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MITI CELTICI
YFR TALIESIN
XLVI
[Marỽnadd Cunedda]
[Elegia di Cunedda]
ỺYFR TALIESIN
Ỻyfr Taliesin. Libro di Taliesin
x. Daronỽy
xxiii. Traỽsganu Cynan Garỽyn
xliii. Marỽnadd Dylan Eil Ton
xlvi. Marỽnadd Cunedda
Avviso
Saggio introduttivo
Lezione dal ms. del Ỻyfr Taliesin
Testo medio-gallese normalizzato
Traduzione italiana
Traduzioni inglesi
Note
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Bibliografia
YFR TALIESIN
XLVI
[Marỽnadd Cunedda]
[Elegia di Cunedda]
IL COSIDDETTO MARỼNAD CUNEDDA

Diversi sono i problemi che pone questa composizione del corpus Talgesinianum, numerata come XLVI, che nei testi è generalmente intitolata Marỽnad Cunedda, dove marỽnad vuol dire «elegia, trenodia, compianto, lamento funebre», e dunque «Lamento per Cunedda». La prima questione riguarda proprio la sua numerazione e il titolo, in quanto nel ms. Peniarth 2 (il Ỻyfr Taliesin), essa non è specificatamente indicata.

Consultando il manoscritto, si osserva che al folio 32 (p. 67), verso , inizia una composizione intitolata Marỽnad Oỽein: l'incipit della composizione è individuato da un capolettera azzurro ben visibile; il titolo è pure riportato in uno scolio aggiunto da una mano diversa. La successiva titolazione, Marỽnad Uthyr Pen., si trova al folio 34 (p. 71), verso . In mezzo, tuttavia, tre capolettera individuano quelle che sembrano tre elegie distinte. In mancanza di una titolazione «ufficiale» esse sono state così intitolate già nel Myvyrian Archaiology of Wales (Myfyr ~ Pughe 1801-1807):

XLV. Marỽnad Aeddon o fon, folio 32 (pag. 68) v. [];
XLVI. Marỽnad Cunedda, folio 33 (pag. 69), v. [];
XLVII. Armes [Armes Prydain bychan], folio 33 (pag. 70), v. [].

Tra i primi traduttori, David William Nash conserva i titoli del Myvyrian Archaiology (Nash 1968), mentre William Forbes Skene le distingue intitolandole rispettivamente Elegy of Aedon Mor, Death-song of Cunedda e The lesser prophecy of Britain (Skene 1968).

Altri problemi sono strettamente collegati e riguardano la datazione e l'attribuzione dell'elegia xlvi, di cui ci occupiamo in questa pagina. Mydỽyf Taliessin deryd, «io sono Taliesin l'appassionato»: l'incipit del componimento, nonché i versi [-], in cui si enumerano i doni ricevuti dal bardo, inducono a ritenere che l'autore sia contemporaneo del ỽledig Cunedda ap Edyrn (386-460 circa), a cui sembra destinata l'elegia, la quale sarebbe stata quindi composta nel V secolo, prima del periodo in cui, secondo la tradizione, sarebbe vissuto Taliesin. Da qui, la tesi paradossale di Rice Rees (1804-1839) che, nell'Essay on the Welsh Saint, suggerisce la possibile esistenza di un altro bardo a nome Taliesin, più antico di quello «canonico» (il quale sarebbe vissuto infatti nel secolo successivo). Nei versi seguenti [-] viene, però, menzionato ed esaltato il sacramento del battesimo: e sarebbe ben strano, secondo Nash, se l'elegia fosse composta proprio nel v secolo, epoca in cui si diffusero le dottrine di Pelagius (❀ 390-418), che negavano la validità del battesimo ai bambini: Nash sposta, dunque, la datazione al vi secolo (Nash 1868). In realtà l'attribuzione del poema a Taliesin è sicuramente un'interpolazione posteriore, quindi non significativa ai fini della datazione del poema.

Anche il fatto che l'elegia celebri Cunedda ap Edyrn non trova unanimi consensi.

Da qui, tutta una scuola critica, la quale fa capo a sir Ifor Williams, secondo la quale l'intero poema sarebbe una composizione dallo stile pseudo-arcaico composta nel ix o x secolo, sebbene in tempi più recenti R.G. Gruffudd e John Koch abbiano entrambi sostenuto che il Marỽnad Cunedda debba essere considerato un genuino poema nord-britannico. In particolare, Gruffudd crede che esso sia stato composto subito dopo la morte di Cunedda. D'altra parte, l'ortografia Cunedaf presente nel manoscritto è consistente con la lezione antico-brittonica Cunedag < *Counodagos. Koch ha notato che, nel poema, i nemici di Cunedda appaiono asserragliati nelle fortificazione romane a sud del vallum e che tra i suoi sostenitori appaiano esserci gli uomini del Bryneich: dettagli che portano a escludere una datazione «bassa» per la composizione; inoltre, se essa fosse davvero stata composta nel ix o x secolo, dovremmo aspettarci una maggiore insistenza di elementi cristiani, come accade infatti nel Marỽnad Oỽein, anch'esso attribuito a Taliesin. (Koch 2005)

Sebbene accettato da Myfyr e Pughe, da Skene, Nash e (inizialmente) da Evans, l'identità del protagonista del lamento viene messa in dubbio da sir John Morris-Jones, il quale pensa che la composizione celebri non Cunedda, ma il suo discendente Rhun Hir ap Maelgỽn († 586). L'elegia narrerebbe insomma della lotta fratricida tra Rhun e il cugino Rhyddrich Hen (erede di Coel Hen). A sostegno della sua tesi, Morris-Jones analizza puntualmente il testo gallese e, fidando soprattutto nella restituzione nel metro e nelle rime e proponendo tutta una serie di emendamenti nei passi ritenuti più corrotti, cerca di restituire uno scritto più fedele all'originale e più vicino alla sua ipotesi di lavoro (Morris-Jones 1918).

A titolo di curiosità notiamo che, nella sua bella edizione del Ỻyfr Taliesin, John Gwenogvryn Evans aveva inizialmente intitolato la composizione <Kwynaw Kuneda> (Cỽynaf Cunedda, «Lamento per Cunedda») (Evans 1910); tuttavia, cinque anni dopo, nella sua controversa interpretazione del corpus Talgesinianum come documento tardo-medievale, Evans ne modifica il titolo in <Marwnad Owein Gwyneδ>, dove oggetto del lamento è Oỽain ap Gruffydd, re del Gỽynedd (♔ 1100-1170) (Evans 1915)

CUNEDDA AP EDYRN

Di Cunedda ap Edyrn (386-460 circa), conosciuto come ỽledig, «condottiero, capo militare, dux», Nennius narra che, dal Manaỽ Gododdin, giunse nel Gỽynedd dove cacciò gli Scoti e fondò un grande regno:

Mailcunus magnus rex apud Brittones regnabat, id est in regione Guenedotae, quia atavus illius, id est Cunedag, cum filiis suis, quorum numerus octo erat, venerat prius de parte sinistrali, id est de regione quae vocatur Manau Guotodin, centum quadraginta sex annis antequam Mailcun regnaret, et Scottos cum ingentissima clade expulerunt ab istis regionibus et nusquam reversi sunt iterum ad habitandum.

Regnava Maelgỽn Mor, re dei Britanni, nella regione del Gỽynedd, in quanto un suo avo, Cunedda con i suoi otto figli, era giunto qui per primo dalle terre della costa sinistra, cioè la regione chiamata Manaỽ Gododdin centoquarantasei anni prima che regnasse Maelgỽn. Gli Scoti erano stati allora espulsi da queste terre subendo una rovinosa sconfitta e mai più erano tornati ad abitarvi.
Nennius: Historia Brittonum [62]

Cunedda è pure citato nella triade 81 del ms. Peniarth n. 50, dove leggiamo:

Tri santeidd lynys ynys Prydein: ỻinys Joseph o Armathia, a ỻinys Cunedda ỽledic, a ỻinys Bruchan Brechainaỽc.

I tre santi lignaggi di ynys Prydein: il lignaggio di Ioseph di Arimathia, il lignaggio di Cunedda ỽledig, il lignaggio di Brychan Brycheiniaỽg.
Trioedd ynys Prydein [81]

Le vicende della stirpe di Cunedda si intrecciano con quelle della stirpe di Coel Hen, sovrano del Gogledd Hen, di cui aveva sposato la figlia Gỽaỽl. Ben poco si conosce della vita di Cunedda, ma fu celebrato per il suo coraggio nelle tante battaglie intraprese. Suo discendente fu Rhun ap Maelgỽn (520-586), che governò il Gỽynedd dal 549 al 580. Durante il suo regno, il cognato Elidyr Llydaỽyn, re del Rheged, rivendicò il regno del Gỽynedd, invadendolo. Morì nell'impresa e i suoi cugini, Rhydderch Hen e Clydo Eiten, cugini peraltro anche di Rhun, gli dichiararono guerra per vendicarlo.

In sintesi, non è possibile stabilire a chi sia stata dedicata originariamente l'elegia, ma sicuramente ci offre un l'immagine di un capo, forse cristiano, coraggioso, amato dalle sue truppe e molto generoso con la sua gente.

YFR TALIESIN
XLVI
[Marỽnadd Cunedda]
[Elegia di Cunedda]
Testo medio-gallese, dal Ỻyfr Taliesin
[Marỽnadd Cunedda], testo medio-gallese normalizzato
[Elegia di Cunedda], versione italiana
The Death-Song of Cunedda, traduzione inglese di William Forbes Skene
The Elegy of Cunedda, traduzione inglese di David William Nash
 
  Lezione dal ms. del Ỻyfr Taliesin
[Marỽnadd Cunedda]
Pagina dal Llyfr Taliesin
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Peniarth, ms. 2. folii 33 (p. 69)
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  yꝺỽyf tɑlıeſſın ꝺeryꝺ ꟊỽɑỽt ꟊoꝺolɑf veꝺyꝺ.
Beꝺyꝺ rỽyꝺ rıfeꝺeu eıꝺolyꝺ. ꟏yfrỽnc ɑllt
ɑcɑllt ɑc ecꟌỽyꝺ. rꟊrynɑỽꝛ cuneꝺɑf creıſſeryꝺ.
yꟊ ꟏ɑer weır ɑcꟌɑer lıwelyꝺ. rꟊrynɑỽt ꟏yfɑt
ỽt ꟏yferꟊyr. ꟏yfɑnwɑnec tɑn trɑmyr ton. llu
pɑỽt ꟊleỽ y ꟊılyꝺ. ꟏ɑn ꟏ɑfɑs y wꟌel ucꟌ eluyꝺ.
mɑl vcꟌeneıt ꟊỽynt ỽꝛtꟌ onwyꝺ. ꟏efynꝺercꟌ
yn yꟊỽn yꟊyfyl ꟏yfɑcꟌetwyn ɑcꟌoelyn ꟏erenꟌ
yꝺ. Gỽıſcɑnt veırꝺ ꟏ywreın ꟏ɑnonꟌyꝺ. mɑrỽ
cuneꝺɑf ɑ ꟊỽynɑf ɑꟊỽynıt. Cỽynıtoꝛ teỽꝺoꝛ
teỽꝺun ꝺıɑrcꟌɑr. DycꟌyfɑl ꝺycꟌyfun ꝺyfynveıſ.
ꝺyfynꟊleıs ꝺycꟌyfun. Ymɑꝺꝛɑỽꝺ cỽꝺeꝺɑỽꝺ cɑ
letlỽm. ꟏ɑletɑcꟌ ỽrtꟌ elyn noc ɑſcỽrn. ys ꟏yn
yɑl cuneꝺɑf ꟏yn ꟏ywys ɑtꟌytwet. yỽyneb ɑ
ꟊɑtwet ꟏ɑnỽeıtꟌ cyn bu lleıtꟌ ynꝺoꝛꟊlỽyt
DycꟌluꝺent wyr bꝛyneıcꟌ ympymlỽyt. f cɑ
net rɑc y ofyn ɑe ɑrsỽyt oerꟊerꝺet. ꟏yn bu ꝺɑyr
ꝺoꟊyn yꝺỽet. Ꟍeıt Ꟍɑuɑl ɑm ỽyꝺwɑl ꟊỽnebꝛỽyt.



 
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  ꟊỽeınɑỽ ꟊỽɑetꟌ llyfreꝺ noc ɑꝺỽyt. ꝺoet Ꟍun
ꝺımyɑỽ ɑꟊỽynɑf ɑmlys ɑm ꟊrys cuneꝺɑf
m ryɑflɑỽ Ꟍɑllt ɑm Ꟍyꝺyruer moꝛ. m bꝛe
ıꝺ ɑfỽꝛn ɑbɑllɑf. ꟊỽɑỽt veırꝺ ɑoꟊon ɑoꟊɑf.
c ereıll ɑrefon ɑrıfɑf. Ryfeꝺɑỽr yn erulɑỽꝺ
nɑỽ cɑnt ꟊoꝛỽyꝺ ꟏yn ꟏ymun cuneꝺɑ. Ry
mɑfeı bıỽ blıtꟌ yrꟌɑf. Rymɑfeı eꝺyṛſtrɑỽt
yꟊɑyɑf. Rymɑfeı wın ꟊloyỽ ɑc oleỽ. Rymɑ
feı toꝛof ꟏eıtꟌ rɑc vn treỽ. f ꝺywɑl o ꟊreſſur
o ꟊyfleỽ ꟊỽelɑꝺur. Pennɑꝺur pꝛyt lleỽ llu
ꝺỽy ueꝺeı ꟊywlɑt rɑc mɑb eꝺern ꟏yn eꝺyrn
ɑnɑeleỽ. f ꝺyỽɑl ꝺıɑrcꟌɑr ꝺıeꝺıꟊ.
m ryf
reu ɑꟊ Ꟍeu ꝺycꟌyfyꟊ. f ꟊoboꝛtꟌı ɑes ymɑn
reꟊoꝛɑỽl ꟊỽır ꟊỽꝛɑỽl oeꝺ y vnbyn. DymꟌun
ɑcꟌyfɑtcun ɑ Ꟍɑl ꟊỽın ꟏ɑmꝺɑ. ꝺıuɑ Ꟍun
                                              o ꟊoelıꟊ.
[Marỽnadd Cunedda]
Pagina dal Llyfr Taliesin
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Peniarth, ms. 2. folii 33 (pp. 70)
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  Mydỽyf Taliessin derydd
gỽaỽt godolaf fedydd.
Bedydd rhỽyf rhifeddam eiddolydd.
Cyfranc aỻt a gaỻt ac Echỽydd
ergrynaỽ Cuneddaf creisserydd
ynghaer Ỽeir a chaer Liỽelydd
ergrynaỽd cyfatỽt cyfergyr
cyfanỽaneg tan tra myr ton
ỻupaỽt gleỽ i gilydd
can cafas ei ỽhel uch elfydd
mal uchercid [uchenaid] gỽynt ỽrth onỽydd
chefynderchyn y gỽn ei gyfyl
kyfachedỽyn a choelyn cerenydd
Gỽisgan feirdd cyỽrein canonhydd
Marỽ Cuneddaf a gỽynaf a gỽynid
Cỽynitor teỽdor tavdun diarchar
Dychyfal dychyfun dyfnveis
dyfyngleis dychyfun.
Ymadraỽdd cỽddedaỽdd caledlỽm
caletach ỽrth elyn nog asgỽrn
ys cynyal Cuneddaf cyn cyỽys a thydỽed
Ei ỽyneb a gadỽed
ganỽaith cyn bu ỻeith dorglỽyd
Duchludent ỽys bryneich ymmhlymnỽyd
Ef caned rhag ei ofn ai arsỽyd oergerdd
cyn bu dayr dogyn ei dỽed
haid hafal am ỽydỽal gỽnebrỽyd.
gỽeineu gỽaith ỻyfredd nog addỽyd
Addoed hun dimyaỽ a gỽynaf
am lys am grys Cuneddaf
Am ryaflaỽ haỻt am hydyrfer mor
Am breidd asỽrn a baỻaf
gỽaỽd feirdd a ogon a ogaf
Ac ereiỻ a refon a rifaf
rhyfeddaỽr yn erflaỽdd
â naỽ cant gorỽydd
cyn cymun Cunedda
Rym afei biỽ blith yr Haf
Rym a fei eddystraỽd y gayaf
Rym a fei ỽin gloyỽ ag oleỽ
Rym a fei toraf [torof] Keith rhag untreỽ
Ef dyfal o gressur o gyfleỽ gỽeladur
Pennadur pryd ỻeỽ ỻudỽy uedes gyỽlad
rhag mab edern cyn edyrn anaeleỽ
Ef dyỽal diarchar dieding
Am ryfreu angeu dychyfing
Ef goborthi aes yman ragoraỽl
gỽir gỽraỽl oedd ei unbyn
Dymhun a chyfatcun a hal gỽin kamda
difa hun o Goeling.
Io sono Taliesin, l'appassionato;
arricchirò la lode del battesimo,
il battesimo del Signore: innumerevoli encomi.
Uno scontro tra rocce, scogli e pianure:
si tremava per la paura di Cunedda l'inceneritore (?).
In Caer Ỽeir e Caer Liỽelydd,
si tremava per il reciproco scontro.
Creste di fuoco sulle onde del mare:
cadde il valoroso tra i suoi compagni.
Un centinaio giunsero alla fine del loro corso,
come il lamento del vento nel bosco di frassini.
I cani sollevarono il dorso in sua presenza,
lo protessero e confidarono nel suo favore.
I sapienti bardi sono abbigliati secondo le norme.
La morte di Cunedda che io piango, è pianta,
pianto è il forte protettore, l'impavido difensore,
nobile, amabile, profondamente stabile,
profondamente fragile, amabile.
Il discorso [...?] fu violento e brusco,
più duro di un osso dinanzi al nemico.
Venne l'ira di Cunedda prima del solco e della zolla:
conservò il suo volto [onore].
Un centinaio di volte prima che morisse il protettore
gli uomini di Bryneich furono portati in battaglia.
Si cantò della paura e del freddo terrore che avanzava
prima che avesse una parte di terra alla sua fine,
come un branco di rapidi cani in un boschetto.
Rinfoderare le spade è codardia peggiore della morte.
La morte, sonno amaro, io lamento,
per la corte, per i vestiti di Cunedda,
per il salmone dell'oceano, per la corrente del mare,
per il bottino e l'abbondanza che perisce.
Gli elogi cantati dai bardi, io canterò,
come altri li tramandano, io li tramanderò,
da ammirare nel tumulto
con novecento cavalli.
Prima dell'ultima comunione di Cunedda,
mi avrebbe dato una mucca da latte in estate,
mi avrebbe dato destrieri in inverno,
mi avrebbe dato vino brillante e olio,
mi avrebbe dato schiavi contro ogni malanno.
Fu solerte aggressore (?), perfetto veggente (?),
capo con volto di leone, cenere diviene il nemico
contro il figlio di Edyrn, prima dell'immensa pena.
Fu feroce, impavido, determinato,
addolorato per la marea di morte.
Portò qui lo scudo quale difesa,
davvero audace il suo signore.
Sonnolenza, e cordoglio (?), e vino schietto (?),
distrutto il sonno del figlio di Coel.
       
YFR TALIESIN
X
The Death-Song of Cunedda
 
English Translations
 
The Death-Song of Cunedda
Translation of William Forbes Skene
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  I am Taliesin the ardent;
I will enrich the praise of baptism.
at the baptism of the ruler, the worshipper wondered,
the conflict of the rocks and rocks and plain.
There is trembling from fear of Cunedda the burner,
in Caer Weir and Caer Lliwelydd.
There is trembling from the mutual encounter.
A complete billow of fire over the seas,
a wave in which the brave fell among his companions.
A hundred received his attack on the earth,
like the roaring of the wind against the ashen spears.
His dogs raised their backs at his presence,
they protected, and believed in his kindness.
The bards are arranged according to accurate canons.
The death of Cunedda, which I deplore, is deplored.
Deplored be the strong protector, the fearless defender,
he will assimilate, he will agree with the deep and shallow,
a deep cutting he will agree to.
[His] discourse raised up the bard stricken in poverty.
Harder against an enemy than a bone.
Pre-eminent is Cunedda before the furrow [the grave]
and the sod. His face was kept
a hundred times before there was dissolution.
A doorhurdle the men of Bryniich carried in the battle.
They became pale from fear of him and his terror chillmoving.
Before the earth was the portion of his end.
Like a swarm of swift dogs about a thicket.
Sheathing [swords is] a worse covardice than adversity.
The destiny of an annihilating sleep I deplore,
for the palace, for the shirt of Cunedda;
for the salt streams, for the freely-dropping sea.
For the prey, and the quantity I lose.
The sarcasm of bards that disparage I will harrow,
and others that thicken I will count.
He was to be admired in the tumult with nine hundred horse.
Before the communion of Cunedda,
there would be to me much cows in summer,
there would be to me a steed in winter,
there would be to me bright wine and oil.
There would be to me a troop of slaves against any advance.
He was diligent of heat from an equally brave visitor.
A chief of lion aspect, ashes become his fellow-countrymen,
against the son of Edern, before the supremacy of terrors,
he was fierce, dauntless, irresistible,
for the streams of death he is distressed.
He carried the shield in the pre-eminent place,
truly valiant were his princes.
Sleepiness, and condolence, and pale front,
A good step, will destroy sleep from a believer.
    Traduzione: [Download]▼
 
The Elegy of Cunedda
Translation of David William Nash
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  I am ardent as Taliesin.
I dedicate my poem in praise of baptism.
Baptism the most valuable thing in our worship.
There was a contest on the rocks and cliffs and in the plain.
Thrembling on account of Cunedda the burner,
in Caer Weir and Caer Lliwelydd,
trembling was the opposed league.
There was a complete sea of fire beyond che sea-wave;
the hero scattered like dust the retreat;
shen shall the earth obtain a better than him?
Like the whirl of the wind [was he] against che ashen spears;
Chief of his clan, in his presence
was complete security and trust in friendship.
The garments of the Bards were skilfully wrought in conformity with the Canons.
The death of Cunedda I bitterly lament.
Lamented is the strong one fearless in speech;
accustomed to harmonious accord,
accustomed to speak with facility,
very severe in discourse.
Harder towards his enemies than bone.
The tribe of Cunedda is the chief in the land:
they kept the front rank a hundred times before the fence of the door was destroyed;
they challenged the men of Bryneich to battle;
they [the Bryneich] grew pale before him through fear of his arms,
before a portion of earth was his covering.
Like a swarm of bees swiftly moving in a thicket,
his servants did not do the work of cowards.
There was here nothing more beautiful
hhan the palace and the robes of Cunedda.
From the crest of the cliff to the freely flowing sea,
none were wanting in herds of cattle.
Praise of bards he obtained abundantly,
and other things in great numbers.
Wonderful was he in causing a tumult with nine hundred stately horses.
Before the encampment of Cunedda,
thickly clustering round, were milch cows in summer,
and steeds in winter,
bright and shining wine,
and troops of slaves before the doors.
He was diligent in showing kindness and giving a place to spectators;
a prince with the countenance of a young lion, graceful at the banquet.
In the presence of the son of Edern chieftains were terrified;
he displayed unrestrained boldness,
he was eminent in uplifting the shield here;
valiant men were his chiefs.
I respectfully request a share of the banquet, and a recompense in wine.
This has been with difficulty restored from testimony.
    Traduzione: [Download]▼

NOTE

3 — <Bedyd rỽyd rifedeu eidolyd>. Rhỽyf può essere tanto «re, capo» (cfr. latino rex), tanto «Re» per antonomasia, «Dio»; Skene traduce infatti «At the baptism of the ruler, the worshipper wondered» (Skene 1868). Rhỽyf può significare anche «ambizione, eccesso, pienezza», da cui la traduzione di Nash, «Baptism the most valuable thing in our worship» (Nash 1868).

5 — <Ergrynaỽꝛ cunedaf creiſſeryd>. Creisserydd è una parola di arduo significato: viene in genere tradotta come «[colui che] brucia» (da crasu, «infornare») (Nash 1868). Evans traduce con «portatore di pastorale» [crosier-bearer] (Evans 1915). Morris-Jones pensa piuttosto al termine caer, «fortezza», che in medio gallese dà al plurale caereu, ceyrydd e caeroedd (Morris-Jones 1918).

7 — <Ergrynaỽt kyfatỽt kyfergyr>. Morris-Jones propone di emendare il già arduo cyfatỽt (da cyfa(n), «intero, completo»?) in *cyfnaỽt, parola da interpretare come composto del raro naỽt, «razza, nazione», quindi dando al verso il senso di «si tremava per lo scontro dei congiunti» (Morris-Jones 1918).

9 — <ỻupaỽt gleỽ y gilyd>. La parola ỻupaỽt è, secondo alcuni interpreti, una forma derivata dal latino lupus, in genere intesa nel senso di «guerriero, valoroso». Si noti che il distico 8-9 è di due sillabe più breve rispetto alla usuale metrica del brano: facile presumere che vi sia stata qualche alterazione scribale (Morris-Jones 1918).

12 — <kefynderchyn ygỽn ygyfyl>. Questo verso è piuttosto arduo a causa, soprattutto, della parola iniziale <kefynderchyn>. Skene la interpreta scindendola in cefn «schiena, dorso» e dyrchaf «sollevare», proponendo «His dogs raised their backs at his presence» (Skene 1868), suggerimento qui accolto pur con qualche riserva. Sir John Morris-Jones emenda invece il verso in cefnderỽ cyvygit ẏ gyfyl, traducendo «cousin fights his fellow» (Morris-Jones 1918).

13 — <kyfachetwyn achoelyn kerenhyd>. La parola <kyfachetỽyn>, normalizzata in cyfachedỽyn (Myfyr ~ Pughe 1801-1807), viene di solito ricondotta al verbo cyfachadỽ(af), «guardare, proteggere». Morris-Jones la emenda dividendola in cyfach Edyrn, il «discendente di Edyrn», ovvero lo stesso Cunedda; in tal caso, la parola <choelyn> (da c(h)oel, «fede, fiducia, credenza») viene letta anch'essa come un gentilizio, Coeling. Secondo questa linea d'interpretazione, il verso tratterebbe della faida tra i parenti di Cunedda e i discendenti di re Coel Hen: «Edyrn's sons and the Coeling, their kinsmen» (Morris-Jones 1918).

17-18 — <Dychyfal dychyfun dyfynveiſ / dyfyngleis dychyfun>. Abbiamo qui due versi strettamente allitterati, con tutta l'aria di suggerire una sorta di formula evocativa. Gli studiosi li hanno collegati ad analoghe espressioni presenti nel Gododdin, suggerendo correlazioni di tempo e spazio tra i due poemi. Il significato non è affatto chiaro. La parola <dyfynveis>, agevolmente normalizzata in dyfnfais, vuol dire «con basi profonde», dunque «ben fondato» (da dỽfn, dyfn, profondo). Un po' meno chiara la parola successiva, <dyfyngleis>: se la intendiamo come crasi tra dyfn, «profondo», e clais, «ferito, rotto, fessurato, frantumato», otteniamo un significato opposto al precedente dyfnfais: «spaccato nel profondo», dunque «mal fondato». Gli esegeti hanno cercato per lo più di ottenere un discorso di senso compiuto, spesso con qualche eccesso di interpretazione: «he will agree with the deep and shallow / a deep cutting he will agree to» (Skene 1868); «accustomed to harmonious accord / accustomed to speak with facility» (Nash 1868); «he could coincide with and agree to a deep design / with deep wounding he was accordant» (Stephens 1852); «peerless matchless / in the depths(?) of [his] deep wound matchless» (Morris-Jones 1918), «the fearless one is mourned / the noble, refined, profound one» (Koch 2005).

19 — <Ymadꝛaỽd cỽdedaỽd caletlỽm>. La parola cỽddedaỽdd ha dato filo da torcere agli esegeti. Tra le interpretazioni proposte: «[his] discourse raised up the bard stricken in poverty» (Skene 1868); «very severe in discourse» (Nash 1868); «his discourse cheered up the poverty stricken» (Stephens 1852); «his answer to insult (?) was hard and short» (Morris-Jones 1918), «his address to the towns of the Romans was harsh and stark» (Koch 2005). Quest'ultima interpretazione è piuttosto interessante: sebbene non sia chiaro dove John Koch abbia tratto le sue civitates romane, egli basa anche su di esse la sua ipotesi di una datazione precoce del poema.

26 — <kyn bu dayr dogyn ydỽet>. La parola <-dỽetei>, normalizzata in dỽed (Myfyr ~ Pughe 1801-1807), è stata interpretata come diỽedd, «fine, termine, conclusione». Secondo Morris-Jones, la lettera d può essere intesa come errata lettura dello scriba di un precedente cl: in tal caso egli propone di emendare la parola in cluit: è possibile che lo studioso intenda clỽyd, «ostacolo, barriera, difesa», ma anche «giaciglio, luogo di riposo». La traduzione da lui proposta è: «a song of woe ere his portion of earth was his covering» (Morris-Jones 1918).

32 — <m bꝛeid afỽꝛn abaỻaf>. La parola <fỽrn>, «forno», presente nel manoscritto, viene di solito emendata in swrn, «grande quantità» (Myfyr ~ Pughe 1801-1807 | Morris-Jones 1918).

42 — <Ef dywal o greſſur o gyfleỽ gỽeladur>. Verso non facile da interpretare, soprattutto a causa dell'espressione centrale <o gressur o gyfleỽ>, i cui due sostantivi, apparentemente introdotti dalla proposizione o, «da, di», presentano delle ambiguità non facilmente risolvibili, da cui dipende a sua volta l'interpretazione del termine gỽeladur, «colui che guarda, spettatore», ma anche «profeta». Invadenti tentativi di emendare il verso sono stati l'unica via perseguibile dai vari traduttori, che raramente però si sono trovati d'accordo sul modo di rendere la frase. Ad esempio, Skene traduce: «he was diligent of heat from an equally brave visitors» (Skene 1868) e Nash: «he was diligent in showing kindness and giving a place to spectators» (Nash 1868). Nella traduzione di Stephens, gỽeladur diviene «sguardo»: «they would be slow in starving who ate together in his sight» (Stephens 1852). Morris-Jones e Koch interpretano l'espressione <o gressur> come fosse un'unica parola, *ogrysur, forma lenita di gogrysur, «aggressore», rendendo quindi la frase come: «he was a doughty assailant in a rencounter» (Morris-Jones 1918), «he was a mighty attacker in conflict» (Koch 2005). La nostra interpretazione, propone di emendare <o gyfleỽ> in o gyflaỽn, dove l'ultima parola è forma lenita di cyflaỽn «perfetto».

49<Dymhun achyfatcun a hal gỽin kamda>. Altro verso arduo. Dymhun, «sonnolenza», è l'unica parola chiara; in achyfatcun, interpretata la a- iniziale come una congiunzione, il resto della parola, <chyfatcun> può essere emendato in cyfatgan, «lamento, condoglianza». In quanto alla parola <gỽin>, tutto dipende se la si interpreta con gỽyn, «chiaro, bianco», con gỽŷn, «desiderio, passione», o con gỽin, «vino». A seconda della scelta, la parola precedente, hâl, può divenire sostantivo o aggettivo, moltiplicando il numero delle scelte. In quanto alla parola <kamda>, è sicuramente un errore del copista e non è chiaro come emendarla. Da qui, la diversità delle proposte avanzate dai traduttori: «sleepiness and condolence and pale front», emendando hâl in tal «fronte» (Skene 1868); «I respectfully request a share of the banquet and a recompense in wine» (Nash 1868); «there is wakelessness, mutual condolence, and a pale forehead» (Stephens 1852); «it is the fall of a noble king» (!) (Morris-Jones 1918), «grief wakens me holds back the wine of the man great in feats» (Koch 2005).

50 — <diua hun o goelig>. Arduo anche l'ultimo verso. La vexata quaestio riguarda qui la parola coeling: se è sostantivo derivato da coel, «credenza, religione», ma anche «portento, presagio», e in tal caso coeling potrebbe essere «credente, testimone»; oppure, intendendo Coel come nome proprio, Coeling verrebbe a indicare i discendenti di re Coel Hen, come già al v. 13. A seconda della scelta, la frase assume un significato generico oppure un preciso senso storico. Tra le rese degli studiosi, alcuni seguono la prima interpretazione: «a good step will destroy sleep from a believer» (inserendo qui il kamda del v. 49 ed emendandolo in cam da «buon passo») (Skene 1868); «this has been with difficulty restored from testimony» (Nash 1868); «this has been with difficulty restored from testimony» (Stephens 1852); altri la seconda: «it is a tragedy that Rhun was slain by the Coeling» (Morris-Jones 1918), «the sleep of Coel's descendants destroyed» (Koch 2005).

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Llyfr Taliesin
by W.F. Skene.
±500 kb
Llyfr Taliesin
by D.W. Nash.
±500 kb

Il Ỻyfr Taliesin, tradotto in italiano da Valeria Muscarà sulle versioni inglesi di William Forbes Skene (1868) e David William Nash (1868). I due files verranno aggiornati man mano che verranno aggiunte altre composizioni del Corpus Talgesinianum.

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Bibliografia
  • BENOZZO 1998. Poeti della marea. Testi bardici gallesi dal vi al x secolo, a cura di Francesco Benozzo. In «In forma di parole», xviii, 2. Bologna, 1998.
  • BROMWICH 1961. Triodd Ynys Prydein. The Welsh Triads. A cura di Rachel Bromwich. University of Wales Press, Cardiff 1961.
  • EVANS 1910. Facsimile & Text of the Book of Taliessin, a cura di John Gwenogvryn Evans. Tremban, Llanbedrog 1910.
  • EVANS 1915. Poems from the Book of Taliessin, cura e traduzione di John Gwenogvryn Evans. Tremban, Llanbedrog 1915.
  • KOCH 2005. John Koch, De sancto Iudicaelo rege Historia and Its Implications for the Welsh Taliesin. In: Heroic Poets and Poetic Heroes in Celtic Tradition. A Festschrift for Patrick K. Ford, a cura di Joseph Falaky Nagy e Leslie Ellen Jones, «Csana Yearbook», 3-4. Four Courts Press, Dublin 2005.
  • MacCULLOCH 1988. John A. MacCulloch, The Religion of Ancient Celts. Edimburgh 1911. → John A. MacCulloch, La religione degli antichi Celti. Vicenza 1998.
  • MORGANWG 1862. Edward Williams [Iolo Morganwg], Barddas. A Collection of original Documents, illustrative of the Theology, Wisdom and Usages of the Bardo-druidic System of the Isle of Britain (2 volls.), a cura di John Williams ab Ithel (Welsh Manuscripts Society). D.J. Roderick, London 1862-1874.
  • MORRIS-JONES 1918. Sir John Morris-Jones, Taliesin. In «Y Cymmrodor», XXVIII. Society of Cymmrodorion, London 1918.
  • MYFYR ~ PUGHE 1801-1807. Owen Jones [Owain Myfyr], William Owen Pughe, Myvyrian Archaiology of Wales (3 volls.)Gwyneddigion Society / Cymdeithas y Gwyneddigion, London 1801-1807.
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  • REES 1836. Rice Rees, An essay on the Welsh saints or the primitive Christians. Longman, London 1836.
  • SKENE 1868. William Forbes Skene, Four Ancient Books of Wales (2 volls.). Edmonston & Douglas, Edinburgh 1868.
  • STEPHENS 1852. Thomas Stephens. The Poems of Taliesin, IV. In «Archaeologia Cambrensis», New Series, IX, 3. 1852.
BIBLIOGRAFIA
  Ỻyfr Taliesin
LXIII - MARỼNADD DYLAN EIL TON
         
Biblioteca - Guglielmo da Baskerville.
Area Celtica - Óengus Óc.
Traduzioni dall'inglese di Valeria Muscarà.
Confronto sul testo gallese di Valeria Muscarà, in collaborazione con Dario Giansanti.
Si ringrazia Colin Parmar per i preziosi suggerimenti.
Creazione pagina: 01.10.2015
Ultima modifica: 18.04.2017
 
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