuantevith, deus terrae Rugianorum, utpote efficacior in responsis, cuius intuitu ceteros quasi semideos estimabant. Unde etiam in peculium honoris annuatim hominem Christicolam, quem sors acceptaverit, eidem litare consueverunt. Quin et de omnibus Slavorum provinciis statutas sacrificiorum impensas illo transmittebant. Mira autem reverentia circa fani diligentiam affecti sunt; nam neque iuramentis facile indulgent neque ambitum fani vel in hostibus temerari paciuntur. Tra le molteplici divinitŕ degli Slavi, la piů illustre č Zuantevith, dio della terra dei Rugii, ritenuto il piů efficace nei responsi. Al suo confronto, [gli Slavi] guardano agli altri dči come fossero dei semidei. Anche per tributargli un onore speciale, ogni anno scelgono a sorte un cristiano, e lo sacrificano a lui. Tutte le province slave contribuiscono alle spese per il sacrificio. Gli Slavi hanno un singolare rispetto di questo tempio, tanto che non vi accettano facili giuramenti, né permettono che il suo perimetro sia violati fosse anche dallo sguardo di un nemico.
Fuit preterea Slavorum genti crudelitas ingenita, saturari nescia, inpaciens otii, vexans regionum adiacentia terra marique. Quanta enim mortium genera Christicolis intulerint, relatu difficile est, cum his quidem viscera extorserint palo circumducentes, hos cruci affixerint, irridentes signum redemptionis nostrae. Sceleratissimos enim cruci subfigendos autumant. Eos autem, quos custodiae mancipant pecunia redimendos, tantis torturis et vinculorum nodis plectunt, ut ignoranti vix opinabile sit. Gli Slavi sono gente di congenita crudeltŕ, incapaci di vivere in pace, e non smettono mai di tormentare i loro vicini per terra e per mare. Non possiamo neppure immaginare tutti i tipi di morte che hanno inventato per uccidere i cristiani. A volte, strappati gli intestini, li costringono a camminare tutto intorno a un palo. Altre volte li appendono alle croci, beffando cosě il simbolo della nostra redenzione, perché credono che solo i piů malvagi meritino la crocifissione. Coloro che sono destinati a essere riscattati con il denaro, vengono afflitti da tornenti e serrati tra le corde, in modo [cosě crudele] che nessuno potrebbe crederci.
Helmond di Bosau: Chronica Slavorum [I: 52]

Ma Svarožičĭ č presente anche in Russia, dov'č citato nei testi ecclesiastici. Č infatti l'unica divinitŕ attestata sia tra gli Slavi settentrionali che presso gli Slavi orientali. Qui perň sembra appartenere al livello inferiore del pantheon:

...E cosě compiono loro sacrifici e a loro dedicano pregando il korovaj, sgozzano polli, e pregano il fuoco, chiamandolo Svarožičĭ...
Slova i poučenija > Slovo Christoljubca
...E pregano il fuoco, chiamandolo Svarožičĭ, e per le navi fanno il bagno e fanno ponti e pozzi nella pasta e molte altre cose.
Slova i poučenija > Slovo sv. Grigorija ob idolach
...Ed altri credono in Svarožičĭ e in Ártemis...
Slova i poučenija > Slovo Ioanna Zlatousta
FONTI

Thietmar: Chronicon [VI: 23]
Adamo di Brema: Gesta Hammaburgensis Ecclesić Pontificum [II: 18]
Helmond di Bosau: Chronica Slavorum [I: 21 | I: 52]
Slova i poučenija > Slovo Christoljubca
Slova i poučenija
> Slovo sv. Grigorija ob idolach
Slova i poučenija
> Slovo Ioanna Zlatousta

BIBLIOGRAFIA
 | RIFERIMENTI
IMMAGINI
   
Svarožičĭ
Viktor Križanovskij
Svarogŭ
Viktor A. Korol'kov
Dažĭbogŭ
Viktor Križanovskij
   
PAGINE
Il Canone di Volodimirŭ - Gli dči di Kiev
Svarogŭ e Dažĭbogŭ - La legge e il fuoco

Creazione pagina: 26.10.2004
Ultima modifica: 24.11.2011

 
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