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HĒSÍODOS. FRAMMENTI DI
UN'AUTOBIOGRAFIA
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Hēsíodos (pseudo-Seneca) |
Copia romana da un originale ellenistico del II sec. a.C.
British Museum, London (R.U. Gran Bretagna) |
Vissuto presumibilmente tra la fine dell'VIII e l'inizio del
VII secolo a.C., Hēsíodos è
una delle voci più antiche della letteratura ellenica – e quindi
occidentale –, nonché il primo poeta
in assoluto a fornire notizie sulla sua persona, dando poche ma
sicure testimonianze della sua vita e della sua vocazione poetica.
Il padre di Hēsíodos era originario di Kýmē, una città eolica dell'Asia Minore: era
un commerciante marittimo, proprietario di alcune navi, ma a causa delle
difficoltà economiche legate alla sua attività fu costretto a
trasferirsi nel villaggio di Áskrē, in Boiōtía, in quella che forse era
la terra dei suoi avi. Ma ad Áskrē, «triste d'inverno, penosa d'estate, piacevole mai»,
il padre del poeta non trovò maggior fortuna
(Érga kaì
Hēmérai [-]).
I nomi dei genitori del poeta, Díos
e Pykimḗdē, furono stabiliti dai grammatici antichi, i quali provvidero
a tracciare una genealogia per giustificare un'immaginaria parentela tra Hēsíodos e Hómēros.
Tali dati non hanno, ovviamente, alcun fondamento. Basti pensare che il nome del padre
del poeta, Díos, fu ricavato dall'erronea lettura di un verso esiodeo: ergázeu, Pérsē, dîon génos,
interpretato come «lavora, Pérsē, progenie di Díos», invece del più
semplice e corretto «lavora, Pérsē, progenie divina»
(Érga kaì Hēmérai
[]).
È incerto se Hēsíodos sia nato a Kýmē o ad Áskrē, ma è sicuramente ad Áskrē,
sulle pendici nord-orientale del monte Helikṓn, che trascorse quasi tutta la vita. Alla morte del padre, il patrimonio –
una modesta eredità terriera – venne
diviso tra Hēsíodos e il fratello, Pérsē, il quale però dilapidò la sua parte
e gli intentò causa, o forse un arbitrato, mirando a impossessarsi
di parte della sua eredità. Hēsíodos allude
nei suoi versi all'avvenuta corruzione dei magistrati durante il processo
(Érga kaì Hēmérai
[-]).
Sembra che Hēsíodos sia vissuto esclusivamente in Boiōtía, senza
mai staccarsi dal lavoro dei campi o dall'attività di pastore. Egli si
sofferma però, con evidente piacere, sull'unico viaggio per mare
compiuto nel corso della sua vita: si recò infatti nell'isola di Eúboia
per prendere parte alle feste funebri bandite dai figli di un nobile
locale, certo Amphidámas. Hēsíodos partecipò a un agṓn poetico, in cui ottenne la vittoria e, in
premio, ricevette un tripode che dedicò alle Moûsai
del monte Helikṓn.
(Érga kaì Hēmérai
[-]).
Si è
molto congetturato sulla natura della composizione che meritò a Hēsíodos
la vittoria e alcuni studiosi hanno ipotizzato che si fosse trattato
proprio della
Theogonía.
È però probabile che Hēsíodos abbia presentato non un poema, ma un hýmnos, un canto di ispirazione religiosa o eroica,
assai più adatto alle gare funebri di un sovrano o di un guerriero.
Poco
altro sappiamo sulla vita di Hēsíodos.
Leggendarie sono le note biografiche che il bizantino Iōánnēs Tzétzēs
(1110-1180) pose a commento delle
Érga kaì Hēmérai, e che
derivano da notizie ricavate dai grammatici antichi e dal commento di
Próklos. |
TRADIZIONE DELL'AGṒN TRA HĒSÍODOS E HÓMĒROS
Nell'antichità si è fantasticato sull'episodio dell'agṓn
poetico a cui partecipò Hēsíodos e, secondo una tradizione, il
poeta di Áskrē
avrebbe conteso addirittura con Hómēros. Tale leggenda divenne argomento
di una composizione intitolata Agṑn Homḗru kaì Hēsiódou
(lat.
Certamen Homeri et Hesiodi), forse risalente alla fine del
VI secolo a.C. (Aristophánēs ne cita quattro versi nell'Eirḗnē (✍ 421 a.C.))
e probabilmente inclusa dal filosofo Alkidámas nel
suo Mouseîon (✍ IV
sec. a.C.).
Dell'opera di Alkidámas non rimangono che frammenti, ma disponiamo di una
tarda rielaborazione dell'Agṓn,
risalente con ogni probabilità al II secolo, come si evince dal fatto
che nel testo è citato l'imperatore Hadrianus (♔
76-138).
Nell'Agṓn, Hómēros
ed Hēsíodos competono tra loro durante i giochi funebri di Amphidámas; Hēsíodos pone
una serie di indovinelli che Hómēros risolve con abilità. I giudici sono
concordi nell'assegnare la vittoria a Hómēros, ma Panḗdēs, fratello di Amphidámas,
chiede ai due poeti di recitare i passi che ritengono più belli delle loro
opere. Hómēros canta una scena di combattimento (Iliás
[XIII: -, -]); Hēsíodos esalta invece il lavoro dei campi
(Érga kaì
Hēmérai [-]). Di nuovo, i giudici sono concordi nel
proclamare vincitore Hómēros, ma Panḗdēs decreta invece la vittoria di Hēsíodos,
ritenendo giusto premiare chi celebra la pace e non la guerra, il lavoro
e non il massacro.
Ricevuto il tripode di bronzo, il poeta vi fa
incidere le seguenti parole: «Questo lo dedicò Hēsíodos alle
Moûsai dell'Helikṓn,
avendo vinto nel canto il divino Hómēros, in Chalkís»
(Agṑn Homḗru kaì Hēsiódou). Il
periegeta Pausanías, che ebbe modo di ammirare il tripode, afferma che
fosse il più antico tra quelli conservati sul monte Helikṓn
(Periḗgēsis [IX: 31, ]).
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TRADIZIONE SULLA MORTE DI HĒSÍODOS Altrettanto leggendaria è la tradizione sulla morte del poeta. Secondo l'Agṑn
Homḗru kaì Hēsiódou, Hēsíodos fraintese un oracolo che lo
invitava a guardarsi da Zeùs Némeios. Ritenendo si riferisse a Neméa nel Pelopónnēsos, Hēsíodos si recò
a Oinóē,
nella Lokrís, dove venne ospitato da Ganýktōr e Amphiphánēs, figli di
Phēgeús, ignorando che quel luogo era anche conosciuto come «santuario
di Zeùs Némeios». Sospettandolo di aver
sedotto la loro sorella Ktiménē, i due ospiti uccisero Hēsíodos e ne
gettarono il corpo in mare. Il cadavere, trascinato dai delfini, si
arenò dopo tre giorni nei dintorni di Naúpaktos, nel corso di una festività, e qui fu trovato dalla gente del luogo e
sepolto con grandi onori. Per sfuggire alla vendetta, Ganýktōr e
Amphiphánēs salparono alla volta di Krḗtē, ma Zeús
colpì la loro nave con un fulmine e la affondò. Thukydídēs conferma che il poeta sia
stato ucciso presso il santuario di Zeùs Némeios a Oinóē
(Perì toû Peloponnēsíou polèmou [3, 96]).
Secondo una variante che l'Agṓn
fa risalire a una testimonianza dell'astronomo Eratosthénēs, gli assassini
di Hēsíodos furono Ktímenos e Ántiphos, figli di Ganýktōr, i quali
gettarono in mare il corpo del poeta e fuggirono a Naúpaktos, dove
vennero sacrificati dall'indovino Euryklês in punizione della loro empietà.
In questa versione, Hēsíodos era
stato accusato ingiustamente: a sedurre Ktiménē – subito impiccatasi per la vergogna – era stato un certo Dēmṓdēs,
compagno di viaggio del poeta
(Agṑn Homḗru kaì Hēsiódou). Stando
all'enciclopedia bizantina Souída
(✍ X sec.), i figli di Ganýktōr avevano ucciso Hēsíodos per
errore, scambiandolo al buio per il seduttore della sorella
(Souída [η 583]). Anche nella
variante riferita da Ploútarchos, Hēsíodos era innocente: venne accusato
di essere al corrente della tresca e fu ucciso in un alterco con i
fratelli della ragazza (Moralia: Tôn heptà
sophôn sympósion [162 d-e]). Ma già ai tempi di Pausanías circolavano molte
versioni differenti sulla morte del poeta e pareri
contrastanti sulla sua colpevolezza (Periḗgēsis
[IX: 31, ]).
Hēsíodos fu dunque sepolto in terra straniera, ma le sue spoglie erano
destinate a tornare in Boiōtía, sebbene non ad
Áskrē, ma a Orchomenós; la sua tomba venne collocata nell'agorá,
proprio accanto a quella di Minýas, mitico fondatore della città e
antenato della tribù dei Minýes. Ciò accadde quando una pestilenza si abbatté
sulla terra dei Minýes e la Pythía
disse
che si sarebbe placata solo quando le ossa del poeta fossero tornate a
riposare in patria. E poiché gli abitanti di Naúpaktos non avevano
voluto rivelare a nessuno dove avevano sepolto Hēsíodos, la Pythía disse
ai Minýes che una cornacchia avrebbe indicato loro la tomba del
poeta. Giunti a Naúpaktos, gli uomini di Orchomenós videro infatti una
cornacchia posarsi su una pietra. Sotto di essa, come la Pythía
aveva profetizzato, trovarono le
ossa di Hēsíodos. (Pausanías: Periḗgēsis [IX:
38, -]; Ploútarchos: Moralia [162
e-f]; Aristotélēs: Phragmenta [565
R]; Agṑn Homḗru kaì Hēsiódou).
Gli uomini di Orchomenós riportarono in Boiōtía i resti del poeta e
posero questa iscrizione sulla sua tomba:
Áskrē mèn patrìs polylḗios, allà thanóntos
ostéa plēxíppōn gê Minyôn katéchei
Hēsiódou, toû pleîston en Helládi kŷdos oreîtai
andrôn krinoménōn en basánōi sophíēs. |
Áskrē ricca di messi fu la sua patria, ma del morto [Hēsíodos]
le ossa trattiene la terra dei Minýes domatori di cavalli;
di Hēsíodos, la cui gloria in Hellás si leverà come la più grande
quando gli uomini saranno giudicati secondo il metro della sapienza. |
Agṑn
Homḗru kaì Hēsiódou
Pausanías:
Periḗgēsis [IX: 38, 4] |
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IL PROBLEMA DELLA DATAZIONE Non è possibile dare una precisa
collocazione temporale della vita e dell'attività di Hēsíodos, e gli
stessi antichi erano incerti se considerarlo contemporaneo
dello stesso Hómēros. Secondo Hēródotos (484-425 a.C.), Hómēros ed Hēsíodos
erano vissuti quattrocento anni prima della sua epoca (Historíai [II: 53]), nel
IX secolo a.C. L'enciclopedia
Souída
sintetizza così la questione: «Secondo alcuni, [Hēsíodos] era
più vecchio di Hómēros, secondo altri era suo contemporaneo. Porphýrios [di
Týros] e molti altri ritengono invece che fosse più giovane di un centinaio di anni
e ne stabiliscono la nascita trentadue anni prima della prima Olimpiade [776 a.C.]» (Souída [η 583]). Quest'ultima
datazione collocherebbe la nascita di Hēsíodos nell'anno 808 a.C.
Anche gli studiosi moderni hanno tentato a lungo di raffrontare la cronologia omerica e quella esiodea,
ma con esiti incerti. Secondo Martin Litchfield West, uno dei
più importanti conoscitori dell'opera di Hēsíodos, la composizione
della
Theogonía avrebbe addirittura preceduto i poemi di Hómēros (West 1966).
L'ipotesi di West si scontra però con i numerosi loci esiodei che
mostrano reminiscenze omeriche, molti dei quali evidenziati e
raccolti dal tedesco Fritz Krafft (Krafft 1963).
D'altra parte, prescindendo dal dato prettamente cronologico, Hēsíodos
sarebbe da
considerare più recente di Hómēros semplicemente perché la sua poesia si
colloca in una fase più individualizzata e personale,
rispetto all'anonimo laboratorio rapsodico dell'epica omerica (Monaco ~ Casertano ~ Nuzzo 1997).
Un dettaglio importante, ai fini della datazione, sembra essere la testimonianza
dello stesso Hēsíodos riguardo al suo viaggio in Eúboia in occasione
delle gare funebri per Amphidámas. Secondo Ploútarchos, costui
sarebbe stato un guerriero calcidese caduto nel corso di una delle
battaglie tra le póleis eubee di Chalkís ed Erétria per il
possesso della pianura di Lḗlantos
(Moralia: Tôn heptà sophôn sympósion [153 f]).
Questa notizia, sebbene possa apparire a prima vista risolutiva, non ci
è molto d'aiuto. Il nome Amphidámas dovette essere piuttosto comune
nella Grecia arcaica (ben sei
omonimi sono attestati nel mito greco) e l'identificazione
dell'eroe di Ploútarchos con il campione onorato da Hēsíodos rimane
dubbia.
Inoltre, è difficile definire l'epoca in cui sarebbe stata combattuta la battaglia lelantina,
vagamente collocabile tra 730 e e il 650 a.C.
Il 650 a.C. rappresenta anche il limite superiore dell'attività di Hēsíodos, come dimostrano le reminiscenze
della Theogonía e delle
Érga kaì Hēmérai presenti nei frammenti di Sēmōnídes di
Amorgós, poeta fiorito appunto nella seconda metà del VII secolo
a.C.
Ultimo elemento avanzato ai fini di stabilire la cronologia esiodea è
fornito dai dati astronomici presenti nelle
Érga kaì Hēmérai:
Eût' àn d' hexḗkonta metà tropàs ēelíoio
cheiméri' ektelésēi Zeùs ḗmata, dḗ rha tót' astḕr
Arktoûros prolipṑn hieròn rhóon Ōkeanoîo
prôton pamphaínōn epitélletai akroknéphaios. |
Quando Zeús abbia fatto passare
sessanta giorni invernali dopo il solstizio,
l'astro di Arturo, lasciata la sacra corrente di
Ōkeanós,
tutto splendente si innalza al far della sera... |
Érga kaì Hēmérai
[-] |
Il sorgere di Arturo (α Boötis) alla fine di febbraio può essere collocato in
un'epoca non anteriore all'850 a.C. e non posteriore al 750.
Avremo
così la prima metà circa del secolo VIII a.C. come l'epoca più probabile
per collocare la probabile epoca di composizione delle opere di Hēsíodos.
Aristide Colonna, nel suo importante lavoro di curatela dell'opera
esiodea, colloca la nascita di Hēsíodos intorno al 750 a.C.. La
Theogonía
e il Gynaikôn katálogon sarebbero
stati scritti dopo il 720 a.C.; le
Érga kaì Hēmérai di ritorno delle gare funebri per Amphidámas,
quindi tra il 710 e il 700 a.C. (Colonna 1977) |
LA PRODUZIONE LETTERARIA DI HĒSÍODOS
Nel corso della sua descrizione del monte Helikṓn, Pausanías
riferisce che i Beoti attribuivano a Hēsíodos un'unica opera, le
Érga kaì Hēmérai, dalla quale espuntavano
però i primi dieci versi
(probabilmente perché vi si invocavano le Moûsai
della Piería, non quelle dell'Helikṓn). Pausanías testimonia anche di
aver veduto il poema esiodeo inciso su una lastra di piombo,
resa ormai illeggibile dal tempo, deposta presso la sacra sorgente dell'Hippokrḗnē.
(Periḗgēsis [IX: 31, ])La
posizione dei Beoti, che concedevano a Hēsíodos
la sola paternità della Érga kaì Hēmérai,
si scontra con il fatto che nella Theogonía il poeta nomina esplicitamente sé stesso.
Lo stesso Pausanías prende le distanze da una posizione tanto rigida e
ricorda che a Hēsíodos erano attribuite molte altre composizioni, tra
cui ovviamente la
Theogonía e le Ēoîai
(Periḗgēsis
[IX: 31, ]). Detto questo, la questione dell'autenticità del corpus esiodeo è
stata dibattuta fin dall'antichità. La critica moderna attribuisce con
certezza a Hēsíodos solo tre opere:
- Theogonía (la «teogonia»).
Rapida e serrata esposizione cosmo-teogonica, con
elencazione delle genealogie primordiali, titaniche e divine; vi si
raccontano i miti di Promētheús e di
Pandṓra, nonché le tradizioni relative
alla titanomachia e alla tifonomachia.
- Gynaikôn katálogon
(il «catalogo delle donne»), anche conosciuto come
Ēoîai (dall'espressione ḕ hoíē «o quale», ḕ
oîai «o quali», che introduce di volta in volta la sezione
dedicata a una nuova eroina). Enciclopedia mitologica a cui
attinsero ampiamente i mitografi antichi. Quest'opera, che i
grammatici alessandrini avevano diviso in cinque libri, ci è pervenuta
in forma frammentaria: si conservano circa 260 frammenti di
tradizione indiretta e papiracea.
- Érga kaì Hēmérai
(«le opere e i giorni»). Poema d'impronta assai personale, nel cui si
discute il sistema di valori della civiltà contadina arcaica: il
lavoro, le relazioni sociali, la giustizia, le tecniche agricole e
le stagioni dell'anno. Contiene un nuovo resoconto del mito di
Pandṓra e l'importante esposizione
delle cinque età dell'uomo.
In particolare, la Theogonía
e il Katálogon sembrano formare un
dittico coerente e compatto: la ricapitolazione cosmogonica e
teogonica, le lotte titaniche e le complesse genealogie divine,
che sono l'argomento della Theogonía,
si completano idealmente, nel Gynaikôn
katálogon, con il lungo catalogo delle donne concupite dagli
dèi, attraverso le quali la progenie divina si perpetua sulla terra con
la nascita degli innumerevoli sovrani ed eroi dell'épos ellenico.
Il passaggio da questa vastissima architettura mitologica all'Érga kaì Hēmérai,
dal mondo degli dèi al duro lavoro dei campi, non è facile da
giustificare. Gli esegeti hanno voluto vedervi un complesso discorso
sulla caduta dell'uomo, dal tempo in cui immortali e mortali vivevano
insieme in un quadro di letizia, fino al mondo presente in cui
gli uomini combattono tra loro e la terra è un'interminabile successione
di tumulti e discordie. Il tutto, visto alla luce di una
personale teodicea, dove l'onnipotenza e l'onniveggenza di
Zeús vengono cantate e invocate a garanzia
del trionfo della giustizia, la Díkē, nel mondo.
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LE COMPOSIZIONI PSEUDO-ESIODEE
Pausanías ci informa che i suoi contemporanei attribuivano a Hēsíodos un
gran numero di composizioni, tra cui le Ēoîai
e le Megálai Ēoîai, la
Theogonía,
la Melampodía, la
Peiríthou katábasis, i
Cheírōnos hypothêkai, oltre alle
Érga kaì Hēmérai, l'unico poema
che i Beoti assegnavano al poeta di Áskrē (Periḗgēsis
[IX: 31, ]).
Secondo l'enciclopedia bizantina Souída,
invece, Hēsíodos avrebbe scritto la
Theogonía, il Gynaikôn katálogon,
le
Érga kaì Hēmérai, l'Aspìs
Hērakléous, l'Epikḗdeion eis
Bátrachon, gli
Idaîoi Dáktyloi e «molte altre
opere» (Souída [η 583]).
A queste composizioni possiamo aggiungerne diverse altre, variamente
attribuite a Hēsíodos nell'antichità, quali il
Kḗykos gámos, il Káminos,
l'Aigímos, l'Ornithomantía,
l'Astronomía
e i Mégala Érga. Si assegnava
generalmente al corpus esiodeo la definizione di «poesia
didascalica», così come a Hómēros venivano attribuiti i canti epici nel
loro complesso. Tra le composizioni attribuite al poeta
nell'antichità, e oggi considerate apocrife, l'Aspìs
Hērakléous è l'unica conservata integralmente. Le altre sono
frammentarie o perdute.
- Megálai Ēoîai (le «grandi Ēoîai»).
Apparentemente, una versione ampliata del Gynaikôn katálogon
o Ēoîai. Non ben distinte, già
nell'antichità, con il Katálogon, di cui dovevano costituire una sorta di
appendici, le Megálai Ēoîai
sono arrivate a noi in maniera estremamente frammentaria. Tentativi
di fondere i due poemi in uno, attribuendo la diversità del titolo a
qualche artificiosa distinzione degli antichi grammatici, si è
scontrata con la constatazione che gli stessi miti vengono a volte
trattati in maniera diversa nelle due opere.
- Aspìs
Hērakléous
(lo «scudo di Hēraklês»). Poemetto di 480 versi, di cui i primi 56
tratti dall'ēoîa di
Alkmḗnē, da cui l'attribuzione
a Hēsíodos. Pervenutoci integralmente, narra lo scontro tra Hēraklês e
Kýknos.
- Kḗykos gámos (il «matrimonio di
Kḗüx»), anch'esso incentrato su Hēraklês.
Frammentario.
- Melampodía. Poema
epico-genealogico d'ampio respiro (almeno tre
libri), nel quale si narravano le gesta
del mántis Melámpous, capostipite di
una stirpe di indovini. Frammentario.
- Peiríthou katábasis (la «catabasi di Peiríthoos»).
Poema epico incentrato sulla discesa negli inferi di
Thēseús
e Peiríthoos. Frammentario.
- Cheírōnos hypothêkai (i «precetti
di Cheírōn»). Poemetto didattico-morale
consistente negli ammaestramenti morali, religiosi e pratici elargiti dal saggio centauro
Cheírōn nell'educazione di
Achilleús. Frammentario.
- Astronomía (l'«astronomia»).
Poema di argomento astronomico, noto nell'antichità e nel medioevo,
sopravvive anch'esso in forma frammentaria. Tzétzēs lo intitola
Bíblos astrikḗ («libro
stellare»). I versi arrivati fino a noi sono incentrati soprattutto
sulle Pleiadi e sulle Iadi.
- Idaîoi Dáktyloi (i «dattili
idei»). Poema attribuito a Hēsíodos dall'enciclopedia bizantina
Souída. Oggi perduto, trattava
dei demoni-fabbri che inventarono la metallurgia, come si
evince da una citazione di Klḗmēs Alexandreús: «Kelmis e
Damnameneus, gli Idaîoi Dáktyloi,
furono i primi a scoprire il ferro in Kýpros; Delas, un altro idaîos,
scoprì la lega del bronzo; invece, secondo Hēsíodos, fu Scythes»
(Strṓmata [I: 16, 75]).
- Mégala Érga (le «grandi
opere»). Poema didattico-morale, simile per argomento agli
Érga kaì Hēmérai, se non una sua versione ampliata. Oggi perduto,
ne sopravvivono solo due versi
attribuibili con certezza.
- Aigímos. Poema attribuito
anticamente a Hēsíodos
o a Kérkōps di Mílētos. Era probabilmente
incentrato su Aigímos, figlio di
Dôros, sebbene nessuno dei frammenti a noi pervenuti si
riferisca all'eroe del titolo e nulla si possa dire sulla sua
trama o sulla sua struttura.
- Káminos (la «fornace») o
Kerameîs (i «vasai»).
Breve poemetto di 23 versi; si prega la dea
Athēnâ di concedere successo a un
anonimo vasaio. Attribuito variamente nell'antichità a Hēsíodos
o a Hómēros, non è ascrivibile a nessuno dei due.
- Ornithomantía. Poema
didattico sull'arte di divinare a partire dal volo degli uccelli;
sembra dovesse seguire le
Érga kaì Hēmérai.
- Epikḗdeion eis Bátrachon (il «lutto
per le rane»). Titolo citato nel Souída
come l'opera che Hēsíodos «prediligeva sopra ogni altra». Al
riguardo non vi è nessuna testimonianza.
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TRADIZIONE DEI TESTI ESIODEI
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Hēsíodos e la moûsa
(✍ 1870) |
Gustave Moreau (1826-1898), dipinto. |
Hēsíodos è stato, dopo Hómēros, l'autore più
letto e più citato da poeti e prosatori greci di tutti i tempi. Basti
dire che, se avessimo perduto le
Érga kaì Hēmérai, potremmo ricostruirne il testo quasi
integralmente sulla base dei versi citati da altri scrittori
(Colonna 1977). Le informazioni
cosmogoniche e teologiche presenti nella
Theogonía sono stati una sicura base per i mitografi successivi, sia ellenici che romani; ma anche
un importante stimolo per le prime speculazioni filosofiche, come
mostra, ad esempio, la nozione dell'ápeiron di Anaxímandros,
derivata dal Cháos esiodeo. Analogamente, la
teodicea esiodea, con il suo concetto di Díkē, è ben presente
nelle concezioni etiche e sociali degli autori attici, da Sólōn ad
Aischýlos, ma anche in Plátōn (Solmsen 1949 |
Solmsen 1962). Aristotélēs considerava Hēsíodos il primo dei filosofi, sulla base
della considerazione che la Theogonía
si volgeva alla ricerca dell'archḗ, l'origine di tutte le
cose,
autore del primo tentativo di dare un ordine al caotico sistema di
racconti e personaggi divini rappresentati dal mito (Metá ta
physiká [984 b]), seppure poco curante di risultare
«credibile» ai posteri (Metá ta
physiká [1000 a]). Infinite sono le citazioni di passi esiodei
presenti nei poeti greci, quali Alkaîos, Píndaros, Kallímachos, Áratos
Soleús, etc. Analogamente, l'influenza di Hēsíodos sulla letteratura
romana, e in particolare sulla poesia di Vergilius, costituisce
l'argomento di innumerevoli saggi e articoli.
Hēsíodos era ammirato e citato anche tra i padri della Chiesa. La
conoscenza di Klḗmēs Alexandreús (150-215) delle
Érga kaì Hēmérai sembra fosse piuttosto profonda, a
giudicare dalle numerose citazioni presenti nelle sue opere. E Ōrigénēs (185-254) arrivò a definire Hēsíodos «poeta ispirato da Dio»
(Contra Celsum [IV: 38]).
È probabile che, sul finire del I secolo e l'inizio del successivo,
con la fondazione della Biblioteca di Athênai e il fiorire degli studi
classici in Grecia, si crearono le condizioni favorevoli alla
costituzione di edizioni più o meno complete dell'opera di Hēsíodos. Si
crede esistessero diverse selezioni dei poemi esiodei, e quella che ebbe
maggior fortuna conteneva probabilmente la
Theogonía, le
Érga kaì Hēmérai e l'Aspìs
Hērakléous. In quanto al Gynaikôn katálogon,
dai frammenti papiracei risulta che la sua conoscenza, già nel
III e nel IV secolo,
cominciava a essere limitata al primo libro; in seguito, il poema andò
perduto.
A partire dall'814, per ordine dell'imperatore bizantino Léōn
V Arménios (♔ 813-820) e per iniziativa di Iōánnēs
VII Grammatikós, in
seguito patriarca di Kōnstantinoúpolis (♗ 837-843), si diede
l'avvio a una monumentale raccolta di libri, i quali venivano requisiti
dalle biblioteche monastiche e fatti affluire nelle biblioteche di
Kōnstantinoúpolis, dove venivano editati e trascritti in minuscola
(operazione definita metacharaktērismós). Scopo della raccolta
era la ricerca di passi patristici e teologici che potessero servire di
appoggio all'iconoclastia, dal punto di vista dottrinale, per la
preparazione del concilio dell'815. Il risultato fu una sorta di
risveglio culturale, un improvviso e duraturo interesse per i libri che,
in breve, si estese anche a testi profani e antichi
(Impellizzeri 1975). Documenti papiracei
contenenti la Theogonía, le
Érga e l'Aspís furono
parimenti ricopiati e integrati tra loro, permettendone la sopravvivenza
fino ai giorni nostri.
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LA LINGUA Lingua di Hómēros e di Hēsíodos
è lo ionico, dialetto appartenente al gruppo linguistico
ionico-attico; rispetto all'épos omerico, tuttavia, la lingua
esiodea presenta echi del dialetto eolico (tipici della regione beotica).
Incerta la questione se Hēsíodos abbia redatto per iscritto i suoi
poemi. Comunque sia, essi si muovono ancora nell'ambito della poesia
orale quanto a tecnica compositiva e destinazione, essendo
certamente rivolti a essere recitati dinanzi a un pubblico di
ascoltatori.
Il metro è l'esametro dattilico. È il
verso eroico per eccellenza, forse di origine micenea, comune tanto ai poemi omerici che a
quelli esiodei, solitamente utilizzato nella poesia epica e
didascalica, ma anche nei responsi oracolari di Delfi. Esso è
formato da una sequenza di sei métra dattilici (⏐⏑⏑), di cui
l'ultimo catalettico, cioè mancante di una sillaba, quindi
sostituibile da un trocheo (⏐⏑) o da uno spondeo (⏐⏐).
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